SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Dossier

Capra 2002

Area 11 – scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

Coordinatore

   

CARLO CAPRA

     

Titolo della Ricerca

   

LA “LUNGA” ESPERIENZA NAPOLEONICA: ISTITUZIONI, UOMINI ED IDEE IN ITALIA TRA XVIII E XIX SECOLO

     

Finanziamento assegnato

   

102000 Euro

     

Rd+Ra

   

47000 Euro (dichiarata all’atto della domanda)   

     

Durata

   

24 mesi

     

 Obiettivo della Ricerca

Il programma di ricerca si propone di concentrare il proprio interesse e la propria attenzione sui momenti e sugli aspetti di continuità e discontinuità politica, istituzionale, culturale, sociale ed economica tra l’età napoleonica e quelle che la precedettero e la seguirono. L’esistenza di numerosi Stati all’interno della penisola prima dell’avvento delle truppe francesi, i differenti destini a cui andarono incontro, pur sotto l’egida unificante delle esperienze repubblicane prima e del dominio napoleonico poi (Regno d’Italia, Regno di Napoli, annessione all’Impero francese), e infine il loro ritorno – ma anche qui non per tutti – alle «monarchie legittime» rappresentano una tale molteplicità di esperienze e un quadro talmente ricco e articolato da meritare un esame ravvicinato e comparato per coglierne gli elementi di affinità e di divergenza.
La ricerca si propone quindi di verificare concretamente permanenze e mutamenti, fattori di continuità ed elementi di discontinuità nei momenti di trapasso da un regime politico-istituzionale ad un altro, con particolare riguardo alle esperienze vissute nei territori appartenuti al Regno d’Italia e al Regno di Napoli.

Innovazione rispetto allo stato dell’arte nel campo

La storiografia italiana che si occupata dell’età rivoluzionaria e napoleonica lo ha fatto, in parte, procedendo per compartimenti stagni. Soprattutto la periodizzazione ha molto risentito delle grandi cesure politiche e istituzionali. Gli studi su questi anni si sono quindi mossi lungo segmenti cronologici divenuti ormai classici. Ad una prima partizione rivoluzionaria classica, 1796-1814, hanno fatto seguito altre più ristrette e politicamente omogenee: un triennio rivoluzionario connotato da un grande dinamismo progettuale e una ricca effervescenza politica; la parentesi «reazionaria» austro-russa (1799-1800); la Seconda Repubblica cisalpina scivolata via nell’attesa dell’annunciata sistemazione definitiva che Bonaparte avrebbe dato ai territori italiani. Con il gennaio del 1802 prese concretamente avvio la nascita di un nuovo Stato italiano, con l’elaborazione di nuove istituzioni, la creazione di un numeroso e qualificato apparato burocratico e di una nuova cultura politica. Tutto ciò si sarebbe consolidato e cristallizzato con la creazione del Regno d’Italia prima, nel 1805, e del Regno di Napoli poi, nel 1806. Il 1814 e il crollo di Napoleone segnano le colonne d’Ercole di un’avventura straordinaria e irripetibile.
Pur nella sua funzionalità e legittimità questa periodizzazione «istituzionale» nasconde e soffoca una varietà di situazioni e di realtà che potrebbero gettare nuova luce su quegli anni difficili ma attraversati da speranze di palingenesi e di paure per un mondo che si temeva irrimediabilmente perduto. Indagare la varietà di situazioni e di realtà, cui si faceva cenno, adottando approcci metodologici differenti o semplicemente avvicinandosi con periodizzazioni diverse potrebbe apportare rilevanti novità interpretative, il che non significa evidentemente negare importanza all’evento «rivoluzionario», anzi al contrario rivendicarne il momento di forte cesura.
Visti in una prospettiva di più lungo periodo, che abbracci gli ultimi decenni dell’antico regime e i primi della restaurazione, gli anni rivoluzionari e napoleonici appaiono tutt’altro che una parentesi. Momento di forte discontinuità rispetto al passato – un passato che oltre tutto per i territori italiani non è omogeneo e che quindi pone la necessità di operare in maniera comparata per comprendere realmente il diverso impatto che quell’esperienza significò – non lo è in maniera altrettanto marcata rispetto al futuro nonostante i tentativi delle nuove legittime autorità – e anche in questo caso un’indagine comparata potrebbe riservare interessanti sorprese – di azzerare l’orologio della storia.

