SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Dossier

Storia a scuola

di Carla Forti

(mail alla lista di discussione sissco@racine.ra.it del 25 aprile 2001)

Invio un intervento di Carla Forti, insegnante pisana, che ho ricevuto in data 24 aprile 2001 e mi pare apporti un interessante contributo alla discussione sui curricoli di storia.

Paolo Pezzino
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Nel dibattito in corso sul curricolo di storia si presentano allo stato attuale come contrapposte e reciprocamente incompatibili (fra le altre) due esigenze che a me paiono entrambe sacrosante: quella di fare nei due anni conclusivi dell’obbligo la storia contemporanea (cfr. Brusa, La battaglia dei curricoli) e quella di ripetere il curricolo due volte, cioË nella scuola di base e in quella superiore (cfr. il documento Arnaldi-Vitolo).
Ora a me pare che conciliare queste due esigenze non sia affatto impossibile, e che esista la seguente ragionevole soluzione del problema.
Terminato il curricolo di storia della scuola di base (conforme a come previsto dal documento Arnaldi), nel biennio si dovrebbe ripetere l’etý che va dalla rivoluzione industriale all’oggi. Ma si dovrebbe ripeterla affrontandola per grandi aree geografico-culturali, e cioË insieme alla geografia, disciplina di cui si Ë assurdamente abbandonato l’insegnamento, invece di riformarlo profondamente (cioË, per intenderci, secondo il modello offerto dall’esemplare manuale scritto per Zanichelli a fine anni ’70 da Sofri, Finzi, Ginzburg, Isenburg, Tutino).
Con un taglio di questo tipo si potrebbe praticare in modo credibile e non artificioso il criterio di ‘partire dal presente’, cioË dalla divaricazione fra societý ‘tradizionali’ e ‘modernizzate’ che divenne radicale solo a fine Settecento ed Ë alla base dell’attuale divisione fra Nord e Sud del mondo. E si potrebbero ‘costruire moduli’ secondo la lunga durata per consentire ai ragazzi di farsi un’idea, per quanto generalissima, della cultura islamica, di quella cinese, dell’Africa subsahariana ecc. Quest’ultimo aspetto andrebbe sviluppato prevalentemente (ma non solo) nel primo anno, mentre nel secondo bisognerebbe dedicarsi di pi˜ (ma non solo) alla storia ‘evenemenziale’ del Novecento. La storia europea e occidentale resterebbe pur sempre al centro, come Ë inevitabile, ma un’idea dello stato e dei problemi dell’umanitý a livello planetario i ragazzi se la farebbero.
Un insegnamento della storia di questo tipo nell’ultimo biennio dell’obbligo sarebbe utile a chi termina qui gli studi e a chi li prosegue. Chi prosegue rifarý poi storia nel triennio pi˜ o meno secondo la scansione cronologica attuale (non entro qui nel merito dei criteri, pur non tacendo il mio auspicio che la dizione ‘per grandi temi in ordine cronologico’ preluda a una retromarcia rispetto al criterio ‘modulare’). Infine, chi prosegue puÚ – su questo Brusa ha ragione – dedicare nel biennio una o due delle ore ‘autonome’ alla storia antica classica. Il che consente di salvare capra e cavoli.