SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Mediterraneo

Distorte raffigurazioni, mancate percezioni, crocevia di conflitti agli inizi del ‘900

Coordinatore: Stefano Trinchese (Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara)
Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Sabato 27 settembre
III Sessione: 9.00-13.00
Aula Sp4

La raffigurazione geografica del Mediterraneo viene solitamente riproposta secondo criteri eurocentrici: atlanti, carte e pubblicazioni propongono da sempre una schematizzazione di taglio occidentale, nella quale il Mediterraneo appare come un mare meridionale che accoglie le regioni inferiori europee, con l’Italia protesa al suo centro: il Mare Nostrum di Roma. Nella cartografia orientale, invece, il mare appare come mare interno, che dalla sua dimensione orientale di golfo afro-asiatico si apre verso bacini di collegamento minori verso l’Europa. Si intende dunque proporre una nozione del Mediterraneo di inizio Novecento, “rovesciata” rispetto alla concezione eurocentrica, osservandolo, come rappresentato dai popoli del Sud-Est sulle carte orientali: separazione di due mondi continuamente in relazione/scontro (Europa e Oriente), campo di continua interazione e modificazione culturale, al punto da poter parlare di un’Europa separata, nei suoi destini, dalla divisione-congiunzione del suo mare: mare Tra le Terre.

DIMENSIONE STORICA
Turchi, Armeni, Arabi, Greci, Ebrei: “le cinque dita della mano del Sultano”, come recita un detto ottomano classico, sono i cinque ambiti nazionali sui quali era costruito l’equilibrio sovranazionale e interreligioso dell’Impero della Mezzaluna; in termini etnico-culturali, prima che religiosi, Musulmani, Cristiani ed Ebrei costituivano le strutture trasversali dell’assetto imperiale, raggruppati nelle Comunità nazionali (Millet), entro le quali coesistevano genti diverse. Ad ogni comunità nazionale corrispondevano caratterizzazioni e mestieri diversi: soldati turchi, commercianti armeni, navigatori e politici greci, mercanti ebrei, pastori nomadi arabi. A queste comunità sovranazionali succederanno distinte entità nazionali coinvolte più tardi in un contrasto che ha insanguinato la loro storia intersecata, al punto da influenzarne lungamente e profondamente le dinamiche storiche, culturali e politiche, per tutto il corso del Novecento.

Programma

  1. Marco Impagliazzo (Università per stranieri di Perugia)- ARMENI. Tolleranza e persecuzione razziale in Mediterraneo

    L‘emergenza della questione armena, conosciuta in ritardo e in misura limitata e spesso distorta presso l’opinione europea, propone agli storici l’occasione di riflettere sul drammatico tema della tolleranza in ambito mediterraneo. Il genocidio del popolo armeno, un tempo parte imprescindibile del mosaico ottomano, pone alle coscienze occidentali la necessità di un ripensamento sul tema della persecuzione e presenta agli studiosi nuove fonti per una valutazione dello spazio mediterraneo riletto dall’inascoltato punto di osservazione di una perduta presenza storica, quale quella armena.

  2. Francesco Caccamo (Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara) – BALCANI. Nazionalismi balcanici di fronte allo spazio mediterraneo: Megali idea greca, Nashe Mora serba

    Pur essendo singolarmente assenti nelle grandi trattazioni dedicate al mondo mediterraneo, i popoli balcanici dal momento dell’emancipazione dall’Impero ottomano si sono confrontati con il Mare di Mezzo. Del Mediterraneo sono intrise la Megali Idea greca, i progetti di espansione lungo la direttrice Morava-Vardar dei Serbi, le ideologie nazionali di Bulgari, Croati e Albanesi, presso i quali ebbe a svilupparsi una singolare concezione nazionalista di “mare nostro-mare vostro” a seconda dei punti di vista interno albanese e dell’emigrazione nazionale.

  3. Olga Tamburini (Università di Napoli “L’Orientale”) – Mare Nostrum: la Nazione Italia alla ricerca dell’identità perduta nel Mediterraneo

    La campagna libica (1911-12) innescò una formidabile rivalsa degli argomenti della romanità riletti in funzione giustificativa dell’aggressione agli ultimi lembi della presenza turca in Mediterraneo. Attraverso una rilettura della retorica letteratura nazionalista si proporrà un’analisi della mitologia e simbologia, non solo in funzione di politica estera e dell’espansione coloniale ma a fine di costruzione della Nazione e per l’invenzione di una tradizione nazionale, tale da sanzionare alcune recenti velleità espansionistiche. In quella rovente temperie, cui parteciparono esponenti del mondo politico, letterario ed ecclesiale, forgiando una fitta trama di idee-guida, di matrice storico-romana o attingendo al patrimonio delle guerre di religione, si cercò di far passare attraverso le coscienze degli italiani un coacervo eterogeneo e spesso confuso di giustificazioni ideologiche, utili a mascherare la rozzezza del messaggio imperialista.

  4. Daniela Fabrizio (Università di Milano) – EBREI. Mediterraneo ebraico: percezioni economiche, letterarie e religiose

    Le comunità ebraiche sefardite, sparse nel bacino del Mediterraneo, erano molteplici e ciascuna era gelosa depositaria di tradizioni, usi e costumi diversi. Ognuna aveva -ed ha per certi aspetti- una sua storia specifica e peculiare ma tutte sono sempre stata accomunate dalla condivisione della stessa fede religiosa, da legami commerciali e dalla lingua. La loro percezione del mediterraneo come ideale luogo di incontro anche con le comunità ebraiche europee abitanti lungo l’opposta sponda mediterranea ne risentì? E in quale misura?
    Per cercare di rispondere al quesito può essere utile rifarsi all’immagine del Mediterraneo nei testi sacri e nella produzione letteraria ebraico-sefardita ma anche ricostruire, fin dove possibile, la percezione di mercanti e uomini d’affari che per seguire le proprie attività commerciali e finanziarie solcavano d’abitudine le acque del Mediterraneo.

  5. Giorgio Del Zanna (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) – La Santa sede e la crisi mediterranea alla fine dell’Impero Ottomano

    Conflitti etnici, culturali e religiosi tuttora presenti nei Balcani o in Medio Oriente affondano le loro radici in problemi antichi: la forza dei nazionalismi, il rapporto tra religioni e identità etniche, il problema della coabitazione tra culture e religioni diverse, già emersi con l’ esplosione della “Questione d’Oriente” del XIX secolo. Con questi problemi e con la crisi epocale rappresentata dalla progressiva dissoluzione dell’impero ottomano si confrontò allora la Santa Sede, elaborando una propria “politica” orientale, definendo mezzi e strumenti per avvicinarsi in modo efficace ad una realtà rimasta per molti secoli lontana da Roma. Tra XIX e XX secolo, la Chiesa cattolica, riscoprendo al di là della sua collocazione “occidentale” un’anima “orientale”, cominciò ad aprirsi ad un universalismo che trascendeva i confini etnici e nazionali. Un contatto più ravvicinato con l’esperienza di minoranza dei cattolici ottomani fece maturare in Vaticano una nuova propensione verso situazioni di coabitazione e di pluralismo religioso e un crescente interesse nei confronti dell'”ecumene” imperiale ottomana.