SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Famiglia, genere, nazione nel lungo Risorgimento

Coordinatore: Ilaria Porciani (Università di Bologna)
Sabato 24 settembre
III Sessione: 9.00-13.00
Aula C – Sezione Stecca

Negli ultimi anni gli studi sul nation-building nel lungo Ottocento si sono arricchiti – non soltanto in Italia – grazie ad un approccio di genere. Al tempo stesso è emerso l’intreccio forte – e per molti versi ancora tutto da precisare – di famiglia e nazione. Questo binomio e la complessa costruzione di ruoli di genere in rapporto allo Stato nazionale vengono qui declinati in varie direzioni, che tengono fortemente presente anche la varietà delle molte Italie. L’antitesi tra legittimismo e patriottismo che si riflette nella vicenda napoletana dei fratelli Ricciardi esemplifica modi opposti di porsi di fronte alla politica e alla grande questione nazionale. Nella vicenda di Felicita Bevilacqua moglie di Giuseppe La Masa, o nelle storie delle lombarde impegnate nelle battaglie per il Risorgimento, la scelta di campo è invece chiaramente in favore della causa nazionale. Con la costruzione del Regno d’Italia si aprono però nuovi scenari per i notabili e il deputato fa politica costruendo il proprio elettorato attraverso consenso e clientele. Le indagini di Menconi e Sodini sui carteggi rivelano quanto preciso e costante fosse in questo ambito l’intervento della moglie del deputato e delle altre donne della famiglia e mettono in luce l’attività di vere e proprie imprese familiari. La stagione postunitaria è caratterizzata dalla costruzione di miti e modelli maschili e femminili nuovi. Emma Scaramuzza coglie la specificità della situazione lombarda dove con Adelaide Cairoli prende forma il modello della madre della nazione e con Laura Solera Mantegazza si definisce quello della donna educatrice, mettendone in luce il rapporto con le pratiche politiche dell¹emancipazionismo milanese tra Otto e Novecento. La costruzione di modelli nell’ambito della nazione non è appannaggio dello Stato unitario: sono attive in questo senso anche le famiglie religiose, sulle quali si concentra Anna Scattigno. Infine, l’intreccio tra famiglia, nazione e identità di genere è esaminato in un significativo caso di frontiera: quello di Trieste, nel quale anche l’istituzione scolastica assume un ruolo particolare che complica il quadro e va oltre gli stereotipi.

Programma
  1. Angela Russo (Università di Napoli Federico II) – Tra fratello e sorella: Elisabetta e Giuseppe Ricciardi. Linguaggi, strategie, idee politiche e religiose a confronto (1848-1870)

    Fino a qualche anno fa la storiografia sul nation building ha ignorato la famiglia o l’ha relegata in una posizione assai marginale (Ginsborg, Porciani). Ma nel lungo Ottocento famiglia e nazione sono strettamente correlati e “sembrano costituire l’ordito e la trama di uno stesso tessuto” (Porciani). Nel mio intervento intendo analizzare alcuni aspetti della relazione tra famiglia e nazione nell’800: attraverso l’analisi di fonti epistolari la famiglia ci appare sia come il luogo delle sinergie e del sostegno, che come lo spazio delle dissonanze e delle contrapposizioni tra modelli politici e culturali diversi. In particolare il nodo centrale del carteggio tra Giuseppe Ricciardi (1808-1882), antiborbonico e repubblicano, e la sorella Elisabetta (1801-1875), borbonica e fervente cattolica, relativo sia agli anni 1848-60 in cui l’uomo è stato in esilio in Francia, sia agli anni ’70, è costituito dalle opposte posizioni politiche e religiose, discusse, da “pari a pari”, in lettere intense e appassionate. I conflitti esistenti tra fratello e sorella possono essere considerati come lo specchio delle tensioni tra istanze “moderne” ed “antimoderne” esistenti nel Paese.

  2. Silvia Menconi (Università di Napoli l’Orientale) (Relazione) – Elena Sodini (Università di Verona) (Relazione )- Tra moglie e marito. Patronage e politica dietro le quinte: due casi di studio

    La professione del deputato è stata oggetto di indagini recenti. Meno nota è però l’attività della moglie e più in generale delle donne della famiglia del deputato. Dai carteggi inediti di Felicita Bevilacqua La Masa, moglie di Giuseppe La Masa, e di Emilia Toscanelli, moglie di Ubaldino Peruzzi, emerge in modo nuovo l’attività di vere e proprie imprese familiari nella costruzione di clientele non solo elettorali. Le donne non si limitano a tenere salotti il cui ruolo è sicuramente importante, ma hanno anche un ruolo decisivo nel rispondere a suppliche, sollecitare interessamenti fino ai livelli ministeriali per la concessione di impieghi e il ‘buon esito’di concorsi pubblici, oltre che nel dispiegamento di un vasto patronage teso a ribadire il ruolo di questi notabili nel quadro della nuova realtà politica. Nel caso di Felicita Bevilacqua a queste attività si aggiunge un lavoro assiduo di scambi epistolari e di contatti diretti nell’impostazione di strategie elettorali.

