SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Fascisti per caso?

Elites dello Stato e del parastato nell’Italia degli anni Trenta
Coordinatrice: Chiara Giorgi (Università di Teramo)
Giovedì 22 settembre
I Sessione: 16.00-19.30
Aula A – Sezione Stecca

Negli ultimi anni gli studi sui singoli aspetti della realtà istituzionale del regime fascista sono stati numerosi. Tuttavia alcune domande relative al funzionamento del sistema istituzionale del fascismo e nel fascismo restano ancora senza risposta. E’ ancora in ombra, ad esempio, il rapporto esistente tra lo Stato centrale e la fitta rete delle istituzioni periferiche del regime (politiche, amministrativo-statali, parastatali, sindacali e corporative) e soprattutto l’inedito intreccio creatosi tra di esse in periferia. Ugualmente poco studiato è il funzionamento concreto delle istituzioni pubbliche nel loro nesso con la politica fascista. Talvolta gli studi sembrano privilegiare gli aspetti più “esterni” della vita delle istituzioni: soffermandosi spesso sulle dichiarazioni pubbliche, sui riti politici, sulle adesioni esplicite al fascismo-partito da parte degli uomini alla guida delle istituzioni. Rarissimi sono invece gli studi che analizzino la attività corrente delle istituzioni così come si è espressa negli atti amministrativi, cioè la routine amministrativa, gli atti quotidiani della pratica burocratica, le sentenze, i pareri, le decisioni concrete, i linguaggi formali adottati e la loro incidenza sulle politiche degli apparati. Le domande alle quali rispondere ineriscono allora: 1) ad una definizione più approfondita e completa delle istituzioni del fascismo; 2) alla determinazione di quanto realmente il fascismo sia penetrato nel tessuto istituzionale esistente, modificandolo nella sua essenza; 3) e soprattutto alla verifica puntuale di quel ricambio più o meno radicale dei gruppi dirigenti preposti a gestire le istituzioni (“fascistizzazione” o meno del personale dirigente). Il panel ha lo scopo di aprire un discorso in queste direzioni. Attraverso un censimento ancora necessariamente approssimativo di alcune delle élites amministrative italiane degli anni Venti e Trenta, si intende cominciare a riflettere sulla reale composizione dei vertici delle istituzioni pubbliche, al fine di rilevare: elementi che attengono ai processi di accesso alla carriera; dati sui percorsi di formazione professionale; modalità della presenza di queste specifiche élites nei vari punti chiave del sistema istituzionale dell’Italia fascista. In termini generali si vorrebbe verificare l’appartenenza di queste élites alla vecchia classe dirigente liberale oppure la loro provenienza dalle nuove leve di giovani formatesi nel corso della prima guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi. Appare altrettanto rilevante un’analisi degli specifici linguaggi adottati da queste élites nell’esercizio della loro funzione istituzionale, allo scopo di apportare elementi di conoscenza diretta in vista di uno studio delle culture politico-amministrative espresse dalla classe dirigente vissuta negli anni cruciali della “modernizzazione” nazionale.

Programma
  1. Giovanna Tosatti (Università della Tuscia) – L’alta burocrazia dello Stato

    L’intervento avrà come tema l’alta burocrazia statale, tuttora in gran parte sconosciuta, se si escludono gli approfondimenti sulla classe prefettizia o i profili di singole figure particolarmente significative collocate al vertice delle amministrazioni. In particolare, ci si propone di sondare quali siano stati la composizione e i percorsi formativi seguiti da questo corpo di alti funzionari, di individuarne un eventuale rinnovamento significativo, indotto dalla nuova situazione politica, infine di enucleare il ruolo – più o meno incisivo in rapporto all’attuazione delle politiche del regime – attribuito agli alti gradi della burocrazia nel complesso sistema amministrativo del periodo fascista.

  2. Antonella Meniconi (Università di Roma La Sapienza) – I vertici della magistratura

    L’intervento di Meniconi tenderà ad indagare il rapporto tra i custodi dell’interpretazione della legge e il regime al di là della retorica ampiamente profusa durante la dittatura; soffermandosi principalmente su due aspetti. Da un lato, per delineare un quadro della composizione della Corte negli anni del regime, si porrà una forte attenzione al piano prosopografico, esaminando la provenienza sociale, gli studi e la formazione, l’accesso alla carriera e il percorso professionale di questi giudici. Dall’altro, gettando la sonda su alcuni temi trattati dalla giurisprudenza dell’alta Corte, si esamineranno i tratti della cultura giuridica espressa dai magistrati della Corte di cassazione, nonché, più in generale, dai giuristi. Si tenterà, in tal modo, di analizzare l’effettivo rapporto tra norma “fascista” e interpretazione giurisprudenziale e il ruolo di expertise tecnico-giuridica svolto dagli alti magistrati.

  3. Francesco Verrastro (Università di Roma La Sapienza) – I sovrintendenti alle belle arti

    L’intervento traccerà un profilo della rete dei funzionari delle soprintendenze storico-artistiche, in relazione alle politiche praticate dal regime nel campo dei beni culturali ed in connessione con l’assetto politico-istituzionale fascista. Si tratterà, tra l’altro, di focalizzare l’attenzione sulla auto-percezione di questo corpo eminentemente tecnico, nel periodo in cui le suggestioni politiche del progetto totalitario tentarono di influenzare più intensamente il mondo della cultura e dell’arte.

  4. Chiara Giorgi(Università di Teramo) – I dirigenti degli enti pubblici previdenziali e sociali

    L’intervento si incaricherà di scavare nel variegato universo degli enti pubblici, rilevando soprattutto le differenziazioni presenti tra i vari enti, quelli economici, quelli previdenziali ed assistenziali e quelli culturali, e concentrandosi sul rapporto tra i gruppi dirigenti di questa relativamente nuova burocrazia e la politica fascista. In questo composito mondo, rilevante è l’articolazione delle élite. In particolare d’interesse è la differenza, crescente soprattutto nel corso degli anni Trenta, tra le élite poste a capo degli istituti di tipo sociale e assistenziale (solitamente provenienti dal partito fascista o comunque dal mondo del regime) e le élite presenti in quelli economico-finanziari, cosiddetti di Beneduce. Di qui, attraverso questa prospettiva, l’emergere di alcuni nodi fondamentali del rapporto tra politica e tecnica, tipici anche del secondo dopoguerra italiano.

  5. Alessio Gagliardi(Università di Torino) – I dirigenti dell’impresa pubblica

    L’intervento analizzerà la composizione e la provenienza dei gruppi dirigenti delle imprese pubbliche, i meccanismi e i canali di formazione e le diverse provenienze (imprese private, associazionismo imprenditoriale, amministrazione pubblica, Pnf). Inoltre si soffermerà su due elementi caratterizzanti l’attività dei dirigenti dell’impresa pubblica negli anni del fascismo: sui frequenti contrasti con i ministeri economici (compresi quelli di nuova formazione), derivanti dall’estrema diversità negli obiettivi e nelle logiche organizzative; dall’altro lato, sul ruolo svolto, nell’attività delle imprese pubbliche, dal nuovo circuito della decisione rappresentato dalle istituzioni corporative.

Discussant: Guido Melis (Università di Roma “La Sapienza”)