SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Pubblicazioni

Bollettino SISSCO n.18, marzo 1998

INDICE
Società italiana per lo Studio della Storia Contemporanea
Assemblea annuale dei soci
Attività della società : Verbale dell’Assemblea annuale dei soci SISSCO

Il Convegno di Imola dei 22-23 maggio 1997
Il Convegno di Catania dei 6 e 7 ottobre 1997
I vincitori del premio SISSCO

SISSCOWEB a nove mesi dalla nascita
Le tabelle ministeriali e la riforma dell’università
Verso una riforma dell’università

Concorsi a ricercatore


Società italiana per lo Studio della Storia Contemporanea

Presidente: Claudio Pavone

Consiglio direttivo

Rosario Mangiameli, Paolo Macry, Brunello Mantelli (tesoriere),
Maria Serena Piretti, Ilaria Porciani, Bruno Tobia

Comitato di redazione del Bollettino

Enrico Francia, Nicola Labanca, Ilaria Porciani, Serge Noiret,
Raffaele Romanelli, Carlotta Sorba, Bruno Tobia

La SISSCO è stata fondata nel marzo 1990
Sono stati da allora presidenti
Luciano Cafagna (1990-1992) e Paolo Pombeni (1992-1995)

Hanno fatto parte del Consiglio direttivo

Roberto Balzani, Alberto M. Banti, Giuseppe Barone, Patrizia Dogliani, Ernesto Galli della Loggia, Adrian Lyttelton, Marco Meriggi, Paolo Pezzino, Raffaele Romanelli, Fabio Rugge, Mariuccia Salvati, Simonetta Soldani, Nicola Tranfaglia, Francesco Traniello

Il disegno della copertina è di Carlo Fumian

 

Assemblea annuale dei soci

L’assemblea annuale dei soci si terrà a Roma presso il Centro di Studi Americani – Insula Mattei – (via Caetani) in prima convocazione il giorno 8 maggio 1998 alle ore 10 e in seconda convocazione il giorno 8 maggio alle ore 11. L’ordine del giorno sarà pubblicato nel prossimo Bollettino.

Corsi di laurea in storia, Dipartimenti di storia
e formazione degli insegnanti di storia contemporanea
Il seminario, che la SISSCO ogni anno dedica a temi di tipo professionale, avrà come oggetto l’insegnamento della storia contemporanea nelle università e la formazione degli insegnanti.
Il convegno avrà luogo a Roma il 7 ed 8 maggio 1998, presso il Centro di Studi Americani – Insula Mattei – (via Caetani), con la collaborazione della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea. Sono previsti interventi di Mariuccia Salvati, Nicola Tranfaglia, Daniela Fiorentino, Anna Sgherri Costantini, Annabella Gioia, Rosanna de Longis. Il programma dettagliato del convegno sarà pubblicato nel prossimo Bollettino.

Attività della società

Verbale dell’Assemblea annuale dei soci SISSCO

Il giorno 24 maggio 1997 alle ore 16 a Imola nella sede del Centro Studi di Storia del Lavoro si riunisce in seconda convocazione l’assemblea annuale dei soci SISSCO. Sono presenti 33 soci.
L’ordine del giorno in discussione è il seguente:

1. Relazione del Presidente
All’inizio della sua relazione, il Presidente Pavone ricorda la recente scomparsa di Pier Paolo D’Attorre, socio della SISSCO. Passa poi a descrivere le attività della società nell’anno 1996-1997, evidenziando come la SISSCO si stia segnalando per una rinnovata vitalità. Ne è prova l’aumentato numero di soci e la loro maggiore presenza nella vita della società, anche se si deve riscontare una limitata partecipazione a questa assemblea. Ricorda poi alcune delle più recenti iniziative, rivolte sia al consolidamento della società sia ad una sua maggiore riconoscibilità esterna. Innanzitutto la creazione di un sito INTERNET, che conferisce all’associazione una più evidente visibilità nei confronti della comunità scientifica e migliora potenzialmente le possibilità di interazione e comunicazione tra i soci. Il Presidente ringrazia pertanto l’Istituto Universitario Europeo per l’ospitalità concessa ed in particolare Serge Noiret, che ha curato la creazione del sito e ne porta avanti lo sviluppo. Il Presidente ricorda poi come il Bollettino sia notevolmente migliorato dal punto di vista grafico e soprattutto nei contenuti, con un ampliamento di rubriche ed interventi. Rimanda, comunque, per una più dettagliata esposizione della situazione del Bollettino, alla successiva relazione della Redazione. Al Comitato redazionale costituitosi un anno fa a Pisa e composto da Francia, Labanca, Porciani, Romanelli, Sorba, deve andare il ringraziamento di tutti i soci per l’opera che stanno svolgendo. Come frutto del lavoro scientifico della SISSCO, Pavone segnala la recentissima pubblicazione di un volume edito dalla casa editrice Donzelli che raccoglie le relazioni presentate al Convegno SISSCO di Pisa del 1996 sul Novecento. La raccolta di questi stessi interventi costituirà presto anche un fascicolo dalla rivista “Parolechiave”. Riguardo alle prossime iniziative scientifico-editoriali promosse dalla società, Pavone sottolinea che il ricco quadro di istituti, fondazioni, centri studi dedicati alla storia contemporanea emerso nel corso del Convegno di Imola suggerirebbe di impegnare la SISSCO stessa in un lavoro di censimento di queste istituzioni. Per realizzare questo lavoro, la SISSCO avrebbe però bisogno di sostegni finanziari da parte di istituzioni pubbliche e private, ed in questo senso il Consiglio Direttivo si impegna a stabilire utili contatti. Per la pubblicazione di questo annuario-dizionario, invece, la casa editrice Nuova Italia Scientifica ha già mostrato il suo interesse e la sua disponibilità.
Il Presidente propone che la SISSCO si pronunci sull’annunziata chiusura da parte dell’Istituto Treccani del Dizionario Biografico degli Italiani. Dà quindi lettura di un documento da lui redatto, da far pervenire alle sedi istituzionali più opportune, in cui si chiede di mantenere in vita un importante strumento di conoscenza della storia dell’Italia. Pombeni suggerisce di indicare nel documento che, se l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani non è in grado di portare avanti il Dizionario Biografico, questo passi ad un altra istituzione culturale pubblica. Salvati appoggia e integra questo emendamento. Il documento così corretto viene quindi approvato dall’Assemblea (allegato 2). Il Presidente suggerisce anche che la SISSCO si pronunci contro il tentativo in atto da parte del Ministero dell’Interno di porre ulteriori limiti alla consultabilità dei documenti d’archivio, come segnalato nel corso del Convegno di Imola dalla relazione di Zanni Rosiello. L’Assemblea delega al Direttivo la redazione di un documento di attenzione e di condanna (allegato 4). Il Presidente informa infine l’assemblea che Nicola Tranfaglia ha rassegnato le sue dimissioni dal Consiglio Direttivo a causa dei sopravvenuti impegni di Preside della Facoltà di Lettere dell’Università di Torino e di capolista del PDS nel Consiglio Comunale di Torino. Nella lettera di dimissioni Tranfaglia comunque conferma il suo completo appoggio alla società e la sua disponibilità a prendere parte alle sue iniziative. Il Presidente infine ringrazia il Centro Studi Storia del Lavoro di Imola per la ottima organizzazione del convegno e per la accogliente ospitalità offerta ai soci.

2. Relazione finanziaria del Tesoriere
Il Tesoriere Mantelli presenta il bilancio consuntivo per l’anno solare 1996, il bilancio preventivo per l’anno solare 1997, la situazione di cassa al 21 maggio 1997 (allegato 1). Segnala come l’incremento di iscritti si rifletta in un notevole miglioramento della situazione finanziaria della SISSCO rispetto all’anno precedente. D’altra parte, però, il Tesoriere evidenzia come siano notevolmente aumentati i costi per la realizzazione del bollettino, a causa del suo ampliamento e della sua migliore veste grafica. Per potere pubblicare tre numeri del Bollettino all’anno, è quindi necessario trovare sponsorizzazioni, come è segnalato nello stesso bilancio preventivo per il 1996. Viene posta quindi ai voti l’approvazione dei bilanci presentati, che vengono approvati dall’Assemblea all’unanimità con l’astensione del Tesoriere

3. Relazione della Redazione del Bollettino
Porciani segnala come la recente creazione di una redazione ad hoc abbia consentito un ampliamento dei temi trattati dal Bollettino. Nei prossimi numeri la redazione presterà ulteriore attenzione ai principali aspetti della vita istituzionale della corporazione, come in parte è già accaduto nell’ultimo numero. Così accanto alle notizie sulla vita dell’associazione, troveranno spazio informazioni ed aggiornamenti sulle tabelle ministeriali, sui dottorati di ricerca, sui concorsi per professore associato e per ricercatore, sulle borse postdottorato, sui corsi di aggiornamento per insegnanti. Romanelli ricorda l’importanza del contributo di tutti i soci nel fornire alla redazione le notizie utili alla realizzazione del bollettino.

4. Riforma del Premio SISSCO
Visto il poco tempo rimasto a disposizione, l’Assemblea decide di rinviare la discussione della riforma del premio SISSCO alla prossima assemblea dei soci. Si passa quindi alla discussione del punto 5 all’ordine del giorno. Viene inoltre stabilito di riaprire i termini per la presentazione delle schede di votazione per il premio Sissco, ponendo come data ultima il 15 settembre 1997.

5. Argomenti dei prossimi seminari
Banti ricorda che il prossimo seminario della SISSCO si terrà a Catania il 6-7 ottobre ed avrà come tema “i linguaggi dell’identità nazionale”. L’idea cardine di questo seminario è quella di analizzare la formazione e lo sviluppo dei campi semantici delle parole nazione-patria dall’unità ad oggi. Banti illustra brevemente come è articolato il seminario; vi sono 4 sezioni per ognuna delle quali è prevista una relazione e la presenza di uno o più discussant: Bruno Tobia parlerà dei linguaggi della Nazione nell’Ottocento e sono proposti come discussant Levra, Porciani e Di Ciommo; Silvio Lanaro affronterà il tema dei linguaggi della Nazione nel ‘900 e si intende proporre la discussione della sua relazione a Emilio Gentile e Michele Battini; Gian Enrico Rusconi tratterà il tema in una prospettiva sociologica e sono proposti come discussant Viroli e Galli della Loggia, ed infine Tullio De Mauro presenterà una relazione sull’analisi linguistica e avrà come discussant Giuseppe Giarrizzo. Banti ricorda inoltre che è stato compilato anche un nutrito elenco di possibili comunicazioni; però per evitare un affollamento di interventi nel corso del convegno, si è pensato di invitare gli autori di queste comunicazioni a non esporle nel corso dei lavori, ma ad inviare un breve testo ai relatori principali del convegno, che potranno fare riferimento a questo materiale nel corso dei loro interventi. D’altra parte gli autori di queste comunicazioni potranno prendere spunto dagli oggetti della loro ricerca per intervenire liberamente nel corso della discussione. Lupo sottolinea la validità di questo schema, che evita l’eccessiva presenza di comunicazioni ed interventi specialistici che rischierebbero di frammentare eccessivamente il seminario, e dà invece maggiore spazio al dibattito ed al confronto tra le idee.
Per i seminari del 1998 Pavone suggerisce di continuare a seguire lo schema, fin qui adottato, di un incontro centrato sui problemi istituzionali della professione ed uno invece di carattere più strettamente scientifico. Propone quindi come argomenti da una parte l’insegnamento del Novecento a scuola e dall’altra le rivoluzioni nel XIX e XX secolo. Pombeni esprime un giudizio assai negativo ai programmi ministeriali che prevedono l’insegnamento del solo Novecento nell’ultimo anno scolastico, ed aggiunge che la SISSCO non dovrebbe seguire le iniziative del Ministro su questo versante. Romanelli e Pavone osservano che comunque si tratta di temi in campo e che meritano un approfondimento ed una discussione tra gli storici, alla quale peraltro il nostro Bollettino ha dato ampio spazio nell’ultimo numero. Porciani evidenzia a questo proposito l’importanza dei corsi d’aggiornamento per insegnanti, ai quali la SISSCO dovrebbe prestare particolare attenzione. Salvati propone di allargare il tema del convegno ai percorsi educativi che vedono protagonista la storia contemporanea in ogni ordine di scuola. Macry sottolinea, d’altra parte, come in questo dibattito debba essere preso in considerazione anche quanto accade nelle università, dove si corre il rischio che dall’insegnamento della storia contemporanea sia invece escluso l’Ottocento. Barone segnala la necessità che la SISSCO possa diventare in qualche modo interlocutore del Ministro nella definizione dei programmi di storia contemporanea. Visto quanto emerso dalla discussione, Pavone chiede se l’Assemblea è d’accordo perché la SISSCO organizzi il suo incontro sul tema più generale dell’insegnamento della storia contemporanea nella scuola. L’Assemblea approva. Petrusewicz propone come oggetto dell’altro seminario le rivoluzioni del 1848, in quanto ultima grande rivoluzione europea. In considerazione del poco tempo a disposizione rimasto, l’Assemblea prende atto della proposta e decide per il momento di delegarne al Consiglio direttivo la discussione.

6. Rinnovo delle cariche sociali
Il Presidente ricorda che Alberto Mario Banti e Roberto Balzani terminano il loro mandato triennale nel Consiglio direttivo, mentre Tranfaglia, in carica da un solo anno, ha presentato le sue dimissioni per il già ricordato sovrapporsi di impegni istituzionali. Il Presidente a nome dell’Associazione ringrazia i consiglieri scaduti e dimissionari per il lavoro svolto. In assenza di una disposizione specifica nello statuto della SISSCO, il Presidente propone che per sostituire il membro dimissionario si proceda ad una distinta votazione di tipo suppletivo, in modo che il nuovo eletto porti a termine il ciclo dei tre anni cessato dal dimissionario. L’Assemblea approva questa proposta. Successivamente il Presidente, a nome del Consiglio Direttivo, propone come candidati Paolo Macry, Maria Serena Piretti, Bruno Tobia. Viene quindi aperta la discussione. Maria Serena Piretti dichiara di volersi candidare per l’elezione suppletiva. Dogliani avanza perplessità sul modo apparentemente cogente in cui sono stati proposti questi nomi, e chiede spiegazioni sull’assenza di altre candidature. Pavone dichiara che i nomi proposti sono quelli delle persone che, contattate in precedenza dal Direttivo, hanno dichiarato la loro disponibilità ad accettare l’eventuale incarico; sottolinea d’altra parte che i soci possono presentare autonomamente altre candidature. Barone ribadisce alcune perplessità sull’eccessiva ristrettezza di scelta offerta in questo modo e candida pertanto Maurizio Ridolfi. Ridolfi dichiara però, pur ringraziando Barone per la fiducia mostrata, di non essere disponibile ad essere candidato. Non essendovi più interventi il Presidente dichiara terminata la discussione sulle candidature e propone come presidente del seggio Romanelli e come scrutatori Noiret e Mantelli. Il seggio viene aperto alle ore 19.35 e viene chiuso alle ore 20, 05. Le operazioni di scrutinio cominciano immediatamente. I votanti, soci in regola con il pagamento delle quote, sono 33. Lo spoglio dei voti dà il seguente risultato: per il rinnovo dei due membri in scadenza, P. Macry voti 16, B. Tobia voti 11, M. S. Piretti voti 2, C. Sorba voti 1, bianche 1, nulle 2; per l’elezione suppletiva, M. S. Piretti voti 16, M. Ridolfi voti 5, B. Tobia voti 2, P. Macry voti 2, R. Romanelli voti 1, bianche 7.
Risultano pertanto eletti come nuovi consiglieri Paolo Macry, Bruno Tobia (per il triennio 1997-2000), Maria Serena Piretti (fino al 1999).

