SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

La storia contemporanea nei nuovi ordinamenti didattici dell’Università: un dossier

Emmanuel Betta – Tommaso Detti

Indice

  1. Il dossier
  2. Le lauree
  3. Le lauree «altre» delle Facolta’ di Lettere
  4. Le lauree delle Facolta’ di Scienze politiche
  5. Le lauree in Storia
  6. Le lauree specialistiche

Per realizzare questo dossier ci siamo rivolti in prima battuta alle socie ed ai soci della Sissco presenti nelle diverse sedi ed abbiamo poi cercato di integrare le nostre collaborazioni indirizzandoci anche ad altri colleghi. Ad oggi ci sono pervenuti 90 documenti, tra i quali gli ordinamenti di 87 nuovi corsi di studio: 72 lauree triennali e 15 specialistiche. Lo scarto è da attribuire al ritardo con cui è stato emanato il decreto contenente le classi delle lauree specialistiche e segnala che su queste ultime il livello di elaborazione delle diverse sedi è molto più arretrato. Si può in effetti prevedere che le università che avvieranno corsi di LS dal prossimo anno accademico saranno piuttosto poche.

Nella diapositiva n.2 abbiamo raffigurato la distribuzione dei 445 docenti del settore M-Sto/04 – Storia contemporanea in servizio al 1° aprile 2001 tra le diverse sedi universitarie. Quando in una città vi è più di un Ateneo, i dati sono stati raggruppati. I diametri dei cerchi sono proporzionali al numero dei docenti e l’intensità del colore di ciascuna regione Rispecchia i livelli di concentrazione dei contemporaneisti, le cui cifre sono riportate a fianco.

La diapositiva n.3 riproduce la precedente, ma vi sono state aggiunte delle stelle che segnalano le università da cui ci sono pervenuti documenti. Una stella più grande segnala la presenza di due o più documenti; sulla destra c’è l’elenco degli Atenei che hanno inviato materiali. Spiccano in questo quadro le assenze delle università di Roma e della Sicilia, dove pure si concentra un numero consistente di colleghi. Più in generale, un numero minore di risposte ci è pervenuto dalle regioni meridionali.

 

2. LE LAUREE

Per quanto riguarda le lauree triennali, com’era prevedibile il blocco di informazioni più consistente si riferisce ai corsi della classe 38 – Scienze storiche. Per il resto, 5 progetti provengono da una Facoltà di Scienze della formazione (Genova, con tre corsi) e da due Facoltà di Lingue (Cagliari e Viterbo) con un corso ciascuna. Non le considereremo perché numericamente poco significative, ma è forse il caso di soffermarsi su un dato che non tutti conoscono e che tuttavia non può essere trascurato quando si discute del futuro della nostra disciplina. Le classi di laurea triennali nelle cui tabelle è presente il settore M-Sto/04 sono ben 25 e se, come si nota nella diapositiva n.4, quelle nelle quali esso compare tra le attività formative di base e caratterizzanti appartengono per lo più alle aree umanistiche e delle scienze sociali, la diapositiva n.5 mostra che tra le attività affini e integrative il nostro settore è presente anche in aree meno consuete, come quelle di architettura, urbanistica e ingegneria.

 

3. LE LAUREE «ALTRE» DELLE FACOLTA’ DI LETTERE

Abbiamo inoltre raccolto gli ordinamenti di 24 corsi progettati da sei Facoltà di Lettere (Bergamo, Cagliari, Padova, Pavia,Siena, Viterbo), uno di quali (quello di Bergamo) è – insolitamente – di Scienze della formazione.

Tra queste lauree va considerato a parte il corso dell’Università di Pavia intitolato Storia, cultura, società, che appartiene alla classe 5 – Lauree in Lettere. In questo caso si è scelto di non attivare un corso di storia, prevedendo invece un curriculum storico moderno-contemporaneo all’interno di un contenitore più vasto. È forse una traccia del primitivo progetto – poi abbandonato – che prevedeva al triennio una sola classe di Scienze umanistiche, comprendente i vecchi corsi di laurea in Lettere, Filosofia e Storia.

Altri 4 corsi non prevedono crediti per Storia contemporanea, ma la cosa non sorprende perché uno di essi è in Lettere classiche e gli altri tre in Beni archeologici. Le storie che troviamo in questi ultimi corsi sono in effetti quelle dell’antichità e del Medioevo; a questo proposito si può al massimo osservare che l’assenza della storia moderna e contemporanea segnala il ritardo che continua a caratterizzare l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, nel campo dell’archeologia industriale.

Nei rimanenti 19 corsi di laurea il numero dei crediti previsti per il settore M-Sto/04 è molto variabile sia tra le sedi, sia soprattutto tra i corsi di laurea. Il numero più alto di crediti si trova nei corsi di Scienze della comunicazione e in quelli storico-artistici appartenenti alla classe di Scienze dei beni culturali; a volte in quelli di Filosofia, meno in quelli di Lettere.

