SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Pubblicazioni

La legislazione archivistica tedesca

Lutz Klinkhammer
Quaderni I/2001
SEGRETI PERSONALI E SEGRETI DI STATO.
Privacy, archivi e ricerca storica

a cura di Carlo Spagnolo
Parte II
Fascicoli e archivi segreti

Sono stato chiamato a riferire della legislazione archivistica tedesca, e mi dispiace che il mio collega archivista dell’Istituto storico germanico di Roma sia impegnato in un altro convegno perché sarebbe la persona più adatta a tale compito. La legislazione è piuttosto complicata a causa dell’esistenza di leggi regionali dei Länder che differiscono dalla legislazione federale. Quindi non c’è una legge unica, non c’è un comportamento archivistico unico, ma ci sono leggi più flessibili e altre più rigide per quanto riguarda l’accesso agli archivi di Stato regionali.1
Bisogna inanzitutto distinguere tra le carte prodotte dagli Stati estinti e le carte prodotte da quelli esistenti. c’è una notevole differenza tra la Germania ex-occidentale e quella ex-orientale. I documenti della polizia politica e dei servizi segreti, della STASI (Staatssicherheitsdienst) per esempio, sono stati mantenuti e salvaguardati in buona parte dalla popolazione dell’ex Germania Democratica. Sono circa centottanta chilometri lineari di atti, di cui circa settanta chilometri sono stati salvati dal movimento popolare il quale voleva conservare questa documentazione per sapere quale uso ne ha fatto il potere, lo Stato, contro il cittadino. Dopo l’unificazione si è svolto un dibattito acceso sulla conservazione o meno di questi atti; alla fine hanno avuto il sopravvento i fautori della tesi della conservazione ed è stato costituito un ufficio per regolare la consultazione delle carte della STASI, la cosidetta “Gauck Behörde”. Questa dà l’accesso soltanto alle persone direttamente coinvolte, cioè quelle calunniate o spiate, in modo che possano sapere chi erano i loro persecutori. più di un milione di persone ha già chiesto la visione dei propri fascicoli personali. Si tratta, però, di un meccanismo complicato: gli interessati devono recarsi di persona all’archivio, mentre le informazioni che appaiono nei loro documenti ma che riguardano altri individui (tranne gli ufficiali della polizia politica e dei servizi segreti) vengono cancellate nelle copie dei documenti che vengono loro sottoposte. c’è quindi una procedura alquanto macchinosa per fornire l’informazione al singolo individuo.
Più di due milioni di richieste sono già state avanzate per controllare se una persona ne spiava altre. l’idea iniziale è stata anche che il cittadino si possa difendere dall’accusa di essere stato una spia dello Stato: mettere a disposizione quella documentazione, doveva permettere al cittadino di potersi difendere dall’ eventuale calunnia altrui di aver servito i servizi segreti dello Stato. Ma ancor di più serviva a licenziare quelle persone che avevano fatte delle dichiarazioni false sulla propria non-collaborazione con la STASI (dichiarazione richiesta per l’assunzione nell’amministrazione pubblica dopo l’ unificazione).
L’altra parte della documentazione statale della ex-DDR, quella che non riguarda informazioni personali, viene trattata in un altro modo: le carte del partito comunista e delle altre organizzazioni di partito sono state integrate nella “Fondazione Archivi dei Partiti e delle organizzazioni di massa della DDR nel Bundesarchiv” (SAPMO). l’Archivio Centrale tedesco conserva questa documentazione in un fondo archivistico particolare che viene messo a libera disposizione della ricerca storica, non frammettendo nemmeno il limite consueto di trent’anni che viene indicato dal Bundesarchivgesetz (la legge federale sugli archivi). In questo modo si sono create due diverse pratiche archivistiche statali in Germania. Il caso più paradossale è costituito dalle carte dell’ex Ministero degli Affari Esteri della DDR. Queste furono prese in possesso dal Ministero degli Affari Esteri della Germania Federale. l’Archivio dell’Auswärtiges Amt osserva però anche per questo fondo, che non proviene dall’Auswärtiges Amt, un limite di accessibilità di trent’anni dall’origine del documento. Liberamente consultabili sono invece i fondi degli altri ministeri della DDR, conservati nella sezione DDR del Bundesarchiv.2
