SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Il PREMIO 2002 PER I LIBRI PUBBLICATI NEL 2001

Il premio Sissco 2002, relativo a libri apparsi nel 2001, è stato assegnato dal Presidente il 20 settembre 2002 nei locali dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) di Milano, dove nell’ambito del convegno annuale si è svolta una tavola rotonda su “Il mondo visto da Milano” e la cena sociale della Sissco. E’ stata questa la prima attuazione dell’accordo intercorso tra la Sissco e l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), grazie al quale il Premio Sissco è stato dotato di un assegno di duemila euro ed è stato attribuito per la prima volta un secondo premio di storia ANCI del quale si dice qui più sotto.

Per ciò che riguarda il Premio Sissco, nel prendere in esame la produzione storiografica dell’anno 2001 e nel rilevare la varietà e la ricchezza di opere meritevoli di apprezzamento, il consiglio direttivo della Sissco – nella sua qualità di giuria del premio – ha convenuto di segnalare in particolare i seguenti volumi:

  • Giuseppe Berta, L’Italia delle fabbriche. Genealogie ed esperienze dell’industrialismo del Novecento, Bologna, il Mulino
  • Pietro Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, 3. La civiltà liberale, Roma-Bari, Laterza, 4. L’età dei totalitarismi e della democrazia, Roma-Bari,
  • Gustavo Corni, I ghetti di Hitler. Voci da una società sotto assedio (1939-1944), Bologna, il Mulino
  • Mario Del Pero, La CIA. Storia dei servizi segreti americani, Firenze, Giunti
  • Adriano Roccucci, Roma capitale del nazionalismo (1908-1923), Roma, Archivio Guido Izzi
  • Emanuela Scarpellini, Comprare all’americana. Le origini della rivoluzione commerciale in Italia 1945-1971, Bologna, il Mulino
  • Anna Treves, Le nascite e la politica nell’Italia del Novecento, Milano, LED

Si tratta di opere di natura e carattere assai diverso, che la giuria ha il piacere di segnalare all’attenzione degli studiosi e che per diversi motivi meritano a suo giudizio di essere premiate. Per l’assegnazione del premio Sissco 2002 la giuria ha infine deciso di concentrare i suoi voti sul volume di Anna Treves, con la seguente motivazione:

“Il libro di Anna Treves, Le nascite e la politica nell’Italia del Novecento, si distingue per originalità, solidità metodologica e di impianto storiografico e per la ricchezza delle fonti e dei materiali adoperati. La ponderosa ricerca scava nell’intreccio tra politica e questione delle nascite in un arco temporale che va dagli anni ’20 agli anni ’90 del Novecento. Anna Treves focalizza la sua attenzione su due periodi cruciali: quello del regime fascista e quello, iniziato negli anni ’80, quando la cattolica Italia scopre di capeggiare la classifica dei paesi con il tasso più basso di natalità. E’ il primo periodo in particolare a costituire il nocciolo significativo della ricerca. L’autrice ricostruisce l’iperattivismo del fascismo nel campo delle politiche demografiche e ne segue lo svolgersi dalle prime politiche nataliste fino alle leggi razziali, ma soprattutto valuta le caratteristiche di quelle politiche nel più largo contesto europeo definendo il nesso che lega inscindibilmente il discorso sulla popolazione al razzismo e alle politiche che porteranno alle leggi razziali. In questo senso il volume apporta un contributo importante al dibattito sulla genesi delle leggi razziali. Attraverso l’analisi delle politiche nataliste e razziali, ed è questo uno degli aspetti più originali e interessanti della ricerca, ci mostra come la demografia assuma in Italia, durante il fascismo, il profilo di “scienza di regime”. Il libro indaga la collocazione nuova che assumono i demografi italiani, le riviste, le cattedre universitarie, gli studi demografici nei dispositivi di propaganda del regime. Da questo punto di vista il libro si impone anche come un contributo di particolare rilievo al tema del rapporto tra potere e cultura nell’Italia fascista. Nella seconda parte del volume si ricostruisce l’atteggiamento dell’Italia repubblicana sul problema della popolazione dalla scomparsa del discorso sulla demografia, come conseguenza dell’aleggiare del “fantasma del natalismo fascista”, alla ripresa d’attenzione sull’onda sia del calo demografico che dell’immigrazione. E con questo il libro ci porta nel pieno dell’attualità ricordandoci quanto poca neutralità sia contenuta nella scienza demografica e quante implicazioni politiche siano contenute nei discorsi sulla popolazione e nelle scelte fataliste”.