SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Le donne nelle professioni e nelle arti

(Italia Otto-Novecento)

Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Coordinatrice: Maura Palazzi (Università di Ferrara)
Giovedì 25 settembre
I Sessione: 16.00-20.00
Aula Sp1

La storia delle donne e dell’identità di genere , che negli ultimi anni si è arricchita in Italia di studi molto interessanti, ha finora poco riflettuto sulle trasformazioni intervenute nel mondo delle professioni e delle arti in età contemporanea e sui caratteri specifici assunti dalla presenza femminile in quei contesti . Ciò è imputabile soprattutto a due orientamenti prevalsi fino ad oggi nella ricerca. Da una parte gli studi sullo spazio pubblico femminile e sulle attività extradomestiche hanno privilegiato come campo d’indagine il lavoro salariato, soprattutto nei settori agricolo e manifatturiero e , solo più tardi, nel terziario. Dall’altra le ricerche su singoli settori professionali e artistici , che pure di recente hanno cominciato a fornire risultati significativi , si sono sviluppate quasi unicamente come analisi di tipo specialistico , che non interagiscono fra loro e dunque non consentono la formulazione di ipotesi interpretative generali. Eppure la seconda metà dell’Ottocento e soprattutto il primo novecento hanno avuto grande importanza a questo proposito .Pensiamo per esempio a volumi come L’arte delle donne nell’Italia del Novecento, a cura di Laura Iamurri e Sabrina Spinazzè (Melteni 2001) ; Arte a parte : donne artiste fra margine e centro , a cura di Maria Antonietta Trasforini ; Ragione e sentimento dell’abitare : la casa e l’architettura nel pensiero femminile tra le guerre di Katrin Cosseta (Angeli 2000); o ai convegni su Storiche di ieri e di oggi Bologna, gennaio 2001) e Donne e giornalismo. Politica e cultura di genere nella stampa “femminile (Firenze -15-16marzo 2001).
Obiettivo di questo panel è realizzare un confronto fra studiose impegnate nella ricerca sull’esperienza femminile nei singoli settori professionali ed artistici e avviare una riflessione che consenta la messa a fuoco di somiglianze, diversità, ed eventuali interferenze, individuando possibili periodizzazioni , e fornendo elementi per un’interpretazione più generale.
L’introduzione della coordinatrice sarà di carattere storiografico e dovrà fare il punto sugli studi più importanti finora usciti in Italia su questi temi. Gli interventi riguarderanno il primo accesso delle donne, a professioni come quelle di giornalista, archeologa e architetta, artiste – in particolare delle arti visive- , e quella delle attrici capocomiche.

Programma
  1. Maura Palazzi (Università di Ferrara) – Introduzione

  2. Ada Gigli Marchetti (Università di Milano) – Le giornaliste fra XIX secolo e XX secolo
  3. Giovanna Bandini (Roma) – Una nuova professione : l’ archeologa (primo Novecento)

    Le donne arrivano seconde. Sembra sempre questo il loro posto nelle professioni. Quando poi si tratta del mestiere dell’archeologo, che costringe ad allontanarsi fisicamente dal nido (e nodo) ancestrale di casa e famiglia, pare ancora più logico che comincino in ritardo. Soltanto nella seconda metà del Novecento inizia un afflusso consistente delle donne in questo campo; ritrovare dunque i nomi delle studiose che hanno contribuito a fare la storia dell’archeologia è stato anche questo un lavoro paziente di scavo. Il mio intervento cerca di recuperare la presenza delle italiane negli studi di archeologia a partire da un punto di vista inedito, quello delle testimonianze personali: scritture private di vario genere tra cui prima di tutto lettere, ma anche diari, memorie, appunti, interviste.
    Come osservatorio privilegiato per mettere a fuoco tale presenza ho scelto la Scuola Archeologica Italiana di Atene, la più importante istituzione italiana archeologica all’estero, meta fondamentale per studiosi e studiose; unendo i dati ricavati dal suo archivio con quelli recuperati in un prezioso fondo della Regia Scuola Nazionale di Archeologia di Roma ( da me ritrovato in un seminterrato dell’Università "La Sapienza" di Roma), è emersa una presenza femminile assai più consistente di quella immaginata, perlomeno al livello degli studi specialistici.
    L’accesso ad un archivio privato, quello di Enrica Fiandra, allieva della Scuola di Atene negli anni Cinquanta e ancora oggi attiva archeologa, ha offerto poi anche una appassionante visione dall’interno dell’istituzione, e la possibilità di completare con documenti personali inediti il quadro delineato dalle carte degli archivi ufficiali.