Un dato significativo è che soltanto 8 corsi su 19 prevedono obbligatoriamente insegnamenti o moduli di Storia contemporanea. Il numero dei crediti varia da un minimo di 4 (una laurea in Beni storico-artistici e una per operatori culturali del turismo, entrambe dell’Ateneo di Cagliari) a un massimo di 12 (6 dei quali di Storia del giornalismo) nei corsi di Scienze della comunicazione di Siena e di Padova (nel secondo, peraltro, soltanto un curriculum prevede 12 crediti, gli altri 6).

In tutti gli altri casi Storia contemporanea è in alternativa con altre discipline, sicché è difficile calcolare quale spazio le venga effettivamente riservato: la troviamo ora in alternativa a Storia moderna, più spesso a Storia medievale e a Storia moderna, molte volte all’interno di gruppi più o meno ampi di materie non soltanto storiche: nel corso di Mediazione linguistica dell’Università di Padova, ad es., Storia contemporanea fa parte di un insieme di 27 settori scientifico-disciplinari, tra i quali lo studente dovrà scegliere 7 corsi da 6 crediti; sempre a Padova, nel corso di Lingue e culture moderne, Storia contemporanea sta in un gruppo di ben 28 settori scientifico-disciplinari, tra i quali lo studente dovrà scegliere 4 corsi da 6 crediti.

Anche al di là di questi casi limite, il dato è molto interessante: sembra infatti indicare che in molte Facoltà viene considerato naturale che ci si possa laureare in Lettere moderne o in Lingue e culture moderne senza aver acquisito neppure un credito di storia contemporanea; talvolta addirittura senza aver fatto neppure un esame o un modulo di storia tout court: si tratta infatti di una semplice possibilità e – a meno che gli organi didattici si riservino di orientare la scelta degli studenti in sede di gestione dei piani di studio – la scelta di frequentare corsi di storia contemporanea (e più in generale di storia) è lasciata alle preferenze degli studenti.

Se i dati per adesso incompleti del nostro dossier saranno confermati, potremo dedurne che nelle Facoltà di Lettere hanno ancora larga cittadinanza l’idea di un primato delle discipline filologico-letterarie e una scarsa sensibilità per i problemi del mondo contemporaneo. Ma forse se ne possono trarre anche altri spunti di riflessione: specialismo, resistenza alla interdisciplinarietà, indifferenza per le esigenze di formazione professionale degli studenti sono ancora largamente diffusi in queste facoltà. Esemplare l’esempio della SSIS: si teme che le SSIS sottraggano studenti alle facoltà, ma al tempo stesso ci si ostina a progettare corsi di laurea che non tengono alcun conto delle classi di insegnamento delle scuole: dove com’è noto non si insegna soltanto italiano, ma italiano storia e geografia, italiano e latino oppure italiano e storia; non solo filosofia, ma storia e filosofia, ecc.

I docenti di Storia contemporanea sono dunque troppi rispetto alle esigenze didattiche delle Facoltà di Lettere? Può darsi. La diapositiva n.6 mostra che in effetti quasi la metà dei contemporaneisti si concentra in queste facoltà.Sappiamo tuttavia che nella quasi generalità dei casi gli esami di Storia contemporanea sono ben più numerosi di quelli di altre discipline storiche e che il divario è andato crescendo negli ultimi anni, anche in relazione all’apertura di numerosi Corsi di laurea in Scienze della comunicazione. Nella Facoltà di Siena, ad es., i contemporaneisti hanno svolto quasi due terzi del totale degli esami di Storia medievale, moderna e contemporanea degli ultimi cinque anni accademici e abbiamo motivo di ritenere che altrove la situazione sia del tutto analoga, se non più squilibrata a favore della storia contemporanea.

In realtà non è azzardato ipotizzare che gli spazi della storia contemporanea, nei corsi di laurea non specificamente storici delle Facoltà di Lettere, risulteranno assai maggiori di quanto le propensioni di molti docenti potrebbero far credere. È un po’ una sfida che abbiamo di fronte, questa, alla quale tuttavia sapremo rispondere soltanto se predisporremo insegnamenti diversamente concepiti a seconda delle specificità dei corsi di studio nei quali è presente la nostra disciplina.

