SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Lettera di Paola Carucci, Sovrintendente generale dell’Archivio centrale dello Stato con un appunto per il senatore Chiarante, vicepresidente del Consiglio nazionale dei beni culturali

Archivio Centrale dello Stato
Il Dirigente Generale
Sovrintendente
Prot. 4787/I.6.a

6 settembre 1999

APPUNTO PER IL SEN. CHIARANTE

Vice-Presidente del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali

La televisione e il “Corriere della Sera” dell’11 agosto hanno dato notizia della proposta del Governo di distruggere i fascicoli dei Servizi segreti ritenuti incongrui rispetto alle finalità istituzionali.
Tale proposta suscita viva preoccupazione in chi si occupa di fonti archivistiche e di storia contemporanea. Gli archivi infatti debbono riflettere quanto è storicamente avvenuto e non quello che ci sarebbe piaciuto fosse avvenuto. Il principio di legalità, cioè, deve valere per il futuro e non per consegnare ai posteri archivi “ripuliti”.
Peraltro la distruzione non è sicura garanzia per evitare usi distorti di fonti che possono prestarsi a un uso illecito, dal momento che non esiste alcun mezzo sicuro per verificare che I documenti incriminati non vengano microfilmati e destinati a possessori non controllabili.
L’unico modo per evitare usi distorti di tali fonti è quello di conservarle in una sede neutra quale l’Archivio storico, in questo caso l’Archivio centrale dello Stato, dotandolo di adeguate misure di sicurezza e adottando tutte le cautele possibili per evitare la circolazione ma anche – ove occorresse – per consentire la difesa a chi venisse fatto oggetto di indebite pressioni.
Giova ricordare che un problema analogo si è posto in Germania, dopo la caduta del muro di Berlino, con l’immenso archivio dalla Stasi. Dopo una prima fase di distruzioni incontrollate si aprì un dibattito tra chi, invocando il principio della legalità, proponeva la distruzione dei fascicoli e chi difendeva le ragioni della storia e anche di un uso corretto delle informazioni. Ha prevalso quest’ultima tesi e ora l’archivio della Stasi è conservato ed è consultabile, con particolari garanzie per la tutela di interessi personali. La “Rassegna degli Archivi di Stato” (LVII/2.3) ha pubblicato un saggio nel quale l’archivista tedesco Dieter Krüger, trattando il tema della consultabilità dei documenti riservati, fa una breve sintesi di questa vicenda.
Cordiali saluti
Paola Carucci