SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Approcci e metodologie della comparazione nella storia contemporanea

Coordinatore: Marcello Flores (Università di Siena)
Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Venerdì 26 settembre
II Sessione: 9.00-13.00
Aula Sp4

Il comparativismo è un’attitudine costitutiva della ricerca storica. Non solo per quanto attiene alla costruzione e alla contestualizzazione degli oggetti di studio, ma anche per quel che riguarda l’analisi delle fonti e il confronto con la produzione critica esistente, come testimoniano le principali ‘rivoluzioni storiografiche’ che, dalle Annales in poi, hanno scandito l’evoluzione della disciplina. La comparazione assume una particolare rilevanza quando si tratta della storia del XX secolo: per comprendere le ‘identità complesse’, e l’internazionalizzazione dei processi di modernizzazione e dei mutamenti politici, sociali, economici e culturali, gli storici dell’età contemporanea utilizzano e reinterpretano metodi e prospettive del comparativismo. Negli ultimi decenni, le riflessioni sulla comparazione hanno contribuito a far emergere nuove visioni e inedite periodizzazioni del secolo, delle relazioni interstatuali, della circolazione degli uomini e delle culture. Sempre più spesso, per analizzare un oggetto storico, è opportuno affiancare alla comparazione spaziale quella ‘interdisciplinare’, consentendo la contaminazione di approcci e prospettive delle scienze sociali. Contemporaneamente, hanno inoltre preso forma una maggiore coscienza dei rischi e delle difficoltà del comparativismo, e l’esigenza di dotarsi di strumenti di ‘controllo’ con cui distinguere fra prospettiva e metodo della comparazione. Per queste ragioni, un confronto sulle tendenze e sugli approcci della storia comparata, nonché sulle sue difficoltà e sui suoi limiti, è quanto mai utile e attuale. Nel panel verranno esaminati alcuni papers di ricerche in corso, presentati in anticipo e riassunti brevemente dagli autori, per lasciare maggiore spazio alla discussione. La presentazione in anticipo delle relazioni è necessaria, vista la dimensione metodologica del panel: la discussione non verterà tanto sugli oggetti delle singole ricerche, quanto sulle metodologie in esse proposte.

Programma

  1. Ruth Ben-Ghiat (New York University)- Il fascismo italiano come “male minore”: storie e storiografie di un caso di comparazione (relazione)

    Il mio intervento si concentra sulle conseguenze storiografiche e sulle implicazioni morali di un caso di comparazione dei regimi totalitari: quello di considerare il fascismo italiano un “male minore” rispetto al nazismo. La mia intenzione quindi non è tanto di accertare la “veridicità” di questo giudizio sul piano della ricerca empirica quanto di esplorare il complesso di fattori culturali, politici e psicologici che hanno contributo a produrre e mantenere questa percezione prima e dopo la seconda guerra mondiale. Nell’intervento metterò l’accento sul contributo degli osservatori stranieri, dagli esuli tedeschi come Hannah Arendt agli storici inglesi come AJP Taylor. Includerò nella mia presentazione un video tratto dal documentario fatto da Taylor su Mussolini, per ricordare che anche le fonti visive possono essere preziosi strumenti di ricerca interdisciplinare. Concluderò con una valutazione degli effetti che questa tradizione di comparazione ha avuto in Italia sulla memoria del fascismo italiano e del totalitarismo.

  2. Benedetta Calandra (Università di Roma III) – Memoria della violenza in America latina: comparazioni transdisciplinari (relazione)