Un ultimo dato che emerge dal nostro dossier riguarda lo spazio piuttosto esiguo che nei corsi di studio non specificamente storici delle Facoltà di Lettere viene riservato alle scienze sociali. Se si escludono i corsi di Scienze della comunicazione, dove ovviamente questo dato non trova riscontro, per il resto la sola scienza sociale presente in misura rilevante è l’antropologia. Un dato, questo, che si spiega con il fatto che i docenti delle discipline demoetnoantropologiche sono incardinati soprattutto nelle Facoltà umanistiche (su 161 docenti di questo settore, 88 sono a Lettere, 31 a Scienze della formazione, 17 a Sociologia e 8 a Scienze politiche). Modesto appare persino lo spazio della demografia, pur se va considerato che la sua presenza può risultare sottodimensionata perché la demografia storica si «annida» spesso nei settori scientifico-disciplinari di storia e segnatamente in quello di Storia moderna. Quasi sempre assente appare in ogni caso la sociologia.

 

4. LE LAUREE DELLE FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE

Del tutto diverso, com’è naturale, il quadro offerto dalle Facoltà di Scienze politiche. Ci fondiamo in questo caso su 21 corsi di laurea triennale i cui ordinamenti ci sono pervenuti dalle Università di Bologna (sede centrale e Forlì), Pavia, Perugia e Siena. 10 di essi fanno capo alla classe 15 – Scienze politiche e delle relazioni internazionali, 5 alla classe 19 – Scienze dell’amministrazione e 4 alla classe 35 – Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace. Altri due corsi si riferiscono rispettivamente alla classe 6 – Scienze del servizio sociale e alla classe 28 – Scienze economiche.

Qui abbiamo non soltanto una corposa presenza delle scienze sociali (un dato del tutto atteso), ma anche una maggiore rappresentanza di quelle discipline storiche che, pur diverse dalla storia contemporanea, hanno una più o meno forte vocazione contemporaneistica: oltre alle storie delle dottrine e delle istituzioni politiche e delle relazioni internazionali, vi hanno uno spazio spesso rilevante settori quali Storia e istituzioni delle Americhe, Storia e istituzioni dell’Asia e dell’Africa, Storia dell’Europa orientale. Non trascurabile neppure lo spazio di Storia moderna, Storia economica e Storia del pensiero economico.

Quantificare le previsioni delle diverse sedi è reso difficilissimo dall’alto numero di opzioni previste dalle tabelle. Abbiamo ugualmente tentato di omogeneizzare e ponderare i dati disponibili, ma i risultati di questa operazione sono da prendere con beneficio di inventario come dati meramente convenzionali e indicativi. Pur con questi limiti, se ne possono trarre alcune indicazioni non prive di interesse.

Nel complesso delle Facoltà di Scienze politiche Storia contemporanea risulta innanzi tutto la più rappresentata tra le discipline storiche, con un peso medio stimabile attorno ai 9 crediti, quasi doppio cioè di quello di Storia delle dottrine politiche e più che doppio di quello di Storia delle relazioni internazionali e Storia moderna. Le discipline storiche in questione sono 10, ma abbiamo considerato Storia del pensiero economico assieme a Storia economica e Storia e istituzioni dell’Africa assieme a Storia e istituzioni dell’Asia (diapositiva n.7):

Fatto uguale a 100 il totale dei crediti attribuiti alle discipline storiche in questi corsi di laurea, lo spazio occupato dai settori scientifico-disciplinari in questione è quello che appare nella diapositiva n.8: Storia contemporanea ha quasi il 32%, a fronte del 15% di Storia delle dottrine politiche (Sps/02), del 14% di Storia delle relazioni internazionali (Sps/06), del 12% di Storia moderna e del 10,5% delle discipline storico-economiche. Collocata spesso nei primi anni di corso, la Storia contemporanea sembra configurarsi in quest’ambito come una disciplina a carattere generale, istituzionale, in qualche modo propedeutica alle altre storie di taglio contemporaneistico.

Naturalmente le medie nascondono differenze anche molto sensibili. Si va infatti da un massimo di 18 crediti attribuiti alla Storia contemporanea nel corso in Sistemi europei (classe 15) dell’Università di Bologna a minimi di 4-5 crediti in tre corsi di laurea di Forlì, Pavia e Siena, nei quali la disciplina è in alternativa a numerose altre oppure compare come modulo specifico all’interno di un corso di Storia moderna e contemporanea.

Altre differenze si possono apprezzare mettendo a confronto i medesimi dati relativamente alle tre classi di laurea più rappresentate, cioè la n. 15 – Scienze politiche e delle relazioni internazionali, la n. 19 – Scienze dell’amministrazione e la 35 – Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace. La diapositiva n.9 sottolinea soprattutto le peculiarità delle lauree in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace, dove le storie delle dottrine e delle istituzioni politiche sono ridotte ai minimi termini a vantaggio delle storie dell’Europa orientale, dell’Asia e dell’Africa. Questi settori scientifico-disciplinari, come anche quello di Storia e istituzioni delle Americhe, sono viceversa assenti dalle lauree in Scienze dell’amministrazione.

