SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

La storia dell’educazione degli adulti in età contemporanea

Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Coordinatore: Fulvio De Giorgi (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)
Giovedì 25 settembre
I Sessione: 16.00-20.00
Aula Sp9

Tra le discipline storiche ‘collaterali’ alla storia contemporanea vi è anche la “Storia dell’educazione” che negli ultimi anni si è molto trasformata come disciplina ed ha visto pure una considerevole crescita scientifica ed accademica: basti pensare che mentre prima si utilizzava preferibilmente la dizione “Storia della Pedagogia” oggi – anche per l’influenza delle esperienze straniere ormai assestate sulla History of Education – pure in Italia sembra prevalere appunto la dizione “Storia dell’educazione” (ancorché a livello ministeriale non se ne tenga conto). Naturalmente la Storia dell’educazione non riguarda solo l’età contemporanea. Tuttavia gli interessi degli storici contemporaneisti in questo campo sono andati crescendo. Del resto, negli ultimi tempi, sono emerse – nel campo storico-educativo – novità metodologiche di ricerca e giovani studiosi si stanno egregiamente affermando. Appaiono pertanto evidenti l’opportunità e l’utilità di un rapporto non episodico e superficiale tra gli storici dell’educazione e gli storici contemporaneisti: il Panel si propone appunto una prima occasione di incontro e di confronto, nell’ambito della SISSCO.
La tematica storica generale a cui è dedicata l’attenzione del Panel è l’educazione degli adulti.
Tale tema infatti – su cui stanno lavorando, con approcci e tagli diversi, diversi studiosi – consente si ricollegarsi alla storia sociale (cause e dinamiche dell’analfabetismo), alla storia dell’amministrazione scolastica (scuole popolari), alla storia della sociabilità educativa (associazionismo che lottava contro l’analfabetismo), alla storia politica (linee del Ministero della Pubblica Istruzione, posizione delle diverse forze politiche, dibattiti parlamentari), perfino alla storia religiosa (opera di Congregazioni religiose o di associazioni cattoliche) e alla storia di genere (giovani maestre e alunni maschi adulti), per non parlare naturalmente della storia delle teorie educative e delle istituzioni scolastiche.
Il Panel vuole offrire la presentazione di alcune fra le più significative ricerche in corso: si potranno analizzare momenti diversi della storia dell’Italia contemporanea ed inoltre si potrà sviluppare un confronto comparativo con un altro ‘caso nazionale’ (peraltro di notevole interesse per le originali dinamiche ad esso connesse).

Programma
  1. Pietro Causarano (Università di Firenze) – Educazione degli adulti, lavoro, impresa: l’esperienza delle "150 ore" negli anni ’70 (relazione)

    L’esperienza delle 150 ore – l’istituto contrattuale di un monte ore retribuito per il diritto allo studio individuale, ottenuto nelle convenzioni collettive industriali fra il 1973 e il 1974 e poi esteso a tutti i comparti del lavoro, anche nei servizi pubblici e privati, in forme e modalità differenziate – si colloca simbolicamente al crocevia di una fase conflittuale molto forte sul piano politico e sociale, apertasi con la crisi del 1968-69, e mette contemporaneamente al centro, per la prima volta, la questione del rapporto fra sistema formativo, lavoro industriale e impresa. Accanto a questo, rappresenta una declinazione originale nel panorama europeo degli emergenti sforzi di passare da un certo tipo di concezione tradizionale dell’educazione degli adulti ai modelli più aperti e dinamici di quella che poi si chiamerà successivamente lifelong learning. Senza volere sopravvalutare una vicenda che ha avuto molte componenti ideologiche, soprattutto negli anni ’70 (legate anche alla formazione delle nuove élites operaie di fabbrica), ma che comunque ha coinvolto fino alla fine del decennio decine di migliaia di lavoratori, le 150 ore si legano strettamente alla contemporanea contestazione dell’organizzazione gerarchica e autoritaria e alla crisi delle tipologie di lavoro industriale individuate dal modello taylor-fordista. Questa crisi di legittimità della fabbrica fordista è fenomeno non solo italiano ma che nel nostro paese presenta una peculiare e duratura convergenza con la crisi contemporanea del sistema scolastico e della formazione professionale e con i movimenti studenteschi, almeno per tutto il decennio. La messa in discussione da parte sindacale del secolare paradigma che divideva nettamente, per status e condizione oltre che per funzione, il lavoro manuale dal lavoro intellettuale, la crisi dei vecchi sistemi di classificazione e di valutazione del lavoro industriale (le qualifiche) e l’affermazione dell’inquadramento unico operai-impiegati, l’invenzione di una parola d’ordine ambigua ma potente come quella della "professionalità" (e perciò l’ipotesi che fosse possibile riaprire spazio alla mobilità sociale nel lavoro industriale), tutto questo si sposta sul piano della dimensione formativa grazie all’esperimento delle 150 ore. La difficoltà a trasferire nel sistema scolastico e formativo la sperimentazione nata in sede contrattuale, niente toglie al fatto che – ben prima dei processi di informatizzazione e di innovazione tecnologica tipici della fabbrica integrata e della globalizzazione di mercato del decennio successivo – attorno all’impresa si sia cercato allora di sperimentare, in forme conflittuali e spesso non cooperative fra gli attori sociali, una nuova dimensione educativa generale nel lavoro e per il lavoro che uscisse dalle secche della formazione professionale e dell’aggiornamento meramente tecnico.

