SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Sintesi interpretative

Alberto M. Banti, Storia della borghesia italiana. L’età liberale, Roma, Donzelli, 1996.
Il volume ricostruisce, per la prima volta in modo complessivo, la vicenda della borghesia italiana dall’unità alle origini del fascismo. I ceti medi italiani appaiono segnati da cleavages di ordine socio-economico e professionale ma anche da differenti opzioni politiche, sistemi di valori, pratiche associative ecc. Altrettanto rilevante, e con effetti di ulteriore frammentazione, è il differenziale di tipo territoriale. L’A. illustra il quadro delle numerose identità che compongono una categoria di per sè, tradizionalmente, di difficile definizione. Al tempo stesso, Banti mescola in modo stretto la storia di ceti dirigenti e ceti medi alla vicenda dello Stato liberale, sottolineando come, per un verso, il puzzle sociologico borghese e, per altro, il sistema formale-istituzionale e la costituzione materiale dello Stato finiscano per determinare profondamente le modalità della politica italiana, come, ad esempio, la forte capacità di attrazione esercitata da partiti e raggruppamenti di governo. La vicenda si conclude alle soglie del fascismo, un fenomeno ideologico e organizzativo nel quale gli articolati ceti dirigenti del paese sembreranno trovare una propria unità e identità politica.
Vittorio Foa, Questo Novecento, Torino, Einaudi, 1996
Nel 199ð Foa pubblicò un libro Il cavallo e la torre (Einaudi), in cui ripercorreva dal punto di vista autobiografico quasi l’intero arco del secolo. La trama dei ricordi sorreggeva il libro, e l’autore assumeva in modo esplicito se stesso come io narrante. In questo secondo libro Foa obiettivizza in forma storiografica la riflessione sul corso del Novecento, ma la matrice è la stessa: comprendere il proprio tempo e se stesso in esso. Nelle molte discussioni che oggi si fanno sui rapporti tra memoria e storia, Foa offre un esempio di come esse possano esprimersi parallelamente in forme autonome, piene peraltro di sottintesi reciproci rinvii. Per raggiungere questo risultato egli adotta un metodo che è insieme narrativo e critico, e che rifugge dalle teorizzazioni e dalle tentazioni modellistiche. Valga per tutti un esempio: non vengono usate categorie come quella di trasformismo e come l’altra, che ne sta concettualmente a monte, della asserita ineliminabile tendenza centripeta del sistema politico italiano.
Una chiave di lettura del libro può essere data dalla citazione che l’autore fa di un invito di Carlo Ginzburg a “cercare indietro la critica della fatalità”. Foa sviluppa questo suggerimento osservando che “forse si guarda al passato (come sto facendo io con questo libro) per rifiutare l’idea che il passato è necessario”. Nella storia passata egli va cioè in cerca di una garanzia della libertà umana; e la cosa è tanto più notevole in quanto Foa ha un vivo senso delle lunghe durate sociali e culturali e insieme della creatività dell’azione umana.
E’ dalla adozione di questo criterio che discende la collocazione dei conflitti in una posizione sempre centrale. Foa da una parte cerca di illustrare dei conflitti tutte le sfaccettature e di comprenderne le opposte ragioni; dall’altra si serve di questa complessità per mostrare che le soluzioni possibili sono sempre molteplici e che pertanto gli esiti finali discendono dalle scelte compiute dai protagonisti in situazioni e contesti obiettivamente dati ma non cogenti, che esaltano il senso di responsabilità umana. Nello stesso tempo, scrivendo la storia di un secolo come il nostro, Foa è ben consapevole della durezza dei prezzi da pagare per mantenere viva questa dialettica tra necessità e libertà.

Guido Melis, Storia dell’amministrazione italiana, 1861-1993, Bologna, Il Mulino, 1996
Dopo i molti studi settoriali che avevano caratterizzato negli ultimi anni la ripresa di interesse per la storia amministrativa, Melis che insieme a Sabino Cassese è stato uno dei promotori di questa stagione, offre con questo libro un’accurata e completa sintesi della vicenda amministrativa italiana dall’Unità ai nostri giorni.