  4. Katrin Cosseta – Le madri dell’architettura
  5. Maria Antonietta Trasforini (Università di Ferrara) – Artiste, professioni nell’arte e modernità

    Il campo artistico – come spazio sociale di una professione – si presenta come il risultato di una complessa negoziazione sociale fra attori tesi a definire e ridefinire un oggetto simbolico – cosa sia arte – e una identità sociale – chi sia legittimamente artista – . In questa competizione/negoziazione il genere, a lungo trascurato nello studio dei mondi dell’arte, svolge un ruolo fondamentale e costitutivo. E’ uno dei risultati dell’ormai trentennale patrimonio di ricerche che – in Usa come in vari paesi europei – hanno riscritto la storia dell’arte, rendendo possibile il recupero e la valorizzazione di migliaia di artiste dimenticate o cancellate.
    Al di là di questi importanti risultati, la ‘riscoperta’ delle molte donne artiste attive in Europa dalla seconda metà dell’800 solleva molte questioni. In particolare il loro ingresso nei mercati dell’arte di fine ‘800, con la loro ‘pretesa’ di riconoscimenti, formazione e visibilità, fa emergere l’aspetto conflittuale del fenomeno professionale come fenomeno della modernità, il suo essere cioè luogo di negoziazione ininterrotta, in cui si giocano inclusione/esclusione, costruzione di nuove legittimità sociali, nuove competenze e nuove identità sociali.
    Il paper utilizzando dati di ricerca sulle artiste di fine 800 e inizio 900 in vari paesi – dati emersi nella "nuova" storia dell’arte – mette a fuoco la dimensione situata e socialmente costruita del talento e del genio e si interroga su alcune linee di forza che strutturano il campo dell’arte : gli effetti di genere sull’azione di istituzioni e gatekeepers nel creare artisti/e e nel metterli/e in grado di produrre ; la stretta connessione fra le costruzioni di genere e le classificazioni interne all’arte (in particolare fra arti maggiori e arti minori); il ruolo della grande narrazione della storia dell’arte – e del genere di chi narra – nel costruire memoria e nel decidere chi sia da ricordare e chi no; la necessità infine di interrogarsi sui ‘luoghi sociali’ dai quali artisti e artiste guardavano/guardano e producevano/producono.

  6. Laura Mariani – Esercizi di potere. Le attrici capocomiche fra Otto e Novecento

    Fino alla prima guerra mondiale il teatro italiano era organizzato per compagnie capocomicali. Il capocomicato, cioè la proprietà e la conduzione sia artistica che economica della compagnia era spesso esercitato da attori/attrici che davano il loro nome alla ditta. E poiché la bravura artistica si traduceva in maggiore valore commerciale degli spettacoli, il capocomicato era attribuito per meriti "oggettivi" sia ad uomini che a donne. Esso comportava poteri che richiedevano autorevolezza, ma doveva anche commisurarsi con un potere autonomamente strutturato attraverso il possesso dei teatri , il repertorio e i circuiti teatrali.
    Questo intervento intende analizzare e mettere a confronto quattro esperienze di capocomicato femminile: quelle, in successione cronologica, di Carlotta Marchionni, Adelaide Ristori, Giacinta Pezzana, Eleonora Duse. L’ipotesi è innanzitutto che queste esperienze abbiano comportato sia modalità "neutre" di gestione del potere sia particolari adattamenti e ripensamenti da parte delle donne, che si sono modificati nel passaggio da una generazione all’altra. Ed inoltre che il capocomicato femminile abbia svolto un ruolo significativo sia rispetto alla nascita dell’impresariato delle donne sia rispetto alla nascita del divismo.
    Le fonti principali della ricerca saranno di carattere "qualitativo", riguarderanno cioè biografie, testimonianze ed epistolari; ma ad esse si affiancheranno anche indagini di tipo quantitativo – che consentano una valutazione della dimensione del fenomeno – e di storia materiale del teatro, relative per esempio ai capitali impiegati, alle paghe, alle modalità di gestione.