    Obiettivo del paper è riflettere sui nodi di carattere teorico e metodologico emersi nel corso di una ricerca sulla memoria e l’oblio della violenza in America latina durante le dittature militari degli anni settanta e ottanta del secolo XX. Questa problematica, attualmente al centro del dibattito locale, ha favorito un’analisi di carattere transdisciplinare, che si è avvalsa del contributo della storia contemporanea, l’antropologia, la sociologia, la psicologia, le scienze politiche e la letteratura. Gli storici in particolar modo hanno sentito l’esigenza di una contaminazione con saperi ‘altri’, sia per la scarsa distanza temporale di eventi e processi in questione, sia per la loro densità emotiva, che, in un certo senso, ‘complica’ le categorie di analisi. Parte delle considerazioni si concentreranno sulle dinamiche dell’analisi storica di fronte a eventi ‘caldi’, da intendersi nella doppia accezione di traumatici da una parte, e recenti dall’altra. Si intende quindi esporre i dubbi, le difficoltà, le sfide inerenti a uno studio di questo tipo. Una riflessione di tipo comparativo è allora ipotizzabile essenzialmente su un piano interdisciplinare, relativa alle diverse suggestioni che approcci e prospettive di varie discipline hanno apportato alla storiografia recente. Questione di carattere metodologico fondamentale è a questo proposito l’uso delle fonti orali nella ricerca storica e le sue specificità rispetto ad altri settori disciplinari, quello delle scienze sociali in particolare. L’analisi è centrata sui paesi del Cono Sud latinoamericano, soprattutto Cile, Uruguay e Argentina, casi di peculiare interesse per riflettere sul recupero della memoria dopo una lunga fase di censura e repressione, in un quadro attuale di ambigua ‘riconciliazione nazionale’. A questo tipo di comparazione potrebbe eventualmente sovrapporsi una di carattere spaziale, comprendente cenni sulle suggestioni tratte dalla storiografia europea sulla memoria delle stragi naziste.

  3. Maddalena Carli (Università di Siena) – Cultura moderna e rivoluzione. Il Futurismo italiano e il Surrealismo francese nell’Europa dell’entre-deux-guerres (relazione)

    Il Futurismo italiano e il Surrealismo francese non si distinguono certo per le affinità o le analogie che intercorsero tra loro. A differenziarne la storia, provvedono l’arco cronologico, lo spazio nazionale e la direzione politica in cui si svilupparono i rispettivi percorsi, per limitarsi agli aspetti macroscopici di una distanza che riguardò anche, e non secondariamente, la diversa statura e il difforme tasso di originalità dei singoli artisti e delle opere prodotte. Il progetto di una comparazione tra l’”avventura surrealista” e l’”utopia futurista” – tuttavia – smarrisce le sembianze di estemporaneità non appena lo si consideri come campo di investigazione dei rapporti tra cultura moderna e rivoluzione nell’epoca dell’affermazione e del consolidamento dei regimi totalitari. Nel momento in cui, cioè, si riconosce al Surrealismo e al Futurismo lo status di avanguardia artistica e alle loro esperienze politiche la dimensione relazionale propria di ogni fenomeno sociale; dimensione troppo spesso ignorata, quando non occultata, dall’impiego di categorie quali l’engagement o la militanza degli intellettuali e degli artisti. Nell’intervento analizzerò – in primo luogo – le modalità con cui la comparazione è stata impiegata, e interpretata, nei più recenti lavori di storia della cultura del XX secolo. Prenderò in esame, in secondo luogo, le implicazioni comparatiste di ogni approccio che si voglia effettivamente interdisciplinare. Proporrò, infine, una sintesi delle risposte che ho tentato di formulare a fronte delle problematiche incontrate nella delimitazione del mio oggetto di ricerca; della metodologia impiegata, più precisamente, nella costruzione di una comparazione tra la storia del movimento futurista e di quello surrealista, e delle modalità con cui essi entrarono in relazione e interagirono con le differenti articolazioni del potere.

  4. Valeria Galimi (Università di Roma “La Sapienza”) – I processi della collaborazione. Un’analisi comparata delle azioni giudiziarie del dopoguerra in Italia e Francia (relazione)

