SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

La storiografia della persecuzione antiebraica in Italia ed in Europa

1945-2000

Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Coordinatore: Brunello Mantelli (Università di Torino)
Giovedì 25 settembre
I Sessione: 16.00-20.00
Aula Sp7

Lo sviluppo della ricerca storica sulla persecuzione antiebraica (ovvero sui suoi presupposti ideologici e/o sulla sua concretizzazione):
-nei singoli paesi/ in gruppi di paesi similari/in aree geografiche
-con riguardo a tappe/cesure cronologiche (nazionali o più ampie)
-con riferimento alle tematiche della/e identità nazionale/i, del ‘peso specifico’ della persecuzione nella storia complessiva (anche: questione della singolarità/unicità/), della memorizzazione, ecc.
-con riferimento a ambiti/attori determinati: i persecutori, le vittime, gli altri; gli intellettuali, il ceto politico, un gruppo sociale; la cultura (degli ebrei e/o della nazione), i beni, ecc.
-con riferimento a correnti o impostazioni storiografiche (anche a singoli autori con notevole ‘peso specifico’)

Va rimarcato che al centro del panel non vi è la ‘storia della persecuzione’. Essa sarà l’ovvio sottofondo o forse la chiave esplicativa di relazioni centrate sulla ‘storia della conoscenza e dell’interpretazione della persecuzione’.

Programma
  1. Brunello Mantelli (Università di Torino) – Introduzione
  2. Michele Sarfatti (Fondazione Centro Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano) – Renzo De Felice e la storia della persecuzione antiebraica (relazione)

    A quarant’anni di distanza dalla pubblicazione della “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” di Renzo De Felice, tale fatto va ormai considerato come un avvenimento degno di essere esaminato dagli storici (che pur all’epoca vi prestarono un’attenzione critica decisamente scarna). Ciò può essere fatto indagando il modo in cui l’autore svolse le sue ricerche, perché si dedicò a tale tema, quali modifiche o integrazioni l’autore apportò nelle edizioni successive, ecc. La relazione che mi propongo di sviluppare riguarderà non tanto i suddetti temi, quanto l’individuazione di un gruppo di punti principali della ricerca e della ricostruzione di De Felice, contraddistinti dalla rilevanza storiografica che ebbero all’epoca e/o dall’influenza sulla storiografia successiva

  3. Tommaso Dell’Era (Università di Roma “La Sapienza”) – La storiografia sugli intellettuali e l’universita’ italiana di fronte alla persecuzione antiebraica

    L’analisi della storiografia sulla persecuzione antiebraica in Italia rivela, nei suoi sviluppi più recenti, un approfondimento del ruolo svolto dagli intellettuali e dalle istituzioni culturali, in particolare l’università, nell’ambito della politica razzista del regime fascista. I risultati a cui giungono tali ricerche evidenziano da una parte il coinvolgimento nell’applicazione delle leggi antiebraiche, dall’altra, soprattutto, la partecipazione alla costruzione e alla giustificazione teorica del razzismo italiano, inteso come forma culturale indipendente eautonoma da quello tedesco e nazista. Tali risultati contribuiscono ad approfondire i complessi rapporti tra politica e cultura verificatisi nelperiodo del fascismo.

  4. Ilaria Pavan (Università di Pisa) – Francesca Pelini (Scuola Normale Superiore di Pisa) – Le conseguenze delle leggi razziali, case studies

    Nel 1945 l’Italia, segnata dalla dittatura fascista, dalla guerra civile e dall’occupazione tedesca, si accingeva ad un complicato processo di rifondazione e di chiusura dei conti con il passato, nel suo doppio aspetto punitivo e risarcitorio. Ma i processi di epurazione dei soggetti più compromessi con il passato regime e di reinserimento delle minoranze perseguitate, e segnatamente di quella ebraica oggetto della nostra indagine, nella società italiana, si risolsero in un (quasi) totale fallimento. La vittoria della continuità, degli uomini e delle istituzioni, e il sostanziale insuccesso dei principi della riparazione consegnavano così all’Italia del dopoguerra la pesante eredità di responsabilità impunite e lacerazioni mal ricucite, condizionandone la vita futura. Il fallimento è sostanzialmente riconducibile all’obbedienza a interni codici ed equilibri di potere piuttosto che ad una opposizione di segno politico, risale ad una normativa riparatoria inizialmente meritoria, poi sempre più approssimativa e svilente. Di questa assolutoria riscrittura del passato il silenzio sulla persecuzione razzista costituiva un tratto distintivo, ab origine sottoscritto dalla stessa minoranza ebraica, interessata prima di tutto alla riappacificazione con la comunità nazionale: ne risultava, sul piano delle rivendicazioni, una delegittimazione auto inferta che, combinata con altri moventi, come una persistente sfiducia nello stato o la precarietà delle condizioni economiche, poteva portare il perseguitato a preferire il silenzio alla richiesta, spesso onerosa, di un giusto trattamento.