Si intrecciano nel volume molti fili di ricerca: il rapporto quadrangolare fra amministrazione, politica, tecnica e società; quello fra gli apparati amministrativi e gli uomini che li fanno agire; quello fra l’amministrazione e i gruppi sociali portatori di interessi; quello ancora fra le tendenze ad una uniformità razionalizzatrice e le spinte ad una razionalizzazione da ottenere, al contrario, tramite una crescente specializzazione. Viene messo in luce l’affermarsi dello “Stato amministrativo”, da Crispi a Giolitti, e poi l sorgere e le varie fortune delle “amministrazioni parallele”. ampio spazio è dedicato alla crisi del 1943-45 e al ricostituirsi di una amministrazione unitaria dopo la guerra, con forte tasso di continuità rispetto alla situazione precedente, fascista e prefascista.
Le buone idee di riforma pensate nel cinquantennio repubblicano e la pratica, o quasi, impossibilità di attuarle costituiscono il canovaccio, un pò mesto, dell’ultima parte del libro, che si chiude tuttavia con l’invito a nutrire “un flebile ma tuttavia ragionevole ottimismo della volontà”.
Melis segue anche il cammino attraverso il quale la burocrazia, da strumento per governare la società, è divenuta essa stessa una porzione cospicua della società, dotata, anche attraverso la propria sindacalizzazione, di una crescente forza contrattuale nei confronti del potere politico.
Cosa rara nei libri di ampia sintesi come questo, per suffragare i propri assunti Melis non solo utilizza la vasta bibliografia che egli domina con sicurezza, ma fa ricorso anche a fonti archivistiche. Il nesso fra amministrazione e archivi è del resto una delle piste cui egli presta particolare attenzione, come dimostra anche la rivista “Le carte e la storia” da lui diretta.
Marco Meriggi, Breve storia dell’Italia settentrionale dall’Ottocento a oggi, Roma, Donzelli, 1996
Se si possa fare una storia dell’Italia settentrionale è la domanda che, in apertura del volume, l’autore si pone: ciò equivale a chiedersi, aggiunge, se esista una “entità storica” padana, dotata di omogeneità, identità e capacità di autorappresentazione. Scorrere le pagine di questo complesso libro di Meriggi significa cercare una risposta a un tale interrogativo, attraverso una carrellata in campo lungo che abbraccia, dalla fine del Settecento ai giorni nostri, la porzione del paese Italia tra l’Appennino e le Alpi, indagata nelle sue componenti insediative, economiche, amministrative, politiche, sociali, culturali, identitarie. La risposta, in un certo qual senso inattesa, è che una realtà definita come Alta Italia non solo è sempre esistita in quanto tale, ma che, soprattutto, si è venuta formando, per cos” dire, a “geometria variabile” nel corso dei decenni, assumendo confini territoriali, limiti d’integrazione, tratti d’appartenenza volta a volta diversi: dall’iniziale settecentesco costituirsi, all’interno dei processi innestati dallo Stato amministrativo, di una dialettica tra centro e periferia prima ignota, che sovverte l’antico localismo della frammentata realtà comunale, per passare, nel declino relativo della società notabilare, alla delineazione di un “Triangolo industriale” dove si sperimentano rapporti di classe moderni, con tutte le loro tensioni, fino all’attuale emergere, in questa fine di millennio, di una “terza Italia”, né Nord-Ovest, né Meridione, ma Settentrione che sfonda verso il Centro, con il suo originale, prorompente modello produttivo di piccola industria tecnologicamente avanzata. Cos” l’apologetica di un Nord civilmente intento a opere di progresso, la quale ha le sue radici nella esaltazione delle tradizionali capacità di autogoverno e di dura applicazione al lavoro da un lato, e, nella correlativa polemica anticentralista e antiburocratica dall’altro, esce criticata nei suoi aspetti “mitici”, a favore di un apprezzamento realistico degli apporti che lo Stato volta a volta ha fornito al Settentrione in termini di appoggio economico-finanziario sul versante decisivo della politica del governo centrale fattasi concreta prassi amministrativa.