7. Varie ed eventuali
Pavone comunica che il socio Emilio Franzina non ha potuto prendere parte all’Assemblea ed al Convegno, del quale era anche relatore, in seguito alle gravi minacce di morte di cui è stato oggetto da parte di un gruppo separatista veneto ed alle conseguenti indagini delle autorità inquirenti in cui è stato impegnato. Pavone mostra un manifesto in cui si fa esplicito riferimento a Emilio Franzina e Carlo Melegari come “nemici del popolo veneto” per i loro studi sull’emigrazione e come soggetti da colpire. Renato Camurri fornisce ulteriori particolari sulla vicenda: questo volantino delirante è stato recapitato alle agenzie stampa, ai giornali, ai Carabinieri, alla Camera dei Deputati. Franzina è stato ripetutamente convocato dalla DIGOS per aiutare gli investigatori a capire in che contesto potessero essere collocate queste minacce, che comunque hanno avuto già l’effetto di limitare in alcune occasioni la sua libertà personale. Camurri denuncia che queste minacce non sono un episodio isolato, ma sono la conseguenza di un complessivo clima di crescente tensione nel Veneto, nel quale i proclami secessionisti ed antitaliani non rappresentano manifestazioni folkloriche, ma reali e pericolose minacce. Segnala la responsabilità dei media nella spettacolarizzazione del caso Veneto, e nella mancanza di un’informazione precisa sulla reale dimensione del problema. Macry propone un documento di solidarietà della SISSCO nei confronti di Franzina; dà quindi lettura di un testo di base ed invita i soci a proporre modifiche ed aggiustamenti. Mantelli si dichiara d’accordo sull’opportunità di prendere posizione con un comunicato, ma sottolinea anche la necessità di non limitarsi a questo. Le minacce alla libertà di pensiero ed espressione contenute in questo manifesto dovrebbero indurre la SISSCO a farsi promotrice di iniziative più incisive (ad esempio un convegno o un seminario di studi) nello stesso Veneto, volte alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso quei temi che sono stravolti dal manifesto stesso (identità nazionale, falsificazione della storia, modello veneto di sviluppo). Pombeni si dichiara contrario ad ogni iniziativa, in quanto inutile di fronte all’irrazionalità ed alla violenza insita in questo tipo di manifesti. Mangiameli invece sottolinea la necessità di puntare l’attenzione sull’operazione di falsificazione e strumentalizzazione storica operata da questi gruppi secessionisti; è necessario che il mondo intellettuale cerchi di capire se esista alle spalle di queste intimidazioni una subcultura e come questa si diffonda. Per fare ciò bisogna dare massima visibilità ed importanza al libero confronto delle idee; si dichiara pertanto favorevole a che la SISSCO si faccia promotrice di iniziative di incontro nel Veneto intorno ai temi che stanno emergendo nel corso di questo dibattito. Lupo sottolinea l’importanza politico-culturale di questo tipo di iniziative, si tratti di un documento o di un convegno in Veneto. Di fronte alla sottovalutazione operata dall’opinione pubblica e dalla classe politica nei confronti di espressioni gravi di intolleranza e razzismo come questo manifesto, è necessario che siano posti dei freni, più o meno simbolici come le iniziative promosse dalla SISSCO, alla degenerazione della convivenza civile e del dialogo. Noiret sostiene l’importanza di azioni dimostrative pacifiche ancora più manifeste, che attirino l’attenzione dei media sui rischi che corre la libertà d’espressione più di quanto possa fare un convegno o un documento di condanna, che rischia di finire confinato nella comunità dei dotti. Romanelli propone di rimandare l’approvazione del documento redatto da Macry, per fare in modo che possa essere corretto secondo quanto emerso finora dal dibattito e secondo quanto altri soci vogliano nel frattempo suggerire. Alla ripresa della discussione su questo caso, Romanelli dà lettura del documento corretto ed emendato, che viene approvato all’unanimità (allegato 3). Rimane da decidere se dare vita a qualche iniziativa della SISSCO in Veneto. Salvati dichiara che sarebbe più opportuno che la SISSCO appoggiasse progetti che partano da università o istituzioni scientifiche venete. Pavone suggerisce che il convegno potrebbe avere come oggetto proprio il modello veneto, che la storiografia nel corso di questi ultimi anni ha contribuito a bene delineare e sul quale il dibattito è ancora in corso. Lyttelton teme che iniziative di questo genere possano rimanere chiuse in una cerchia ristretta di pubblico specialistico. Romanelli ribadisce la necessità di evitare tale rischio, e suggerisce come rimedio la presenza di una molteplicità di voci ed argomentazioni. Porciani indica nelle università venete il luogo ideale per tenere questo incontro, visto che tra gli studenti non manca una componente filo-secessionista e che essi potrebbero pertanto rappresentare una buona controparte. Salvati sottolinea l’importanza della difesa del diritto d’opinione che travalica l’episodio in discussione e che coinvolge in maniera diretta tutti i soci. Signorelli appoggia le perplessità di Salvati su un’iniziativa autonoma della Sissco ed è favorevole invece alla partecipazione dell’Associazione ad ogni iniziativa che nasca dalla realtà universitaria e scientifica veneta per un dibattito su questi temi. Il Presidente, registrando l’esistenza di una molteplicità di spunti e sollecitazioni, in alcuni casi discordanti, tra i membri dell’associazione, propone di demandare al Consiglio direttivo l’elaborazione di una proposta che tenga conto di quanto emerso dalla discussione. Salvati propone inoltre di inserire nel documento della Sissco la disponibilità della società a appoggiare iniziative che si vogliano tenere in Veneto. L’Assemblea approva all’unanimità.
L’Assemblea si scioglie alle ore 20,15.

 

Allegato 1

Bilancio preventivo per l’anno solare 1997

Entrate

1) Saldo attivo al 31 dicembre 1996 Lit. 8.638.535

2) Quote sociali Lit. 17.550.000
Rinnovi 1997 (92 x 100.000) = Lit. 9.200.000
1997 (32 x 50.000) = Lit. 1.600.000
Nuove iscrizioni 1997 (20 x 150.000) = Lit. 3.000.000
1997 (15 x 100.000) = Lit. 1.500.000
Reiscrizione soci morosi
(forfait previsto Lit. 150.000) 1997 (15 x 150.000) = Lit. 2.250.000

3) Interessi attivi sui conti correnti bancari e postali Lit. 150.000

4) Sponsorizzazioni per il bollettino Lit. 2.000.000

Totale attività Lit. 28.338.535

Uscite
1) Spese generali
a) Spese legali Lit. 0
b) Oneri bancari (tenuta conto, imposte e tasse) Lit. 300.000

2) Cancelleria Lit. 150.000

3) Spese postali Lit. 250.000

4) Valori bollati Lit. 1.000.000

5) Copisteria-tipografia Lit. 6.000.000

6) Rimborsi per missioni, trasferte e acquisti di vario genere Lit. 1.000.000

7) Seminari Lit. 4.000.000
Imola Lit. 2.500.000
Catania Lit. 1.000.000
altri seminari Lit. 500.000

8) Premio SISSCO Lit. 2.000.000

9) Prestazioni professionali retribuite, compresa
la ritenuta d’acconto del 19% Lit. 4.000.000

Totale uscite Lit. 18.700.000

Saldo attivo previsto al 31 dicembre 1997,
salvo altre iniziative decise nell’anno sociale 1997 Lit. 9.638.535

A pareggio Lit. 28.338.535

Bilancio consuntivo per l’anno solare 1996

Entrate
1) Quote sociali
a) Nuovi soci o soci regolarizzatisi tramite pagamento del forfait stabilito
di Lit. 150.000: n° 42, di cui 30 quote a 150.000 = Lit. 4.500.000
di cui 12 quote a 100.000 = Lit. 1.200.000
b) Rinnovi: n° 54, di cui 45 quote a 100.000 = Lit. 4.500.000 di cui 9 quote a 50.000 = Lit. 450.000

per l’a.s. 1995/96: 47 rinnovi
di cui 40 a Lit. 100.000 (Lit. 4.000.000)
e 7 a Lit. 50.000 (Lit. 350.000)
per l’a.s. 1997 7 rinnovi
di cui 5 a Lit. 100.000 (Lit. 500.000)
e 2 a Lit. 50.000 (Lit. 100.000)

Totale quote Lit. 10.750.000

2) Interessi attivi sui conti correnti bancari e postali Lit. 119.570
a) conto corrente bancario Ambroveneto Torino Lit. 115.036
b) conto corrente PT Torino Lit. 4.534

3) Residuo fondi rimasti su c/c postale di Bologna,
non ancora estinto Lit. 381.578

4) Rimborso mancata affissione manifesti per convegno
Pisa 1996 nel comune di S. Giuliano Terme Lit. 49.500

Totale entrate Lit. 11.300.648

Uscite
1) Spese generali
a) Spese legali Lit. 0
b) Oneri bancari (tenuta conto, imposte e tasse) Lit. 379.797
– c/c ROLO Bologna (per chiusura conto) Lit. 101.597
– c/c Ambroveneto Torino Lit. 278.200

2) Cancelleria e timbri Lit. 168.800

3) Spese postali Lit. 284.700

4) Valori bollati Lit. 800.000

5) Copisteria-tipografia Lit. 2.710.000

6) Rimborsi per missioni, trasferte e acquisti
di vario genere Lit. 925.300

7) Seminari (Fiesole primavera 1996) Lit. 807.000

8) Convegno ed assemblea SISSCO (Pisa, maggio 1996) Lit. 2.761.300

9) Spese per necrologio sul “Corriere della Sera”
per Renzo De Felice Lit. 536.928

10) Prestazioni professionali retribuite Lit. 2.470.000
– compensi: Lit. 2.000.000
– ritenuta d’acconto 19% Lit. 470.000

Totale uscite Lit. 11.843.825

Saldo per l’anno sociale 1996 Lit. 11.300.648-
Lit. 11.843.825

(passivo) Lit. 543.177

Residuo attività anno sociale 1995 Lit. 9.181.712

Saldo attivo residuo al 31 dicembre 1996 Lit. 8.638.535
così distribuito: Lit. 6.597.030 sul C/C bancario Ambroveneto Torino
Lit. 744.927 sul C/C PT Torino
Lit. 381.578 sul C/C PT Bologna
Lit. 915.000 liquidità di cassa (in parte nella disponibilità
del tesoriere, in parte nella disponibilità della segreteria,
sia come liquido che come valori bollati)

Situazione di cassa al 21 maggio 1997
Saldo attivo al 31 dicembre 1996: Lit. 8.638.535

Entrate nel periodo 1° gennaio – 20 maggio 1997
Lit. 1.400.000 pari a n° 13 quote sociali
(n° 9 da Lit. 100.000)
(n° 3 da Lit. 150.000)
(n° 1 da Lit. 50.000)

Uscite nel periodo 1° gennaio – 20 maggio
Lit. 1.835.000 di cui Lit. 1.000.000 per ultima tranche
di compenso alla segretaria uscente
dr. Franca Orlandi
Lit. 235.000 ritenuta d’acconto 19%
Lit. 300.000 rimborso spese sostenute per la
preparazione del n° 17 del bollettino
al nuovo segretario dr. Enrico Francia
Lit. 300.000 per rimborso spese telefoniche
(forfait) al presidente prof. Claudio Pavone

Saldo di cassa del periodo
1° gennaio – 21 maggio (passivo) Lit. 435.000

Disponibilità di cassa al 10 maggio 1997 Lit. 8.203535
di cui Lit. 6.912.030 su C/C Ambroveneto Torino
Lit. 241.927 su C/C PT Torino
Lit. 381.578 su C/C PT Bologna
Lit. 668.000 disponibilità di cassa

 

Allegato 2 : prossima sospensione sine die della stampa del Dizionario biografico degli italiani

La Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) ha appreso con profonda preoccupazione la notizia di una prossima sospensione sine die della stampa del Dizionario biografico degli italiani.
Lasciare incompiuta un’impresa fondamentale per la cultura storica e per la memoria del nostro Paese costituirebbe un irrimediabile vulnus inferto alla stessa identità nazionale italiana, che si nutre di opere siffatte, volte a tramandare in modo rigoroso l’apporto dato dagli italiani attraverso i secoli alla civiltà di cui tutti oggi si nutrono. Tutti i Paesi civili hanno le loro biografie nazionali, e sarebbe imperdonabile che proprio l’Italia ne rimanesse priva.
Fin dalle origini dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Fortunato Pintor impostò con chiarezza di idee e sicurezza di metodo la grande impresa del Dizionario biografico che, dopo difficoltà e traversie varie, vide finalmente la luce con il suo primo volume nel 1960. È noto ed apprezzato l’impegno scientifico, umano e finanziario mostrato al riguardo dall’Istituto: sarebbe pertanto un danno per l’Istituto stesso il non completamento del Dizionario.
È bensì vero che ad imprese di così alto significato per la cultura nazionale non possono rimanere estranei i pubblici poteri; e questo nostro appello si rivolge pertanto anche ad essi perché trovino le vie e i modi per impedire la scomparsa dal nostro panorama scientifico di un’opera indispensabile quale il Dizionario.
Ci rivolgiamo pertanto, oltre che agli organismi dirigenti dell’Istituto, ai ministri competenti, all’Accademia dei Lincei, al Consiglio nazionale delle ricerche, alle Università, a tutti i sodalizi culturali e ai singoli studiosi affinché il Dizionario venga comunque condotto a termine.

 

Allegato 3 : volantino che minaccia due intellettuali veneti

L’assemblea della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO), riunita a Imola il 24 maggio 1997, ha preso visione di un volantino che minaccia due intellettuali veneti e che usando un tipico procedimento di marca nazista nel suscitare umori anti-intellettualistici e antiebraici, rovescia con disinvolta impunità il significato delle vicende passate, e tra l’altro incita alla violenza fisica contro uno storico, Emilio Franzina, che con i suoi studi ha richiamato l’attenzione sulle vicende dell’emigrazione, e ha valorizzato la cultura popolare veneta.
Mentre esprime la sua solidarietà a tutti gli storici del Veneto, la cui cultura viene così volgarmente tradita, l’assemblea segnala il pericolo che il conflitto tra le ragioni della storia e le spinte alla violenza irrazionale possano giungere ad esiti estremi, e richiama le responsabilità che le istituzioni repubblicane – centrali e locali, politiche, amministrative, culturali e scolastiche – si assumerebbero nel sottovalutare fenomeni di tale complessità e gravità.

