SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Modelli di impresa nel capitalismo italiano del Novecento

Coordinatori: Renato Giannetti (Università di Firenze) – Michelangelo Vasta (Università di Siena)
Sabato 24 settembre
III Sessione: 9.00-13.00
Sala del Canto

Sebbene il Novecento sia stato complessivamente un secolo in cui sono stati preponderanti i temi macroeconomici, ed in particolare il problema dello sviluppo, gli ultimi decenni hanno visto una decisa inversione di tendenza. I temi della varietà organizzativa ed istituzionale, e più in generale, l’attenzione verso i micro-comportamenti degli attori economici, e verso le politiche in grado di orientarli attraverso opportuni incentivi, ha preso progressivamente campo, fino a dominare il dibattito contemporaneo. In questo sforzo di differenziazione, molto si è appreso in merito alla complessità dell’impresa, delle sue possibili forme, dei rapporti interni che ne determinano il comportamento, dei contesti istituzionali che le offrono opportunità o le impongono vincoli. D’altro canto, si è spesso smarrito il desiderio di costruire quadri generali di riferimento, correndo così il rischio di perdere di vista gli obiettivi stessi dell’analisi economica, per definire i quali la rilevanza del tema dello sviluppo economico e sociale difficilmente può essere sottovalutata. Alla luce di queste brevi riflessioni, e sulla scorta di una solida esperienza accumulata negli anni dai relatori, l’obiettivo ambizioso è di questa sessione è quello di gettare un ponte tra i due approcci sopra menzionati – quello che privilegia le regolarità strutturali e quello che sottolinea differenze e varietà – con l’aspirazione di sviluppare una visione più ampia e completa della storia economica italiana. La preoccupazione che si auspica possa accomunare lo sforzo dei relatori, dovrebbe essere il riconoscimento nelle successive fasi dello sviluppo italiano, di diversi modelli di impresa «dominanti», che hanno caratterizzato, con il loro dinamismo, momenti diversi sia per la natura delle opportunità tecnologiche e di mercato prevalenti, sia per il differente contesto istituzionale nazionale e internazionale. A queste si aggiungono varietà specifiche derivanti da peculiarità di natura istituzionale e storica, come le imprese cooperative e le municipalizzate, a formare un quadro molto vario. Tuttavia l’attenzione dedicata al problema della varietà da parte dei relatori non sarà fine a se stessa, ma orientata a definire con più precisione il sentiero di sviluppo dell’Italia, identificandone i punti di forza e i limiti strutturali, in una prospettiva non priva di interesse anche per il dibattito economico attuale sulle prospettive future del Paese. Ovviamente, offrire una giusta attenzione alle differenze senza trascurare al tempo stesso le regolarità è il compito più difficile per lo storico, così come, in generale, per lo scienziato sociale.

Programma
  1. Renato Giannetti (Università di Firenze) – Piccola e grande impresa in Italia: un profilo demografico (1913-1971) – (Relazione)

    La storiografia economica dell’impresa italiana si è estesamente occupata della grande impresa (FIAT, Edison, Montecatini, ENI, ecc.) caratterizzata da una vita lunga legata a capacità accumulate. Più di recente, l’attenzione si è concentrata invece sulla evoluzione dei sistemi di imprese e di quelle medie. La dimensione media deriva peraltro da processi di crescita e di regressione dimensionale. Il paper intende osservare questi processi di rapida crescita e riduzione dimensionale nel periodo 1908-1971 individuando quali sono le caratteristiche che possono spiegare questa dinamica, che fa definire queste imprese come «rane saltatrici». A tale scopo si osserva se settori industriali diversi presentano un differente turn over delle imprese e quali sono le caratteristiche dei settori o delle imprese che disegnano questa dinamica: le capacità innovative; la maturità del settore; l’intensità tecnologica; la proprietà e l’organizzazione; l’imprenditorialità; i profitti.