Nella maggior parte dei casi questi ordinamenti attribuiscono crediti ai settori scientifico-disciplinari senza ancora specificare le materie di insegnamento. Quando ciò non accade è possibile segnalare alcuni dati peculiari: se in generale, prevedibilmente, gli insegnamenti di queste facoltà privilegiano gli aspetti storico-politici della Storia contemporanea, due corsi della Facoltà di Scienze politiche di Siena assegnano ad es. 8 crediti a una disciplina specificamente denominata Storia sociale. Il corso che più nettamente si distingue dagli altri è tuttavia quello in Culture e diritti umani della Facoltà di Scienze politiche di Bologna, che pone in alternativa un insegnamento generale di Storia contemporanea a uno di Storia contemporanea delle donne. Il senso di tale opzione è chiarito dagli obiettivi formativi del corso, che si propone di offrire «una specializzazione nelle problematiche connesse al concetto di “differenza di genere” – inteso come strumento di interpretazione politica, culturale, sociale ed economica – mediante la scelta delle discipline caratterizzanti della specializzazione. Questa prospettiva mira a formare operatori e “consulenti di parità” attivi nel mondo culturale, del lavoro, della Sanità e degli Enti locali, per dare alle donne la consulenza e l’assistenza sui loro diritti in campo familiare, sociale, lavorativo e politico».

 

5. LE LAUREE IN STORIA

Com’è noto attualmente i corsi di laurea in Storia sono 13 e non si direbbe che godano di ottima salute. La diapositiva n.10 ne mostra la collocazione geografica. L’area dei cerchi è proporzionale al numero degli iscritti, che è riportato sulla destra.

La diapositiva n.11 non si presta a una lettura immediata da parte di chi non abbia qualche confidenza con i numeri, ma può offrirci ugualmente alcuni spunti significativi. Per ognuna delle Facoltà di Lettere nelle quali sono attivi Corsi di laurea in Storia – e per ognuno di tali corsi – vi sono riportati i numeri degli iscritti e degli immatricolati nell’a.a. 1999-2000, nonché le percentuali degli immatricolati in rapporto agli iscritti.

Ma le colonne più interessanti sono le ultime due: la penultima mostra il peso percentuale degli studenti di Storia sul totale degli iscritti alle rispettive Facoltà. Come si vede il dato complessivo è di 8,5% e soltanto cinque sedi – Genova, la Statale di Milano, Pisa, Trieste e Venezia –oltrepassano il 10%. Pur non considerando i corsi della Cattolica, di Napoli e di Padova, che sono di recente istituzione, non c’è dubbio che le lauree in storia siano tra le meno frequentate, come del resto emergeva già dalla relazione svolta da Tranfaglia in un precedente seminario della Sissco, poi pubblicata su «Studi storici».

Sullo stato di salute di questi corsi può suggerire qualcosa anche l’ultima colonna, che segnala le differenze intercorrenti tra le Facoltà e i Corsi di laurea in Storia nel rapporto immatricolati/iscritti. I corsi di Bologna, Firenze, Genova, Pisa, Trieste e Venezia mettono il luce rapporti meno favorevoli di quelli delle rispettive Facoltà, il che può significare essenzialmente due cose: che a storia gli immatricolati diminuiscono e/o che aumenta il numero dei fuori corso rispetto agli immatricolati e ai fuori corso delle facoltà. I dati relativi agli immatricolati e ai fuori corso del 1999-2000 sono raffigurati nella diapositiva n.12. Pur essendo tra i meno frequentati e potendo contare su un rapporto docenti-studenti particolarmente favorevole, i Corsi di laurea in Storia vantano in effetti percentuali di fuori corso tra le più elevate.

Per interpretare correttamente queste indicazioni, infine, va tenuto presente che negli ultimi anni gli effetti del calo demografico si sono fatti sentire in modo più o meno pesante nelle Facoltà di Lettere. Il sito del Murst non ha dati ufficiali in proposito, ma se le nostre informazioni non sono errate tutte le Facoltà di Lettere presenti nella tabella, ad eccezione di quella di Siena, hanno fatto registrare nel 1999-2000 una flessione più o meno significativa delle immatricolazioni.

Su questo sfondo, il primo dato registrato dal nostro dossier è quello di un sensibile incremento dei corsi di laurea in storia, che salgono da 13 a 20 e potrebbero ancora aumentare [diapositiva n.13].

Le nuove sedi non sono tuttavia 7, ma soltanto 3 (L’Aquila, Bari e Perugia) e la differenza si deve al fatto che le università di Padova e Perugia e quella di Firenze si accingono ad attivare rispettivamente due e tre corsi di laurea in storia. Nella diapositiva n.14 i nuovi corsi sono evidenziati in verde.