Criteri di verificabilità

1) IDENTIFICAZIONE E CATALOGAZIONE DEI MATERIALI UTILI ALLA RICERCA

2) SCHEDATURA DOCUMENTI

3) PUBBLICAZIONE DI MONOGRAFIE ED ARTICOLI SU RIVISTE SPECIALIZZATE

4) RISONANZA DELLE INIZIATIVE CULTURALI CONNESSE AL PROGETTO DI RICERCA

Unità di Ricerca

1]  Unità di       Università degli Studi di MILANO

     Responsabile Carlo CAPRA

     Rd+Ra      24000 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   52000 Euro

 

     Compito

     

Il programma di ricerca intende analizzare, con un approccio metodologico attento agli elementi di continuità e discontinuità sul lungo periodo che va dal 1780 al 1830, alcune problematiche specifiche relative ai territori che entrarono a far parte prima della Repubblica Cisalpina e poi italiana e dal 1805 del Regno di Italia.
a. Che rilevanza ebbero le riforme amministrative napoleoniche sull’organizzazione, le funzioni, i compiti, la composizione degli organi di governo cittadini? Quali gli elementi di persistenza e quali i mutamenti all’interno dell’amministrazione civica di una grande città?
b. Che contributo culturale e politico portarono in dote agli stati pre-unitari i tanti ufficiali dell’esercito e gli altrettanto numerosi funzionari pubblici? Perché proprio tra questi gruppi si radicarono con maggior forza gli ideali unitari (o comunque sia il vagheggiamento dell’età napoleonica)? E ancora, guardando l’altro polo cronologico, che contributo portarono i vecchi servitori della cosa pubblica d’antico regime alla costruzione di un nuovo stato amministrativo? Fu lo stesso per i sudditi dei diversi Stati d’antico regime o è possibile cogliere diversi gradi di modernità all’interno dei vecchi sistemi statuali e di conseguenza una maggior capacità progettuale o concretamente applicativa da parte degli uni rispetto agli altri?
c. come venne maturando e che evoluzione ebbe lo spirito unitario che si era manifestato in maniera così fragorosa all’ingresso delle truppe francesi in Italia e che contrassegnò la vita politica e i dibattiti del triennio rivoluzionario? Che fine fecero, che percorsi seguirono, che esperienze maturarono gli esponenti di quel vivace e pugnace gruppo di uomini democratici e unitari che salirono alla ribalta durante l’esperienza della Cisalpina?
d. che scelte operarono all’indomani della caduta del regime napoleonico quelle centinaia di giovani che erano accorsi pieni di speranze sotto le sue bandiere nella prospettiva di costruirsi una vita migliore quando non addirittura una società migliore? Ritornarono ai propri paesi d’origine o si rifugiarono altrove? Ed in entrambi i casi con quali occupazioni e con quali prospettive?
e. che valutazioni è possibile esprimere sulla vita e la politica economica del ventennio «napoleonico»? Se si analizza nei ristretti limiti dell’esperienza istituzionale napoleonica, la valutazione risulta quasi inevitabilmente negativa: blocco continentale, stato di guerra, modifica dei tradizionali mercati d’esportazione… Tuttavia come fu possibile la tempestiva ed efficace ripresa economica che si registra a partire dalla fine del secondo decennio del XIX secolo? Che relazioni esistono tra l’aumento delle spese militari e il mondo commerciale, produttivo e finanziario «italiano»?
f. anche a livello istituzionale il tramonto dell’età napoleonica segnò effettivamente una frattura o invece il modello di Stato amministrativo che era stato sperimentato sopravvisse ancora a lungo sotto mentite spoglie? Che rapporto ebbero le diverse realtà statali che presero forma con il 1814 con l’eredità istituzionale napoleonica?
Se queste sono alcune delle questioni attorno a cui ruoterà l’indagine che l’Unità di ricerca intende avviare, tra i compiti che essa si propone c’è quello di identificare fondi documentari e pubblicazioni che siano in grado di rispondere a questi interrogativi. In secondo luogo l’Unità si propone di spogliarli e schedarli ed infine i singoli componenti dell’Unità elaboreranno i dati raccolti, confrontati e discussi collegialmente in una serie di pubblicazioni a carattere o monografico o di articolo problematico.

2]  Unità di       Università degli Studi di ROMA “La Sapienza”

     Responsabile M. Sofia Nicoletta CORCIULO

     Rd+Ra      7500 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   16300 Euro

 

     Compito

     

La ricerca analizzerà i vari aspetti di continuità e rottura politico-istituzionale tra l’età napoleonica e la seconda Restaurazione, con particolare attenzione alle vicende storico-politiche del Regno delle Due Sicilie nel periodo 1813-1820. Si definì “amalgama” quella particolare strategia, voluta dal ministro de Medici, intesa a mantenere sia la maggior parte delle istituzioni napoleoniche, sia il personale amministrativo, “finanziario” e giudiziario (centrale e periferico) che le faceva funzionare. Individuato cronologicamente il contesto storico-politico, ci troviamo di fronte a una sostanziale continuità istituzionale – voluta dall’alto – connessa tuttavia a una forte pulsione di rottura politica – proveniente dal basso. Questo emerge con evidenza sia da talune documentate (perché tratte da fonti archivistiche) testimonianze politico-istituzionali, (per esempio le numerose richieste di “partecipazione politica” espresse da talune istituzioni “locali” quali i Consigli Provinciali – o Generali – nel Regno); sia, soprattutto, nel continuo lavorio “propagandistico” delle numerosissime sette segrete (meridionali), tutte schierate in favore dell’instaurazione di un costituzionalismo attento alle esigenze particolaristiche delle province; e pertanto lontano dallo Stato accentrato napoleonico, ma anche da quello borbonico (quest’ultimo del resto coerente con la sua tradizione statalistica settecentesca). In questo senso, si può affermare che talune rilevanti discontinuità politiche possono essere sicuramente anticipate agli ultimi anni dell’Impero napoleonico allorché si ebbero frequenti manifestazioni di “intolleranza” della popolazione “periferica” nei confronti dei rappresentanti più autorevoli (per esempio l’Intendente) del potere centrale nelle province. Proprio per non aver attribuito la giusta rilevanza istituzionale all’invocata richiesta di “partecipazione politica” provinciale, il Murat vedrà svanire ogni sua speranza di ottenere l’appoggio di quei ceti “proprietarj” ai quali, in extremis, e con un patetico mea culpa, promise la Costituzione.
Per la verifica di queste ipotesi e la realizzazione del progetto è prevista una ricognizione delle fonti archivistiche e a stampa e una loro schedatura, operazioni preliminari alla formulazione di un’ipotesi interpretativa del fenomeno a all’elaborazione di articoli e saggi.