  2. Massimo De Giuseppe (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) – L’educazione rurale nel Messico post-rivoluzionario

    La relazione punta a fornire un quadro della questione educativa da cui emerga l’attenzione con cui il governo messicano seguì il tema della formazione scolare e dell’alfabetizzazione degli adulti, nella fase postrivoluzionaria. La necessità di ricostruire su basi ben solide e attraverso metodologie nuove l’ideale nazionale messicano e di preparare il paese a fare un "salto" verso una stagione di "progresso" economico, fecero dell’elemento educativo uno strumento forte di azione sia culturale sia politica. Dall’eredità dell’esperienza dei científicos, maturata durante il porfiriato, attraverso gl anni dell’educazione "razionalista", durante il massimato, fino alla "scuola socialista" di Lázaro Cárdenas, il tema educativo fu al centro del dibattito politico-culturale messicano. In questo quadro mutevole, segnato dallo scontro con la Chiesa e da un articolato rapporto centro-periferie, si inserirono esperienze che riguardarono significativamente anche l’educazione degli adulti, come la nascita del dipartimento della cultura indigena, le missioni sociali e le scuole rurali. L’attenzione del governo per il rinnovamento del sistema educativo, sia infantile sia per adulti, passò attraverso l’esperienza originale di dirigenti della Segreteria dell’educazione pubblica quali José Vasconcelos (l’artefice del Piano di Regeneración de Mexico por medio de la cultura), Manuel Puig Casauranc (il sostenitore delle misiones sociales nelle campagne e della formazione dei "maestri itineranti"), Moisés Sáenz ed Eulalia Guzmán, fino all’esperimento della creazione di "maestri indigeni" patrocinata da Narciso Bassols (nel più generale ambito del "progetto indigenista" delineatosi nella stagione del cardenismo). Lo "sforzo educativo" delle autorità messicane, durante le presdenze Obregón, Calles e (in termini diversi) Cárdenas, si attuò quindi in un contesto dai tratti eterogenei, in profonda mutazione e spinse le istituzioni ad un complesso confronto con l’elemento campesino e ancor più con quello indigeno come parti costitutive e originali, anche se a volte nascoste, del corpo in divenire della nuova nazione messicana.

  3. Angelo Gaudio (Università di Udine) – L’Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno e la lotta contro l’analfabetismo

    La comunicazione illustrerà una ricerca in corso sulle scuole delegate per la lotta contro l’analfabetismo, a seguito del RD 28 agosto 1921 n. 1371, gestite dall’ANIMI. Come è noto si trattava di un significativo ambiente, espressione del meridionalismo liberale e democratico, in cui furono attivi, tra gli altri, Salvemini e, soprattutto, Zanotti Bianco. Dovranno essere ricordati i primi tentativi postbellici di normativa sulla lotta contro l’analfabetismo. Una particolare attenzione dovrà essere dedicata alla figura di Gaetano Piacentini nel suo ruolo di animatore tecnico-organizzativo dell’ANIMI e di tramite con Gentile ministro, che non a caso lo nominò presidente del "Comitato contro l’analfabetismo" in cui sedeva come rappresentante dell’ANIMI. Dovrà essere tenuto presente come le scuole delegate furono oggetto di una dura polemica de "I diritti della scuola", che si inserisce nelle discussioni sulla riforma Gentile. Nella descrizione delle iniziative si deve tener presente come gli asili fossero un tipo di istituzione relativamente più consolidata, intorno alla quale si era svolto un significativo dibattito pedagogico, mentre i corsi per adulti analfabeti una realtà meno strutturata e carente di una tradizione pedagogica ad hoc. Adeguata attenzione dovrà essere rivolta alle biblioteche magistrali, sia dal punto di vista dei contenuti, sia della più complessiva idea di maestro, che attraverso di esse si delinea. Un particolare esame dovrà essere dedicato ai materiali didattici e più in generale alle iniziative editoriali promosse dall’Associazione per le proprie istituzioni educative. Dovranno quindi venir esaminati i provvedimenti del 1925-26, e il mutato clima politico, che riduceva progressivamente gli spazi di autonomia, oltre a contrasti locali con le organizzazioni fasciste, che inducevano, malgrado il parere di Gentile e gli sforzi di Piacentini, alla rinuncia della delega. Nella parte conclusiva si dovrà cercare di fare un bilancio delle esperienze ricostruite e si dovrà accennare agli impegni successivi dell’ANIMI e dei suoi principali animatori.

  4. Cristina Sagliocco (Università di Firenze) – Le scuole nelle carceri in Italia nell’età della Destra storica

    L’intervento intende porre le basi per uno studio sulle scuole nelle carceri italiane dall’Unità al 1876. Attraverso un’indagine principalmente basata sulle statistiche carcerarie conservate presso il "Centro studi penitenziari G. Altavista" di Roma, verranno enucleati i principali temi d’istruzione ed educazione che hanno caratterizzato quelle scuole, valutando le differenze tra carceri maschili e femminili, ed esaminando le tipologie dei libri di testo presenti nelle "biblioteche di libri morali" a disposizione dei detenuti e delle detenute. Una parte dell’intervento verterà sugli istitutori incaricati dell’insegnamento nelle carceri, cercando di capire non solo quali titoli avessero per quella funzione, ma intendendo anche comprendere quanti di costoro fossero laici e quanti invece provenissero da Ordini e Congregazioni religiose. Il periodo di tempo preso in esame vide, infatti, anche il varo delle leggi di soppressione e conversione del patrimonio ecclesiastico, ed è dunque interessante comprendere quali furono gli esiti di quegli ordinamenti in questo specifico settore.