Si tratta di progetti, è bene sottolinearlo, che appaiono molto diversi tra loro, sia perché l’iter di programmazione degli ordinamenti didattici delle diverse sedi è molto differenziato, per cui alcuni possono essere ritenuti sostanzialmente definitivi mentre altri sono ancora in elaborazione, sia perché l’assenza di criteri formali univoci ha lasciato spazio ad una forte eterogeneità formale nella impostazione e definizione dei singoli ordinamenti. Cosa che ha reso complessa e difficile la comparazione e la ricerca di tendenze e differenze.

Gli ordinamenti ad oggi pervenuti sono, com’era prevedibile, organizzati dalle Facoltà di Lettere e filosofia, tranne l’unico caso di un corso interfacoltà, quello in Storia della società, della politica, della cultura, organizzato a Perugia da Lettere, Scienze della formazione e Scienze politiche.

Un primo dato significativo che emerge da quest’insieme di documenti è quello relativo alla distinzione tra corsi generalisti e corsi che assumono già un taglio definito e particolare. Tra i 20 ordinamenti, infatti, 17 sono generali, diacronici ed affidano una parziale professionalizzazione ai singoli curricula, là dove sono presenti. Firenze e Padova hanno in previsione 3 corsi di laurea triennali che, all’interno della classe 38, assumono una definizione specifica [diapositiva n.15].

Firenze prevede un corso di laurea in Storie e culture del Mediterraneo ed uno in Storia delle donne e studi di genere, mentre a Padova è presente un corso di Scienze della documentazione storica. Un dato tanto più significativo in quanto entrambe le sedi affiancano a questi corsi anche un corso generale che, come abbiamo detto, prevede una minima professionalizzazione attraverso i curricula: a Firenze all’interno del corso generale in storia esistono curricula denominati Scienze della documentazione storica e Storia del territorio, mentre a Padova esistono un curriculum etno-storico ed uno storico-territoriale.

Un’indicazione delle finalità di questi corsi è possibile per la sola Firenze, che allega gli obiettivi formativi. Per il corso di Storia e culture del Mediterraneo questi descrivono un profilo professionale definito, vale a dire operatori di medio livello dell’amministrazione pubblica, delle ONG, di organismi di vario tipo, internazionali e non, che operino in «paesi in via di sviluppo e zone di crisi dell’area mediterranea». Per il corso di Storia delle donne e studi di genere, il profilo ricercato da Firenze è al tempo stesso meno definito e più ampio, poiché l’obiettivo è quello di formare operatori pubblici, nella sanità, nella cultura, nella politica, ad un impiego e promozione della differenza di genere. Sul dato della storia delle donne e degli studi della differenza torneremo più avanti.

Dal punto di vista della denominazione dei corsi di laurea generalistici, si nota come sui 17 corsi previsti, 10 impieghino la denominazione Storia, 4 quella di Scienze storiche, mentre quello di Torino è denominato Società e culture d’Europa, quello di Bari Scienze storiche e sociali e l’interfacoltà di Perugia si chiama Storia della società, della cultura e della politica.

La maggioranza dei corsi di laurea generali si articolano in curricula differenti. (diapositiva n.16).

Il numero è variabile, in media tra 5 e 7 curricula per singolo corso, con un minimo di 2 per Bari e Milano-Cattolica e un massimo di 8 per Pisa e Bologna. Dei 17 corsi, 5 – L’Aquila, Napoli, Perugia interfacoltà, Perugia, e Torino – non presentano un’articolazione in curricula. Tra i 12 corsi che la prevedono, 2 – Bari e Milano-Cattolica – non hanno curricula esplicitamente contemporaneistici, mentre nella sola Venezia sono previsti due curricula di taglio contemporaneistico, denominati moderno-contemporaneistico e contemporaneistico.

Nell’organizzazione dei curricula è stato seguito un criterio cronologico, combinato, per i casi nei quali è previsto un alto numero, con un criterio tematico. L’esempio più organizzato di quest’impostazione è Bologna, dove gli 8 curricula sono equamente divisi in 4 di indirizzo cronologico e 4 di indirizzo tematico. In totale, nell’insieme dei 60 curricula previsti da questi 17 corsi di laurea, 10 sono esplicitamente di taglio contemporaneistico.

Per quanto riguarda la presenza di insegnamenti del settore M-Sto/04 nei curricula non contemporaneistici, la maggior parte non prevede un insieme di insegnamenti comuni ai diversi curricula. Quantificare la presenza di storia contemporanea è abbastanza complicato poiché la forte eterogeneità formale dei diversi ordinamenti che ci sono arrivati impedisce di definire con precisione criteri ed attribuzioni. In linea di massima è possibile dire che la maggior parte dei Cfu è attribuita agli ambiti disciplinari, all’interno dei quali è presente, insieme ad altri, il settore M-Sto/04. I due ambiti principali nei quali è prevista storia contemporanea sono quello di Metodologia della ricerca storica e quello di Storia moderna e contemporanea. I casi nei quali i Cfu sono attribuiti precisamente a Storia contemporanea sono pochi. Ad esempio Bari per il curriculum Geo-storico e sociale prevede 8 crediti + 4 di materie affini e per il curriculum Storico-classicistico 8 Cfu + 2 affini; Cosenza per i curricula Antico e Medievale prevede 4 Cfu, Milano-Cattolica per il curriculum Conservazione e comunicazione delle memorie storiche prevede 5 cfu. Mentre Padova, curriculum Etno-storico e Storico-territoriale, prevede 9 crediti al primo anno, nonché una scelta in gruppi di altre materie, con crediti totali variabili tra 12 e 27.