3]  Unità di       Università degli Studi di SALERNO

     Responsabile Pio Eugenio DI RIENZO

     Rd+Ra      9500 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   20600 Euro

 

     Compito

     

In aperta opposizione alla logica della trasparenza e della pubblicità, che costituisce il canone della legittimità della politica moderna, il segreto appartiene al volto nascosto della politica, alla sua parte d’ombra. Proprio, a partire dall’età rivoluzionaria, si assiste ad un rilancio in grande stile di questo secondo livello della politica. Questa unità di ricerca ha scelto l’Italia della stagione napoleonica e della Restaurazione come campione significativo di questo processo, assumendo come obiettivo un indagine che si articolerà in due distinti ma correlati settori: a) La messa in evidenza di una vasta e articolata rete settario franco-italiana che, a partire dalle congiure massonico-giacobine del 1794, darà vita a una politica concepita come complotto, colpo di Stato, cospirazione: dalla formazione delle società segrete di resistenza al potere bonapartista alla carboneria del primo trentennio del secolo XIX; b) L’utilizzazione di questo rete settaria da parte delle grandi potenze europee (Francia, Inghilterra, Austria) che, nella loro lotta per l’egemonia nella penisola italiana, ingloberanno nell’azione delle loro diplomazie occulte uomini e risorse di società segrete, logge massoniche deviate, società di pensiero, lobbies militari, segnando, in questo modo, profondamente e ambiguamente, il nostro processo di unificazione nazionale.
A tal fine si intendono esaminare sia le fonti diplomatiche degli stati italiani preunitari sia degli Stati esteri come pure la documentazione d’altra natura che nel corso della verrà individuata (diari, memorialistica, corrispondenza…).

4]  Unità di       Università degli Studi di NAPOLI “L’Orientale”

     Responsabile Luigi DE MATTEO

     Rd+Ra      6000 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   13100 Euro

 

     Compito

     

La ricerca si propone di affrontare la storia del Mezzogiorno nel periodo tra età napoleonica e Restaurazione privilegiando gli effetti che il ruolo assegnato nel sistema napoleonico al Regno di Napoli, per la sua collocazione mediterranea, spiegò sulla economia e sulla società meridionale. Il che, dovendosi misurare con l’accennata carenza di studi orientati in tale direzione, induce a prescegliere i seguenti obiettivi: a) Analisi delle risposte (imprenditoriali e produttive) delle diverse aree del Mezzogiorno, sia costiere sia interne, alle sollecitazioni, alle opportunità, nonché agli ostacoli ed alle distorsioni che la divisione internazionale del lavoro disegnata dal Blocco continentale prospettava; b) Analisi specifica, come al punto a, dedicata alla città di Napoli ed al suo hinterland, in riferimento al ruolo di capitale e di principale centro economico, finanziario e marittimo del Mezzogiorno; c) Analisi dell’influsso del periodo francese sulla società meridionale, con particolare riferimento all’evoluzione delle tecniche e dei mestieri, al mondo delle professioni e del lavoro; d) L’idea di Mediterraneo nel dibattito politico, economico e culturale meridionale del periodo. La ricerca contempla: 1)Un’ampia ricognizione bibliografica estesa alla pubblicistica coeva (Biblioteche di Napoli, Parigi e Londra in primo luogo); 2) Una ricerca archivistica mirata presso gli Archivi meridionali (Archivi di Stato di Napoli e del Mezzogiorno, Camera di Commercio di Napoli, Archivio Storico del Banco di Napoli, Archivi comunali e provinciali, Archivi notarili) e presso le Sezioni Manoscritti della Biblioteca Nazionale di Napoli e la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria; 3) L’elaborazione di un indice sistematico delle Fonti documentarie relative al Mezzogiorno nell’età napoleonica conservate presso gli archivi stranieri, in primo luogo di Pariigi (Archives Nationales) e di Londra (Public Record Office), indice che prelude all’individuazione delle serie da esaminare.