 

Allegato 4 : la Sissco contro gli illegali ostacoli all’accesso ai documenti contemporanei

La società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO), nella assemblea svoltasi a Imola il 23 maggio 1997, ha fatto propria la grave preoccupazione degli storici contemporaneisti italiani per la tendenza, che va via via accentuandosi, manifestata dal Ministero dell’interno ed avallata da quello dei beni culturali, a rendere sempre più difficile e meno garantito l’accesso alle fonti archivistiche indispensabili per la ricerca.
Paradossalmente, questi crescenti ostacoli alla consultazione per fini culturali degli archivi contemporanei vengono eretti contestualmente alla applicazione della legge 241/1990 sulla trasparenza amministrativa, che viene interpretata in maniera riduttiva e distorta. Discorso analogo va fatto a proposito della legge 675/1996 sulla tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei beni personali. Si è arrivati all’assurdo di “secretare” in eterno gli atti di stato civile, con il che non si capisce più perché mai debbano essere conservati.
La responsabilità prima di questi comportamenti, che ledono i diritti alla libertà della ricerca scientifica costituzionalmente garantiti, ricade sull’Ispettorato centrale per gli archivi presso il Ministero dell’interno. Quando nel 1974 fu costituito il Ministero per i beni culturali, quest’organo fu creato apposta per lasciare all’Interno la competenza della concessione dei permessi di consultazione per i documenti non liberamente consultabili.
La Sissco, sicura di interpretare obiettive esigenze di libertà culturale, richiama al riguardo l’attenzione degli storici e dei pubblici poteri su due punti fondamentali.
1. La vigente legge archivistica del 1963 stabilisce con chiarezza (art.23) che la norma fondamentale è quella della libera consultabilità di tutti i documenti conservati negli archivi di stato. Le uniche eccezioni riguardano: a) “i documenti di carattere riservato relativi alla politica interna e estera dello stato, che divengono consultabili 50 anni dopo a loro data”; b) i documenti “relativi a situazioni puramente private di persone”, che lo divengono dopo 70 anni. Analogo termine di 70 anni è dalla legge posto per i processi penali, ma su questo tratto della norma grava il sospetto di incostituzionalità. È evidente che i limiti alla consultabilità costituiscono eccezioni alla norma generale che sancisce il libero accesso, prevedendone la estensione agli archivi di tutti gli enti pubblici. Le norme eccezionali non possono, secondo i principi generai del diritto, essere sottoposte a interpretazioni estensive; e la non libera consultabilità di alcuni ben determinati tipi di documenti, e solo di quelli, è sancita appunto da una norma di carattere eccezionale.
2. La legge archivistica del 1963 sancisce anche che le eccezioni possono essere vinte attraverso particolari procedure, mediante la concessione di permessi per motivi di studio. Questo potere era dalla legge attribuito alla Giunta del Consiglio superiore degli archivi (oggi soppresso), dove sedevano, accanto i politici e agli amministratori, anche rappresentanti degli studi storici (fece ad esempio parte della Giunta Federico Chabod) e degli stessi archivi. Oggi la competenza a concedere i permessi è accentrata in modo esclusivo presso l’Ispettorato del Ministero dell’interno, composto soltanto da funzionari amministrativi. È dunque esigenza prioritaria che la competenza a concedere i permessi sia restituita ad un organo collegiale in cui siano rappresentate tutte le istanze che già facevano parte della Giunta.
L’allarme che con questa sua dichiarazione la Sissco vuole suscitare è rivolto agli studiosi tutti e alle autorità competenti a modificare una situazione che umilia la ricerca contemporaneistica italiana.

 

Il Convegno di Imola

Nei giorni 22-23 maggio si è tenuto presso la sede del Centro Studi Storia del Lavoro di Imola il convegno “Storia contemporanea. I centri della ricerca fuori dell’università”, promosso dalla Sissco in collaborazione con il Centro Studi Storia del Lavoro e la Fondazione della Cassa di risparmio di Imola.
Ilaria Porciani ha sottolineato il ruolo che la Sissco ha svolto nell’informare sull’attività di centri della ricerca fuori dall’università. Proprio il Bollettino – insieme alla rivista “Passato e presente” – costituiscono infatti gli strumenti più utili da cui partire per una riflessione in questo senso. Ha sottolineato inoltre come le specificità della situazione italiana possano emergere soltanto da un’analisi comparata. Ha ricordato quindi alcuni degli aspetti più rilevanti dell’organizzazione della storia fuori dall’università in paesi come Francia, Germania ed Inghilterra
Mauro Moretti ha sottolineato come nella storia della storiografia italiana dopo l’unificazione, il nesso fra università e ricerca non sia univoco ed esclusivo: al sistema universitario vennero attribuiti compiti di formazione di quadri professionali – nel caso specifico, di insegnanti per le scuole secondarie – con una didattica ed un sistema di esami orientati largamente, anche se non in modo esclusivo, in questo senso; e parte significativa della ricerca venne svolta in istituzioni extra universitarie, come le Deputazioni e Società di storia patria. D’altra parte l’indubbia presenza di un esteso interesse per la storia contemporanea, tutt’altro che esclusa, già nel primo periodo postunitario, anche da pubblicazioni di carattere accademico, non ebbe a lungo una traduzione sul piano istituzionale, e non solo per motivi di opportunità “politica”: non si riteneva infatti, negli ambienti degli storici professionali, che ci si potesse formare come storico – dal punto di vista tecnico, della costruzione e della tutela di uno statuto disciplinare – privilegiando le fonti e le tematiche della storia contemporanea.
I centri extra universitari di studi storici hanno svolto una funzione di tipo complementare rispetto alle università per almeno due aspetti: la localizzazione dell’attività scientifica e editoriale dei docenti, e il completamento della formazione e l’avviamento alla ricerca degli allievi. Moretti ha concluso, fornendo un quadro istituzionale di questi luoghi di ricerca dall’Italia liberale al secondo dopoguerra.
Fulvio De Giorgi (Le Società e le Deputazioni di storia patria e gli Istituti storici nazionali) ha evidenziato innanzitutto come il dibattito sull’unificazione italiana abbia coinvolto anche l’organizzazione degli studi storici e ha sottolineato come dopo l’Unità fallisse l’ipotesi di estendere a tutto il paese il modello rappresentato dalla Deputazione torinese. Negli anni ’70 si preferì optare per un modello fondato sulla libera iniziativa e sull’autorganizzazione di società su scala regionale. Lo sviluppo di Società e Deputazioni, che cadenzano le diverse fasi di consolidamento territoriale del nuovo stato, è accompagnato dalla creazione (1883) e dal consolidamento di un Istituto Storico Nazionale, composto da membri delle Deputazioni e delle Società, che non aveva compiti direttivi o organizzativi di questo reticolo di sodalizi. Quest’ordinamento conobbe un profondo mutamento con il fascismo che impose, soprattutto dopo il 1929, la sua logica centralizzatrice e statocentrica anche all’organizzazione degli studi storici. La creazione della Giunta centrale degli studi storici con compiti di coordinamento delle Deputazioni e delle Società (1934), il loro riordino ed infine l’emanazione di un regolamento che ne stabiliva anche il numero rappresentano le principali fasi della trasformazioni di questi sodalizi da corporazioni private a fondazioni pubbliche. Con la caduta del fascismo, fu ripristinata in larga parte l’originaria autonomia istituzionale delle società, ma attraverso la politica di finanziamenti furono però avvantaggiati gli istituti a respiro nazionale, mentre le Società furono di fatte destinate a ricoprire un ruolo marginale. De Giorgi ricorda come i progetti di riforma tesi a mettere ordine nelle Società e Deputazioni non abbiano sortito alcun effetto.
Ersilia Alessandrone Perona (Gli Istituti di storia della Resistenza) ha tracciato un dettagliato profilo della vicenda degli Istituti di storia della Resistenza. Nati all’indomani della fine della guerra con il duplice scopo di raccogliere le fonti della guerra di liberazione e di legittimarne il ruolo fondante nella nascita della Repubblica, gli Istituti riescono a imporre la propria autonomia sia da altre istituzioni di conservazione della memoria esistenti, sia nella gestione dei fondi archivistici sulla resistenza. Perona ha sottolineato da un lato il legame tra crescita degli Istituti e contesto politico, dall’altro come si sviluppi sin dall’inizio un dibattito sulla definizione della disciplina, con una progressiva richiesta di aperture alle sollecitazioni storiografiche esterne. Negli anni ’60, in un contesto politico favorevole, l’Istituto nazionale ebbe il riconoscimento giuridico da parte dello Stato, fu definito il finanziamento statale e furono creati nuovi Istituti. La crescita degli Istituti proseguì con forza negli anni ’70 fino ad arrivare agli attuali 64. Perona ha evidenziato come gli Istituti si caratterizzino per i forti legami con le singole realtà locali, così da determinare forti differenze nella composizione, nell’organizzazione, e nelle attività. D’altra parte gli istituti hanno rappresentato e rappresentano un valido momento di interazione e scambio tra società e cultura storica. Perona ha poi messo in luce i filoni di ricerca sviluppatisi con la direzione Quazza, sensibile all’apertura ad altri soggetti, a nuove sollecitazioni metodologiche, alla didattica. Da ultimo, ha segnalato il progressivo indebolimento del centro (l’Istituto nazionale) a partire dagli anni ’80 e le diverse connotazioni assunte dagli Istituti. Questa situazione, che si lega ad un radicale mutamento della situazione storico-politica (l’89, la fine del prima Repubblica) sta ora determinando un ulteriore ripensamento del ruolo degli Istituti, dei percorsi tematici, dei rapporti con la società.
Giuseppe Barone (I centri di ricerca e le riviste locali nel Mezzogiorno) ha offerto con la sua relazione un quadro d’insieme dei centri di ricerca meridionali. Una ricerca condotta da Imes e Formez ha evidenziato la presenza di una rete molto ricca di associazioni culturali nel Mezzogiorno (6.400 con circa 700.000 iscritti) sviluppatesi soprattutto a partire dalla fine degli anni ’70. Di queste associazioni e istituti circa 1000 hanno interessi storici, anche se solo 200 sono effettivamente attive. Questo sviluppo risponde ad una domanda di identità e di autonomia della società civile, legata alla regionalizzazione dello stato degli anni ’70. Per quanto riguarda la storia contemporanea, l’attenzione è prestata soprattutto alla storia politica. Barone è passato poi ad esaminare il caso siciliano, evidenziando come la regione autonoma abbia finanziato lo sviluppo di istituzioni culturali legate a partiti politici di tutto l’arco costituzionale. In particolare ha sottolineato l’importanza e l’attività dell’Istituto Gramsci di Palermo e dell’Istituto socialista di Messina. L’area cattolica risulta essere per quanto ricca, più frammentata, mentre anche a destra esistono realtà presenti ed attive. Accanto a questo tipo di istituzioni legate ai movimenti politici, è attivamente presente in Sicilia la rete delle Società di storia patria, che rispondono, dalla loro fondazione in età crispina, ad una domanda di legittimazione della tradizione storico-politica isolana. Barone ha concluso il suo intervento tracciando un bilancio complessivo della realtà meridionale delle istituzioni culturali ad interesse storico, da un lato evidenziandone il policentrismo e la frammentarietà, dall’altro sottolineando l’esistenza di una tradizione politica forte ed invece una diffusa scarsa attenzione per le nuove metodologie di ricerca.
Raffaele Romanelli (I luoghi della ricerca collegati alle famiglie politiche) ha proposto una sommaria cartografia dei centri di ricerca in senso lato espressione di gruppi politici. Ha presentato la difficoltà di fissare confini netti tra attività politica e ricerca, tra politica e cultura, tra istituzioni “private” e pubbliche, come un tratto significativo della storia dei partiti politici italiani, che hanno stentato a custodire e a fissare la propria identità nelle istituzioni pubbliche (archivi di stato, o parlamentari) o in appositi archivi di partito. Ciò peraltro è avvenuto in misura maggiore per i gruppi di sinistra (considera a questo proposito dapprima le fondazioni Istituto Gramsci, Lelio e Lisli Basso, Giangiacomo Feltrinelli, nonché l’Istituto socialista di studi storici e quindi la Fondazione Filippo Turati, il circolo Rosselli, le fondazioni Giacomo Matteotti e Pietro Nenni). Più opaca e tarda la costituzione di archivi e centri dell’area cattolica-democristiana (accanto all’Istituto Luigi Sturzo ha menzionato tra gli altri una serie numerosa di istituti intitolati a Paolo VI, nonché la Fondazione Romolo Murri e gli istituti collegati all’Università di Urbino). Romanelli ha segnalato poi la scarsa vitalità o la mancanza di consimili istituti nell’area della destra, dei quali ha proposto un censimento, e quindi è passato ad esaminare alcune fondazioni vicine all’area liberale-democratica, a cominciare dalla Fondazione Nuova Antologia.
Ha infine sottolineato per tutti gli enti considerati la significatività della loro intitolazione a singole personalità politiche, vedendovi un segno del carattere “notabilare” della politica italiana. Anche le date di costituzione appaiono significative, a testimoniare il ritardo con cui i partiti hanno costruito una loro identità documentaria. Ha esaminato da ultimo e commentato la consistenza e flussi del finanziamento statale.
Zanni Rosiello (Gli Archivi di Stato e la documentazione del presente) ha ricordato innanzitutto come il progetto di conservazione-trasmissione della documentazione archivistica all’indomani dello stato unitario fosse incentrato sulla conservazione della documentazione definibile come statale e fosse rivolto soprattutto a preservare alla posterità quasi esclusivamente la memoria del passato. I limiti di questo progetto sono stati da tempo messi in luce e esaminati, ma poco si è discusso sui temi che possono delineare un nuovo progetto conservativo: la validità della distinzione tra documentazione statale e non; come rapportarsi alla molteplicità delle istituzioni pubbliche e private; se e quale parte assumere rispetto ai mutamenti istituzionali in corso. Secondo Zanni Rosiello il nesso politico-culturale da tenere presente oggi dovrebbe essere soprattutto basato sul rapporto archivi-cittadino e sui connessi diritti di quest’ultimo non solo alla privacy, ma anche alla libertà di informazione. In questo senso Zanni Rosiello ha ricordato alcuni recenti provvedimenti normativi, ed in particolare la circolare del Ministero per i beni culturali e ambientali del gennaio 1997 sulla non consultabilità dei fondi dell’Ufficio di stato civile conservati negli archivi di Stato. Più in generale si può osservare come l’accesso alle fonti archivistiche per motivi di studio non sia previsto (ad eccezione del Ministero dell’ambiente) dai recenti regolamenti adottati dalle amministrazioni statali (a tutt’oggi 12). In questi regolamenti viene prevista la non accessibilità ad una serie di documenti (da quelli riguardanti il segreto d’ufficio a quelli sulla repressione della criminalità) ed i termini del periodo di secretazione o vengono indicati per poche categorie di documenti o non sono affatto indicati. Sorgono pertanto legittimi dubbi sulla durata di questa secretazione e sul pericolo di manomissione o distruzione dei documenti sottoposti a tale sorte. Alcuni di questi timori si sono concretati quando documenti che rientrano nelle tipologie indicate dai regolamenti dei vari ministeri come sottoposte a secretazione, fino a quel momento liberalmente consultabili negli archivi di stato sono stati posti a tempo indeterminato sotto il vincolo del “segreto” o della riservatezza.
Lucia Zannino (Ragioni e vicende dell’AICI) ha ricordato come gli istituti culturali di natura privata, sorti tra gli anni cinquanta e settanta, intono a nuclei documentari messi insieme da personalità, gruppi di studiosi, associazioni, dopo una prima fase di consolidamento, cominciarono alla fine degli anni ’80 a pensare a forme di coordinamento, culminate nel 1992 con la creazione dell’Associazione delle istituzioni culturali italiane (A.I.C.I.). L’Associazione che comprende attualmente 54 soci finalizza la propria attività a richiamare l’attenzione sulla funzione specifica degli istituti culturali, contribuendo a meglio definire i rapporti con lo Stato, con il mondo della ricerca e con la società.
Gli istituti culturali infatti non solo conservano beni librari e archivistici, ma intorno a questi hanno creato una rete di servizi e svolto un’importante attività – corsi, seminari, convegni – di socializzazione delle conoscenze. L’Associazione si è fatta quindi carico di affermare questa presenza degli istituti culturali, di valorizzare l’enorme patrimonio da questi conservato e messo a disposizione della collettività, di individuare forme più efficaci di raccordo con altre istituzioni pubbliche e private. L’Associazione in questi primi anni di vita si è impegnata soprattutto nel formulare una bozza di legge per modificare la legge quadro per il finanziamento degli istituti culturali (n.123/80), in particolare i requisiti necessari perché gli istituti siano ammessi in tabella e ricevano quindi il contributo statale sulla base di una programmazione triennale. Questa riforma era dettata dall’esigenza che non vi fossero più finanziamenti a pioggia su tutti gli istituti riconosciuti e che fossero individuati criteri di assegnazione dei fondi correlati all’effettivo apporto di ogni istituzione alla vita culturale del paese. La tabella di ripartizione dei fondi, redatta sulla base della nuova legge (534/1996), che riprende sostanzialmente le proposte dell’A.I.C.I., ha dato luogo nelle precedenti settimane ad alcune polemiche giornalistiche e parlamentari contro gli istituti finanziati, senza tener affatto conto, secondo Zannino, dell’effettiva attività degli stessi. L’A.I.C.I. ha promosso pertanto alcune iniziative, tra le quali un libro bianco, volte a ribaltare l’immagine negativa degli istituti presso l’opinione pubblica. Zannino ha poi esposto le altre iniziative dell’A.I.C.I. volte al rafforzamento, ed al coordinamento tra gli istituti culturali.
Nel corso delle due giornate sono intervenuti con comunicazioni Sergio Cardarelli sulla Banca d’Italia, Maura Palazzi sulla società delle storiche, Vittorio Cappelli sull’esperienza di “Daedalus”, e Serge Noiret.