    In questo intervento verranno discussi alcuni aspetti metodologici concernenti la prospettiva comparata adottata in una ricerca in corso sui processi contro i collaborazionisti in Italia e in Francia. L’epurazione in Europa è attualmente al centro dell’interesse della storiografia, ma gli studi comparati su questo tema sono stati finora poco numerosi, nonostante sia stato un fenomeno a carattere europeo e che l’occupazione nazista dell’Europa abbia sì avuto specificità nazionali, ma all’interno di un progetto di ridefinizione complessiva del Nuovo ordine europeo. La scelta di procedere ad un’analisi di un aspetto specifico, ossia il passaggio all’azione giudiziaria nei due paesi, ci è parsa giustificata per la loro natura di paesi occupati, per la presenza del collaborazionismo e per il peso dei valori della Resistenza nella cultura politica del dopoguerra. Occorre d’altro canto tenere presente alcune differenze: in Francia si trattava di ricostruire la repubblica; l’Italia, invece, doveva fondare per la prima volta un sistema politico democratico. Inoltre, se in Francia è possibile determinare con facilità il periodo della “collaborazione” (giugno 1940 – giugno 1944), in Italia, al contrario, la cesura dell’armistizio, la presenza di un regime durato venti anni e di due fascismi (regime fascista e rsi) hanno reso più difficile una definizione omogenea del “collaboratore”. La percezione attraverso la prassi giudiziaria dei due paesi permetterà di comprendere ciò che veniva definito ‘atto di collaborazione’, contribuendo così a tratteggiare – pur con le cautele da adoperare in ogni ricerca comparata – alcuni aspetti del collaborazionismo europeo.

  5. Umberto Gentiloni Silveri (Università di Teramo) – L’Italia degli anni settanta tra crisi di sistema e contesto internazionale (relazione)

    Il paper intende proporre una riflessione sui nessi tra dimensione nazionale e contesto internazionale nel corso della prima metà degli anni settanta. Il confronto investe l’evoluzione e la crisi del sistema politico italiano nel suo rapporto con le dinamiche sovranazionali: atteggiamenti e prese di posizione delle amministrazioni statunitensi, il quadro composito delle interdipendenze e delle lealtà reciproche che caratterizza le relazioni tra i due paesi. Negli anni settanta gli schemi del rapporto tra nazionale e internazionale vengono ridefiniti sulla base dell’evoluzione della democrazia italiana (centro-sinistra in agonia) e in misura maggiore come frutto di quel progressivo esaurirsi dell’ “età dell’oro” seguito da una crisi internazionale senza precedenti. Sullo sfondo gli studi sulla Repubblica, dove risalta il nesso tra “crisi di un sistema” e “dinamiche proprie della contrapposizione bipolare”. La storiografia sulla guerra fredda ha da qualche anno messo in risalto la centralità del periodo, da un lato nella ridefinizione di un quadro internazionale di riferimento, dall’altro nella ricerca di nuovi equilibri interni che caratterizza molte democrazie europee. Si tratta di una ricerca in corso, con una base documentaria che non permette giudizi consolidati. Dividerò la comunicazione in due parti: 1. Un’analisi sullo stato delle fonti e sui rischi e le difficoltà di utilizzo (strumenti di controllo, metodologie) in una prospettiva comparatistica. Il superamento delle ottiche nazionali, ma anche la crisi degli approcci bilaterali a carattere “diplomatico ufficiale”. Ciò che risalta nel ricorso alle fonti statunitensi è il complesso articolarsi di giudizi e prese di posizione che riflettono l’evolversi della realtà italiana nel quadro di un sistema bipolare che abbandona faticosamente le certezze dei decenni precedenti; 2. La ricostruzione – prevalentemente cronologica – del percorso di riflessioni e analisi dei diversi organismi in cui si articolano le amministrazioni Usa. A partire dalle ripercussioni del Sessantotto italiano, passando per i tentativi di stabilizzazione con cui si apre il decennio successivo, fino al biennio 1973-74 che rappresenta uno spartiacque sia nei contenuti della riflessione statunitense che nelle caratteristiche che assume la crisi italiana.

