SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Donne e processi di decision-making nel ‘900

Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Coordinatrice: Raffaella Baritono (Università di Bologna)
Venerdì 26 settembre
II Sessione: 9.00-13.00
Aula Sp6

Tema del workshop è il rapporto fra donne e processi di decision-making, intendendo con tale definizione una vasta gamma di processi decisionali che non riguardano solo gli ambiti della politica o delle istituzioni politiche, ma anche quelli dell’economia e in genere dell’organizzazione. Si tratta di un argomento quasi per niente esplorato dalla ricerca storiografica e, almeno per quel che riguarda il contesto italiano, anche poco analizzato da discipline come la scienza politica, le scienze manageriali o la sociologia dell’organizzazione. Noi riteniamo invece che, proprio a partire dai risultati della più aggiornata ricerca sulla storia delle donne e di genere sia possibile avviare un confronto sul problema del rapporto fra donne e ambito della scelta decisionale.
Negli ultimi anni, la storiografia delle donne ha ormai ampiamente dimostrato come la tradizionale convinzione di una separatezza delle donne dalla sfera politica e in genere dal ‘potere’ debba in realtà essere ripensata alla luce di un attivismo che si è delineato secondo modalità e percorsi propri e che, forse a causa di questo, scarsamente percepiti nella loro concretezza ed efficacia. Questo è stato particolarmente evidente nel campo della sfera politica, ambito nel quale le donne hanno agito, anche quando non riconosciute singolarmente come soggetti politici, individuando canali alternativi a quelli tradizionali della politica. Invece pur in maniera eccentrica e con linguaggi ‘altri’, le organizzazioni femminili hanno assunto, in determinati contesti (il caso americano è da questo punto di vista particolarmente significativo), un ruolo di primo piano nella determinazione delle decisioni politiche e dell’indirizzo di politiche pubbliche.
Ciò che vorremmo mettere in evidenza sono, in ogni caso, le modalità attraverso le quali le donne, nei diversi contesti storici, hanno gestito i processi decisionali all’interno delle proprie organizzazioni o nei rapporti con le altre istituzioni politiche, economiche e sociali. Vale a dire su quali criteri o principi o categorie si basavano le decisioni che venivano prese, attraverso quali canali si influenzava la decisione, quali erano le dinamiche politiche (ma anche psicologiche) alla base dell’interazione fra donne e fra queste e gli altri soggetti con i quali esse dovevano confrontarsi.
Da questo punto di vista ci sembra fecondo di spunti di riflessione e di dialogo l’intreccio che in questo workshop si vuole proporre, non solo fra ambiti disciplinari diversi, ma anche fra terreni di indagine differenti: da quello storico (come nel caso degli interventi di Garroni e Dittrich-Johansen), a quello al confine tra storia e scienza politica (Baritono), al terreno, infine, della ricerca sociologica e organizzativistica (Gherardi, Pescarolo).

Programma
  1. Raffaella Baritono (Università di Bologna) – Le first ladies nella storia americana

    L’intervento vuole mettere in evidenza in che modo la figura della ‘first lady’ si è trasformata nel corso della storia americana. Da una sostanziale ‘invisibilità’, infatti, si è passati, nel corso del Novecento soprattutto, a conferire a tale figura un ruolo tutt’altro che secondario nel sistema politico americano. Due sono sostanzialmente i nodi che l’intervento vorrebbe affrontare: da un lato il modo attraverso il quale la trasformazione di questo ruolo si intreccia con l’affermarsi delle donne sulla scena politica, con le modalità di potere formale e informale ad esso collegate che rimette in discussione il rapporto fra la sfera pubblica e politica e quella privata; dall’altra parte, in che misura tale trasformazione si collega ai processi di trasformazione del sistema politico americano, al mutamento del ruolo dell’esecutivo e del presidente in particolare, alla personalizzazione del processo di selezione del candidato e in ultima analisi ai processi di legittimazione politica.

  2. Helga Dittrich-Johansen (Università di Torino) – Sguardi incrociati. Fasciste e Fascisti a confronto

    La storia del fascisno femminile rappresenta ancora oggi un capitolo non sufficientemente approfondito, tant’è che a più di cinquant’anni di distanza dalla fine della guerra, manca ancora un’opera di impianto generale e di riferimento sulla storia delle donne fasciste, sulla loro presenza e sul loro ruolo, non secondario, nella costruzione dello stato totalitario.
    L’intervento si propone di meglio esplicitare le esperienze femminili, individuali e collettive, che caratterizzarono la politica del fascismo verso le donne. In particolare si intende parlare e lasciar parlare le militi del fascismo, coloro che furono le migliori propagandiste di se stesse, attraverso gli ideali e i miti del fascismo inteso come "religione laica". Il punto focale del contributo risiede nel tentare di dare risposta ad un antico quesito: attraverso quali modalità e sulla base di quali principi – politici, sociali o più strettamente esistenziali – si esplicitò l’impegno attivo delle donne che aderirono volontariamente e consapevolmente agli ideali del regime? Cosa poteva loro offrire un sistema politico che mai fece mistero delle sue pregiudiziali in materia di rapporti di genere?