  2. Andrea Colli (Università Bocconi) – Piccole e medie imprese di successo; il quarto capitalismo – (Relazione .pdf)

    Un tratto significativo della storia industriale italiana a partire dagli anni Ottanta, è l’affermarsi all’interno di distretti e sistemi economici territoriali di forme d’impresa variegate e complesse, strutturate di frequente nella forma di gruppo industriale. Si tratta di imprese dotate di una sufficiente massa critica e delle risorse tecniche, finanziarie, manageriali necessarie a mantenere una forte posizione di leadership sui mercati internazionali. Caratterizzate da una certa complessità organizzativa – in termini di numero di addetti, di dislocazione multinazionale delle attività sia produttive che commerciali, oltre che di integrazione verticale delle produzioni –, tali aziende hanno fatturati complessivi nell’ordine delle centinaia di milioni di Euro ed occupano, data la struttura dimensionalmente polverizzata del capitalismo industriale italiano, posizioni non di retroguardia nelle classifiche delle principali imprese. Quali le sue origini, quali il suo peso e “collocazione” nella storia dell’industrializzazione italiana, tradizionalmente caratterizzata da una forte polarizzazione dimensionale? Accanto ai fenomeni di “ispessimento” che hanno progressivamente coinvolto molti, anche se non tutti, i distretti industriali italiani non bisogna dimenticare le spinte di segno opposto provenienti dal mondo della grande dimensione, che ha fatto registrare, nel corso degli ultimi quindici anni, forti segnali di ristrutturazione, a partire dal fenomeno delle privatizzazioni. Analizzare più approfonditamente le morfogenesi delle imprese che appartengono a questa categoria significa in parte interrogarsi sulla presenza o meno di un mittelstand all’italiana, presente e attivo nei principali snodi della vicenda economica nazionale. Se mancano al momento misurazioni accurate del peso e della rilevanza del fenomeno in termini meramente quantitativi, è possibile tuttavia suggerire alcune evidenze di natura qualitativa, che sottolineano sia gli aspetti di continuità che quelli di discontinuità che caratterizzano il fenomeno “media impresa”. Sono un esempio dei primi la permanenza per lungo tempo sulla soglia dello sviluppo, la tendenza alla specializzazione produttiva, la dislocazione territoriale che privilegia (anche se non in via esclusiva) le localizzazioni distrettuali, strutture organizzative e proprietarie fortemente accentrate. Allo stesso tempo, tuttavia, non mancano le discontinuità, innanzitutto in termini dimensionali, di approccio al mercato, di mezzi di finanziamento.

  3. Vera Zamagni (Università di Bologna) – Le imprese cooperative: dalla marginalità all’affermazione – (Relazione .pdf)

    Ci sono tre aspetti della storia del movimento cooperativo italiano che ne spiegano l’ascesa dalla marginalità ad un ruolo economico di prim’ordine. Il primo è il suo radicamento territoriale. Non in tutto il paese, ma in vaste aree, e specialmente in alcune regioni, le imprese cooperative sono proliferate a migliaia, nei più disparati settori, coinvolgendo dal basso un vasto numero di produttori, consumatori, risparmiatori, che si sono spesi in prima persona per realizzare i loro obiettivi economici insieme. Questo spiega come mai sia stato possibile realizzare reti, che sono il secondo aspetto peculiare del movimento cooperativo italiano, e concentrazioni, capaci di produrre grandi imprese cooperative, come le coop di consumo. Ora, è proprio sulle reti e sulle grandi imprese che la cooperazione si è potuta rafforzare economicamente. Questo saggio vuole esplorare i connotati di fondo a livello macro di questa trasformazione avvenuta prevalentemente nell’ultimo mezzo secolo, con l’obiettivo di identificare aree, settori ed imprese forti, in modo da poter in una fase successiva ricostruire i percorsi vincenti nelle loro dinamiche evolutive.

  4. Andrea Giuntini, Giuliano Muzzioli (Università di Modena e Reggio Emilia) – Le imprese municipalizzate – (Relazione .pdf)

    L’intervento cercherà di mettere a fuoco le questioni principali concernenti lo sviluppo delle imprese municipalizzate in Italia nel corso del XX secolo, concentrandosi su alcuni aspetti ritenuti cruciali. Per prima cosa prenderà in considerazione i cinque settori maggiormente rilevanti fra i servizi tecnici a rete: produzione e distribuzione di gas ed energia elettrica, trasporto urbano, approvvigionamento idrico, raccolta e smaltimento di rifiuti. Si baserà inoltre sulla ricostruzione della struttura e della performance dei settori accennati, seguendo da vicino l’evoluzione legislativa e i problemi che presenta in comune con l’impresa pubblica, in particolare relativamente al recente processo di privatizzazione. La realizzazione di un modello nazionale, ottenuto attraverso la definizione di una scheda di rilevazione per ogni singola impresa considerata, rappresenta l’obiettivo ultimo del progetto. La descrizione di alcuni studi di caso selezionati aiuterà la comprensione del modello proposto.

Discussants: Franco Amatori (Università Bocconi) – Giovanni Federico (Istituto Universitario Europeo)