Si evidenzia qui quella che appare come una tendenza generale, che, come è già stato detto, non è peculiare dei corsi di laurea in Storia. I crediti formativi sono attribuiti in via principale ai singoli ambiti disciplinari, all’interno dei quali compare anche Storia contemporanea come insegnamento a scelta della facoltà o dello studente. Lasciare una certa flessibilità nella definizione dei percorsi di studio appare come un criterio generale e comune a questi ordinamenti, che si riservano la possibilità di modulare i percorsi a seconda dei curricula scelti, come ad esempio è esplicitato dall’ordinamento di Firenze.

Un dato più omogeneo è quello relativo agli insegnamenti comuni ai diversi curricula, che sono esplicitamente previsti da 6 corsi di laurea (Bologna, Firenze, Pisa, Siena, Trieste e Venezia). Tra questi le sole Pisa e Venezia prevedono un insegnamento obbligatorio di Storia contemporanea, rispettivamente con 5 Cfu e con 4+4. Negli altri casi Storia contemporanea è prevista nei due ambiti disciplinari di Metodologia della ricerca storica e Storia moderna e contemporanea come materia a scelta tra altre, con un numero di Cfu che varia dai 6 di Bologna ai 20 di Siena al terzo anno.

Per quanto riguarda i curricula specificamente contemporaneistici la tendenza all’attribuzione aperta dei Cfu all’ambito disciplinare è riconfermata. Soltanto si affianca alla determinazione di un numero di Cfu obbligatori in Storia contemporanea, sempre suddivisi nei 2 ambiti disciplinari, molto variabile. Bologna prevede 5 crediti per M-Sto/04 nell’ambito di Storia moderna e contemporanea, e tra i crediti caratterizzanti specifici del curriculum prevede la possibilità di scegliere 11 moduli da 5 crediti ciascuno tra 31 settori, dei quali 13 sono afferenti a M-Sto/04. Cosenza e Genova attribuiscono rispettivamente 44 e 30 crediti all’ambito disciplinare di Storia moderna e contemporanea, nel quale Storia contemporanea è affiancata ad altri 3 insegnamenti. In ambedue questi casi, l’ambito comprende sia Storia moderna che Storia dell’Europa orientale. Pisa è la sola ad attribuire direttamente 25 crediti alla sola Storia contemporanea, mentre Trieste attribuisce 33 crediti all’ambito di Storia contemporanea, che comprende per la maggior parte insegnamenti afferenti a M-Sto/04, ma anche a Storia dell’Europa Orientale (M-Sto/03).

Per quanto riguarda la presenza di altre discipline afferenti le scienze sociali è possibile notare come esse siano previste generalmente da quasi tutti i corsi di laurea, con un numero di Cfu variabile a seconda dei diversi curricula, con punte molto alte, ovviamente, per quelli specificamente antropologico-religiosi. Tra le diverse scienze sociali, quelle demoetnoantropologiche sono le più presenti: talvolta specificate, molto più frequentemente indicate con questa sola definizione. Economia politica, Istituzioni di diritto pubblico e Diritto privato sono anch’essi insegnamenti ampiamente previsti, mentre le materie sociologiche sono meno rappresentate: Sociologia generale è prevista a Bari per i due indirizzi con 8 cfu, a Cosenza per il curriculum storico-antropologico, a scelta in un totale di 56 crediti, e per il curriculum Storico-religioso, a scelta in un totale di 56.

Tra i corsi che indicano gli insegnamenti comuni ai diversi curricula non compaiono insegnamenti di materie sociologiche, mentre tutti, salvo Bologna, prevedono le discipline demoetnoantropologiche tra gli insegnamenti a scelta, con un numero di cfu medio di 5.

Un ultimo elemento che è stato preso in considerazione è quello relativo agli insegnamenti di storia delle donne e studi di genere. (diapositiva n.17).

Come abbiamo detto, Firenze presenta un corso di laurea specificamente dedicato a questo tema, mentre tra gli 8 curricula di Bologna ne compare uno di Storia delle donne e studi di genere. A parte questi due elementi specificamente caratterizzati, in 12 dei 17 corsi di laurea generali che ci sono arrivati, insegnamenti di storia delle donne o studi di genere sono completamente assenti e non previsti, né obbligatoriamente, né tra le materie a scelta.

