SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Oltre Aquarone?

Per nuovi studi sulla storia istituzionale e costituzionale del regime fascista

Convegno Sissco: Cantieri di Storia II
Coordinatore: Enzo Fimiani (Biblioteca universitaria di Pescara)
Venerdì 25 settembre
I Sessione: 16.00-20.00
Aula Sp4

Le ricerche e interpretazioni prodotte in Italia negli ultimi decenni sul processo di ‘istituzionalizzazione’ del potere realizzato dal regime fascista, sulla legislazione e i mutamenti costituzionali indotti dal 1922 al 1943, in definitiva sulla presunta costruzione (più o meno totalitaria) di uno “Stato fascista”, sono state in buona parte debitrici dell’ormai classico volume di Alberto Aquarone, L’organizzazione dello Stato totalitario, pubblicato nel 1965. Al loro apparire, gli esiti di quel libro permisero l’apertura di nuovi orizzonti storiografici. Era possibile analizzare e interpretare il ventennio di governo fascista anche alla luce dei suoi atti concreti e dei dibattiti teorici inerenti la sfera della cosiddetta “costituzione materiale”. Tale espressione, oggi, per varie ragioni ci appare logora e abusata, ma può ancora rendere l’idea delle sconnessioni e rotture tra forme giuridiche di organizzazione statuale mutuate dall’Italia liberale e cambiamenti operati dal regime, sempre a cavallo tra illegalità e continuità, nella permanente sfasatura tra enunciazioni teoriche e prassi politica. Essa, inoltre, ha consentito di inserire i temi sollevati da Aquarone all’interno della più generale vicenda di lungo periodo dello Stato italiano dall’Unità agli attuali assetti repubblicani. Insomma, le questioni aperte a metà degli anni Sessanta si mostravano di grande rilievo storico e tutte scottanti in un’ottica scientifica: si pensi ai rapporti tra poteri dello Stato durante la dittatura, al ruolo della monarchia e della carta statutaria, alla funzione delle istituzioni parlamentari, alla metamorfosi dei luoghi della decisione politica, alle scelte legislative di regime (dal primato dell’esecutivo alle norme razziste), alla codificazione di rilievo costituzionale, all’apparire inopinato di nuovi soggetti ‘istituzionali’ come il Gran Consiglio del fascismo, al formarsi di una nuova “costituzione economica” e sociale, all’uso di nuovi istituti a fini di consenso, alle relazioni statuali e normative con la chiesa cattolica, alle continuità con l’Italia democratica post 1945.
Benché dunque punto di riferimento imprescindibile, l’opera di Aquarone chiama gli storici a superarla, in qualche modo, considerando i quarant’anni ormai trascorsi dalla sua uscita. Li spinge anche a misurarsi con fecondi apporti interdisciplinari e comparativi, inserendo nel proprio orizzonte metodologico i risultati ottenuti da studiosi di storia istituzionale, giuridica, economica.
Presentando, nell’esplicito richiamo ad Aquarone, un titolo volutamente ‘provocatorio’ dal punto di vista intellettuale e scientifico, il panel intende perciò perseguire quattro scopi: (1) attraverso tre relazioni, rendere conto di alcune delle ricerche ‘sul campo’ oggi in corso, con particolare riferimento alla tipologia delle fonti e alle metodologie utilizzate; (2) grazie ad una tavola rotonda [formula più ‘agile’, scelta proprio per dare spazio alla riflessione collettiva e al dibattito pubblico], prima tentare un bilancio degli studi più innovativi emersi negli ultimi anni, compresi quelli proposti dalle relazioni; (3) poi provare a delineare prospettive interpretative che siano, per quanto possibile, anche innovative; (4) infine, ravvivare l’interesse storiografico intorno a simili temi che ci appaiono cruciali per la vicenda storica dell’Italia contemporanea, nella prospettiva ultima di favorire la redazione di una complessiva storia istituzionale del regime fascista, della quale crediamo si avverta il bisogno.