 

Convegno di Catania

Il 6 e 7 ottobre 1997 a Catania, nel Grande Refettorio del Monastero dei Benedettini, si è tenuto il convegno su “I linguaggi della Nazione in Italia dall’Ottocento a oggi”, promosso dalla Sissco, dal DAPPSI (Università di Catania) e dal Comune di Catania.
Ogni sessione del convegno presentava una relazione principale (Bruno Tobia, sull’Italia liberale, Silvio Lanaro sull’Italia fascista, Gian Enrico Rusconi sull’Italia repubblicana, Tullio De Mauro sulla storia della lingua italiana), affiancata da uno o due discussant, che si avvalevano anche di alcune comunicazioni scritte inviate da altri studiosi (Teresa Bertilotti, Angelo Gaudio, Francesco Luciani, Carlotta Sorba, Sabine Schweitzer), i quali sono intervenuti attivamente nel corso del dibattito.
Nella relazione introduttiva Alberto Mario Banti ha presentato la nazione come fenomeno discorsivo, inteso come costruzione di una costellazione semiotica operata da soggetti che tentano in questo modo di legittimare le proprie ambizioni (politiche e/o intellettuali). Di questo fenomeno Banti ha delineato le origini, la trasformazione diacronica e la struttura interna nel corso del Risorgimento, con l’intento di mostrare come particolari scelte discorsivo-semiotiche abbiano condizionato le ipotesi di ingegneria costituzionale in campo. Ha evidenziato così i tratti comuni dei discorsi sulla nazione fatti dalle diverse correnti politiche presenti nel Risorgimento italiano (unicità del soggetto dell’azione politica, non possibili divisioni politiche e sociali interne, etc.), ma ha anche messo in evidenza come sia radicalmente diverso il luogo specifico della sovranità della nazione, che per i democratici è nel popolo, per i moderati nelle élite. Il carattere olistico, globalizzante del soggetto fondativo dell’azione politica (la nazione) di cui ciascuna parte si sente unica depositaria e la radicale diversità delle fonti ultime di legittimazione (popolo, élite) sono alla base della durezza dello scontro tra i vari progetti costituzionali messi in campo. Per Banti nell’esperienza risorgimentale non c’è quindi un omogeneo e condiviso “patriottismo della costituzione”, ma coesistono diversi patriottismi, diversi modi di interpretare la volontà della nazione, diverse lealtà a differenti immagini di comunità.
La relazione di Bruno Tobia è stata incentrata sull’analisi del linguaggio della nazione in Giosuè Carducci e nel Manzoni dell’Adelchi. Tobia ha evidenziato come il classicismo-naturalismo rappresenti per Carducci il primo segno fondante della nazione: il classicismo è per Carducci espressione del più stretto rapporto tra popolo e letteratura. L’operazione carducciana è quella di una costruzione mitologica, in cui ci si appropria di una tradizione alta, incorporando nel suo momento fondativo un fattore democratico così da legare cultura e nazione, civilizzazione e popolo. Il secondo punto della nazione carducciana emerge nella contrapposizione dell’Italia all’Europa. Tobia ha sottolineato la difesa carducciana dell’epica contro la prosa della politica italiana, che si tramuta alla fine in scelta conciliatorista.
Tobia nella seconda parte della sua relazione ha analizzato il Manzoni dell’Adelchi (o meglio della seconda stesura dell’Adelchi) e ha sottolineato come, qui emerga una visione non mitologica della storia e l’impossibilità di volgere fatti storici ad una tesi precostituita. L’italianità viene, quindi, analizzata razionalmente ed in questo senso inquadrata e valutata.
Enrica Di Ciommo ha evidenziato come il diverso linguaggio della nazione in Manzoni e Carducci sia espressione di sistemi culturali diversi. La sua relazione si è incentrata sugli antecedenti di questo processo di polarizzazione e sul modo in cui intorno a questi miti sono stati costruiti gruppi dirigenti. Per Di Ciommo centrale è la figura di Cuoco nel quale la teoria vichiana del primato dell’Italia si coniuga con la tradizione machiavelliana, giungendo ad elaborare la centralità del potere e dello stato forte. Fondamento della Nazione diventa quindi la forza, esercitata dalle élite, alle quali spetta l’educazione delle masse.
Ilaria Porciani ha sottolineato il ruolo delle istituzioni che si fanno tramite di nazionalizzazione: la scuola con i manuali; l’editoria, specie con la proposta delle edizioni nazionali; i grandi compendi giuridici quali il Digesto e l’Enciclopedia italiana. Ha messo poi in luce l’affermarsi di un discorso retorico sulla nazione non soltanto nel campo della poesia e dell’eloquenza parlamentare, ma anche nell’ambito della pittura e dell’iconologia.
La relazione di Silvio Lanaro ha evidenziato in primo luogo l’assenza nei primi decenni del novecento di una produzione letteraria che perpetui il culto del passato e dell’indole nazionale. La nazione viene percepita e raccontata come qualcosa di predeterminato, immanente e perpetuo che non va ulteriormente definito e costruito. La comunità degli italiani è vista come “gregge”, numero, “merce umana” che riconosce la propria identità quando è sradicata dal suolo patrio o quando si presenta come entità civilizzatrice nei confronti di popolazioni “inferiori”. La ricorrente immagine del “cantiere” Italia che il fascismo propone e diffonde non individua un progetto di nation building, quanto piuttosto un insieme di attività pratiche che si debbono realizzare senza però alcuna progettualità nazionale. Infine il rapporto tra masse e autorità è concepito solo in termini di adesione fideistica e di abbandono nelle mani del capo. Quindi secondo Lanaro, l’Italia fascista finge di essere una nazione e quando incombe il disastro militare emerge con tutta evidenza la sua debolezza.
Giovanni Sabbatucci ha sottolineato come l’epoca fascista si caratterizzi più per un’inflazione del lessico nazional-patriottico che per una riflessione originaria. In ogni caso nel fascismo si possono individuare due letture del nazionalismo, che fanno capo rispettivamente a Rocco e Gentile, e riguardano soprattutto una riflessione sulla natura della nazione, che viene postulata e mai messa in discussione. La letteratura fascista non fa grande differenza tra patria e nazione, anche se ricorre alla prima soprattutto nelle situazioni di emergenza e crisi (la guerra). Più significativo appare invece l’uso dell’aggettivo nazionale, che a partire dal primo dopoguerra prende il posto nel lessico politico dell’aggettivo costituzionale . Il fascismo usa all’inizio questo aggettivo, ma dopo l’instaurazione del regime si usa fascista al posto o in sovrapposizione a nazionale, ed il riferimento alla nazione diventa convenzionale.
Gian Enrico Rusconi ha coniugato l’approccio sociologico con una rivisitazione del ruolo dello storico. È partito infatti dalla necessità di ricostruire in Italia un patriottismo repubblicano, inteso come il senso di lealtà e di affetto verso la forma politico-istituzionale del proprio paese. Ha sottolineato come il recente dibattito pubblicistico abbia con difficoltà individuato gli elementi portanti di questo patriottismo repubblicano, perpetuando piuttosto tradizioni deprecatorie (non esiste l’identità nazionale italiana) o temendo esiti radicali di un discorso nazionalista (l’esempio jugoslavo). Per Rusconi è necessario invece che sia valorizzato il sentire democratico-civico diffuso in larghe fasce della popolazione, che non trova però un valido progetto politico-culturale capace di sostenerlo. Rusconi ha evidenziato come il vincolo della cittadinanza attinga a fonti diverse dal contratto politico democratico, e che risiedono piuttosto nella definizione della nazione, intesa non come recupero di etnie originarie, ma piuttosto come partecipazione consapevole ad una società civile che si forma storicamente. La comune identità repubblicana va recuperata facendo leva su una memoria comune condivisa; è pertanto necessario un superamento delle divisioni interpretative soprattutto sulla storia repubblicana, e offrire, senza per questo travisare la realtà dei fatti, una trama interpretativa comune
Ernesto Galli della Loggia ha concordato sulla necessità che una democrazia si poggi sull’identità nazionale, come sostenuto da Rusconi. Ma d’altra parte non si può attribuire agli storici di non fornire una ricostruzione unitaria del processo di formazione nazionale in quanto è la storia stessa ad essere divisa. Galli della Loggia ha individuato nel 1943-45 la debolezza originaria della democrazia e dell’identità nazionale. La Repubblica non ha posto le basi di un patriottismo repubblicano, mentre è esistito un patriottismo costituzionale ed un patriottismo dei partiti. La causa è da ricercarsi non solo nella guerra civile, ma nella perdita dell’identità nazionale legata all’indebolimento della sovranità nazionale. Nel dopoguerra l’Italia è inserita in un contesto internazionale tale da farla divenire un paese a sovranità limitata. Altro momento di perdita dell’identità nazionale, per Galli della Loggia, è la divisione nord-sud nel 1943-45; le due parti d’Italia conoscono esperienze completamente diverse, che portano larga parte delle popolazioni meridionali a non riconoscersi nei processi di legittimazione repubblicana in senso antifascista ed a essere invece condotte nella sfera politico-repubblicana attraverso l’anticomunismo della democrazia cristiana. Sull’antifascismo non si può pertanto costruire l’identità nazionale, perché esso non rappresenta una memoria comune degli italiani.
Nella sua relazione Tullio De Mauro ha mostrato come si determina il significato della coppia di termini patria-nazione, da quali presupposti si muovano e cosa indichino, confrontando l’esperienza italiana con quella di altre lingue. De Mauro ha mostrato come si siano configurati attraverso il tempo i campi semantici in discussione e quali intrecci vi siano stati con fatti esolinguistici.
Giuseppe Giarrizzo ha fornito un ampio quadro molto risalente dei temi in discussione ed ha sottolineato l’importanza del confronto con altre realtà, in particolare con quella anglosassone, a partire dalla importante riflessione di Gibbon.
Turi ha segnalato innanzitutto come gli intellettuali italiani abbiano trattato con estrema diffidenza il tema della nazione, e ha ripercorso brevemente le tappe dell’attenzione storiografica. Ha individuato la Rivoluzione Francese come cesura fondamentale di questa vicenda. È soprattutto intorno al termine “patria” che si accende il dibattito. Ha ricordato come prima del romanticismo, questo termine tenda ad accentuarsi ed amplificarsi, fin ad identificarsi con “democrazia”. Attraverso una attenta analisi della produzione letteraria e giuspubblicistica Turi ha ripercorso poi modi e canali attraverso i quali i concetti di patria e nazione si diffondano nel linguaggio politico-culturale otto-novecentesco, che tipo di relazione stabiliscano con altre concetti chiave (popolo, democrazia); come la classe dirigente liberale, ma anche i socialisti si confrontino con questi temi.

 

I vincitori del premio SISSCO

Edizione 1992
Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 1991
Salvatore Lupo, Il giardino degli aranci. Il mondo degli agrumi nella storia del Mezzogiorno, Venezia, Marsilio, 1990

Edizione 1993
Silvio Lanaro, Storia dell’Italia repubblicana. Dalla fine della guerra agli anni novanta, Venezia, Marsilio 1992
Brunello Mantelli, “Camerati del lavoro”. I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse 1938-1943, Firenze, La Nuova Italia, 1992

Edizione 1994
Emilio Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista, Roma – Bari, La terza, 1993.
Nicola Labanca, In marcia verso Adua, Torino, Einaudi, 1993.