Tra i cinque corsi che prevedono insegnamenti di questo tipo, Bologna, a parte il curriculum specifico, prevede 5 crediti a scelta tra altre materie nei curricula di Storia del medioevo – indirizzo cronologico, di Storia del mondo contemporaneo – indirizzo cronologico e di Società, economia, cultura materiale – indirizzo tematico. Padova prevede 6 Cfu nel solo curriculum etno-storico, Venezia prevede 4 Cfu a scelta in 4 dei 6 curricula mentre Trieste distribuisce su quasi tutti i curricula – 4 su 5 – 6 crediti a scelta. Nella maggior parte dei casi gli insegnamenti di Storia delle donne sono ritenuti afferenti a M-Sto/04, salvo il caso di Trieste che attribuisce tali insegnamenti nei diversi curricula anche agli ambiti di Storia antica, Storia medievale e Storia moderna.

Questa distribuzione risulta significativa se si considerano le due sedi che prevedono corsi o curricula esplicitamente dedicati a questi temi. Firenze, ad esempio, a parte il corso di laurea in Storia delle donne, non prevede insegnamenti di storia delle donne in nessuno dei 7 curricula in cui è articolato il corso generale. Un discorso analogo può esser fatto per Bologna. A parte il curriculum specifico, insegnamenti di storia delle donne tra i 7 curricula restanti sono previsti come caratterizzanti specifici del curriculum soltanto in 3: in quello di Storia del medioevo, con Storia delle donne nel medioevo, 1 modulo di 5 CFU a scelta tra 8, in un totale di 38 insegnamenti; in quello di Storia del mondo contemporaneo, con Storia delle donne, 1 modulo su 11, tra 25 insegnamenti, e nel curriculum Società, economia, cultura materiale con 1 modulo su 11, tra 28 insegnamenti.

A parte i percorsi specifici, gli insegnamenti di Storia delle donne e studi di genere appaiono come sezioni particolari, per le quali è impostato un singolo percorso ma che non sembrano aver ottenuto un riconoscimento istituzionale forte nemmeno in quelle sedi che hanno predisposto percorsi di studio di questi temi. Tali insegnamenti sembrano aver ottenuto un riconoscimento soltanto come percorsi organici completi, piuttosto che come opzioni integrative di percorsi di studio variegati. In questo senso, ad es., l’assenza di insegnamenti di storia delle donne nell’unica sede che ha predisposto un corso di laurea ad hoc fa pensare che la storia delle donne e la storia di genere non abbiano ancora ottenuto una cittadinanza piena tra i percorsi conoscitivi della storia e che i due casi presi in esame siano il risultato di specifiche iniziative individuali di sedi o docenti, piuttosto che il riconoscimento del valore euristico e conoscitivo di quest’approccio alla storiografia.

A conclusione di questa parte, rimarrebbero da valutare da un lato le realistiche prospettive di affermazione e sviluppo di un numero di corsi di laurea in storia destinato a crescere almeno del 54%, dall’altro le effettive possibilità che i futuri laureati di alcuni corsi di taglio molto particolare trovino un’occupazione coerente con la loro formazione. Si tratta di interrogativi a nostro parere non peregrini.

Il corso Storie e culture del Mediterraneo prevede ad esempio un alto numero di crediti in discipline antichistiche come Storia del vicino oriente antico, Storia greca e romana, Papirologia, Egittologia ecc. e non sappiamo quanto queste competenze possano essere richieste dagli «organismi italiani e internazionali […] che operano in paesi in via di sviluppo e in zone di crisi dell’area mediterranea», presso i quali dovrebbero trovare lavoro i suoi laureati.

Quanto alla laurea in Storia delle donne e studi di genere, essa prevede alcuni insegnamenti giuridici, psicopedagogici e sociologici, ma anche in questo caso c’è forse da domandarsi quanto le competenze acquisite dai suoi laureati possano risultare competitive rispetto a quelle di alcune lauree delle Facoltà di Scienze politiche (come quella di Bologna già menzionata) per accedere a «nuove figure professionali idonee ad assolvere compiti professionali di medio livello nel campo dell’insegnamento e dell’amministrazione pubblica, dei servizi culturali e di quelli socio-sanitari».

Ma su questi aspetti, come anche su altre questioni particolari emerse dal nostro dossier, potremo tornare nella discussione.

