SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Assemblea dei soci Sissco 2019: verbale e bilancio

CANTIERI DI STORIA SISSCO – MODENA 19 SETTEMBRE 2019

VERBALE ASSEMBLEA DEI SOCI

 

L’assemblea annuale dei soci è aperta dal presidente della Sissco, Fulvio Cammarano, alle ore 14,30.

 

  • Verbale assemblea soci Varese

Il presidente sottopone all’assemblea il verbale dell’assemblea soci 2018, che viene approvato all’unanimità.

 

  • Elezioni Presidenza e Direttivo

Marco Pignotti in qualità di presidente del comitato elettorale (di cui fanno parte Mireno Berrettini e Claudia Villani) comunica le candidature pervenute regolarmente al Direttivo: per la presidenza della Sissco quella di Daniela Luigia Caglioti, per il rinnovo di un terzo del Direttivo quelle di Arianna Arisi Rota e Valerio De Cesaris.

Non essendoci altre candidature espresse in assemblea, il presidente dichiara che le candidature valide sono quelle pervenute in anticipo e prima menzionate. La commissione elettorale incaricata di seguire le operazioni di voto sarà composta da Barbara Bracco (presidente), Giulia Bassi, Paolo Carusi, Emanuela Costantini, Fabrizio Rossi.

 

  • Premio Sissco – Anci Storia

Antonio Bonatesta, in qualità di membro del Direttivo, comunica all’assemblea la composizione della cinquina finalista del premio Sissco – Anci Storia 2019 e premia il vincitore dopo aver letto le motivazioni del riconoscimento.

 

Finalisti premio SISSCO ANCI STORIA

  • Onofrio Bellifemine, Una nuova politica per il Meridione. La nascita del quarto centro siderurgico di Taranto 1955-1960, il Mulino
  • Angelo Bitti, Il fascismo nella provincia operosa. Stato e società a Terni (1921-1940), FrancoAngeli
  • Nicola Gabellieri, Terre divise. La Riforma Agraria nelle Maremme toscane, Aracne
  • Ivano Granata, Milano “rossa”. Ascesa e declino del socialismo (1919-1926), Mimesis
  • Chiara Lucrezio Monticelli, Roma seconda città dell’Impero. La conquista napoleonica dell’Europa mediterranea, Viella

 

Volume premiato:

Nicola Gabellieri, Terre divise. La riforma agraria nelle Maremme toscane, Aracne, 2018

Il volume di Nicola Gabellieri, Terre divise. La riforma agraria nelle Maremme toscane, ricostruisce dettagliatamente le vicende della riforma agraria in due diverse località della Maremma toscana, negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. L’approccio a un tema ampiamente frequentato dalla storiografia si distingue per l’apprezzabile originalità dell’impianto teorico e metodologico. L’A. è riuscito a intrecciare, in un quadro analitico coerente e ben articolato, paradigmi interpretativi e strumenti d’indagine della storia ambientale e della microstoria. La ricerca si è avvalsa inoltre di fonti finora inesplorate, utilizzate in modo integrato e restituite attraverso un geo-database.  Il risultato è un lavoro che arricchisce notevolmente il quadro delle conoscenze in materia e da cui emergono con chiarezza, in un continuo rimando tra la dimensione locale e quella nazionale, la pluralità degli attori sociali e istituzionali coinvolti, le loro reti di relazione e la circolarità ‘alto’/‘basso’ dei processi decisionali. La scelta di comparare, all’interno del comprensorio controllato dall’Ente Maremma, due casi di studio per molti aspetti così diversi quali la pianura grossetana e la Val di Cecina, sottolinea la rilevanza dei contesti e l’attenzione alle differenti strategie di negoziazione, resistenza o adattamento agite dagli attori locali. Il lavoro conferma il quadro affatto omogeneo e uniforme delle trasformazioni dei territori in cui la Riforma è stata attuata, contribuendo in maniera significativa e attraverso nuove chiavi interpretative ad arricchire la storiografia sul tema.

 

  • Premio Sissco Opera Prima e Senior

Gabriella Gribaudi, in qualità di membro del Direttivo, comunica all’assemblea la composizione della cinquina finalista del premio Sissco Opera Prima 2019 e premia i vincitori.