Edizione 1995
Guido Crainz, Padania. Il mondo dei braccianti dall’Ottocento alla fuga delle campagne, Roma, Donzelli, 1994
Daniela Luigia Caglioti, Il guadagno difficile. Commercianti napoletani nella seconda metà dell’Ottocento, Bologna, Il Mulino, 1994

 

SISSCOWEB a nove mesi dalla nascita

Come avete potuto leggere nel bollettino n. 17 la SISSCO è arrivata su Internet all’indirizzo: </Welcome.html>.
Dopo nove mesi possiamo tirare un primo bilancio di queste informazioni pensando, nel prossimo bollettino, di poter anche dare ai nostri soci un profilo statistico dell’uso del sito. Ci sarà utile sapere chi lo ha raggiunto, da dove e per quale motivo. Potremo anche capire verso quali pagine si indirizzano i nostri utenti (ci leggono soprattutto dall’estero ed in particolare dagli USA!).
In questi mesi, Carlotta Sorba ha curato una rubrica di grande utilità, quella dei convegni di storia contemporanea dei quali la redazione del Bollettino era venuta a conoscenza. Questo servizio informativo richiede tempestività nell’aggiornamento dei dati in nostro possesso e la collaborazione di tutti i nostri soci, che possono inviare i programmi dei convegni da loro organizzati e di cui vengono a conoscenza all’indirizzo e-mail: <sorba@tin.it>. Il sito registra i convegni che si sono già svolti costituendo così una preziosa memoria dell’attività dei contemporaneisti.
Oltre ai testi dello Statuto della Società e del Bollettino n 17 con un indice dettagliato di accesso al suo contenuto, il sito fornisce anche una lista dei soci, che sarebbe assai utile integrare con gli indirizzi e-mail. Invitiamo pertanto i soci ad inviare il loro indirizzo e-mail a Serge Noiret.
Nella rubrica “Lettere”, potrete trovare le Attività della società, le lettere ricevute dalla redazione del Bollettino e quelle inviate al Direttivo della SISSCO (sempre che naturalmente siano comunicate in formato digitale). Riceviamo anche informazioni e richieste da enti ed associazioni diverse, e tentiamo di renderne conto come potete scoprire viaggiando nel sito. Infine ci serviamo della lista di discussione H-Italy curata da Franco Andreucci e da Marco Della Pina per pubblicizzare le attività sociali. (H-NET List for Italian History <H-Italy@H-Net.Msu.edu>)
Abbiamo mantenuto nell’indice del sito un rinvio al MURST e ad altre società di storia in Italia con le quali abbiamo avuto contatti come la Società Italiana degli Storici dell’Economia e la Società Italiana delle Storiche.
Vengono inoltre costantemente aggiornati i rinvii ai siti più importanti ed utili per lo studio della storia contemporanea in Europa e nel mondo.

 

Le tabelle ministeriali e la riforma dell’università

Nell’ultimo numero del bollettino (n. 17, p. 64) abbiamo riprodotto il testo del decreto 18 marzo 1996 Modificazioni all’ordinamento didattico universitario relativamente al corso di laurea in storia. Negli ultimi mesi i consigli di corso di laurea e i consigli di facoltà hanno discusso e approvato il testo delle tabelle con risultati diversi, dei quali ci sembra importante dar conto, circoscrivendo per il momento il discorso ai soli corsi di laurea in storia. Le strade scelte sono state infatti diverse. Non tutti i corsi di laurea hanno approvato le tabelle: è il caso di Pisa, Firenze e Venezia. Diversi appaiono anche il numero degli esami, la scelta delle discipline e l’ordine in cui esse vengono distribuite nei quattro anni. Tuttavia le tabelle che riportiamo saranno applicate già dal corrente anno accademico soltanto all’università di Siena. In tutte la altre sedi ha infatti prevalso la decisione dei rispettivi senati accademici di rinviarne l’applicazione al 1998 – 99, in attesa dei nuovi regolamenti che precisino i confini dell’autonomia sancita dalla Bassanini bis.
Resta però ancora in vigore il decreto dello scorso maggio che definisce le materie obbligatorie per accedere alle classi di concorso per l’istruzione secondaria, che di fatto vincolano fortemente i curricula e che pongono il problema del coordinamento tra le direttive per l’università e quelle relative all’istruzione secondaria.
Si tratta tuttavia di un problema che affronteremo nei prossimi numeri trattando dell’insegnamento della storia contemporanea e dei corsi di perfezionamento.
L’intera definizione dei curricula dei corsi di laurea in storia si inserisce nella più ampia questione di una riforma degli studi universitari e della struttura dell’ordinamento didattico su cui presentiamo un intervento di Nicola Tranfaglia. Segnaliamo inoltre ai nostri lettori il rapporto finale su “Autonomia didattica e innovazione dei corsi di studio di livello universitario e postuniversitario” (3/10/97) della commissione presieduta da Guido Martinotti, consultabile nel sito MURST (http://www.murst.it/progprop/autonomi/auton.htm). Questo rapporto e l’atto di indirizzo ministeriale che ribadisce il principio di autonomia rispetto alle tabelle in attesa di nuove direttive evidenziano un orientamento di massima volto alla sempre maggiore autonomia delle sedi, che non potrà non avere ripercussioni sull’articolazione dei curricula anche dei corsi di laurea in storia.

Ringraziamo per la collaborazione nel reperire i dati relativi alle tabelle Tommaso Detti, Paolo Macry, Paolo Pezzino, Mariuccia Salvati, Gabriele Turi, Stuart J. Woolf.

 

Verso una riforma dell’università

È molto probabile che nei primi mesi del 1998, dopo il lavoro compiuto da una Commissione di studiosi nominata dal Ministero dell’Università, della quale ho fatto parte, sia pubblicato ed entri in vigore il primo Decreto Ministeriale che ha l’obiettivo di fissare i principi generali entro i quali potrà dispiegarsi l’Autonomia didattica e delle strutture didattiche. Il Decreto costituirà un’articolazione dell’istruzione universitaria all’interno di tre livelli.
Il primo sarà costituito da un certificato universitario biennale conseguibile nelle Facoltà che hanno corsi di laurea quadriennali (come la Facoltà di Lettere).
Il secondo livello sarà costituito come oggi dalla laurea.
Il terzo livello dai Dottorati di ricerca, da Masters annuali e biennali e dalle scuole di specializzazione come quella per gli insegnanti.
Naturalmente questa ristrutturazione dovrebbe comportare uno spostamento della specializzazione al terzo livello ed una maggiore omogeneità o un minore specialismo dei Corsi di laurea interni alle Facoltà.
Inoltre i Corsi di laurea nel primo anno dovranno avere una serie di corsi comuni in modo tale da permettere la costruzione di un primo anno comune all’interno di ogni Facoltà, che abbia un carattere orientativo ed istituzionale che le Facoltà programmeranno all’interno dei principi generali dell’Autonomia didattica.
È prevista dopo la pubblicazione dei successivi Decreti ministeriali, che fisseranno alcuni principi generali per le grandi aree disciplinari, una vasta possibilità di innovazione didattica da parte delle singole strutture con un sistema di certificazione a posteriori da parte del Ministero.
È prevista, inoltre, la generalizzazione di un sistema di crediti che consenta una grande mobilità degli studenti all’interno dei tre livelli di istruzione.
Il cammino dei decreti dovrebbe essere rapido, tra la fine del 1997 ed i primi mesi del 1998, in modo da consentire alle Facoltà che sono in grado di farlo, di partire già nell’anno accademico 1998-1999.
Nicola Tranfaglia

Università degli studi di Bologna
Bozza di ordine degli studi del corso
di laurea in storia, indirizzo contemporaneo

I° anno
Storia moderna
Letteratura italiana
Filosofia teoretica (mutuato da Filosofia della scienza) o Storia della filosofia (mutuato da Storia della filosofia contemporanea)
Geografia economica o Geografia politica
Storia contemporanea
Due corsi di indirizzo

II° anno
Storia greca
Storia romana
Storia medievale
2 a scelta tra: Antropologia, Storia economica, Storia delle dottrine politiche, Storia delle istituzioni politiche
Due corsi di indirizzo

III° anno
Storia del Risorgimento o Storia contemporanea – Italia
2 a scelta fra: Storia della Russia, Storia dell’Europa orientale, Storia dell’America in età contemporanea, Storia moderna e contemporanea dell’Africa
Un corso di indirizzo
Un corso a scelta
– Prova di idoneità di lingua inglese

IV° anno di indirizzo
Un corso di indirizzo
tre corsi a scelta
– Prova di idoneità della seconda lingua

Insegnamenti di indirizzo (sei)
1 a scelta fra: Storia della scienza e della tecnica nell’età industriale e contemporanea o Storia della tecnologia
1 fra: Storia sociale e storia del lavoro
1 fra: Storia dell’agricoltura e storia dell’industria
1 fra: Storia dei partiti politici o Storia delle donne e dei movimenti femministi
1 fra: Storia dell’Europa contemporanea o Storia d’Europa-Francia
1 fra: Storia del giornalismo o Storia della storiografia contemporanea

Corsi a scelta
Filosofia della scienza, Storia della filosofia contemporanea, Storia del pensiero scientifico mod. e cont.

N.B.: Sono ammesse due deroghe (motivate alla Commissione piani di studi) rispetto all’abbinamento binario dei corsi di indirizzo. È ammessa una biennalizzazione nella materia di tesi. Restano quattro esami a scelta libera per le materie professionalizzanti per l’insegnamento; 1 esame può essere sostenuto fuori sede.

Università degli studi di Milano
Corso di laurea in storia

[…]

Art. 3
Aree disciplinari caratterizzanti
1. Sono caratterizzanti, in prima applicazione, del Corso di Laurea in Storia le seguenti aree disciplinari

[…]

4. Area delle scienze storiche dell’età moderna-contemporanea
MO2A Storia moderna
MO2B Storia dell’Europa orientale
MO4X Storia contemporanea
L13E Storia dell’India
L13H Storia dell’Asia centrale
L13I Storia dell’Iran
L23F Storia dell’Asia sud-orientale
L23G Storia dell’Asia orientale
Q03X Storia e istituzioni delle Americhe
Q04X Storia delle relazioni internazionali
Q06A Storia e istituzioni dell’Africa
Q06B Storia e istituzioni dell’Asia

5. Area delle scienze storico-politiche e istituzionali
Q01B Storia delle dottrine politiche
Q01C Storia delle istituzioni politiche

6. Area delle scienze storico-economiche
P01D Storia del pensiero economico
P03X Storia economica

7. Area delle scienze storico-giuridiche
N18X Diritto romano e diritti dell’antichità
N19X Storia del diritto romano

8. Area delle scienze storico-religiose
L13F Religioni e filosofie dell’India
L13G Religioni dell’Iran
L23H Religioni e filosofie dell’Asia orientale
M03A Storia delle religioni
M03B Storia del cristianesimo e delle chiese
M03C Storia del cristianesimo antico e medievale
M03D Storia del cristianesimo moderno e contemporaneo

9. Area delle scienze geografiche, sociali e antropologiche
M06A Geografia
M06B Geografia economico-politica
M05X Discipline demoetnoantropologiche
Q05A Sociologia generale
S03A Demografia

10. Area delle scienze bibliografiche e documentarie
M12A Archivistica
M12B Paleografia
M13X Bibliografia e biblioteconomia

2. Altre aree potranno essere indicate dal Consiglio di Corso di Laurea in relazione con i suoi peculiari interessi culturali, didattici e scientifici.

Art. 4
Durata e articolazione del Corso di Laurea
1. Il Corso di Laurea in Storia dura quattro anni e comprende 21 annualità di insegnamento.

2. Il Corso di Laurea è articolato in Indirizzi di taglio cronologico e/o tematico-disciplinare determinati dall’Università nel suo Regolamento didattico in relazione alle finalità di cui all’art. 2, la propria programmazione, alle esigenze formative legate agli esiti professionali, alle risorse didattiche disponibili. In prima applicazione gli Indirizzi sono così determinati: Medioevale; Moderno-contemporaneo; Storico-bibliografico e documentario

3. Il corso degli studi è comprensivo di insegnamenti istituzionali comuni e di insegnamenti relativi agli indirizzi attivati. Gli insegnamenti istituzionali devono fornire gli elementi di metodo e i contenuti di fondo inerenti il rispettivo settore scientifico-disciplinare, sia in funzione di una adeguata preparazione di base, sia in vista degli approfondimenti legati ai vari indirizzi.

[…]

Art.7
Manifesto degli studi
1. Con apposite norme da inserire nel Manifesto annuale degli studi il Consiglio di Facoltà, su proposta de Consiglio di corso di Laurea in Lettere, provvede a disciplinare, per quanto di sua competenza, il complesso delle materie di cui all’art. 11, comma 2, della legge n. 341/1990, indicando altresì le discipline da inserire necessariamente nel piano di studio ai fini dell’accesso all’insegnamento nella scuola secondaria.
A tal fine, a richiesta dello studente, il piano di studi può prevedere anche più delle 21 annualità previste.

Art. 8
Curriculum didattico
1. Lo studente deve superare gli esami relativi ad almeno 12 insegnamenti istituzionali comuni. Nei casi nei quali sia prevista una scelta entro un intero settore scientifico-disciplinare, il Consiglio di Corso di laurea potrà specificare nel Manifesto degli studi l’insegnamento espressamente richiesto.
Sono insegnamenti istituzionali comuni, da seguire obbligatoriamente:
1-4: Quattro insegnamenti a scelta fra: Storia greca (L02A); Storia romana(L02B); Storia medievale (M01X); Storia moderna (M02A); Storia contemporanea (M04X);
5-7: – Letteratura italiana (L12A) (comprensiva di una prova scritta);
– Una disciplina a scelta nei settori M08A (Storia della filosofia), M08B (Storia della filosofia antica), M08C (Storia della filosofia medievale);
– Una disciplina a scelta nei settori M06A (Geografia) e M06B (Geografia economico-politica);
8-9: – Due discipline a scelta fra:
– Una disciplina del settore L12A (Letteratura latina) oppure del settore L07B (Letteratura latina medievale e umanistica);
– Una disciplina a scelta nei settori L16A (Lingue e letteratura francese), L17A (Lingua e letteratura spagnola), L18A (Lingua e letteratura inglese), L19A (Lingua e letteratura tedesca), L21B (Lingue e letterature slavo-orientali);
– Una disciplina a scelta nei settori L03B (Archeologia classica), L25A (Storia dell’arte medioevale), L25B (Storia dell’arte moderna), L25C (Storia dell’arte contemporanea);
10-11: Due discipline a scelta tra quelle attivate o mutuate da altri Corsi di laurea nei settori:
– M03A (Storia delle religioni), oppure M03B (Storia del cristianesimo e delle chiese), oppure M03C (Storia del cristianesimo antico e medievale), oppure M03D (Storia del cristianesimo moderno e contemporaneo);
– N18X (Storia del diritto romano) oppure N19X (Storia del diritto italiano);
– P03X (Storia economica);
– Q01B (Storia delle dottrine politiche);
– Q01C (Storia delle istituzioni politiche);
– Q04X (Storia delle relazioni internazionali);
– una disciplina di carattere metodologico o storiografico a scelta tra quelle comprese nei settori: L02A, L02B, M01X, M02A, M04X, M08A
– una disciplina diversa da quelle indicate ai punti 1-4 compresa nei medesimi settori;
– una disciplina riferita alla storia di singole aree geografiche scelta tra quelle comprese nei settori L13E, L13H, L13I, L14A, L23F, L23G, M02B, Q03X, Q06A, Q06B;
12. Una disciplina a scelta nei settori: M12A (Archivistica); M12B (Paleografia); M13X (Bibliografia e biblioteconomia).

