SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Dossier

Maragliano: prof ribelli vi interessa solo la cattedra

di Andrea Benvenuti

SCUOLA
Chi contesta la riforma teme soltanto di perdere i suoi privilegi. Ha una visione autoritaria dell’insegnamento. E non conosce l’educazione civica. CosÏ un pedagogista difende il lavoro del ministro De Mauro

(da L’Espresso, 2 marzo 2001)

Roberto Maragliano, pedagogista e professore di Tecnologia dell’istruzione all’Universita di Roma 3, presso il Dipartimento di Scienza dell’educazione, non ci sta. E rispedisce al mittente le critiche dei professori dissidenti, come quella lanciata sulle pagine dell’Espresso online dallo storico Luciano Canfora, firmatario del Manifesto dei 33. Maragliano rilancia la nuova scuola e si difende attaccando chi sostiene a spada tratta l’idea di una scuola autoritaria.
Quelli che mi criticano hanno soltanto paura di perdere il loro status di professori accademici. Altro che confronto sui contenuti. A questi insigni docenti interessa soltanto la cattedra. Ma io non mi fermo e continuero a fare l’attentatore delle loro cattedre.
C’Ë chi sostiene che se la riforma e da buttare la colpa e dei pedagogisti. Lei che ne pensa?
La figura del pedagogista e sempre stata un bersaglio facile. Al di la di questo, chi fa queste considerazioni non vuole riconoscere che siamo di fronte a un grande cambiamento nel modo di fare scuola. L’insegnamento Ë destinato a diventare sempre piu dinamico e a interagire con le nuove tecnologie.
Quindi lei non e d’accordo con chi dice che questa riforma porta a una scuola fai da te, all’anglosassone?
Assolutamente no. L’insegnante rimane insegnante, ma non penserý pi˜ solo ai contenuti. Il suo profilo cambia e si arricchisce. Non sara soltanto il professore dei contenuti ma anche il facilitatore dell’apprendimento. L’impostazione anglosassone non c’entra niente. Il fatto e che le nuove tecnologie aprono nuove strade alla didattica, ma c’Ë chi pensa che soltanto la scrittura rappresenti l’arte nobile dell’insegnamento. Purtroppo c’Ë molta confusione anche tra gli addetti ai lavori: si confondono cose e livelli diversi.
Allora provi lei a spiegarsi.
Una cosa e la legge votata dal Parlamento; un’altra Ë il regolamento attuativo sugli indirizzi dei programmi presentato da De Mauro. Sono due atti distinti. Senza questa distinzione il cittadino, l’insegnante e il genitore rischiano di fare confusione. Non si possono dare al ministro responsabilita legislative che non ha. La legge e stata approvata un anno fa, quelli che si stanno facendo ora sono semplicemente i passi di attuazione. Forse i professori del Manifesto dei 33 o quelli dei 500 avrebbero bisogno di frequentare di nuovo qualche lezione elementare.
Ad esempio?
La prima e una lezione di educazione civica, in particolare per i professori di storia che non sanno distinguere tra un atto legislativo del Parlamento e un atto del ministro della Pubblica istruzione. La seconda lezione riguarda il funzionamento della macchina politico-amministrativa che, a quanto pare, molti miei colleghi non conoscono. Chi sta attaccando questa riforma ha purtroppo ancora una visione autoritaria dell’insegnamento e della professione. Crede in confini disciplinari molto rigidi. La storia, la filosofia, la matematica. Con paletti ben definiti. Noi invece stiamo puntando a nuove forme di insegnamento dinamiche e a una scuola aperta alla societa e legata al territorio. Insegnare domani non vorra piu dire tenere una cattedra, ma essere sempre pi˜ capace di stare tra i ragazzi e la gente.
Quindi la riforma vera e quella che si realizzerý all’interno dell’autonomia scolastica?
Esattamente. De Mauro ha solo dato degli indirizzi non vincolanti per la scuola e il mercato legato al mondo della scuola. Almeno sulla carta il ministero ha perso centralitý ed esclusivitý. Questo per la scuola Ë solo un bene, una vera e propria liberazione. Ma adesso dipende dalla scuola diventare o meno protagonista sul territorio. E poi tra tre anni faremo una valutazione di quanto e stato fatto. Allora vedremo cosa avranno da dire i professori dissidenti.