 

Finalisti premio SISSCO OPERA PRIMA

  • Bernardi Claudia, Una storia di confine. Frontiere e lavoratori migranti tra Messico e Stati Uniti (1836-1964), Carocci
  • Cocco Maurizio, Una storia politica e culturale dell’Uomo qualunque, Mondadori-Le Monnier
  • Di Fabio Laura, Due democrazie. Una sorveglianza comune. Italia e Repubblica Federale Tedesca nella lotta al terrorismo interno e internazionale (1967-1986), Mondadori-Le Monnier
  • Orlandini Laura, La democrazia delle donne. I Gruppi di Difesa della Donna nella costruzione della Repubblica (1943-1945), Bradipus
  • Veca Ignazio, Il mito di Pio IX. Storia di un papa liberale e nazionale, Viella

 

Volume premiato [ex aequo]:

Claudia Bernardi, Una storia di confine. Frontiere e lavoratori migranti tra Messico e Stati Uniti (1936-1964), Carocci, 2018

Con il volume Una storia di confine. Frontiere e lavoratori migranti tra Messico e Stati Uniti (1936-1964), Roma, Carocci, 2018, Claudia Bernardi fornisce una sintesi su una questione di grande interesse storiografico, che ha suscitato molti studi sia negli Stati Uniti che in Messico, ma su cui in Italia mancava un contributo complessivo.

La vicenda del lavoro migrante, secondo gli orientamenti storiografici più aggiornati, è affrontata come una vicenda sociale ed economica specifica, che però contribuisce alla definizione e alla progressiva trasformazione della frontiera tra due paesi, che non è mai una semplice linea sulla carta geografica, ma assume via via caratteri culturali, evidenziando uno spazio flessibile di confronto e di influenze reciproche. Le scelte politiche governative e amministrative locali sono tracciate con una certa sicurezza, collegandole allo studio di orizzonti più ampi, sui quali il volume ricorre ampiamente alle categorie della storia culturale. Attenzione è dedicata anche alle dinamiche coloniali e postcoloniali, come alla razzializzazione delle esperienze collettive e delle connesse rappresentazioni stereotipate. Una specifica sensibilità di taglio storico-sociale porta anche a studiare le difficoltà e i limitati successi delle forme organizzative sindacali in tutta l’area. La ricerca è ben organizzata, fondata su diversi archivi, a cominciare dall’Archivo general de la nacion di Tijuana, oltre a cospicui fondi di testimonianze collegati a progetti strutturati di storia orale. La documentazione degli enti che costruirono e supervisionarono i maggiori progetti di gestione e controllo dei flussi migratori è attentamente considerata, come le maggiori raccolte di dati e statistiche sul fenomeno. Interessante, nella prospettiva di una giovane studiosa, è l’idea di tracciare un quadro generale di lungo periodo, che risale alle vicende costitutive dell’identità statunitense e di quella messicana, intrecciate con le storie ancora precedenti delle comunità indigene interessate dalla costituzione di entità statali nel corso dell’Ottocento. Processi collegati anche alla conflittualità che portò all’espansione territoriale statunitense e alla progressiva definizione – con un lunghissimo percorso che si prolungò ben oltre i trattati di metà secolo – di una linea di confine quanto mai travagliata e complessa da fissare. Naturalmente si attraversa poi il decisivo spartiacque dell’epoca rivoluzionaria messicana, che si intrecciò con le vicende di gruppi e comunità locali, modificando spesso le opportunità e le filiere degli spostamenti dei lavoratori. La storia entra nel vivo con le vicende degli anni Trenta e soprattutto con quel Programa bracero durato più di vent’anni – tra la seconda guerra mondiale e gli anni sessanta –, che si è affiancato agli spostamenti spontanei e individuali di persone e lavoratori, tentando di offrire un quadro di governo del fenomeno con un’intesa tra i due Stati e un controllo delle dinamiche complessive di selezione, spostamento e allocazione dei lavoratori nelle imprese al nord della linea di frontiera. In tale ottica, il volume lascia aperta la prospettiva interessante di tracciare rotture e continuità tra questo percorso e i successivi programmi sperimentali legati alla vicenda delle maquiladoras, giungendo fino a tempi più recenti. C’è in qualche modo un tema di fondo che segna la ricerca, dato dalla creazione progressiva di un mercato del lavoro funzionale alle esigenze dei grandi coltivatori nordamericani (ma anche di imprese minerarie o ferroviarie), che non vogliono solo sfruttare manodopera a basso costo, ma intendono sempre – lungo le filiere dei lavoratori clandestini come all’interno dei processi regolamentati del Programa bracero – costituire un ampio bacino di utenza definito dalla flessibilità e disponibilità alle proprie esigenze. Su questa esigenza si stagliano – valorizzate dal volume – alcune storie di eventi e persone che arricchiscono il profilo complessivo narrato.