2. Lo studente definisce l’Indirizzo, all’interno del quale proseguire il suo curriculum all’atto di iscrizione al terzo anno.
La scelta è valida e lo studente potrà affrontare i relativi insegnamenti solo ove abbia preliminarmente superato gli esami di almeno sei insegnamenti istituzionali comuni, indicati a questo fine dal Consiglio di Corso di Laurea per ciascun Indirizzo attivato.

3. Il Consiglio del Corso di laurea definisce gli ambiti disciplinari di riferimento di ciascun Indirizzo, fissando le relative discipline obbligatorie e a scelta (complessivamente almeno quattro e non più di sei) che lo studente interessato al percorso didattico in questione è tenuto a seguire.

4. Le rimanenti annualità, fino al compimento delle richieste potranno essere scelte entro gli ambiti disciplinari di Indirizzo, nonché ampliando il numero degli insegnamenti istituzionali seguiti, ovvero tra le altre aree disciplinari caratterizzanti il Corso di Laurea, e anche al di fuori delle stesse per motivate ragioni culturali. La scelta andrà compiuta in relazione alla disciplina di laurea e in funzione di esigenze di organicità e di efficacia del singolo piano di studio. Potranno essere altresì previste iterazioni secondo criteri definiti dal Consiglio del Corso di laurea.

5. Per essere ammesso all’esame di laurea, lo studente deve dimostrare di avere adeguata conoscenza di almeno due lingue straniere. Le relative prove di idoneità, da collocare di norma non prima del terzo anno, si svolgono secondo le modalità definite dal Corso di laurea.

Università di Napoli “Federico II”
Facoltà di Lettere e Filosofia
Motivazioni per l’istituzione di un corso di laurea in storia

Il progetto di istituzione di un corso di laurea in Storia, nella Facoltà di Lettere e Filosofia, non è la riproposizione di quello elaborato una ventina di anni fa e rimasto inattuato; anzitutto perché diverse sono le condizioni in cui quest’ultimo è maturato. Venti anni fa i primi corsi di laurea in Storia istituiti in Italia, imperniati com’erano su “indirizzi”, fortemente settoriali, e caratterizzati, anche se non lo confessavano, alla preparazione di specialisti in particolari settori o periodi storici, che solo nell’attività universitaria avrebbero potuto trovare la loro collocazione.
Fermo restando che una cognizione dei metodi della ricerca scientifici, se non proprio una diretta e prolungata pratica, è importante anche per il docente di storia della scuola secondaria (non fosse altro perché scelte metodologiche e acquisizioni proprie della ricerca sono implicite nei “manuali” e nei testi che saranno gli strumenti del suo lavoro), è alla formazione professionale dell’insegnante che il presente progetto guarda principalmente.
Accanto a questo obiettivo, di una più adeguata preparazione professionale, quale i tempi richiedono, è stato preso in considerazione anche l’altro obiettivo, quello della valorizzazione dei contenuti culturali e formativi della storia, nel duplice senso: storico, in quanto la storia è conoscenza e comprensione delle diverse realtà del passato, di quelle soprattutto che ancora ci appartengono, e trasmissione dei loro valori, e storiografico, in quanto essa educa all’esercizio critico e affina la capacità di giudizio e di orientamento anche riguardo al passato. Ambedue questi aspetti della storia in quanto materia di insegnamento impongono oggi una riconsiderazione del suo ruolo e interventi resi indilazionabili dall’attuale situazione, che vede uscire dalle nostre scuole generazioni di giovani privi, da un lato, di memoria storica, e sforniti dall’altro, di quegli strumenti di analisi e riflessione critica che sono quanto mai necessari nell’attuale crescente espansione dell’informazione e nel disordinato e preoccupante proliferare dei messaggi.
In tale prospettiva, questo progetto ha subordinato, conformemente del resto alle tabelle ministeriali, ad ogni ulteriore articolazione settoriale e specialistica, la preliminare individuazione di una base formativa comune a tutti gli indirizzi, costituita dalle discipline storiche dell’intero arco cronologico, dalla storia greca a quella contemporanea, senza peraltro che questo complesso di insegnamenti obbligatori costituisca anche, obbligatoriamente, una fase curricolare propedeutica. La tabella ministeriale, XXXIII bis, prevedeva, accanto ad indirizzi diacronici, altri di taglio tematico, con una certa disomogeneità dell’impianto complessivo. Questo progetto intende limitare il numero degli indirizzi, attivandone tre di taglio cronologico, e uno soltanto a carattere tematico, quello storico-religioso. (…) Non si è ritenuto (…) di moltiplicare consimili indirizzi tematici, ché essi avrebbero finito per svuotare dei contenuti propri (…) le ampie scansioni della diacronia, riducendole a semplici contenitori. Viceversa, le tre ampie arcate cronologiche – l’indirizzo antico, il moderno e il contemporaneo (…) corrispondono, le prime due, a forme complesse o globali della civiltà europea, e la terza, con un salto logico e di prospettiva peraltro legittimo, alle problematiche della contemporaneità, e alle particolari e specifiche difficoltà della loro comprensione. Quello che non si è potuto introdurre nei quadri diacronici, è stato recuperato all’interno degli indirizzi, disegnando, quando e dove è parso necessario, dei percorsi tematici e metodologici (…).
È stato inserito nel piano di studio, un adeguato numero di insegnamenti istituzionali impartiti in altre facoltà (Sociologia, Giurisprudenza, Economia); si tratta di discipline oramai indispensabili per la comprensione dei fenomeni storici, ma delle quali si intende qui utilizzare, ai fini della formazione culturale e professionale dell’insegnante di storia, anche le dimensioni categoriali, i caratteri specifici dei loro statuti scientifici, quei valori insomma che sono altrettanto essenziali di quelli offerti dalla cultura storiografica e dalla prospettiva storicistica. In conclusione, i modelli di formazione professionale e culturale che il Corso di laurea in storia intende fornire, lungi dal costituire un doppione dei percorsi a carattere storico previsti dai piani di studio del Corso di laurea in Lettere, è sufficientemente articolato e ricco di propri contenuti, da potersi considerare come alternativo al modello filologico-letterario, tradizionalmente offerto dalla Facoltà di Lettere.

Insegnamenti istituzionali

[…]

Indirizzo contemporaneo
Storia dell’arte contemporanea
Storia economica
Antropologia culturale (S)
o Sociologia (S)
Storia del diritto italiano (G)
o Storia delle istituzioni sociali e politiche
Scienza della politica
o Storia delle relazioni internazionali (IUO)

Piano di studio statutario

[…]

Indirizzo contemporaneo
I° anno
Letteratura italiana
Geografia
Storia medievale
Storia moderna
Storia contemporanea
una disciplina a scelta

II° anno
Storia greca
Storia romana
Storia economica
Storia della filosofia
o Teoria e storia della storiografia
Storia del diritto italiano (G)
o Storia delle istituzioni sociali e politiche
una disciplina a scelta

III° anno
Storia dell’arte contemporanea
Antropologia culturale (S)
o Sociologia (S)
Scienza della Politica (S)
o Storia delle relazioni internazionali (IUO)
tre discipline a scelta

IV° anno
Cinque discipline a scelta

[…]

Percorsi
Gli insegnamenti opzionali vanno scelti tra: le discipline istituzionali poste in alternativa, le biennalizzazioni (non più di tre), le discipline indicate negli elenchi dei percorsi.

[…]

Indirizzo contemporaneo
Percorso contemporaneistico
Storia dei movimenti e dei partiti
Storia del Risorgimento
Storia e istituzioni del Mezzogiorno in età moderna
Storia della Chiesa
Storia della storiografia contemporanea o moderna o medioevale
Metodologia della ricerca storica
Storia delle dottrine politiche
Storia delle dottrine economiche
Storia della questione meridionale
Storia della psicologia
Storia della sociologia (S)
Storia della scuola e delle istituzioni scolastiche
Islamistica (IUO)
Storia dell’ebraismo
Filosofia morale
Lingua e letteratura straniera
Archivistica
Storia della musica
Storia della musica moderna e contemporanea
Storia de teatro moderno e contemporaneo
Storia del cinema
Psicologia dinamica
Demografia storica
Diritto costituzionale (G)
Economia politica (EG)
Statistica (E)
Bibliografia e biblioteconomia
Storia della scienza (SMFN)
Geografia storica
Storia dell’industria (E)
Storia dell’agricoltura (E)
Storia sociale (IUO)
Storia delle tradizioni popolari (S)

Università degli Studi di Siena
Corso di laurea in Storia

[…]

Art. 8 Curriculum didattico
I ventuno esami del corso di laurea sono suddivisi in: otto discipline istituzionali comuni agli indirizzi antico, medievale, moderno e contemporaneo
L02A (Storia Greca)
L02B (Storia Romana)
M01X (Storia Medievale)
M02A (Storia Moderna)
M04X (Storia Contemporanea)
P03X (Storia Economica)
M06A (Geografia)
L12A (Letteratura italiana)

A questi si aggiungono altre otto discipline istituzionali di indirizzo e cinque materie a libera scelta dello studente (nell’ambito di queste ultime vanno calcolate le iterazioni, tra le quali è obbligatoria la biennalizzazione nella materia in cui lo studente si laurea, mentre, salvo deroghe eccezionali, non è consentita la triennalizzazione, a meno che non si seguano insegnamenti della stessa disciplina tenuti da differenti docenti).

[…]

Indirizzo contemporaneo
M12A (Archivistica)
Q05A (Sociologia)
Q03X (Storia degli Stati Uniti d’America)
M02B (Storia dell’Europa orientale)
Q04X (Storia delle relazioni internazionali)
Un’altra disciplina del settore M04X (Storia contemporanea),
– 8. Due discipline a scelta tra quelli dei settori scientifico disciplinari M04X (Storia contemporanea), M06B (Geografia economico politica), M02A (Storia moderna), M03B (Storia del cristianesimo e delle chiese), N19X (Storia del diritto italiano), Q01B (Storia delle dottrine politiche), P01D (Storia del pensiero economico), P03X (Storia economica).

Indirizzo didattico
L’indirizzo didattico, consigliato per quegli studenti che intendano dotarsi di curricula specificamente mirati alla prospettiva dell’insegnamento nelle scuole secondarie, prevede
9 istituzionali comuni: Storia greca (L02A), Storia romana (L02B), Storia medievale (M01X), Storia moderna (M02A), Storia contemporanea (M04X), Geografia (M06A), Letteratura italiana (L12A), Storia della storiografia contemporanea (M04X), Storia dell’Arte (L25A, L25B, L25C) o una disciplina archeologica (L03A, L03B, L03C, L03D).
5 discipline caratterizzanti (distinte in due settori, in base alle classi di concorso per l’insegnamento di Italiano e Storia o Storia e Filosofia). Per l’insegnamento di Italiano e Storia si prevedono cinque discipline filologico – letterarie: Letteratura italiana (iterata) (L12A), Letteratura italiana moderna e contemporanea (L12B), Storia della Lingua italiana (L11A) o Filologia romanza (L10A), Letteratura latina (L07A); per l’insegnamento di Storia e Filosofia cinque discipline filosofiche: Storia della Filosofia (iterata) (M08A), Filosofia morale (M07C), Filosofia teoretica (M07A), Filosofia della Scienza (M07B) o Logica (M07B) o Filosofia politica (Q01A).
2 discipline di carattere didattico: Pedagogia generale (M09A) e Didattica generale (M09C).
5 discipline scelte dallo studente nell’ambito del settore storico, tra le quali è da contarsi l’iterazione nella materia in cui si intende svolgere la tesi di laurea.

Vigendo la norma della liberalizzazione dei piani di studio, tutti i percorsi didattici sopra definiti sono da considerarsi vivamente consigliati.

Università degli Studi di Torino
Corso di laurea in Storia

Criteri generali
1. La durata degli studi del Corso di laurea in Storia, che afferisce alla Facoltà di Lettere e Filosofia, è di quattro anni.
2. Il corso degli studi comprende un primo biennio dedicato alla formazione storica di base ed un secondo biennio di specializzazione distinto nei seguenti indirizzi:
Antico
Medievale
Moderno
Contemporaneo

3. Lo studente iscritto al Corso di Laurea in Storia è tenuto a superare, nel corso del quadriennio, ventuno esami. È inoltre tenuto a sostenere due prove di idoneità in lingue straniere moderne tra quelle di seguito indicate:
Lingua Inglese
Lingua Francese
Lingua Tedesca
Lingua Spagnola
Una di queste può essere sostituita con altra lingua moderna in funzione delle esigenze della tesi di laurea, presentando domanda scritta al Consiglio di corso di laurea, controfirmata dal docente titolare della disciplina di laurea.
I ventuno insegnamenti sono così ripartiti:
1° anno SEI insegnamenti
2° anno SEI insegnamenti
3° anno SEI insegnamenti
4° anno TRE insegnamenti

4. All’inizio di ogni anno accademico lo studente è tenuto a presentare (…) il proprio piano di studio che si deve limitare all’anno di frequenza. Lo studente non può indicare più di sette esami per anno di corso, ivi comprese le sostituzioni.

5. Lo studente non può seguire nel medesimo anno due insegnamenti che abbiano la medesima denominazione.

6. Lo studente non può inserire e seguire nel proprio piano di studi più di due corsi dello stesso insegnamento (anche se tenuti da professori diversi), eccetto nel caso della disciplina in cui si laurea e per la quale è consentito un terzo corso.

7. Se un insegnamento è presente in più facoltà lo studente deve sempre inserire nel proprio piano di studi, per la prima volta, quello insegnato nella facoltà in cui si è iscritto.

Criteri relativi all’organizzazione degli studi
8. Nel primo biennio lo studente dovrà inserire i seguenti insegnamenti obbligatori:
1) Storia greca
2) Storia romana
3) Storia medievale
4) Storia moderna
5) Storia contemporanea
6) Geografia

9. Gli altri insegnamenti del primo biennio dovranno essere scelti fra i seguenti:
Antropologia criminale (Giur.)
Antropologia culturale
Antropologia sociale
Economia politica
Etnologia
Filosofia della storia
Filosofia morale
Filosofia teoretica
Letteratura italiana
Letteratura italiana moderna e contemporanea
Letteratura latina
Linguistica generale
Politica dell’ambiente (Ec.)
Psicologia sociale
Sociologia
Statistica (Sc. Pol.)
Storia del Cristianesimo
Storia del diritto italiano (Giur.)
Storia dell’agricoltura (Agr.)
Storia dell’arte medievale
Storia dell’arte moderna
Storia dell’Europa orientale
Storia della Chiesa (Sc. Pol.)
Storia della filosofia
Storia delle dottrine economiche (Sc. Pol.)
Storia delle dottrine politiche
Storia delle istituzioni politiche
Storia delle religioni

10. All’inizio del terzo anno lo studente è tenuto a scegliere l’indirizzo (antico, medievale, moderno, contemporaneo), inserendo cinque esami obbligatori e rimanenti scelti fra quelli specifici dell’indirizzo. Lo studente può sostituire uno degli insegnamenti specifici con un insegnamento obbligatorio o specifico di altri indirizzi.