Programma
  1. Enzo Fimiani (Biblioteca universitaria di Pescara)- Introduzione

  2. Alessio Gagliardi (Università di Torino)- Le istituzioni economiche tra pubblico e privato. Il caso del Ministero per gli scambi e le valute (relazione)

    La storia delle corporazioni fasciste è stata, come è ormai ampiamente noto, la storia di un fallimento. Se però è indubbio che l’intervento dello stato nell’economia, tra le due guerre, si è svolto al di fuori dell’apparato corporativo, è altrettanto innegabile lo sviluppo, nel corso degli anni trenta, di originali procedure formalizzate di contrattazione-mediazione tra apparati pubblici e attori economici e la loro diffusione ai vari livelli dell’attività politica e amministrativa.
    La relazione, che darà conto di un’ampia ricerca d’archivio, si incentrerà in particolare sulle istituzioni preposte alla realizzazione della politica autarchica (in particolare sul Ministero per gli scambi e le valute). L’interazione costante e formalizzata tra politica autarchica e attori economici fu infatti un elemento centrale di quella politica. In questo senso, si può fare riferimento alla presenza di esponenti delle associazioni imprenditoriali ai vertici di enti pubblici (è il caso per esempio dell’Istituto per il commercio con l’estero), all’originale prassi amministrativa, incentrata sull’azione di "giunte corporative", attuata dallo Scambi e valute, al passaggio dal privato al pubblico di molti tecnici da cui derivò il protagonismo che nell’amministrazione, anche in quella ministeriale, vennero assumendo manager, banchieri e dirigenti confindustriali (su tutti il caso di Felice Guarneri).
    Proprio l’attenzione agli uomini, quali parte integrante delle istituzioni, e la centralità accordata al concreto operato delle strutture più che alla loro forma legislativa, costituiscono chiavi di lettura preziose non solo per i temi qui affrontati ma per l’intera storia istituzionale del regime.

  3. Chiara Giorgi (Università di Teramo) – L’istituto nazionale fascista di previdenza sociale: un contributo allo studio del sistema istituzionale fascista (relazione)

    Lo studio della previdenza fascista, e in specie dell’istituzione per eccellenza delle politiche previdenziali negli anni tra le due guerre (l’INFPS), consente di entrare nel vivo non solo della storia sociale, ma soprattutto di quella istituzionale e politica dell’Italia fascista. Prediligendo un approccio di taglio amministrativo ed istituzionale (definito di recente di tipo "individuale", ossia "dei singoli enti"), ci si addentra infatti nella realtà degli enti pubblici, ossia di un ambito centrale nel sistema delle istituzioni sviluppatesi sotto il regime. In proposito va ricordato che la stagione storiografica attraversata dagli studi sulle amministrazioni parallele create nel periodo giolittiano e prolificate sotto il fascismo (significativa soprattutto negli anni Settanta) diede avvio ad un tipo di indagine capace di fornire preziose conoscenze circa la natura del sistema istituzionale fascista. In questo senso la stessa ricostruzione della storia dell’INFPS è servita a comprendere meglio alcuni tratti di questo ambito, consentendo anche di evidenziare aspetti in parte inediti. Durante il ventennio si assiste infatti alla creazione di nuovi canali di collegamento sul piano territoriale, vere reti di comunicazione che lasciano desumere una articolazione dell’apparato istituzionale più ampia di quanto i processi di verticalizzazione, parimenti in atto, facciano intravedere. L’Istituto stesso andò costruendo una larga rete territoriale, che, come grande sistema di comunicazione esteso dal centro alla periferia, venne a collocarsi accanto al sistema prefettizio tradizionale e a quello partitico. Proprio essa fu in grado di coinvolgere sia le forze di potere tradizionali, sia i nuovi gruppi sociali ed economici coinvolti in forma più diretta nei cambiamenti in atto tra le due guerre, sia i soggetti politico-istituzionali attivi sul territorio e in grado di contribuire alle decisioni nazionali. In particolare, grazie alla consultazione di un patrimonio documentario solo di recente reso disponibile dall’Archivio storico dell’INPS (le relazioni redatte dagli ispettori dell’Istituto e concernenti la realtà delle sue sedi provinciali), si è potuto seguire l’andamento effettivo dell’Istituto per come esso si delineò nelle varie realtà periferiche. Proprio questa indagine sui ‘casi’ provinciali ha permesso di far luce sulle dinamiche che si instaurarono tra il centro e la periferia dell’ente ‘fascista’ per eccellenza e soprattutto sulla interazione creatasi tra l’Istituto e le diverse espressioni sociali e politiche di ogni singola realtà territoriale. D’altra parte la vicenda dell’INFPS assume una importanza particolare dal momento che esso divenne negli anni interbellici uno dei più importanti istituti ausiliari del Tesoro, oltre che un fondamentale ente erogatore di finanziamenti volti alla creazione di imprese pubbliche. Il conseguente processo di espansione funzionale (oltre che strutturale) che coinvolse l’Istituto è verificabile tanto in specifiche aree delle economie locali del paese, quanto su scala nazionale.
    Complessivamente dunque le questioni che questa ricerca permette di inquadrare sono: (1) la strutturazione di un nuovo sistema di comunicazione amministrativo-istituzionale di tipo territoriale di cui l’INFPS fu parte integrante; (2) un diverso rapporto tra la politica e i saperi tecnici presenti all’interno della cosiddetta amministrazione parallela, rapporto in parte di autonomia ed in parte di subordinazione alla politica fascista, e al PNF; (3) il mutamento stesso del modo di fare politica, conseguente alle più complessive trasformazioni indotte dal profilarsi della società di massa che a sua volta comportò il coinvolgimento di nuovi strumenti di governo nazionale (e in questo ambito concettuale si colloca anche il discorso sulla nuova funzione del partito); (4) il mutamento della tecnica, ora diretta in larga misura da finalità pubbliche; (5) il delinearsi infine di nuovi strumenti di gestione dei comparti fondamentali della società e dell’economia i quali non a caso, visto l’alto livello di efficienza, resteranno altrettanto funzionali nel periodo repubblicano.