  3. Maria Susanna Garroni (Istituto Universitario Orientale di Napoli) – Mediatrici di culture, mediatrici di conflitti. La legittimazione della rappresentanza nella WILPF

    La mobilitazione per la pace ha visto avvicinarsi donne di tradizioni politiche, religiose e nazionali molto diverse fra loro. Pur divise dunque non solo dalla lingua, erano tuttavia unite da una comune, sebbene forse indefinita aspirazione alla pace e trovarono modalità di relazioni che permise loro di elaborare e di condividere una piattaforma di valori comuni, di coordinare le loro attività. Questo processo ha trovato impulso e continuità nelle iniziative, nelle capacità di mediazione e nella visibilità transnazionale che alcune rappresentanti del movimento seppero da un lato mettere in opera e dall’altro vedersi riconosciute.
    Attraverso lo spoglio di fogli e riviste pubblicate dal movimento femminista pacifista internazionale tra il 1870 e il 1940 e l’analisi di carte private di alcune delle più note pacifiste statunitensi ed europee, questo intervento si propone di individuare quali caratteristiche culturali, sociali e personali hanno consentito il coagularsi di un consenso condiviso da un significativo settore del movimento pacifista femminista intorno a queste figure. Ma si propone inoltre di individuare quali "idee forti", quali inclinazioni e competenze personali hanno permesso a queste donne di riuscire a mediare le differenze fra le culture di genere presenti nel movimento e di farne confluire le istanze in un progetto politico che cercò come interlocutori da un lato le istituzioni della diplomazia internazionale e dall’altro le variegate espressioni della mobilitazione femminile.

  4. Silvia Gherardi (Università di Trento) – Il contributo femminista allo studio della razionalita’ limitata nelle decisioni organizzative (relazione)

    Si propone una lettura femminista poststrutturalista che parta dall’assunto che il costrutto della razionalità limitata sia uno dei pilastri fondanti del discorso organizzativo e che questa figura del discorso abbia introdotto una dicotomia fra razionalità ed emozionalità. Nel decostruire, secondo la metodologia di Derrida, tale dicotomia se ne può dare una lettura differente e così creare modi alternativi di riconcettualizzare le organizzazioni. L’intento è di liberare un testo da ogni significato fisso e di aprire un gioco delle differenze e del differimento dei significati. In questo spazio si può collocare una ‘voce di mezzo’ che non intende sostituire un termine con il suo contrario, bensì problematizzare l’idea stessa di opposizione binaria. Il gioco delle differenze viene condotto a partire dal termine bounded che indica sì il limite, ma si riferisce anche al legame. L’essere preso entro una rete di rapporti comporta delle limitazioni e queste derivano dalla natura dei legami di interdipendenza e di relazione. La razionalità è limitata perché è situata entro una rete di relazioni, di legami e di interdipendenze con altre razionalità.

  5. Alessandra Pescarolo (Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana) – Differenze di genere nel decision-making: spunti e riflessioni su alcuni casi di ricerca

    L’intervento attivo delle donne nella costruzione storica del discorso sulle identità di genere ha contribuito a valorizzare, fra Otto e Novecento, le nuove virtù morali femminili – l’altruismo, l’attenzione alle relazioni, la forza morale. Questa costruzione ha proceduto di pari passo con l’affermazione del modello fordista di management; gli esiti sono stati diversi, nei singoli contesti nazionali, anche dal punto di vista del costituirsi di nuove relazioni fra la sfera privata e le diverse articolazioni della sfera pubblica.
    Questo nuovo terreno di costruzione e percezione delle identità di genere ha in ogni caso costituito una chiave significativa per la lettura degli stili di decision making maschili e femminili. Una ricca letteratura, che solo negli ultimi anni ha iniziato a intrecciare lo sguardo storico con quello della sociologia delle organizzazioni, ha di fatto rintracciato una differenza di stili, mettendo in luce uno stile maschile più autocentrato e uno stile femminile più paritario e cooperativo; uno stile maschile più task oriented e uno stile femminile più finalizzato alla qualità .
    Attraverso una ricerca su donne e uomini nella politica, e in particolare sulle amministratrici e gli amministratori toscani, e nuove ricerche su "donne nelle professioni degli uomini", vorrei confrontarmi con questa linea di studi, evidenziando, attraverso un’analisi dei percorsi di accesso alle posizioni di vertice e dei modelli di decision making caratteristici di contesti organizzativi diversi, i profili della differenza di genere, e la loro coerenza con i tratti messi in luce dalla letteratura.