[…]

D) Indirizzo contemporaneo
Insegnamenti fondamentali
1) Storia contemporanea (corso progredito) oppure Storia dell’Europa
2) Storia del Risorgimento
3) Storia della storiografia contemporanea oppure Metodologia della ricerca storica
4) Storia della città e del territorio oppure Geografia economica
5) Storia del lavoro oppure Storia dell’industria

Altri insegnamenti specifici
Antropologia criminale (Giur.)
Antropologia culturale
Antropologia sociale
Biblioteconomia e bibliografia
Economia internazionale
Geografia
Geografia economica
Geografia politica e economica (Sc. Pol.)
Geografia urbana e regionale (Arch.)
Letteratura moderna e contemporanea
Metodologia della ricerca storica
Metodologia e tecnica della ricerca sociale
Politica dell’ambiente (Ec.)
Sociologia
Sociologia dei movimenti e dei partiti politici (Sc. Pol.)
Sociologia dei paesi in via di sviluppo (Sc. Pol.)
Sociologia del diritto (Sc. Pol.)
Sociologia del lavoro (Sc. Pol.)
Sociologia dell’organizzazione (Sc. Form., Sc. Pol.)
Sociologia della comunicazione (Sc. Pol.)
Sociologia della conoscenza (Sc. Pol.)
Sociologia della cultura (Sc. Pol.)
Sociologia della famiglia (Sc. Pol.)
Sociologia economica
Sociologia industriale (Sc. Form., Sc. Pol.)
Sociologia politica (Sc. Pol.)
Sociologia urbana e rurale (Sc. Pol.)
Statistica economica (Sc. Pol.)
Storia contemporanea
Storia dei movimenti e dei partiti politici (Sc. Pol.)
Storia dei movimenti sindacali (Sc. Form.)
Storia dei popoli slavi (Sc. Pol.)
Storia del Cristianesimo
Storia del lavoro
Storia del pensiero politico contemporaneo (Sc. Pol.)
Storia del pensiero politico contemporaneo
Storia del Risorgimento
Storia dell’America del nord (Sc. Pol.)
Storia dell’America latina (Sc. Pol.)
Storia dell’arte contemporanea (Sc. Form.)
Storia dell’Europa
Storia dell’Europa orientale
Storia dell’industria
Storia dell’integrazione europea (Sc. Pol.)
Storia della città e del territorio
Storia della filosofia contemporanea
Storia della storiografia contemporanea
Storia delle dottrine economiche
Storia delle dottrine politiche
Storia delle istituzioni politiche (Sc. Pol.)
Storia delle relazioni internazionali
Storia delle religioni
Storia e critica del cinema
Storia e istituzioni dell’Islam (Sc. Pol.)
Storia economica

11. Si specifica che gli esami obbligatori d’indirizzo (secondo biennio) devono essere ripetuti anche nel caso si tratti di esami già sostenuti nel corso del primo biennio.

12. All’inizio del quarto anno lo studente è tenuto a concordare gli insegnamenti da seguire con il professore ufficiale della disciplina della quale intende laurearsi e che, con la propria firma, si impegna ad assegnargli la tesi di laurea. Se il numero degli esami sostenuti è tale da non permettere la scelta della disciplina di laurea, è bene che lo studente si iscriva al terzo anno fuori corso.

13. Nel caso in cui lo studente intenda, al quarto anno, cambiare indirizzo, può farlo integrando il proprio piano di studi con gli insegnamenti caratterizzanti dell’indirizzo al quale passa, e quindi – se necessario – sostenendo un numero maggiore di esami rispetto a quello contemplato dal Corso di Laurea.

14. Lo studente che si reiscriva al quarto anno può modificare il proprio piano di studio soltanto con il consenso del professore ufficiale della disciplina di laurea, e con la sua controfirma.

15. Il Consiglio di corso di laurea può autorizzare piani di studio personali. Lo studente che intenda predisporre un piano di studi personale è tenuto a presentare, al primo anno, un piano organico che abbracci almeno l’arco del primo biennio, corredandolo della motivazione scritta e dei criteri seguiti nella preparazione del piano stesso. Tale motivazione va controfirmata da un docente del corso di laurea.

16. La possibilità di passare a un piano di studio personale è estesa anche allo studente che abbia nel primo anno o nel primo biennio seguito il piano stabilito dal Consiglio del corso di laurea, presentando una motivazione scritta controfirmata da un docente del Corso di laurea.

 

Concorsi a ricercatore

Da questo fascicolo 18, il “Bollettino SISSCO” riprende a monitorare i concorsi a ricercatore.

Aveva iniziato nel fasc. 5 (ottobre 1991), segnalando i 31 concorsi banditi dalla legge di riforma sino a quella data. Sulla scia del saggio di Raffaele Romanelli (Giudizi e pregiudizi. I concorsi per ricercatore universitario di storia moderna e contemporanea, “Quaderni storici”, 1990, n. 74, 637-665), lo spoglio si basava sia su notizie informalmente raccolte sia sulle informazioni ufficiali contenute nel “Bollettino ufficiale del Ministero della pubblica istruzione”, parte seconda (in tale caso quanto pubblicato veniva contrassegnato da un asterisco), pur non nascondendo l’estrema difformità e spesso reticenza dei verbali delle commissioni esaminatrici.
La rubrica è proseguita per qualche tempo sul “Bollettino SISSCO”, sino al fasc. 11 (novembre 1993), quando era arrivata a segnalare nel complesso 49 bandi di concorso, documentandone per quanto possibile gli esiti. La riprendiamo in questo fascicolo, aggiungendo altri 20 bandi di concorso e aggiornando le informazioni già date dal nostro “Bollettino” su una decina di vecchi concorsi, anche con le notizie (per la prima volta, dopo il primissimo elenco) pubblicate dal “Bollettino ufficiale” ministeriale. Scontando una così lunga interruzione, questa rubrica patisce però non poche lacune, anche d’informazione: la memoria dei concorrenti si affievolisce, col passare del tempo. In un prossimo fascicolo contiamo di completare alcune caselle oggi vuote. Più in particolare, però, la ripresa della rubrica ha comportato alcuni problemi che non conviene sottacere. Si tratta di problemi diversi, collegati alle difficoltà frapposte alla circolazione delle informazioni formali e informali, allo stato delle nostre biblioteche, universitarie e non, ma soprattutto al più complessivo meccanismo concorsuale.
Per quanto attiene la circolazione delle informazioni, la maggior parte delle strutture amministrative (uffici personale o concorsi) delle università si è attenuta a norme burocraticamente restrittive, diffondendo notizie solo ai diretti interessati. D’altro canto, presidenti o componenti di commissioni esaminatrici – anche soci SISSCO – in pochi casi hanno risposto ad una lettera ufficiale che il presidente della SISSCO aveva rivolto loro.
Inoltre la consultazione presso le biblioteche, universitarie e pubbliche, di un certo materiale documentario appare quanto meno difficile. Potrebbe non stupire il fatto che raramente vengano conservate le annate della serie “Concorsi” della “Gazzetta Ufficiale” dello Stato (né è sufficiente la tardiva sua edizione informatica, via internet.) Sorprende però la trascuratezza rivolta da strutture bibliotecarie e dagli uffici amministrativi di non pochi Atenei nei confronti delle stesse annate del “Bollettino ufficiale del Ministero della pubblica istruzione”, poi – per quanto ci concerne – “Bollettino ufficiale del Ministero dell’Università e ricerca scientifica e tecnologica”. Per poterlo consultare è necessario forse andare a Roma? D’altro canto, nemmeno sobbarcandosi tale impegno si riuscirebbe ad avere un’informazione tempestiva, trasparente ed esaustiva sui concorsi per ricercatore. Il “Bollettino Ufficiale” continua ad essere edito (senza differenze sostanziali fra MPI e MURST) con grande ritardo rispetto alla data con cui poi i singoli fascicoli vengono effettivamente pubblicati (al punto che essi portano ormai due date: quella formale e quella reale di stampa!); i fascicoli continuano a riportare, quando lo fanno, informazioni su concorsi chiusi in anni precedenti alla stessa data formale di edizione (cinque-sei anni più addietro, quindi, rispetto a quella reale); i verbali delle commissioni, che sono lasciate libere da ogni cogente guida ministeriale, continuano ad essere troppo spesso reticenti. Soprattutto, però, è il “Bollettino” stesso a tacere.
È vero che la nostra consultazione non ha potuto essere a tutt’oggi completa, poiché incomplete sono le raccolte del “Bollettino” che abbiamo potuto consultare. Ma sulla scorta di quanto abbiamo visto (ed è molto) sarà difficile negare che, di tutti i concorsi per ricercatore in storia contemporanea banditi dalla legge di riforma in poi, solo una minima parte dei relativi verbali è passata dagli inaccessibili archivi degli uffici amministrativi locali dei singoli atenei alle colonne pubbliche e nazionali del “Bollettino Ufficiale” del ministero.
In un’ottica di ulteriore riforma, un passaggio a concorsi locali innoverebbe o confermerebbe tutto ciò? E concorsi locali sarebbero più pubblici? Di fronte alla segretezza che a tutti i livelli sembra circondare le prove concorsuali – e che senza dubbio esalta l’incontrollata discrezionalità con cui operano le commissioni – è lecito dubitarne, come è lecito preoccuparsi di quanto accadrà d’ora in avanti, posto che in omaggio al principio dell’autonomia un nuovo “schema regolamentare” approvato dal Consiglio dei ministri il primo ottobre 1997 (d.p.r. n.386 del 3.10.97, G.U. n.260 del 7.11.97) stabilisce che l’approvazione dei concorsi per ricercatore sono di competenze delle singole università, le quali “individueranno a norma dei loro regolamenti l’organo competente e le procedure da adottare per la pubblicità” degli atti concorsuali.
In definitiva, quindi, più che per i suoi meriti intrinseci forse questa rubrica trova una sua legittimità proprio per via dello stato attuale dell’informazione ufficiale sui concorsi, intessuto com’è di ritardi e di silenzi. É per questo che la redazione del “Bollettino SISSCO”, pur consapevole delle manchevolezze di questa sua rubrica, chiama alla più ampia collaborazione candidati, vincitori, esaminatori e personale degli uffici responsabili.

Legenda: I = Interno; P = Presidente; O = Prof. ordinario; A = Prof. associato
Avvertenza: la numerazione inizia dall’istituzione del ruolo di ricercatore e quindi riguarda tutti i concorsi svoltisi nel raggruppamento di storia contemporanea. Notizie sui concorsi contrassegnati dai numeri qui mancanti sono state pubblicate nei precedenti Bollettini SISSCO 5, 6, 7, 8, 9, 11.

28. Pisa. Scuola sup. di studi univ. e perfezion. S. Anna, GU. 9.3.90 n. 20bis, “Boll. Uff.”, a. 1991, n. 8-9, p. 167 sg. Prove scritte 8-9.5.1991, prove orali 24.6.1991
Commissione: Giuseppe Are (P), Emilio Gentile (O), Giorgio Petracchi (A).
“Il presidente in apertura di seduta [8.5.1991] ha ricordato che il Ministero, in sede di approvazione degli atti concorsuali già espletati [non riportati nel “Boll. Uff.”] ha rilevato delle irregolarità procedurali non conformi alle disposizioni dettate dal DPR 116/1989 in materia di conservazione delle buste contenenti gli elaborati e di correzione degli elaborati stessi. Pertanto ha invitato la Scuola, ferma restando la valutazione delle operazioni relative all’esame dei titoli di merito alla ripetizione delle prove scritte e orali”
Concorrenti: A. Alaimo, A. M. Banti, Barizza, Battilossi, N.Bellini (si riportano qui i soli voti indicati nel verbale: prima prova scritta 16, seconda prova scritta 17) E. Biagini, D. Caglioti, Campanini, Casali, Conte, A. Gaudio, Goldoni, Lamberti, G. Luseroni, B. Mantelli (13, 14) Marchetti, Masoero, Massullo, Morlino, S. Neri Serneri, C. Dau Novelli, Palanza, Pavletic (4,4), Pattarino, Pilotto (4,10), Romai, Rosselli (8, 8), Rossitto, Taiani, Valerio, Valleri, Velardi, Ventrone. Prima prova tema; seconda prova: questionario in dieci domande. Alla prova orale. È risultato assente, pur essendo stato regolarmente convocato, il dott. Mantelli Brunello.
Graduatoria: Bellini (titoli 25, altri titoli 18, prima prova scritta 16, seconda prova scritta 17, orale 10), Mantelli
Vincitore: Nicola Bellini

30bis (per svista non segnalato nei bollettini precedenti), Firenze, fac. di Scienze Politiche, G.U. 16.10.90 n. 82, “Boll. Uff.”, a. 1992., n. 11, p. 189-193. Prove scritte 12-3.6.1991, prove orali 15.10.1991
Commissione: Cosimo Ceccuti (I), Giuseppe Talamo (O), Stefano Caretti (A)
Concorrenti: E. Biagini, S. Cavazza, F. Conti, B. Mantelli, Rimbotti, Sacchetti; Concorrenti ammessi all’orale: Conti (titoli 30, altri tit. 10, primo scritto 20, secondo scritto 18, orale 9) , Rimbotti (8, -, 16, 14, 7)
Graduatoria: Conti (87), Rimbotti (45)
Vincitore: Fulvio Conti

31. Pisa, Scuola Normale Superiore, Classe di lettere e filosofia, G.U. 19.6.90 n. 48bis, “Boll. Uff.”, a. 1992, n. 2, pp. 234 sg. Prove scritte 12-3.6.1991. prove orali 15.10.1991
Commissione: Roberto Vivarelli (P), Giorgio Rumi (O), Antonio Cardini (A)
Concorrenti : 24 domande, 8 presenti alle due prove scritte (nominativi non indicati); ammessi agli orali: E. Biagini, Conte, Mirizio, S. Neri Serneri, R.Pertici (voti non indicati)
Graduatoria: Pertici, Biagini, Neri Serneri, Conte, Mirizio (voti non indicati)
Vincitore: Roberto Pertici