  5. Manuela Consonni (Hebrew University of Jerusalem – Mount Scopus) – La memoria della deportazione e dello sterminio in Italia tra il 1945 e il 1985

    The paper examines the shaping and the characteristics of Holocaust memory in the 1945–1985 period in terms of its centrality in the reconstruction, revitalization, and structuring of national memory of these events in Italy, among Jews and non-Jews alike. It intends to analize the history of the memory of the deportation and extermination in Italy, in an attempt to produce an initial synthesis of the changes that this memory underwent within a given historical space—a space that, for the purposes of the study, I treat as the domain in which national consciousness develops.
    Memory cannot be accessed directly; it is approached via representation, i.e., substantive manifestations of memory in books, the press, cinema, television, etc. For the purposes of the study, we use scientific methods to test the parameters of the shapers of memory and the mass media, which create the products that return to the public sphere and take out a “copyright” on national narrative. Therefore, we define the object of research and discussion as “memory as manifested in its representation,” noting with emphasis that the representation, in itself, is neither the research topic nor the object of criticism or judgment. We study the representation of memory only as a mediator of the “real thing”—one by means of which we wish to investigate the contents of memory.
    As it describes the contents of memory, the study also analyzes the agents which helped Jewish and non-Jewish society to interpret its recent past, examines the external connections of this memory in the course of its development, and reconstructs the changes that the memory underwent. The study examines the historical-cultural and political context in which memory of the deportation and extermination was structured—a context that affected relations between the Jewish world and its non-Jewish counterpart—and investigates the influence of the Italian cultural environment on this memory. The goal is to survey, identify, discern, differentiate, and analyze the various moments and singular characteristics of the phenomenon. The study also shows how this memory and the changes it underwent, became a decisive part of national identity in Italy today. Finally, it examines the imprint of memory of the deportation and extermination on the society at issue and explores the implications of these events on this society.

  6. Alessandra Minerbi (SMS “Giovanni Paisiello” di Cinisello Balsamo) – La memoria della Shoah in Germania dal 1945 ad oggi (relazione)

    Tra la fine degli anni ‘80 e inizio anni ‘90, gli storici – sostanzialmente concordi sull’esistenza di un processo decisionale a carattere cumulativo nel quale Hitler ebbe un ruolo chiave e sulla centralità del 1941 – si sono concentrati sul peso delle diverse decisioni e sull‚importanza di ciascuna, fermo restando che esse furono correlate da una sostanziale continuità. Questione nodale divenne capire quando si mise in moto il processo che avrebbe portato allo sterminio degli ebrei, quando cioè si passò – per dirla con Browning – da una politica antiebraica (Judenopolitik) ad una di distruzione (Vernichtungspolitik). Nell’ultimo decennio, inoltre, la guerra è diventata un aspetto centrale degli studi sul Terzo Reich. Nuove ricerche sul sistema di dominio nazista, sulla preparazione e sulla conduzione dell’ “operazione Barbarossa”, sulle politiche di occupazione e di genocidio in Polonia, in URSS e negli Stati baltici, sulla configurazione e sulla progettazione del “Nuovo Ordine Europeo”, ha fornito un contributo inestimabile per una più precisa contestualizzazione storica della deportazione e dello sterminio degli ebrei, che ebbe innegabilmente come centro motore la Germania nazista, e tuttavia non sarebbe stato possibile su scala europea senza la partecipazione dei governi collaborazionisti e di tutti gli Stati alleati e satelliti che al modello fascista facevano riferimento e che già prima e nel corso della guerra avevano autonomamente avviato la persecuzione contro gli ebrei e avevano predisposto i necessari apparati burocratici e amministrativi. Dopo la controversia Goldhagen-Brownng, inoltre, si è cominciato a dare maggiore peso alle complesse forme di consenso politico fra i tedeschi e a come esse si riflessero nella conduzione bellica. I campi di concentramento, come componente organica del sistema repressivo nazista, sono diventati oggetto di studi sempre più approfonditi.