SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Stato e minoranze in Italia e Europa centro-orientale

tra convivenza, assimilazione ed esclusione
Coordinatore: Vanni D’Alessio (Università di Napoli Federico II)
Giovedì 22 settembre
I Sessione: 16.00-20.00
Aula 5

Il panel affronta la questione della convivenza tra popolazioni di lingua diversa e il loro rapporto con lo stato. I relatori prendono in esame, in ambiti territoriali e temporali diversi ma riconducibili all’area italiana e centroeuropea tra XIX e XX secolo, le diverse opzioni con cui si vengono a confrontare gli abitanti e le autorità di stati multinazionali e nazionali. L’idea è confrontare diverse politiche statali, tendenti alla fortificazione e cristallizzazione di differenze, all’omogeneizzazione, all’integrazione, all’emarginazione e al rifiuto, ma anche di osservare i rapporti tra le popolazioni che hanno vissuto questi processi e i loro adattamenti alle diverse politiche e realtà istituzionali. Si tenterà quindi di discutere gli atteggiamenti degli stati nel corso dei processi di nazionalizzazione pacifici o violenti, ma anche le forme politiche e associative in cui si sono sviluppate identificazioni ed appartenenze, fenomeni di assimilazione linguistica e culturale, conflitti e convivenze. La questione è quella delle “minoranze” dall’età degli imperi centrali all’affermazione degli stati nazionali tra primo e secondo dopoguerra. L’idea è di affrontare tale questione in tempi e luoghi delimitati, ma conservando una prospettiva lunga, per non fermarsi solo alle politiche statali nel tempo breve ma guardando anche ai problemi che queste hanno posto alle popolazioni e alle reazioni di queste ultime. Al centro dell’attenzione del panel è quindi il rapporto tra stato e popolazioni plurilingue (“minoranze” e “maggioranze”), tra accettazione, rifiuto e resistenza, assimilazione, purezza e ibridazione nel corso dei processi di nazionalizzazione e “snazionalizzazione”.

Programma
  1. Vanni D’Alessio (Università di Napoli Federico II) – “Assimilazioni e nazionalizzazioni tra impero e stato nazione. Gli istriani tra Austria e Italia”

    Negli anni in cui la provincia dell’Istria fu governata dall’Impero d’Austria e poi dal Regno d’Italia le popolazioni istriane furono coinvolte, e si fecero esse stesse soggetti attivi, di processi e progetti di politicizzazione e socializzazione, di nazionalizzazione e di ibridazione, di assimilazione e di resistenza linguistica. Assai diversi erano i due stati, come anche le dinamiche economiche, politiche e culturali che si svilupparono negli anni tra Ottocento e Grande guerra e in quelli tra le due guerre. Tuttavia, alcune interessanti dinamiche possono essere rilevate sia con uno sguardo di lunga durata, sia soffermandosi su alcuni momenti nodali nella storia otto-novecentesca, considerando l’impatto che queste congiunture (1797, 1848, 1861, 1882, 1899, 1907, 1915, 1918, 1922, 1928, 1943…) ebbero sui rapporti tra la popolazione istriana, come anche il significato simbolico che fu loro attribuito a posteriori.

  2. Stefano Petrungaro (università di Venezia) – Frontiere vecchie e nuove. L’abolizione del Confine Militare asburgico (1881) e la questione dell’integrazione serbo-croata in Croazia - (Relazione .pdf)

    Nel 1881 viene abolito, dopo tre secoli di vita, il Confine militare asburgico. Le autorità croate dell’Impero si trovano ad amministrare un territorio che, per via della sua natura totalmente militarizzata, è rimasto come in sospensione rispetto agli avvenimenti storici che avevano luogo attorno ad esso. Esso è abitato da “coloni-soldati”, sia cattolici che ortodossi, accomunati dall’esperienza, che lentamente si trasforma in eredità, del “sistema confinario”. Come reagiranno questi ex militari, ora contadini, alle “novità” provenienti dalla società civile croata e al regime fiscale (faccia inedita di uno Stato che prima si difendeva armi in pugno)? Come-quanto si integrerà un’area prima divisa in “reggimenti”, all’interno di un sistema democratico che muoveva solo i primi passi? Quali saranno le reazioni della popolazione ex confinaria, all’avvento delle moderne proiezioni identitarie nazionali? Quale sarà il peso della religione in questa fase di “apprendistato della politica” e di gestazione delle proprie nuove identità (anzitutto culturali, politiche e nazionali)?

  3. Roberta Pergher (University of Michigan) – “Mi trovo qui in mezzo a Italiani che non vogliono essere Italiani che se potessero ci vorebbero morti”. L’ONC e l’opera di italianizzazione in Sudtirolo tra le due guerre - (Relazione .pdf)

    Dal 1927, l’Opera Nazionale Combattenti gestí un’azienda agricola a Merano impiegando coloni ex-combattenti provenienti dal Trentino e dalle cosidette “vecchie provincie” del Regno. Per mezzo della colonizzazione agricola, l’ONC mirava all’italianizzazione del territorio allogeno. Nonostante la dichierata massima importanza di questo obiettivo, l’ONC si trovò ripetutatemente in contraddizione e conflitto con altri organi statali riguardo il trattamento dei coloni e della popolazione autoctona. La costante scarsità di fondi e le divergenze tra sede locale e sede centrale debilitarono ulteriormente l’adempimento del progetto di italianizzazione. I coloni, d’altro canto, tentarono di creare una nuova esistenza per le loro famiglie nei loro rapporti con ONC, autorità fasciste e allogeni.

  4. Carla Tonini (Università di Bologna) – La “ripolonizzazione” dell’Alta Slesia alla fine della seconda guerra mondiale - (Relazione .pdf)

    Nei numerosi studi apparsi negli ultimi anni sulle espulsioni dei tedeschi dalla Polonia, il termine “ex-tedesche” è usato per definire tutte le regioni che furono assegnate a questo paese alla Conferenza di Potsdam, nel luglio 1945. In realtà alcuni di questi territori erano appartenuti alla Polonia dopo la prima guerra mondiale ed erano stati annessi di nuovo alla Germania dopo l’invasione nazista del 1939. Oggetto della presente relazione è il processo di “ripolonizzazione” dell’Alta Slesia orientale, i cui cittadini furono sottoposti, alla fine della guerra, ad un processo di “riabilitazione” e di “verifica” della nazionalità. Saranno analizzate le categorie impiegate dalle autorità comuniste per “riclassificare” la popolazione dell’Alta Slesia e i processi di espulsione/integrazione che ne derivarono.

  5. Stefano Bottoni (Università di Bologna) – Una società in rete. Polizia politica e nation-building in Romania (1948-1965) - (Relazione .pdf)

    L’accesso agli archivi delle polizie politiche degli ex-regimi comunisti dell’Europa centro-orientale pone la ricerca storica di fronte a una serie di problemi metodologici, oltre che di ordine morale, relativi al trattamento di tali fonti. Obiettivo dell’intervento è l’analisi dei meccanismi di interazione sociale attraverso le fonti prodotte dagli organi di repressione. Ricostruendo l’attività della polizia politica in una regione mistilingue della Romania (la Regione Autonoma Ungherese) dove si intrecciano conflitti politici, etnici e sociali, si ipotizza che la polizia politica, attraverso le sempre più vaste reti di agenti e di informatori e la conseguente “messa in rete” della società, abbia guidato il processo di edificazione di uno stato nazional-comunista romeno a partire dalla metà degli anni ’50.

Discussant: Marina Cattaruzza (Università di Berna)