SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Pubblicazioni

La legislazione archivistica statunitense

Leopoldo Nuti
Quaderni I/2001
SEGRETI PERSONALI E SEGRETI DI STATO.
Privacy, archivi e ricerca storica

a cura di Carlo Spagnolo
Parte II
Fascicoli e archivi segreti

[NdC: Sebbene già acquisito agli atti, per motivi di tempo non si era data lettura del testo nel corso del dibattito]
Questo intervento intende fornire un breve panorama della legislazione statunitense in tema di consultazione della carte riservate e della mia esperienza personale al riguardo.
Negli Stati Uniti la legge che regola la declassificazione dei documenti è stata modificata varie volte a seconda delle tendenze politiche delle varie amministrazioni. Il Freedom of Information Act (FOIA), o 5 U.S.C. § 552, è una legge introdotta negli anni Sessanta secondo la quale ogni cittadino, americano o straniero, può chiedere la declassificazione di documenti che per un motivo o l’altro non siano ancora consultabili. La risposta dell’amministrazione interessata può richiedere anche molto tempo – in genere non più di un anno – ma nell’esperienza di chi scrive c’è un’ampia percentuale di esiti positivi, superiore al 50%. Inoltre è possibile ricorrere in appello presso la stessa amministrazione in caso di risposta negativa, e anche se questo può prolungare ulteriormente la procedura, spesso l’appello può ribaltare il primo giudizio e fornire al ricercatore il documento richiesto. Volendo, è persino possibile citare in giudizio l’amministrazione che si rifiuti, anche dopo il ricorso in appello, di declassificare un determinato documento. In questo caso il ricercatore deve però essere disposto a sostenere le spese di una causa giudiziaria e a veder trascorrere molto tempo prima di avere una risposta, anche se l’esito finale può essergli favorevole: un istituto di ricerca privato, il National Security Archive, ha ottenuto in questo modo il rilascio da parte del Dipartimento di Stato di un’interessante collezione di documenti relativi alla crisi cubana del 1962 che i legali del Dipartimento si erano rifiutati di rilasciare attraverso la normale procedura del FOIA.
La prima versione, molto favorevole al punto di vista dei ricercatori, fu poi modificata da un provvedimento dell’ amministrazione Reagan (Executive Order 12356, del 1982) che condusse all’applicazione di criteri più restrittivi e in alcuni casi addirittura alla riclassificazione di materiale già aperto alla consultazione 1. Le rinnovate pressioni della comunità degli storici, e il nuovo clima legato alla fine della guerra fredda, spinsero il Congresso ad approvare una nuova legge, la Public Law 102-138 del 28 ottobre 1991. Successivamente, nell’aprile del 1995, il Presidente Clinton ha emanato un altro Executive Order (12958) che ha ulteriormente cercato di incentivare la declassificazione dei documenti da parte delle varie agenzie federali.
2 Secondo la nuova legge, infatti, a meno che un documento non appartenga a una delle nove categorie specificamente elencate – piani militari ancora validi, fonti di intelligence, ecc. – ogni ente governativo è tenuto a declassificare automaticamente entro l’aprile del 2000 (cioè entro cinque anni dall’entrata in vigore dell’E.O.) tutta la sua documentazione più vecchia di venticinque anni; inoltre ogni anno ciascun dipartimento, o agenzia governativa, è tenuto a declassificare una quota specifica dei suoi documenti ancora classificati. Naturalmente ci sono cospicue eccezioni anche a questa lodevole apertura, a cominciare dalla CIA.3
Queste normative si applicano in teoria infatti anche alla CIA, sebbene la quantità di documentazione declassificata dall’ agenzia fino a questo momento sia piuttosto esigua. Se ne trovano tracce soprattutto nelle Presidential Libraries e in qualche raccolta curata dall’agenzia stessa, come per esempio quella relativa alla crisi di Cuba di Mary McAuliffe. In teoria entro l’ aprile del 2000 anche l’agenzia avrebbe dovuto rispondere agli adempimenti previsti dall’E.O. di Clinton, ma finora non c’è stata nessuna declassificazione en masse dei suoi documenti – anche se nel corso della primavera è stata resa pubblica una mole enorme di documenti dell’OSS che erano ancora classificati. Nonostante alcuni segnali positivi, quindi, la gran parte dei suoi documenti resta ancora segreta.
E’ interessante però notare che la CIA risponde alle domande rivoltele con il Freedom of Information Act: il sottoscritto ha ottenuto in passato risultati moderatamente positivi con il FOIA, dal momento che l’ Executive Order del 1995 permette all’ Agenzia di tutelare quei documenti che contengano materiale relativo alla sicurezza nazionale o alle fonti e agli strumenti per la collezione dell’intelligence, ma non la esenta del tutto dal rispondere alle richieste pubbliche. Su un lungo elenco di documenti dei quali avevo appreso l’esistenza tramite altri documenti del Dipartimento di Stato, sono riuscito così nel giro di circa un anno e mezzo ad ottenere la declassifica di molti degli studi fatti sull’Italia dal direttorato per l’intelligence (uno dei due rami dell’Agenzia) nell’arco di tempo di cui mi occupavo (il 1962-63). Non sono riuscito, invece, a ottenere nemmeno uno dei telegrammi scambiati tra la stazione di Roma e la sede di Langley, nè altro materiale proveniente dal direttorato delle operazioni. Secondo il parere di alcuni colleghi storici americani, si tratterebbe dell’effetto di una specifica direttiva che mira a negare formalmente l’esistenza di stazioni CIA all’interno di paesi alleati, per cui se non c’è la stazione non ci può essere nemmeno la corrispondenza…
In ogni caso il FOIA offre una chiave di accesso ai documenti dei servizi segreti americani della quale gli storici americani fanno ampio uso, con risultati comunque interessanti. E’ persino ovvio che una simile legislazione non debba essere mitizzata o enfatizzata, e che anche essa abbia dei limiti sin troppo evidenti. Dal momento però che non viviamo in un mondo di assoluti ma in uno – ahimè – in cui tutto è relativo, vorrei sapere se altrove gli storici hanno a disposizione strumenti migliori di questo per provare ad accedere alla documentazione classificata.
Note

1 – Per alcuni giudizi critici sull’ E.O. 12356, cfr. S. G. Rabe, Review Essay: John F. Kennedy and Latin America, in “Diplomatic History”, vol 23, no.3, Summer 1999, p. 540.
2 V. Classified National Security Information, April 17, 1995, in “Federal Register”, 60, April 20, 1995, pp.19285-19843.
3 Cfr. W. Burr, New Archival Sources for the Cold War, in L. Nuti (ed.), International crises and diplomatic sources. Proceedings of the 4th Conference of Editors of Diplomatic Documents, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1998