  3. Emma Scaramuzza (Università statale di Milano) – Dalla madre cittadina alla cittadinanza sociale. Percorsi dell’emancipazionismo milanese de Adelaide Cairoli ad Ersilia Majno – (Relazione .pdf)

    Determinante, nella nascita e nello sviluppo dell’emancipazionismo milanese, fu lo stretto legame con la generazione delle patriote, quelle“madri cittadine” che dimostrando di anteporre “virilmente” la vittoria degli ideali risorgimentali agli affetti familiari e alla vita dei figli guadagnarono per sé e per le altre il riconoscimento dell’appartenenza alla nazione. Senza Adelaide Cairoli, simbolo di madre sacrificale che incarnò, in quel contesto, un modello tutt’altro che arcaico, non avrebbe avuto luogo, nel 1873, quella grande manifestazione di intellettualità femminile italiana che fu l’Albo Cairoli promosso da Gualberta Alaide Beccari, fondatrice del giornale “La donna” e sua devota allieva. Allo stesso modo il magistero autorevole di Laura Solera Mantegazza e le sue opere furono l’avvio di quella riforma laica della società di cui si fecero carico, tra le altre, Alessandrina Ravizza, caposcuola della filantropia politica e poi Ersilia Majno, leader del”femminismo pratico” ,due intellettuali che si contesero il ruolo di eredi della Solera. La mia analisi delle opere e della visione politica delle più significative assistenzialiste laiche milanesi si fermerà al 1906, anni in cui si chiudono i conti con il passato risorgimentale ed emerge un nuovo tipo di donna che rifiuta la maternità oblativa e afferma la libertà di seguire la propria vocazione anche a costo di rinunciare ai figli, tema questo del discusso romanzo autobiografico di Sibilla Aleramo, pubblicato, nell’infuriare della battaglia per il suffragio femminile, quello stesso anno.

  4. Vittorio Caporrella (Università di Bologna) – Scuola, famiglia e nazione a Trieste: un caso di frontiera – (Relazione .pdf)

    Il rapporto tra famiglia e scuola, tanto esaltato dalla pedagogia ottocentesca, viene qui studiato nelle sue contraddizioni a partire da dibattiti e lettere a giornali, testi, conferenze e documenti relativi alla vita scolastica di Trieste. Sullo sfondo, stanno le esperienze tedesca e asburgica. Al centro del quadro, la letteratura pedagogica e le pratiche che si sviluppano a Trieste intorno alle scuole comunali di lingua italiana. Emerge così una pluralità di posizioni che complica un quadro finora presentato in modo eccessivamente coerente. Prende forma talvolta anche una netta opposizione tra casa e scuola: contro l’utilitarismo delle famiglie che pensano all’istruzione come creatrice non di uomini ma di impiegati e che per questo scelgono le scuole tedesche per i figli, contro l’egoismo e la fragilità delle famiglie ‘reali’, la scuola appare come uno strumento importante per la formazione del carattere e della personalità e – paradossalmente – di una identità italiana.

  5. Anna Scattigno (Università di Firenze) – Comunità religiose, modelli cattolici e nazione tra Otto e Novecento

    Questo intervento si propone di declinare il tema del panel secondo un’accezione di ‘famiglia’ che include le comunità religiose maschili e femminili, e forme di appartenenza riconducibili anch’esse alle famiglie religiose anche se con una loro specificità, come sono i terz’ordini, che aggregano laici e laiche. L’insegnamento, l’assistenza all’infanzia, l’impegno sociale, sono i terreni nei quali tra Otto e Novecento i cattolici, e in particolare i religiosi e le religiose, si confrontano con la società e lo Stato, difendono i diritti della Santa Sede e della Chiesa, la religione cattolica, la famiglia cristianamente intesa, la formazione cristiana della gioventù. Al tempo stesso, e secondo un percorso non univoco e fortemente segnato dal genere, vengono elaborando esperienze e modalità di costruzione di un’identità cattolica e italiana, che nella prima metà del Novecento trova espressione nella proposta di modelli e profili esemplari di religiosi, di religiose, di laici e di laiche, in cui l’appartenenza religiosa si propone come non opposta, ma anzi parte integrante e fondamentale di un’immagine della nazione che solo nella ricomposizione della frattura determinata dalla ‘questione romana’ e nell’acquisizione della religione cattolica e delle sue istituzioni come parte costitutiva della storia e dei caratteri nazionali, può trovare ordine e stabilità. Come fonti, il riferimento prevalente è alle biografie, ma si prenderanno in esame anche materiali diversi, come periodici, regole e costituzioni delle case religiose, lettere, scritti. L’arco cronologico interessato dalla ricerca va dalla metà dell’Ottocento agli anni venti e trenta del Novecento.

Discussant: Paolo Macry (Università di Napoli Federico II)