 

Volume premiato [ex aequo]:

Ignazio Veca, Il mito di Pio IX. Storia di un papa liberale e nazionale, Viella, 2018

Il libro di Ignazio Veca non intende solo illustrare un momento della storia politica, culturale e religiosa del secolo XIX che non è stato ancora esplorato in maniera approfondita, come evidenzia il rilievo tutto sommato secondario che il mito di un papa liberale, riformatore e nazionale assume nell’ancora insuperata biografia complessiva dedicata da Giacomo Martina alla figura di Pio IX. Il volume intende anche utilizzare l’indagine su una vicenda cronologicamente circoscritta al fine di poter compiere una serie di affondi analitici in grado di fornire adeguato supporto critico ad una nuova chiave di lettura delle dinamiche complessive della società ottocentesca. A questo scopo Veca conduce, con grande padronanza degli strumenti del lavoro storiografico, una indagine assai ampia.  Mette infatti in opera una vasta gamma di fonti: da quelle iconografiche circolanti nelle stampe e nei giornali illustrati a quelle letterarie e musicali; dalle relazioni dei diplomatici agli atti amministrativi spesso seguiti nel loro processo redazionale; dagli innumerevoli “gadgets” immessi sul mercato dalla moda “piononista” agli interventi degli intellettuali sulle riviste politico-culturali. Lo spazio considerato va al di là di quello italiano, per affrontare l’argomento anche nell’area francofona – dal momento che la situazione politica interna rende ovviamente l’esagono attentissimo alle vicende della penisola –  con un meritorio intento comparativo e con sensibilità allo scambio transnazionale. La ricostruzione allarga gli ambiti usuali della storia culturale della politica e della religione per soffermarsi anche sui nuovi canali di comunicazione che vengono attivati nell’incipiente società di massa.  Un primo risultato conoscitivo di questo approccio consiste nella migliore intelligenza di un consistente numero di personaggi ed accadimenti, che, già considerati dagli studi, sono ora precisati alla luce di nuova documentazione o di una più attenta analisi della documentazione già nota, ma letta alla luce delle recenti acquisizioni della storiografia e delle scienze sociali. Il più rilevante apporto del libro allo sviluppo degli studi si trova però nel chiarimento del processo di elaborazione di due grandi categorie della modernità: libertà e nazione. Mostra che la loro concreta attuazione è passata, più che dalla contrapposizione tra mondo moderno e chiesa cattolica, attraverso contaminazioni tra culture diverse, di cui la singolare stagione del generale ’”investimento emotivo” sul mito di Pio IX appare un emblema straordinariamente rivelatore.

 

Il presidente della Sissco comunica all’assemblea la composizione della cinquina finalista del premio Sissco Senior 2019 e premia i vincitori.

 

Finalisti premio SISSCO SENIOR

  • Brunello Piero, Colpi di scena. La rivoluzione del Quarantotto a Venezia, Cierre Edizioni
  • Fiocco Gianluca, Togliatti, il realismo della politica. Una biografia, Carocci
  • Guazzaloca Giulia, Primo: non maltrattare. Storia della protezione degli animali in Italia, Laterza
  • Melis Guido, La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello stato fascista, Il Mulino
  • Pupo Raoul, Città di passione, Laterza

 

Volume premiato [ex aequo]:

Guido Melis, La macchina imperfetta. Immagini e realtà dello stato fascista, Il Mulino, 2018