Una situazione simile si era creata dopo il 1945. Per gli atti del periodo nazista gli alleati decisero subito di sottrarre la documentazione alla sovranità della Germania occupata e iniziarono un’opera di microfilmatura e di ricerca storica che ha fatto sì che l’accesso ai documenti non potesse essere più bloccato neanche dopo il ritorno dei documenti dagli Stati Uniti in Germania. Una non trascurabile eccezione all’accessibilità anche di questi documenti fu però posta con le leggi sulla privacy (Datenschutz) che riguardano un vasto complesso di documenti oltre fascicoli personali, dati su procedimenti penali, dati medici ecc. c’è però anche da accennare al fatto che la Germania occidentale non aveva a sua completa disposizione i documenti dello Stato nazionalsocialista. l’importante archivio che consisteva di parecchie milioni di schede e di fascicoli personali che fornivano notizie sui membri del partito nazista, per esempio, rimase sotto controllo alleato nel “Document Center” di Berlino.3
Per la documentazione archivistica della Germania Federale prodotta dopo il 1945 vige un’altra legge, naturalmente: il limite di accesso ai documenti statali non riservati è di trent’anni, premesso che non riguardino situazioni puramente private di persone. Per i documenti segreti (VerschluàŸsachen) il limite varia a seconda delle istituzioni. Il Ministero degli esteri, per esempio, fa divieto esplicito e generale alla consultazione dei documenti segreti, mentre gli archivi di Stato che conservono atti segreti sono tenuti a mantenere il segreto per un limite di ottant’anni, oltre i quali questi atti divengono consultabili. Una terza categoria è costituita dagli atti puramente privati, per i quali esiste la possibilità di ottenere un accesso anticipato o anche posticipato, a seconda della situazione.
Il Bundesarchivgesetz prevede che la protezione della privacy (Datenschutz) vige per un periodo di cento anni dalla nascita o trent’anni dalla morte della persona interessata. Anche qui ci sono delle differenze regionali.4 La legge sulla privacy del Land Berlin, per esempio, prevede che la protezione decada dieci anni dopo il decesso della persona (o novanta anni dopo la nascita, quando la data di morte è sconosciuta). l’accesso ai documenti protetti può essere concesso per motivi di ricerca scientifica sulla base di una richiesta motivata e dell’impegno di rispettare i vincoli di tutela dei dati personali. In questo caso è molto importante la figura dell’archivista, che deve fare da arbitro fra l’interesse del singolo utente ad avere accesso all’informazione ed esercitare il diritto alla ricerca libera, garantita dalla Costituzione tedesca, ed il diritto di terzi eventualmente lesi. Quindi è l’archivista che decide se prevalga l’interesse pubblico, dell’utente, e allora autorizza la richiesta, oppure se prevalga quello del privato che potrebbe essere eventualmente leso. Questa è una decisione che l’ archivista, per ogni accesso ai dati tutelati, deve fare. Comporta un certo potere discrezionale dell’archivista che potrebbe anche accordare l’accesso entro certi limiti, chiedendo, per esempio, l’anonimizzazione in alcuni casi e non in altri. l’utente che non mantenga le promesse fatte per l’accesso può essere escluso da una futura consultazione.
Anche in Germania è emersa ogni tanto una discussione sull’accesso a documenti considerati molto sensibili, come per esempio i documenti sui processi di epurazione e di “denazificazione” svoltisi nell’immediato dopoguerra. In Baviera, per esempio, tali documenti sono stati consultabili sin dagli anni sessanta, perché la legge della Baviera ne prevedeva l’ uso per la ricerca storica. In Assia, invece, i liberali ne chiesero la distruzione negli anni sessanta. La richiesta alla fine non venne accolta ma ottenne che gli atti non fossero resi consultabili; ne fu soltanto autorizzata una consultazione per usi statistici. l’ esistenza, in questo caso, di ricerche che permettavano delle conclusioni sulla base di alcuni campioni regionali non è stata però di scarsa importanza.
