SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

L’ebraismo e l’Europa

Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Coordinatrice: Anna Rossi-Doria (Università di Roma "Tor Vergata")
Venerdì 26 settembre
II Sessione: 9.00-13.00
Aula Sp9

Il periodo successivo alla Shoah vede intensificarsi il processo di trasformazione e di frantumazione delle identità ebraiche, coagulate ma non esaurite nella triade diaspora-Israele-Stati Uniti. Ma mentre le esperienze in questi due ultimi paesi sono emerse come poli essenziali del mondo ebraico contemporaneo, l’esperienza della diaspora europea è apparsa troppo spesso come un residuo del passato, ancorato più alle diversità che alle somiglianze. All’inizio del nuovo secolo, tuttavia, il passaggio delle generazioni, la difficile elaborazione del lutto della Shoah, le domande che nascono dalla crisi mediorientale ci portano ad interrogarci sulla possibilità di individuare i punti comuni dell’esperienza degli ebrei europei, non solo in un passato caratterizzato dall’assenza degli altri poli, ma proprio in rapporto ad essi. Esiste, pur nelle evidenti differenziazioni, una comune identità della diaspora ebraica europea? Come si è andata formando, nel periodo successivo all’Emancipazione, e soprattutto nel corso del Novecento? Quale è stato – e quale può essere nel presente e nel futuro – il suo apporto all’Europa, alla sua cultura, alla sua identità, alla costruzione della sua unità?

Programma
  1. Anna Foa (Università di Roma "La Sapienza") – Ebrei in Europa prima e dopo l’Emancipazione

    La storia ebraica della diaspora è lungi dall’essere quella non-storia postulata nel secolo XX dalle interpretazioni legate al sionismo e in qualche misura anche da quelle legate alla critica arendtiana dell’Emancipazione.
    Nella prima età moderna, le comunità ebraiche della diaspora occidentale presentano una fisionomia in cui, nonostante le differenziazioni, si possono individuare notevoli linee comuni: insediamento rigorosamente urbano; organizzazione per comunità autonome e prive, tranne che nel caso spagnolo, di autonomia politica; forti connessioni con la società circostante; sviluppo di forme culturali originali e ricche di suggestioni per la cultura del mondo maggioritario. Si tratta di un’identità legata soprattutto alla presenza esterna cristiana e al rapporto con la Chiesa e con la sua politica nei confronti degli ebrei, ma comunque fortemente caratterizzata Tra Sei e Settecento, il mondo ebraico si trasforma, e si consolida la presenza ebraica nell’Europa orientale, caratterizzata da aspetti diversi da quelli del mondo occidentale: minore urbanizzazione, più rigida separazione dal mondo circostante, organizzazione sociale più articolata e forme culturali e religiose specifiche, in particolare con l’affermarsi del chassidismo. L’età dell’Emancipazione scava inizialmente un solco ancora più netto tra l’identità ebraica occidentale e quella orientale, ma successivamente porta anche ad un rimescolamento identitario: la crisi e la scomparsa delle comunità, il diffuso abbandono della tradizione religiosa, la possibilità di ancorare l’identità a nuove percezioni di sé e del mondo diventano in forma diversa esperienza comune dell’ebraismo europeo, orientandolo verso la possibilità di un’identità comune, diversa da quella del passato ma non meno fortemente caratterizzata.

  2. Katrin T. Tenenbaum (Università di Roma "La Sapienza") – Rappresentazioni ebraiche dell’antisemitismo

    L’antisemitismo moderno, le sue origini e la sua incidenza storica sono stati indagati in tempi e contesti diversi in una molteplicità di studi dalle metodologie e dagli esiti fortemente diversificati. Queste storie e teorie dell’antisemitismo si sono però sostanzialmente poste in una prospettiva di indagine che colloca il fenomeno nel contesto della generale storia sociale, politica e culturale dell’Europa tra Ottocento e Novecento. Meno esplorata è stata una prospettiva diversa, che collega l’antisemitismo anche alla specificità della storia ebraica. Il presente contributo intende porsi in quest’ottica e affrontare in particolare il tema della ricezione interna dell’antisemitismo da parte ebraica. Si vuole in particolare verificare, attraverso una prima ricognizione, se e come la presenza e la pressione dell’antisemitismo abbia modificato da parte ebraica la percezione e la rappresentazione della propria identità. Si farà riferimento soprattutto a testimonianze e prese di posizione che possano documentare elementi significativi di una esperienza soggettiva condivisa.

  3. Raya Cohen (Università di Tel Aviv) – Israele: la storia della Shoah e la storia degli ebrei in Europa

    La Shoa ormai fa parte dell’identità israeliana e la sua storia è integrata nella storia dello Stato di Israele, che pretende di rappresentare tanto i morti che i sopravvissuti del genocidio nazista. Invece la storia degli ebrei in Europa nell”800 e nel ‘900 è emarginata se non nascosta dalla coscienza israeliana. Decostruendo la vecchia narrativa sionista, gli studi critici sulla società israeliana distaccano la storia del genocidio dall’identità israeliana, sottolineando come si (ab)usa di questo passato per fini politici e diplomatici, o ancora per mantenere la posizione privilegiata dell’élite Ashkenazita. In quest’ottica la storia degli ebrei in Europa non è un passato "utile", anzi serve a trascurare il dibattito sul conflitto israelo-palestinese. Così, tanto per questi critici dell’uso della storia della Shoa come per la narrativa storica ufficiale, la storia degli ebrei in Europa non "scende" al di là del cosiddetto "periodo della Shoa". Vorrei sostenere che la Shoa restituisce il luogo dell’ideologia sionista per lo stato: impegnativa, essa offre un denominatore comune per tutti gli ebrei (non per tutti gli israeliani) e dà allo Stato una gloria di redenzione. Invece la rappresentazione del genocidio nazista in un contesto storico, come un capitolo nella loro storia, frustra questi bisogni. Così, nonostante l’egemonia degli ebrei europei in Israele, non esiste un soggetto sociale che rivendichi nell’odierno Israele la loro storia come propria memoria. Per conseguenza, e al contrario della memoria collettiva rivendicata dai Sefarditi e dai "Russi", la storia degli ebrei in Europa rimane di interesse solo per gli storici.