32. Verona, fac. di Lingue, G.U. 31.7.1990 n. 60bis, “Boll. Uff.”, a. 1992, n. 4, p. 588, Prove scritte 15-6.10.1991, prove orali 5.12.1991
Commissione: Angelo Ventura (P), Antonio Lazzarini (O), Giovanni Pillinini (A).
Concorrenti : Arcangeli, Beggio, Campana, R. Camurri, S. Cavazza, Failla, M.L. Ferrari Aprili, Guidetti, Oliveri, Rosselli, Rossitto, Zangarini; ammmessi all’orale Arcangeli (titoli 0.75, altri titoli -, primo scritto 14, secondo scritto 14, orale 5), Camurri (5, 3, 14, 14, 6), Cavazza (7, 3, 14, 16, 6), Ferrari (6, 5, 14, 14, 6), Zangarini (12.50, 8.25, 14, 14, 5); Arcangeli e Zangarini “non avendo raggiunto i 6/10 nella prova orale, sono esclusi dalla valutazione” (ma cfr. anche Bollettino SISSCO, n. 6, febbr. 1992, p. 24)
Graduatoria: Ferrari (45), Camurri (44), Cavazza (44)
Vincitore: Maria Luisa Ferrari Aprili

34. Napoli “Federico II”, G.U. 16.8.91 n. 65, trasferito a Roma “La Sapienza” con decorrenza giuridica 10.1.95
Commiss:
Graduatoria: G. Gabrielli (75/100), D. Conte (64/100), M. Di Napoli (60/100)
Vincitore: Gloria Gabrielli

43. Trieste, fac. di Magistero, G.U. 8.5.1992, n. 36bis, “Boll. Uff.”, a. 1995, n. 4, p. 9 sg. Prove scritte 23-24.2.1993, prove orali 4.5.1993
Commissione: Daniele Menozzi (P), Silvio Lanaro (O), Giuseppe Maione (A)
Concorrenti : A. Alaimo (prima prova scritta 10, seconda prova scritta 12, orale -, titoli 15, altri titoli 13), Blasina (16, 16, 9, 18, -), R Camurri (14, 14, 7, 16, 3), S. Cavazza (2, 12, -, 10, 4), P. Di Gregorio (14, 14, 7, 14, 10), A. Millo (12, 10, -, 18, 10), M. Missiroli (14, 14, -, 7, 2), Pupo (12, 10, -, 23, 0), Tomasella (6, 10, -, 1, -), G. Valdevit (14, 14, 10, 24, 4) “Il dott. Missiroli non si è presentato” agli orali
Graduatoria: Valdevit (64), Di Gregorio (59), Blasina (59), Camurri (54)
Vincitore: Giampaolo Valdevit

45. Perugia, fac. di Magistero, G.U. 19.12.1992
Commissione: Romano Ugolini , Mario Isnenghi, Emilio Franzina
Concorrenti : presenti alle prove scritte: S. Cavazza (prima prova scritta 14, seconda prova scritta 14, orale 6, titoli 8, altri titoli 12,5), R. Camurri (14, 14, 7, 33, 10,10) S. Magliani (14; 14; 6, 50; 10; 10), E. Mana (14, 12, -, -)
Graduatoria: Camurri, Cavazza, Magliani
Vincitore: Renato Camurri. In seguito a nota ministeriale del 5.11.96, con la quale il MURST ha negato l’approvazione degli atti per motivi di illegittimità, il 23.11.96 l’Università di Perugia ha annullato gli atti del concorso.

49. Torino, fac. di Lettere e filosofia, G.U. 15.10.93
Commissione: Nicola Tranfaglia (I), Giuseppe Talamo (O), Luigi Ganapini (A)
Concorrenti : ca. 40, agli scritti si sono presentati 9 fra i quali P. Audenino, S. Cavazza, M. Dolza, E. Mana, B. Mantelli, Riberi, C. Sorba.
Ammessi all’orale: Mana (16, 15, 38, 9), Mantelli (13, 15, 50, 8), Riberi (16, 16, 34, 7)
Vincitore: Brunello Mantelli

50. Viterbo, fac. di Lingue e letterature straniere, G.U. 9.11.93 n. 89 bis Prove scritte: 17-18.1.95
Commissione: Giuliano Procacci, Aldo Agosti, Nicola Gallerano
Concorrenti : ammessi 38; presentatisi agli scritti, e non ritiratisi durante gli stessi, 11 (fra parentesi la valutazione dei titoli scientifici e altri titoli): P. Audenino (44), S. Cavazza (37), M. Dondi (22), L. Marcucci (33), M. Montacutelli (33), G. Orlandi (2), G. Pedullà (33), M. Ridolfi (40), F. Rossitto (14), G. Simoncini (46), E. Vezzosi (42). Ammessi all’orale: Audenino (14, 15), Cavazza (19, 20), Dondi (15, 18), Marcucci (14, 14), Montacutelli (14, 16), Ridolfi (20, 18), Vezzosi (13, 16)
Graduatoria: Ridolfi 88/100, Cavazza 86/100, Audenino e Vezzosi 81/100, Montacutelli 71/100, Marcucci 70/100, Dondi 63/100
Vincitore: Maurizio Ridolfi

51. Siena, fac. di Magistero, G.U. 19.11.93 n. 92 bis
Prove scritte: 5-6.10.95
Commissione: Camillo Brezzi (I), Piergiorgio Zunino (O), Silvana Casmirri (A)
Concorrenti : M. Baioni, N. Labanca, G. Pedullà, Soresina, E. Vezzosi
Graduatoria:
Vincitore: Massimo Baioni

52. Padova, fac. di Scienze politiche, G.U. 28.12.93 n. 103 bis
Prove scritte 31.1/1.2.1995
Commissione: Antonio Lazzarini (I), Francesco Traniello (O), Annibale Zambarbieri (A)
Concorrenti : A. Lazzaretto, M. Baioni, R. Camurri, N. Labanca
Graduatoria:
Vincitore: Alba Lazzaretto

53. Perugia, fac. di Scienze politiche, G.U. 27.5.94 n. 42
Commissione: Ernesto Galli Della Loggia (I), Renato Moro (O), Marcella Marmo (A)
Concorrenti : L. Di Nucci, D. Caglioti, N. Labanca, P. Di Gregorio
Graduatoria:
Vincitore: Loreto Di Nucci

54. Milano, fac. di Scienze politiche, G.U. 5.7.94 n. 53
Commissione: Angelo Ventura (P), Roberto Chiarini (O), Lorenzo Gestri (A)
Concorrenti : Minesso, S. Cavazza, E. Mana, Onger, C.Sorba. Ammessi all’orale: Cavazza, Mana, Minesso, Sorba
Graduatoria: Minesso, Cavazza, Sorba, Mana
Vincitore: Michela Minesso

55. Urbino, fac. di Scienze politiche, G.U.29.7.94 n. 60
Commissione: Camillo Brezzi (P), Carlo Felice Casula (O), Pietro Albonetti (A)
Concorrenti : A. Tonelli, S. Cavazza, C. Sorba, P. Colla, A. Campana, R. Guarnieri. Ammessi all’orale: Tonelli (18, 18), Cavazza (15, 16), Colla (14, 14), Guarnieri (14, 14), Sorba (16, 18)
Graduatoria: Tonelli, Sorba, Cavazza
Vincitore: Anna Tonelli

56. Siena, fac. di Lettere e filosofia, G.U. 11.11.94 n. 89
Commissione: Tommaso Detti (I), Mario Isnenghi (O), Liliana Billanovich Vitale (A)
Concorr: Campana, Cappelli, Casali, Curli, Ferretti, Labanca, Pedullà, Sacchetti, Soresina
Graduatoria: P. Blasina (14, 14, 9.5, 7), G. A. Campana (11, 9), V. M. Cappelli (14, 14, 20, 8), B. Curli (12, 12), N. Labanca (18, 18, 37, 9), G. Pedullà (16, 14, 25, 8), M. Soresina (13, 15, 20, 9)
Vincitore: Nicola Labanca

57. Trieste, fac. di Scienze politiche, G.U. 27.12.94 n. 102 bis
Commissione: Massimo Mazzetti (P), Francesco Perfetti (O), Maria Silvestri Mastrobernardino (A)
Concorrenti : Meglie, A. Millo
Graduatoria:
Vincitore:

58. Cagliari, fac. di Scienze politiche, G.U ? (prove scritte: 11-12.4.95)
Commissione: Francesco Malgeri (P), Carlo Felice Casula (O) Antonio Parisella (A)
Concorrenti : C. Dau Novelli, D. Saresella, G. Massullo
Graduatoria:
Vincitore: Cecilia Dau Novelli

59. Salerno, fac. di Scienze politiche, G.U. 31.1.95 n. 8
Commissione: Francesco Malgeri, Renato Moro, Silvana Casmirri
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore: Roberto Parrella

60. Milano, fac. di Scienze politiche, G.U. 25.7.95 n. 57
Commissione:
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore: Patrizia Audenino

61. Napoli “Federico II”, fac. di Lettere e filosofia, G.U. 6.10.95 n. 77
Commissione: Pasquale Villani (P), Francesco Traniello (O), Giuseppe Civile (A)
Concorrenti :
Graduatoria finale: L. Musella (91/100), P. Graglia (57/100)
Vincitore: Luigi Musella

62. Torino, fac. di Magistero, G.U. 28.11.95 n. 92
Commissione: Valerio Castronovo (I),
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore:

63. Catania, fac. di Scienze politiche, G.U. 7.5.96 n. 37
Commissione: Francesco Barone (P), Piero Bevilacqua (O), Luigi Masella (A)
Prove scritte: 6 e 7 ottobre 97
Concorrenti : 36 domande iniziali, sei presenti agli scritti, tra i quali G. Cianciullo, P. di Gregorio.
Graduatoria:
Vincitore: Pinella Di Gregorio

64. Venezia, fac. di Lettere e Filosofia, G.U., ott. 96
Commissione: Mario Isnenghi (I)
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore:

65. Padova, fac. di Lettere e filosofia, G.U. 11.3.97 n. 20
Commissione: Silvio Lanaro (I)
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore:

66. Firenze, fac. di Scienze Politiche, G.U. 25.3.97 n. 24
Commissione: Luigi Lotti (I)
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore:

67. Padova, fac. di Lettere e filosofia, G.U. 24.6.97, n. 49
Commissione: Angelo Ventura (I)
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore:

68. Verona, fac. di Lettere e filosofia, G.U. 24.6.97, n. 49
Commissione: Mario Isnenghi (I)
Concorrenti :
Graduatoria:
Vincitore:
Nei bollettini precedenti

I primi 17 numeri del Bollettino SISSCO, oltre ai verbali e materiali sulla vita dell’associazione, alle notizie su convegni, contengono:

* L’elenco dei soci SISSCO alle diverse date:

n.4, giugno 1991; n.12, marzo 1994; n.16, luglio 1996

* Premio Sissco:

Statuto, n. 5, ottobre 1991
edizione 1992: proposte, n. 6, febbraio 1992; i vincitori: n. 7, settembre 1992; edizione 1993: proposte, n. 10, giugno 1993; i vincitori: n.11, novembre 1993; edizioni 1995 e 1996: proposte: n.17, aprile 1997

* Il corpo docente dell’università italiana:

i professori di storia contemporanea di prima e seconda fascia, dall’elettorato per concorso per associato: n. 4, giugno 1991; i professori di prima fascia: n. 9, marzo 1993; i professori delle due fasce e i ricercatori, dati MURST: n.16, luglio1996; i professori delle due fasce, dall’elettorato per concorso di associato: n.17, aprile 1997

* L’insegnamento della storia contemporanea:

i temi di storia nei concorsi della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e negli esami di abilitazione per insegnamento, a c. di A. Gaudio: n. 4, giugno 91; il novecento a scuola, discussione sui nuovi programmi scolastici, n.17, aprile 1997

corsi di storia contemporanea: Roma Sapienza, Bologna e Torino: n. 8, gennaio 1993; Bologna, a c. di I. Porciani, n. 9, marzo 1993

* L’organizzazione universitaria:

i raggruppamenti secondo la proposta CUN: n.5, ottobre 1991; osservazioni dalle università di Torino e Firenze: n.7, settembre 1992; le tabelle ministeriali dei corsi di laurea in storia: n.17, aprile. 1997

* La ricerca:

progetti di ricerca finanziati dal Cun (40%): 1988-89: n. 2, novembre 1990; 1990 e 1991: n. 6, febbraio 1992; 1992, a c. di T. Detti, n. 9, marzo 1993; 1993-94: n.14, giugno 1995; una analisi del finanziamento, a c. di T. Detti: n.16, luglio1996

istituti di ricerca, associazioni, fondazioni: n. 2, novembre 1990 (un primo censimento); n. 9, marzo 1993; n. 10, giugno 1993; n. 11, novembre 1993; n. 12, marzo 1994; n. 14, giugno 1995; n.15, ottobre 1995

archivi e biblioteche: sull’archivio della Camera, n. 1, luglio 1990; sulle carte del Tribunale speciale, n.1, luglio 1990; il servizio Bibliotecario Nazionale, n. 3, febbraio 1991

* Dottorati di ricerca:

bandi dell’VIII ciclo: n. 7, settembre 1992; un concorso torinese, a c. di R. Romanelli: n. 9, marzo 1993; un concorso a Bari: n. 10, giugno 1993; i bandi del IX ciclo: n. 11, novembre 1993

* Tesi di dottorato:

elenchi di tesi depositate: n. 3; n.15, ottobre 1995, a c. di F. Orlandi; una rettifica: n.16, luglio1996

* Borse di postdottorato:

n. 5, ottobre 91, a c. di P. Pezzino; due posti a Parma: n. 9, marzo 1993; i risultati di Venezia e Bologna: n. 11, novembre 1993

* Borse di studio:
n. 10, giugno 1993

* Concorsi universitari:

concorsi a professore di prima fascia, bando del 1992: n. 7, settembre 1992; elettorato: n. 9, marzo 1993; la composizione della commissione: n. 10, giugno 1993; i vincitori: n. 13, dicembre 1994

concorsi a professore di seconda fascia: ammessi a prove orali per la storia contemporanea e la storia moderna: n. 6, febbraio 92; i vincitori: n. 7, settembre 1992; i commissari eleggibili e i sorteggiati del 1997: n. 17, aprile 1997

concorsi per ricercatore di storia contemporanea: n. 5, ottobre 91; n. 6, febbraio 1992; n. 7, settembre 1992; n.8, gennaio 1993; n. 9, marzo 1993; n. 11, novembre 1993; un commento di R. Romanelli: n. 14, giugno 1995

riforma del sistema dei concorsi: il progetto ministeriale 1993: n. 9, marzo 1993; un dibattito: n.13, dicembre 1994; il ddl approvato dal Senato l’11.2.1997: n. 17, aprile 1997

* Associazioni corrispondenti:

n.13, dicembre1994; n.14, giugno 1995

Edizione 1996
Michele Battini, L’ordine della gerarchia, Torino, Bollati Boringhieri, 1995
Giovanni De Luna, Donne in oggetto, Torino, Bollati Boringhieri, 1995.