Frutto di una ricerca che ha impegnato l’autore per oltre un quarto di secolo, il volume di Guido Melis ricostruisce a tutto tondo quel fenomeno che può ben definirsi “lo stato fascista”. Profondo conoscitore degli archivi pubblici e privati che contengono una ricca documentazione sul periodo indagato, l’autore si è posto il problema di capire se realmente e in che termini si possa parlare di stato totalitario per quanto riguarda l’intervento che il regime fascista operò sulla sfera pubblica intesa nel senso più ampio del termine. Avendo alle spalle molte ricerche specifiche sulla storia della pubblica amministrazione e degli apparati statali, Melis è stato in grado di rispondere in grande stile a questo quesito. Il quadro che emerge dalle sue ricerche, costantemente confrontate e verificate con tutto quanto la ricerca storiografica ha prodotto sul tema, è che le ambiguità spesso rilevate in quel “doppio stato” atipico che si instaurò all’ombra della dittatura mussoliniana presentano delle peculiarità di grande interesse. Il volume affronta tutte le articolazioni della sfera pubblica italiana, da quelle politiche con la specificità del PNF, alle strutture tradizionali della gestione dello stato (ministeri, esercito, magistratura, organismi costituzionali) a quelle creazioni nuove che il fascismo promosse come le corporazioni o gli enti di intervento economico. Emerge così il quadro di un sistema che unisce una dimensione per così dire immaginifica con una realtà che non può fare a meno di scontare tutti i problemi di continuità che qualsiasi sistema istituzionale pone. Qui sta indubbiamente uno dei non pochi meriti di questo volume: forte delle sue competenze di autorevole storico delle istituzioni, Melis infatti non abbraccia la polemica sulla “continuità” o meno del regime rispetto alla fase precedente, ma illustra come un sistema giuridico di tipo moderno come era, pur con i suoi limiti, quello dell’Italia liberale, non poteva venire tranquillamente cancellato. Soprattutto però il nostro autore ci consegna un risultato interpretativo molto importante che va al di là dello stesso oggetto specifico di questo volume. Quella “macchina imperfetta” che fu costruita durante e sotto il fascismo era in parte rilevante frutto di quello che potremmo definire un grande compromesso: in cambio di una adesione ideologica al mito e alle opportunità della cosiddetta rivoluzione fascista, un sistema di classi dirigenti che si erano formate e avevano attraversato la prima fase del Novecento ebbe modo di rimodellare articolazioni dello stato a misura dei propri interessi, i quali furono in alcuni casi innovativi e prospettici verso il futuro, in altri furbescamente conservatori. Ecco dunque quello che abbiamo chiamato il doppio stato all’italiana: una sfera ideologica, anche abbastanza rozza in tante parti, in cui si tentava di avviare esperimenti di nuove forme politiche (il PNF e le corporazioni soprattutto), ed una sfera per così dire amministrativa dove pur con una adesione sostanzialmente di facciata agli idola tribus del periodo si mescolavano le pulsioni progettuali della ex giovane burocrazia di inizio Novecento (a suo tempo studiata da Melis nel suo bel volume quasi di esordio sul “socialismo burocratico”) con le capacità camaleontiche di elite capaci di farsi il nido nella riorganizzazione della sfera pubblica frenata in tutti i sensi. L’opera di Melis costituisce un punto di arrivo delle ricerche sul sistema fascista, ma, grazie alle metodologie raffinate che l’autore ha impiegato nelle sue analisi, è da considerarsi anche un importante contributo per uno sviluppo maturo di tutte le ricerche sulle trasformazioni dei regimi politici.

 

Volume premiato [ex aequo]:

Raoul Pupo, Fiume città di passione, Laterza, 2018

Il volume di Raoul Pupo, Fiume città di passione, è un’analisi accurata e riuscita che decanta una lunga stagione di ricerche, confluite in massima parte in una solida e nutrita produzione storiografica, frutto di una consistente ricognizione di documenti compulsati in numerosi archivi nazionali e stranieri. L’impianto del volume predilige il tempo lungo, alla ricerca di quella profondità storica che, sola, aiuta a comprendere la connotazione peculiare di Fiume; città adriatica, con Trieste porto di importanza strategica per i traffici commerciali, nell’Ottocento si ritrova al centro delle conflittualità interne alla difficile tenuta dell’Impero asburgico, costretta a fare i conti con i nazionalismi che divampano nell’area e con fattori divisivi che, dall’interno, minano la compattezza dei territori amministrati dalla corona austro-ungarica. La radice primaria delle analisi di Pupo, dunque, affonda molto efficacemente nel concetto di “corpo separato”, un paradigma interpretativo che consente di comprendere le ragioni che le hanno assicurato nel tempo, nonostante fosse perennemente contesa, significativi margini di autonomia. Nel mezzo delle vicende narrate si collocano poi gli italiani e l’irredentismo esploso all’indomani della Grande guerra. Il mito della “vittoria mutilata”, scaturito dagli assetti wilsoniani, e l’iniziativa tutt’altro che simbolica di Gabriele D’Annunzio si pongono a fondamento della grave crisi diplomatica del biennio ‘19-‘20 e della reggenza istituita nella città nei quattordici mesi di protagonismo dannunziano. Si trattò di un’operazione non solo militare ma che, come ben documenta l’autore, si nutrì anche degli apporti delle avanguardie culturali (con il futurismo in testa) che, nel caso dell’Italia, avrebbero generato un carsico legame tra il linguaggio del fiumanesimo e quello del serpeggiante squadrismo fascista. La forza mostrata dal Governo italiano nel porre fine, nel “Natale di sangue del 1920”, alla Reggenza del Carnaro, avrebbe poi ribaltato nuovamente le cose, facendo transitoriamente di Fiume uno Stato libero e poi, a partire dal 1924, «estremo lembo della patria», dove il fascismo di confine si sarebbe manifestato con rigore progressivamente crescente, attesa l’incapacità della classe dirigente locale di orientare e/o condizionare le scelte del centro decisionale romano. Gli anni Trenta, invece, puntarono alla progressiva soppressione delle «minoranze» rimaste «dalla parte sbagliata», innescando i processi di denazionalizzazione e sradicamento di etnie diverse dalla italiana, massimamente costituite da slavi ed ebrei. Ma è agli anni della guerra che l’autore dedica particolare attenzione, ricostruendo la rottura degli equilibri del fronte orientale, dove innanzitutto i tedeschi, e a seguire gli italiani, occuparono spazi sempre più ampi di dominio: Fiume fu allora «retrovia immediata» dei Balcani, e «la sua provincia allargata» divenne «prima linea». Molto opportunamente la trattazione passa in rassegna le lotte cruente contro le forze partigiane antifasciste a guida comunista e la storia delle deportazioni coatte, mentre l’armistizio segna l’inizio dello sbandamento delle forze armate, primo atto della repentina fine della sovranità italiana su Fiume. A quella che è definita «la resa dei conti» Pupo dedica la parte finale del volume, descrivendo la complessa stagione di violenze subite dagli italiani fiumani attraverso infoibamenti, sparizioni, esodi, espropriazioni, sul cui sfondo si mosse il progetto “autonomista” delle forze comuniste dell’est europeo che, sotto la guida di Tito e non senza strappi, capitalizzando i meriti della lotta partigiana, puntarono a una maggiore indipendenza da Mosca. L’opera di Pupo restituisce il profilo di una storia di confine che, nel corso del Novecento, è stata paradigmatica delle profonde fratture che, tra conflitti mondiali e totalitarismi, trovarono a Fiume un luogo di coagulo. Il doppio codice interpretativo impiegato, che si muove tra le persistenze dell’urbs e la mobilità della civitas, rende viepiù eloquente il caso fiumano, in un tempo della storia in cui tolleranza, pluralismo e multiculturalismo, tratti identitari della città, interpellano ancora l’inquieto tempo presente.

 

  • Bilancio e soci

Il segretario presenta all’assemblea il bilancio consuntivo Sissco dell’anno 2018 (vedi all. 1) e illustra alcuni dati relativi alle quote associative e alla composizione dell’associazione (vedi all. 2).

 

  • Saluto Giardina

Andrea Giardina, presidente della Giunta Centrale per gli Studi Storici, nel rivolgersi all’assemblea come rappresentante del Coordinamento della Giunta e delle Società storiche invia un saluto cordiale sottolineando il ruolo strategico svolto dal coordinamento delle società storiche, avviato in modo stabile e organizzato sin dalla fine del 2015 su impulso originario del Presidente della Sissco.

