SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Le parole-chiave del discorso politico risorgimentale

Per un Dizionario critico del Risorgimento italiano
Coordinatori: Luca Mannori (Università di Firenze)
Venerdì 26 settembre
II Sessione: 9.00-13.00
Aula Magna

L’esigenza, sempre più condivisa, di ripensare in base a nuove prospettive il processo italiano di costruzione nazionale ha spinto ormai da tempo la storiografia a dedicare una crescente attenzione al tema delle rappresentazioni dello spazio politico ed ai complessi retorico-discorsivi che le veicolano. Se, d’altra parte, un approccio del genere può considerarsi già abbastanza rodato con riferimento all’Italia liberale e fascista, diversamente accade per quanto riguarda le generazioni risorgimentali: il cui immaginario, pur costituente un campo tanto ricco quanto storicamente strategico ai fini della formazione del soggetto-Italia, ha cominciato solo da poco ad essere esplorato con piena consapevolezza critica. La proposta che qui avanziamo vorrebbe appunto contribuire a sviluppare un tale fronte di ricerca. Il seminario si propone infatti stimolare la messa in cantiere di un Dizionario critico del Risorgimento italiano, a sua volta pensato come un contenitore ragionato dei lemmi-chiave propri del vocabolario politico risorgimentale. Per intenderci, l’idea consiste nell’approntare, con riferimento allo specifico discorso patriottico preunitario, uno strumento tipologicamente equivalente al Dizionario critico della Rivoluzione francese di Furet-Ozouf o – forse ancor meglio – ai Geschichtliche Grundbegriffe di Conze: ovvero ancora, una mappatura dei concetti essenziali della cultura risorgimentale, condotta a partire da un’analisi dei dati lessicali corrispondenti. Il seminario si pone dunque come un primo momento di verifica circa la fattibilità del disegno ora accennato. Esso si articola su quattro relazioni, ognuna delle quali ha il compito di tracciare il profilo di un lemma-cardine del discorso politico preunitario, al quale si possano, in un secondo momento, raccordare altri termini. Le parole prescelte sono state Opinione pubblica, Nazione, Costituzione, Rappresentanza, declinate appunto in quest’ordine, che definisce quello che, secondo la nostra ipotesi di lavoro, dovrebbe essere il loro filo di derivazione genetica.

Programma
  1. Marco Meriggi (Università di Napoli Federico II) – Opinione pubblica - (Relazione pdf)

    Il concetto di opinione pubblica è tra Sette e Ottocento uno dei più nevralgici tanto per il discorso liberale quanto per quello nazionale. Senza scomodare Habermas (Storia e critica dell’opinione pubblica) basterà in tal senso ricordare come l’ovvio presupposto caratterizzante del modello politico liberale sia l’esistenza di un pubblico pensante acculturato, il cui sentire diffuso deve trovare riconoscimento e articolazione nella sfera del governo. Analogamente, l’opinione pubblica è uno (anche se certamente non l’unico) dei soggetti che nel discorso nazionale italiano preunitario motivano l’aspirazione alla costruzione di una nuova entità politica, da sostituire a quelle esistenti, che evidentemente dell’opinione pubblica non rispecchiano gli orientamenti ideali e le raffigurazioni collettive. Si cercherà di offrire un profilo delle diverse declinazioni di questo concetto in Italia tra la fine dell’antico regime e l’unificazione nazionale.

  2. Alberto M. Banti (Università di Pisa) – Nazione - (Relazione pdf)

    L’esposizione si articolerà secondo i seguenti punti:
    – Politicizzazione originaria del concetto di nazione (fine XVIII secolo). Sua fusione col lemma patria, già da lungo tempo parte del vocabolario politico.
    – Definizione dei profili dell’appartenenza (chi fa parte della nazione; chi ne è escluso).
    – Definizione dei ruoli di genere all’interno della comunità nazionale.
    – Importanza delle «narrazioni nazionali», che alimentano una «estetizzazione della politica», e, al tempo stesso, una «politica dell’emozione».
    – Natura olistica della nazione come soggetto politico.

  3. Luca Mannori (Università di Firenze) – Costituzione - (Relazione pdf)

    Per esistere politicamente, la nazione ha bisogno di costituirsi. Ma in quale forma? Se il progressivo consolidarsi di una sfera pubblica moderna induce poco per volta gli autori del discorso risorgimentale a pensarsi come i membri di una nazione virtualmente composta da liberi e da eguali, non per questo le precedenti identità, corrispondenti alle appartenenze proprie di una società di ceti, perdono la loro consistenza e la loro effettività. L’indagine attorno ai significati del termine ‘costituzione’ permette appunto di cogliere tutta l’ambivalenza della cultura politica preunitaria. La relazione cercherà d’individuare fino a che punto il concetto venga declinato ancora secondo i modi di una cultura politica premoderna, per la quale la nazione è un aggregato di corpi e di ceti, o al contrario accolga la proposta postrivoluzionaria di una indifferenziata cittadinanza individuale. Dalla soluzione di questa alternativa dipende in buona misura l’inquadramento di altri lemmi classici del vocabolario costituzionale ottocentesco, di cui il relatore cercherà di proporre una sistematizzazione coerente.

  4. Antonio Chiavistelli (Università di Firenze) – Rappresentanza - (Relazione pdf)

    Il concetto di rappresentanza è strettamente connesso alla dimensione sociale e, nel quadro del nostro progetto, costituisce anche una delle variabili attraverso le quali misurare la gradazione politica della nascente opinione pubblica in Italia tra Sette e Ottocento. L’analisi del concetto di rappresentanza, così come è stato di volta in volta declinato all’interno del discorso pubblico italiano, consente di mettere in luce il percorso che ha condotto la comunità nazionale a percepirsi come soggetto e a tradurre il suo senso di appartenenza in forme istituzionali destinate ad accoglierne la rappresentanza e per mezzo delle quali interagire con la sfera del governo. Si cercherà pertanto di offrire un profilo delle diverse forme di rappresentanza emerse dal dibattito nazionale e di verificare se, quando e attraverso quali modelli, nell’esperienza italiana del periodo, si è affermata la percezione della ‘libertà dei moderni’.

Discussant: Francesca Sofia (Università di Bologna)