  4. Marco Borghi (Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della Società contemporanea) – Istituzioni e amministrazione tra RSI e assetti repubblicani

    Nell’immaginario collettivo degli italiani la vicenda storica della Repubblica sociale italiana coincide con l’immagine di un regime dispotico e vessatorio, naturale epilogo della parabola politica e istituzionale del fascismo. Fin dall’uscita della guerra l’esperienza del fascismo repubblicano fu considerata una mera appendice del sistema fascista, e sbrigativamente liquidata nella categoria dello stato "fantoccio". Se il percorso istituzionale del neofascismo di Salò fu caratterizzato da un’innegabile incertezza e precarietà, tuttavia, fin dalla metà degli anni ’70, gli studi di Claudio Pavone ci invitavano a riflettere più attentamente sull’esperienza della Rsi, inserendola nel contesto più ampio della storia istituzionale italiana.
    Questo intervento cercherà di illustrare e approfondire il ruolo esercitato dall’amministrazione e dalle istituzioni durante la Rsi, focalizzando soprattutto l’attenzione sulla presenza e la partecipazione dei non pochi "servitori dello Stato" che, spinti da diverse e contrastanti motivazioni, aderirono alla repubblica di Mussolini trasferendosi nelle sedi ministeriali dell’Italia del Nord. In quei diciotto mesi, infatti, nelle fragili fessure istituzionali della Repubblica sociale italiana transitarono uomini, strutture e apparati che avevano avuto un ruolo di primo piano nella stabilizzazione del regime e che, passati indenni tra le larghe maglie della defascistizzazione, continueranno ad avere un peso rilevante negli assetti istituzionali postbellici.
    Sullo sfondo di una vicenda politica lacerante e distruttiva, si muovono, in un intreccio a volte inestricabile, interessi, tensioni, mentalità destinate a sopravvivere nell’intelaiatura istituzionale dell’Italia del dopoguerra. Attraverso la lettura delle vicende amministrative della Rsi emergono nuovi elementi che ci aiutano ad interpretare con maggior chiarezza l’insuccesso dell’epurazione e il tardivo rinnovamento istituzionale proposto dalla classe dirigente antifascista.

  5. TAVOLA ROTONDA: Enzo Fimiani (Biblioteca universitaria di Pescara) moderatore, Francesco Bonini (Università di Teramo), Salvatore Lupo (Università di Palermo), Marco Palla (Università di Firenze), Marco Borghi (Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della Società contemporanea), Alessio Gagliardi (Università di Torino), Chiara Giorgi (Università di Siena)