Per quanto riguarda gli atti dei servizi segreti tedeschi (per esempio il Bundesnachrichtendienst), non si sa assolutamente che cosa ne succede. Una discussione pubblica sul destino di queste carte non c’è mai stata. I cittadini non hanno alcuna possibilità di sapere se presso i servizi segreti esistano dei documenti che li concernano. Ci sono state persone che hanno chiesto se venissero raccolte informazioni su di loro, ma non hanno mai avuto una risposta. La legge sulla lotta contro la criminalità (Verbrechensbekämpfungsgesetz del 29.10.1994) ha comunque esteso le competenze legali dei servizi ai controlli sui mezzi di comunicazione (posta, telefono ecc.). Il Bundeskriminalamt, invece, che si occupa di polizia federale, di lotta contro il sabotaggio interno e contro il terrorismo, versa regolarmente gli atti esauriti dopo trenta o quarant’anni. Per le carte delle amministrazioni centrali, esiste un procedimento abbastanza elastico nel versamento all’archivio centrale federale (Bundesarchiv). Per i ministeri esiste un archivio transitorio, al quale si possono versare le pratiche espletate. l’ amministrazione statale ha però la possibilità di richiederne alcune indietro per poterle riutilizzare in caso di bisogno; soltanto dopo un certo periodo trascorso nell’archivio transitorio (sembra momentaneamente dopo 20 anni), gli archivisti, in collaborazione con i funzionari dei ministeri, procedono alla secretazione degli atti degni di conservazione separandoli da quelli da distruggere. Anche in questo caso, quindi, sono gli archivisti a decidere in primis quali atti siano degni di conservazione e quali no. l’archivio transitorio del Bundesarchiv (Zwischenarchiv), che ha una sede separata a Bonn-St.Augustin, svolge quindi un lavoro preparatorio di conservazione che evita i pluriennali ritardi con i quali le amministrazioni pubbliche in altri Stati versano la loro documentazione agli Archivi di Stato. Penso per esempio alla questione dei versamenti da parte delle Prefetture agli Archivi di Stato in Italia.
Comunque è da sottolineare che esiste una notevole diversità tra i diversi ministeri per quanto riguarda le regole di conservazione e di accesso ai documenti: Il ministero degli esteri tedesco è molto meno incline ad autorizzare la consultazione degli atti segreti conservati; e nel caso dei documenti segreti del ministero della difesa tedesco e dei servizi segreti non si sa proprio niente. Problemi ulteriori sussistono per l’accesso alla documentazione della STASI. La “Gauck Behörde” mantiene più database nominativi, di cui il più grande contiene circa sei milioni di nomi tra i quali figurano circa due milioni di cittadini della Germania Federale e anche cittadini di altri paesi, presumibilmente anche di molti italiani, che erano in contatto con cittadini della DDR. Nel 1990 una delle banche dati più importanti è arrivata attraverso Mosca negli Stati Uniti. Fino ad oggi non è stata restituita dalla CIA se non in minima parte. Senza l’accesso a questa banca dati non è possibile conoscere i nomi in chiaro degli agenti tedesco-occidentali della STASI, i quali vengono stimati in più di trentamila persone. Però non sembra che ci sia stata una particolare pressione politica da parte del governo tedesco per far tornare questi dati all’amministrazione archivistica pubblica in Germania. Le spie occidentali della DDR arriveranno perciò molto probabilmente ad una prescrizione dei loro reati. Il trattamento dei e l’accesso ai dati personali che riguardano uomini politici della Germania federale (cfr. la discussione attuale sulle intercettazioni telefoniche dell’ ex-cancelliere Helmut Kohl) negli archivi della STASI sarà un banco di prova per la legislazione archivistica (Stasi-Unterlagengesetz) la quale non prevede un’asimmetria dell’accesso ai dati personali tra est ed ovest.
Il fatto che la ricerca storica sulla Germania Democratica sia in buona parte libera, quindi, comporta con sé anche dei problemi. Le carte della DDR danno delle informazioni su situazioni nella Germania federale la cui correttezza non è verificabile nei fondi prodotti dalla Germania federale. Esiste quindi un’asimmetria dell’accesso che è abbastanza difficile da gestire. Oltre a questo problema, che riguarda solo la documentazione ordinaria negli archivi statali, bisogna riflettere sugli atti segreti della Bundesrepublik (cioè di quelli che si trovano negli archivi di Stato). La loro declassificazione è una vicenda complicatissima, perché in genere si richiede l’intervento del ministero produttore del segreto stesso e questo procedimento può durare parecchio tempo senza che l’esito sia prevedibile. Personalmente preferisco perciò la procedura americana della declassificazione di intere serie di carte riservate e segrete, che avviene a scadenze fisse.
Note
1 Cfr. R. Polley (Hg.), Archivgesetzgebung in Deutschland: Beiträge eines Symposions, Marburg, Archivschule, 1991; R. Kretzschmar (Hg.), Historische Überlieferung auf Verwaltungsunterlagen: zur Praxis der archivischen Bewertung in Baden-Württemberg, Stuttgart, Kohlhammer, 1997.
2 J. Birzer, Archivgesetzliche Zugangsregelungen, in “Der Archivar”, 1993, n. 46, pp. 410-424.
3 H. Bannasch (Hg.), Zeitgeschichte in den Schranken des Archivrechts, Stuttgart, Kohlhammer, 1995.
4 Cfr. D. Krüger, Storiografia e diritto alla riservatezza: La legislazione archivistica tedesca dal 1987, in “Rassegna degli Archivi di Stato”, LVII, maggio-dicembre 1997, pp. 371-398.