 

  • Presidenza Sissco 2015-2019

Il presidente dalla Sissco, Fulvio Cammarano, al termine del proprio mandato illustra quali sono state le principali strategie e iniziative intraprese in questi anni dalla società per frenare il crescente fenomeno della marginalizzazione della storia nell’ambito più generale delle discipline umanistiche. A questo scopo la società si è mossa su diversi fronti. Al proprio interno, incrementando la partecipazione attiva dei soci. In questo senso è stato esteso l’impegno delle Commissioni Sissco che ora sono sette, a partire da quella rappresentata dalla redazione di Mestiere di Storico, per continuare con la commissione Archivi e biblioteche, Didattica e scuola, Rassegne (la storia sui giornali), Informazione e rapporti con la stampa, Relazioni esterne e sponsor, Media e social (circa 90 soci ad oggi chiamati a interpretare operativamente il proprio ruolo di membri della Sissco). Tale crescente operatività ha richiesto un’impegnativa opera di regolamentazione del funzionamento di questa complessa macchina, dato che lo Statuto non ne fa cenno. Si è quindi ridotto l’eccesso di discrezionalità nella gestione di questi piccoli ma importanti ambiti operativi (definendo tempi e modi della partecipazione) attraverso regolamenti approvati dal Direttivo e pubblicati sul sito. È stata data inoltre la possibilità alle commissioni di organizzare un convegno/seminario annuale sui temi del loro lavoro. Il presidente ringrazia i coordinatori in scadenza (come da regolamento) per il lavoro svolto: Adriano Roccucci che ha diretto il Mestiere di Storico (a cui subentra Antonella Salomoni), Marco De Nicolò (a cui subentra Giovanni Scirocco), Salvatore Adorno (a cui subentra Stefano Cavazza). Tutti i soci subentranti fanno già parte delle commissioni e dunque sono già rodati. Continua invece a coordinare le rispettive commissioni Barbara Bracco (Rassegne), Riccardo Brizzi (Social), Mariuccia Salvati (sponsor), Dario Biocca (Rapporti con la stampa). Biocca e Salvati hanno presentato le loro dimissioni. Il presidente segnala in particolare la recente nascita della commissione social con l’obiettivo di attivare nuove forme di comunicazione. Grazie all’impegno del webmaster Federico Mazzini la Sissco si è dotata di una telecamera quasi professionale con la quale rendere disponibili on line le riprese di eventi organizzati dalla società.

In tema di comunicazione il presidente sottolinea come non di rado la lista di discussione a disposizione dei soci venga confusa con la società. Per questo motivo sta prendendo forma l’idea di creare due liste, una di servizio e una di discussione, in modo che ogni socio possa decidere che tipo di informazione ricevere. Il presidente tiene a sottolineare che il dibattito nella mailing list è stato aperto e in certi momenti aspro, ma non ha mai assunto toni preoccupanti. Collegata a questa questione è quella relativa ai comunicati Sissco. Più volte in lista i soci hanno sollecitato prese di posizione da parte della presidenza e del direttivo, tuttavia il presidente ricorda che la valutazione circa l’opportunità di stilare un comunicato ufficiale Sissco spetta al direttivo e che esso è chiamato a intervenire solo dove si ritiene sia messa in pericolo la ricerca e l’insegnamento della storia attraverso forme di censura, esclusione, chiusura di spazi, finanziamenti e occasioni.

Il presidente, prendendo le mosse dalle relazioni inviate dai coordinatori (che saranno pubblicate sul sito web), sottolinea l’intensità del lavoro svolto dalle commissioni Sissco su cui esiste ampia traccia sul sito. A partire dalla redazione de il Mestiere di Storico che ha ricevuto in questi anni diversi attestati di apprezzamento. Resta tuttavia il problema della tempistica della pubblicazione dei singoli numeri, a cui è però difficile porre rimedio in quanto le case editrici forniscono sempre meno libri per le recensioni a cui si aggiunge il fatto che i recensori non di rado sono in ritardo nel consegnare la scheda loro affidata. La commissione Archivi e Biblioteche ha condotto una meritoria azione di nei confronti del ministero per il potenziamento degli archivisti e dei bibliotecari impiegati in strutture pubbliche. In tema di tutela e fruibilità della documentazione si segnala in particolare la tavola rotonda organizzata a Pavia, grazie all’iniziativa di Marina Tesoro, Arianna Arisi Rota, Bruno Ziglioli, dalla commissione su La documentazione declassificata dalla direttiva Renzi: la storia possibile. La stagione delle stragi in Italia (1969-1984) a cui sono state associate due borse di ricerca per giovani studiosi. Altrettanto proficua l’opera della commissione Didattica e Scuola che in questi anni è riuscita a organizzare una serie di convegni e seminari, a cui hanno partecipato molti insegnanti di scuola, con l’obiettivo di difendere la didattica della storia all’interno dei piani formativi predisposti dal ministero. In tema di convegni, il presidente segnala anche l’iniziativa della commissione Rassegne, ovvero il convegno Sfogliare la storia. Il passato nei giornali italiani che ha rappresentato un bilancio rispetto al primo anno di lavoro della commissione e da cui è partito lo slancio per immaginare un servizio dei soci ancora più articolato attraverso lo spoglio dei giornali locali. La commissione Social ha registrato una sensibile crescita negli accessi al sito della Sissco a cui si aggiunge il successo riscontrato dal profilo Instagram, da poco attivato, della società. Allo scopo di rendere sempre più visibili le iniziative della Sissco è stata acquistata una telecamera che dovrebbe permettere di incrementare i contenuti audiovisivi (eventi Sissco, ma anche dibattiti organizzati tra i soci) disponibili sul canale youtube della società. Maggiore visibilità anche grazie all’opera svolta dalla Commissione Sponsor che nel corso di questi anni si è attivata per facilitare l’iscrizione di enti pubblici e privati e per individuare sponsor disponibili a finanziare borse di ricerca destinate a favorire la partecipazione di giovani studiosi in occasione delle principali iniziative organizzate dalla Sissco.