  6. François Guedj (Université Paris I/CNRS) – Per un’antropologia storica comparata della militanza politica

    L’analisi comparata delle pratiche politiche nei paesi occidentali ha messo in evidenza da molto tempo come solo poche di esse vadano al di là del semplice voto. Per quanto siano stati esaminati livelli di partecipazione molto diversi da un paese all’altro, il tasso di penetrazione dei partiti politici permette di affermare che la tendenza al declino degli iscritti è ormai generalizzata, nonché di concludere che la militanza politica è in crisi. Ma si tratta di un declino o, piuttosto, di un mutamento dell’impegno politico? È necessario riprendere questo dibattito cercando di uscire dal tropismo organizzativo, che troppo spesso prevale nelle ricerche di storia politica. Quale che sia il loro “idealtipo”, i partiti valorizzano e mobilitano la militanza dei loro aderenti; ma i militanti – anche nei partiti di massa – costituiscono sempre una minoranza. Tenere conto di questo paradosso invita a considerare anche la militanza come un ‘modo di essere’ non riducibile alle pratiche di mobilitazione degli aderenti attraverso le loro organizzazioni di appartenenza. Poiché la militanza comunista ha costituito nel XX secolo un modello di analisi e un vettore di diffusione del vocabolario dell’engagement anche al di fuori del campo degli intellettuali; e la Francia e l’Italia sono state le sole democrazie occidentali a conoscere un importante sviluppo dei partiti comunisti dopo il 1945, il quadro di questa ricerca – due comuni comunisti fino agli anni ‘80 (Bagno a Ripoli nei pressi Firenze e Le Plessis-Robinson nella periferia di Parigi) – ci è sembrato offrire una prospettiva interessante. La comunicazione presenterà quindi come è possibile costruire in prospettiva comparata una biografia collettiva dei gruppi di militanti francesi e italiani, a partire dalle storie di vita dei militanti, che sono al contempo storie dell’evoluzione del ruolo dell’engagement nella vita di ciascuno di essi.

  7. Marica Tolomelli (Università di Bologna) – Di fronte alle BR e alla RAF. La percezione sociale del terrorismo in Italia e Germania (relazione)

    La ricerca verte sulla percezione sociale del “terrorismo antisistema” in Italia e in Germania negli anni Settanta sulla base di un’analisi comparata delle opinioni pubbliche nei due rispettivi paesi. Lo studio intende inoltre sviluppare una comparazione delle culture politiche italiana e tedesca rispetto a due questioni centrali: 1. la comprensione/concezione del conflitto sociale; 2. il senso dello Stato e dell’identità nazionale. Tenuto conto dell’interesse conoscitivo e delle unità di comparazione assunte si è adottato un approccio comparativo “per contrasto”, ovvero una prospettiva analitica che pone sullo sfondo gli elementi di comunanza, mettendo invece in risalto le divergenze, le dissonanze o semplicemente le diverse risposte in merito all’interrogativo posto. Si è stabilita una massima affinità contestuale assumendo come unità di comparazione i “momenti alti” del terrorismo antisistema nei due paesi: il sequestro Schleyer in Germania (1977) e il sequestro Moro in Italia (1978). Per la ricostruzione empirica delle opinioni pubbliche le fonti primarie sono date dalla pubblicistica dei periodi considerati. La scelta di concentrarsi sulla stampa è motivata da due diverse ragioni: a) la necessità di svolgere un’analisi comparativa in maniera sistematica e basata su entità di comparazione omogenee; b) il ruolo centrale esercitato dai media nel dare visibilità al terrorismo e nello stimolare la formazione dell’opinione pubblica in merito al fenomeno. L’elaborazione della parte conclusiva dello studio – l’analisi dei nessi tra pubblica opinione, cultura politica, identità nazionale e lo sviluppo di una tesi interpretativa al riguardo – muove da una valutazione complessiva delle indicazioni emerse dall’analisi delle fonti al fine di ricavarne un quadro sintetico e di inserirlo, a sua volta, in un quadro interpretativo di più ampio respiro della storia contemporanea italiana e tedesca. Le divergenze emerse dalla prospettiva comparativa “per contrasto” pongono in rilievo le peculiarità specificamente “nazionali” della problematica trattata. In questo senso l’analisi comparata si rivela di grande aiuto ad una più approfondita comprensione di entrambe le realtà storiche prese in considerazione.

  8. Giovanni Levi (Università di Venezia): Discussant