6. LE LAUREE SPECIALISTICHE

Per quanto riguarda le lauree specialistiche, abbiamo rinunciato a tentare di trarre dai nostri documenti indicazioni a carattere quantitativo sia perché i materiali a nostra disposizione sono ancora troppo pochi, sia soprattutto perché si riferiscono a lauree molto diverse tra loro. Soltanto in tre casi abbiamo più di un progetto per la medesima classe e per giunta questi documenti spaziano dalla traduzione letteraria alla filologia moderna, dalla scienza della politica alle relazioni internazionali, dalle lingue e culture moderne alle scienze internazionali e diplomatiche ecc. La scelta del legislatore di riferire le tabelle delle lauree specialistiche non ai 120 crediti che effettivamente le riguarderanno, ma ai 300 dell’intero ciclo quinquennale avrebbe inoltre reso troppo laborioso il calcolo degli spazi della storia contemporanea a fronte della scarsa o nulla rappresentatività dei dati ottenibili.

Il discorso dovrà quindi essere ripreso e in questa sede sarà giocoforza limitarci a poche considerazioni di carattere molto generale, pressoché prive di riferimenti significativi ai dati del dossier. Nel quale compaiono ad oggi soltanto due progetti nella classe 94s – Storia contemporanea, provenienti dalle Facoltà di Lettere di Firenze e Venezia. Va osservato, peraltro, che solo il primo si configura come una laurea specificamente contemporaneistica, giacché il secondo – intitolato Storia della società europea – è in realtà modernistico e contemporaneistico al tempo stesso. I colleghi di Venezia sembrano in effetti aver operato in controtendenza rispetto a quanto previsto dal decreto, cercando di limitare il numero delle lauree specialistiche in storia.

Una scelta ancora più radicale in tale direzione la stanno comunque compiendo le Facoltà di Torino e Siena, delle quali conosciamo gli ordinamenti provvisori anche se non compaiono ancora nel dossier. In questi casi si è optato per una sola laurea specialistica in Storia che è stata collocata nella classe di Storia medievale e poi articolata in curricula che vanno dall’antichità alla storia contemporanea. Si tratta di una scelta non facile proprio per i contemporaneisti perché gli ordinamenti di un curriculum in storia contemporanea mal si inseriscono in un contenitore pensato da medievisti per medievisti.

Attivare lauree specialistiche in storia antica, medievale, moderna e contemporanea secondo quanto previsto dal decreto (che non ha accolto la proposta del Cun favorevole a un’unica laurea in storia) può porre d’altra parte problemi ancora più seri. Paradossalmente, in un sistema universitario che sta smembrando i grandi atenei perché non funzionali, le sedi piccole e medie possono trovarsi nell’impossibilità di dare vita a lauree specialistiche nelle discipline storiche per mancanza di docenti. Ma anche per le sedi che dispongono di tali risorse non è difficile prevedere che queste lauree risultino frequentate da un numero irrisorio di studenti. Si tengano presenti le cifre già molto basse dei corsi triennali in storia; si consideri che il 70% degli studenti attualmente abbandona gli studi entro il terzo anno e che questo 70% può costituire un’approssimazione accettabile al numero di coloro che non proseguiranno gli studi dopo la laurea triennale. Se tali premesse sono fondate, si potrà far conto soltanto sul 30% degli attuali immatricolati, i quali si suddivideranno tra ben quattro lauree specialistiche in storia. Ammettendo che gli studenti di storia contemporanea possano rappresentare il 50% del totale, alle lauree specialistiche della nostra disciplina si iscriverà presumibilmente il 15% degli attuali immatricolati ai vecchi corsi di laurea in storia. Il che significa 219 immatricolati in tutto nelle 13 università che attualmente ospitano tali corsi: 43 alla Statale di Milano, 38 a Bologna, 24 a Cosenza, 19 a Torino, 17 a Venezia, 16 a Firenze. Omettiamo le cifre delle altre sedi per carità di patria.

Ma tutto considerato queste stime sono ancora troppo ottimistiche. Se non sarà modificato, il recente compromesso che i nostri rappresentanti hanno raggiunto con i Ministeri dell’Università e della Pubblica Istruzione per ciò che riguarda le SSIS prevede che i futuri insegnanti si iscrivano a una laurea specialistica e vi conseguano 60 crediti, per transitare poi alle SSIS. Si ipotizza che questi studenti possano concludere in parallelo la loro LS, ma conciliare percorsi di studio iperspecialistici come quelli delle LS in discipline storiche con quelli di taglio assai più generale, e per giunta non esclusivamente storico, delle SSIS, sarà tutt’altro che agevole. Se queste difficoltà non saranno superate, è quindi facile prevedere che i futuri studenti delle LS in storia saranno in numero ancora minore. A partire dal 2005 si apriranno infatti ampi sbocchi lavorativi nell’insegnamento e non ci sarà da stupirsi se molti studenti preferiranno pensare a un futuro di insegnante nelle scuole piuttosto che a mettersi sul mercato del lavoro con la qualifica in quel contesto assai poco significativa di studioso di storia contemporanea.