In merito alle attività interne della Sissco il presidente ricorda che prosegue la collaborazione con l’ANCI grazie a una convenzione rinnovata nel 2017. Ricorda poi che, grazie alla mediazione di Alfonso Botti si è giunti alla firma di un accordo con la società dei contemporaneisti spagnoli che prevede la presenza dei presidenti ad anni alterni nei convegni delle società e una collaborazione su temi comuni i cui interventi verranno pubblicati dalle riviste delle società. Altro importante traguardo raggiunto è stato l’organizzazione del primo seminario annuale Sissco sulla storiografia. Una iniziativa sollecitata da più parti e che si è concretizzata anche grazie all’ospitalità del Gabinetto Vieusseux di Firenze garantita da Giovanni Gozzini. Altrettanto degno di nota il fatto che la Sissco abbia partecipato al bando ricorrenze indetto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ottenendo il finanziamento di due progetti presentati dai soci. Un progetto coordinato da Maurizio Ridolfi sul referendum del 2 giugno 1946, l’altro coordinato da Francesco Bonini sul processo costituente italiano all’indomani del secondo conflitto mondiale. Una iniziativa che va aggiungersi a quella ormai stabile dei seminari della ricerca Sissco, la cui formula consente di far emergere ricerche in corso e non di rado filoni d’indagine innovativi. Una esigenza quanto mai forte stante il numero calante degli insegnamenti e dei dottorati in storia nelle università emerso dalle statistiche redatte dai soci Antonio Bonatesta e Valeria Galimi.

Sul fronte delle attività esterne il presidente segnala che ormai da alcuni anni l’associazione amici di Bruno Bernacchia (Arezzo) si rivolge alla Sissco per individuare due storici con cui completare la giuria di un premio da essa istituito e riservato a monografie e tesi di storia contemporanea. È stata inoltre firmata una convenzione con Rai Storia che si è tradotta da parte della Sissco nella raccolta di settanta progetti (predisposti da soci) tra i quali la Rai individuerà quelli che nei prossimi anni saranno inseriti nella propria programmazione per realizzare puntate della rubrica ResEarch.

Il presidente, ritornando sul tema del declino del ruolo pubblico della storia con cui ha aperto il suo intervento, sottolinea come nel corso del suo mandato si sia attivato per creare un coordinamento delle società storiche sotto la guida della Giunta Centrale per gli Studi Storici che pur non avendo carattere strutturale, ma solo consultivo rispetto alle grandi questioni poste alla disciplina dall’attuale congiuntura politica e sociale ha prodotto risultati positivi. Superando infatti la frammentazione tra le varie società, il coordinamento ha registrato passi avanti sia in un’ottica “difensiva” (comunicati congiunti, a partire dalla questione dell’eliminazione della traccia di storia dall’esame di Stato) sia in un’ottica propositiva. Tuttavia, ritiene che per ora non ci siano i margini per andare oltre l’azione congiunta delle società storiche, nell’ottica di immaginare la nascita di un’unica società degli storici.

Il presidente chiude il suo intervento ponendo l’accento sull’azione dispiegata in questi anni dalla Sissco a difesa della ricerca storica attraverso appelli come quello sul tema del neo-borbonismo che ha prodotto materiali oggi consultabili sul sito della società. O come il comunicato con cui la Sissco è intervenuta sul tema “cosa è la storia contemporanea” alla luce dell’attuale declaratoria della disciplina che ha preso le mosse dalla sentenza di Catania.

 

  • Ricordo soci

Il presidente chiede all’assemblea di osservare un minuto di raccoglimento in memoria del socio Andrea Ragusa, di Gisella Bochicchio e Danilo Veneruso.

 

  • Tema convegno 2020

Enzo Fimiani propone di dedicare il convegno del prossimo anno al tema della democrazia declinato in modo trasversale, in forma comparativa tenendo conto di forme, pratiche, categorie, linguaggi, contesti geografici e dialogando con altre discipline: storia del diritto, storia orale, storia economica, storia delle dottrine, ecc.

Paolo Pombeni propone invece una riflessione sugli anni Sessanta (da cui il prossimo anno ci separeranno proprio sessant’anni). Seguono gli interventi di Gian Luca Fruci, Gia Caglioti, Simone Neri Serneri, Mariuccia Salvati, Maria Malatesta, Andrea Graziosi, Adriano Roccucci, Agostino Giovagnoli, Gabriella Gribaudi, Simona Colarizi, Giovanni Montroni e Fulvio Cammarano. Alla luce del dibattito, l’assemblea indica come tema per il convegno 2020 quello sulla democrazia. Il direttivo individuerà i componenti del comitato scientifico che dovranno definire il programma dell’evento.

 

  • Dibattito in Assemblea

Margherita Angelini ricorda che in considerazione dei convegni sulla didattica organizzati in questi anni dalla commissione di cui fa parte, la Sissco ha la possibilità di richiedere al ministero di essere accreditata tra gli enti formatori degli insegnanti.

Carlo Spagnolo ritiene che la Sissco debba rafforzare il proprio ruolo di fronte all’opinione pubblica, assumendo un atteggiamento maggiormente propositivo, e non solamente difensivo, cosa che può essere interpretata come indice di una visione conservatrice. Soprattutto in una fase nella quale la storia viene marginalizzata, o peggio piegata a fini particolari. In quest’ottica ritiene sarebbe anche auspicabile fosse rivisto il funzionamento della Sissco allo scopo di allargare la sua capacità di rappresentare l’eterogeneità delle istanze che vengono dal rilevante numero di soci che ormai la compongono. Confida, in particolare, si riesca a trovare una modalità che consenta di vedere nella fase pre-elettorale un maggior numero di candidature così da rendere maggiormente “competitive” l’assegnazione delle cariche. Allo stesso tempo, proprio per il numero rilevante di iscritti alla Sissco, suggerisce di aumentare il numero dei membri del direttivo con l’obiettivo di rendere maggiormente rappresentativo questo organismo politico della società. Idea sostenuta anche da Simone Neri Serneri. In tema di una maggiore rappresentatività Giovanni Scirocco propone di modificare lo Statuto in modo che siano i candidati, prima delle elezioni, a proporsi per essere eletti, eliminando il meccanismo della presentazione da parte di soci proponenti, inviando una breve presentazione del proprio “programma” e una riflessione sul ruolo della Sissco.

 

  • Elezioni Presidente e Direttivo

Il presidente comunica i risultati del voto per l’elezione del Presidente e di due membri del direttivo:

 

DIRETTIVO:

VOTANTI: 230

ARIANNA ARISI ROTA: 122

VALERIO DE CESARIS: 70

BIANCHE: 22

NULLE: 16

 

PRESIDENZA:

VOTANTI: 229

DANIELA LUIGIA CAGLIOTI: 154

BIANCHE: 57

NULLE: 18

 

Risultano eletti quali membri del direttivo, in sostituzione di Antonio Bonatesta e Daniela Saresella che terminano il proprio mandato, i soci Arianna Arisi Rota e Valerio De Cesaris. Risulta eletta alla carica di presidente della Sissco la socia Daniela Luigia Caglioti.

 

L’assemblea è chiusa alle ore 19,30.

In fede

Fulvio Cammarano

(Presidente Sissco)

Salvatore Botta

(Segretario Sissco)

 

Bilancio Sissco 2019
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