SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Dossier

Di Nolfo 2003

Area 14 – Scienze politiche e sociali

Coordinatore

   

ENNIO DI NOLFO

     

Titolo della Ricerca

   

DALLE SPERANZE DI HELSINKI ALLE INCOGNITE DEL NUOVO ORDINE INTERNAZIONALE (1975-1991)

     

Finanziamento assegnato

   

300000 Euro

     

Rd+Ra

   

350000 Euro (dichiarata all’atto della domanda)   

     

Durata

   

24 mesi

     

 Obiettivo della Ricerca

Due sono le questioni più dibattute, e quanto mai aperte, quando si affronta il tema della fine della guerra fredda: se la sconfitta dell’Unione Sovietica sia da considerarsi, e in che misura, una vittoria degli Stati Uniti e se la guerra fredda sia stata semplicemente uno scontro tra il comunismo e il liberalismo oppure solo un episodio del confronto ancora in atto tra totalitarismo e democrazia. L’esistenza di una molteplicità di attori internazionali presuppone peraltro che la sconfitta dell’Unione Sovietica non debba ricondursi soltanto all’intersezione tra quelle che le analisi politologiche considerano ne siano le due sole matrici, cioè la sfida militare e tecnologica lanciata da Reagan e il collasso economico del sistema sovietico. Il crollo dell’Unione Sovietica – suggeriscono le indagini storiografiche finora condotte – è maturato per la concorrenza di altri molteplici fattori. D’altra parte sembrerebbe che proprio in questi anni affondino le radici delle minacce e dei pericoli che oggi gravano sulla comunità internazionale, e ciò lascia intuire che il primato assegnato dagli Stati Uniti al confronto con l’Unione Sovietica abbia provocato squilibri (per esempio nei rapporti euro-atlantici) e premesse di destabilizzazione (specialmente in Asia centrale e in Medio Oriente) che ugualmente possono essere compresi e valutati solo ricostruendo il quadro complessivo delle relazioni internazionali.
La letteratura, prevalentemente di provenienza anglosassone, ha affrontato da diverse angolazioni la questione del ruolo svolto dagli Stati Uniti nel processo che ha condotto alla fine della guerra fredda. E tuttavia l’interrogativo centrale se l’esito di questo processo sia anche il risultato di una continuità di fondo tra la politica di Carter e quella di Reagan resta tuttora irrisolto. D’altra parte ancora più aperta resta la questione se la crisi del sistema sovietico sia l’esito fatale di una contrapposizione spinta sino alle sue estreme conseguenze, oppure il risultato di un’implosione dovuta alla debolezza intrinseca del sistema economico-politico, alla fragilità del Patto di Varsavia, delle altre alleanze sovietiche e ai rapporti spesso ambigui con i “movimenti di liberazione” nelle varie parti del mondo. E’ evidente che queste due questioni non possono essere considerate separatamente. Occorre piuttosto cercarne i punti di intersezione che, peraltro, possono essere colti solo se si tiene in considerazione il quadro internazionale e europeo che si è andato configurando in conseguenza della sconfitta degli Stati Uniti in Vietnam, delle speranze aperte dall’atto finale di Helsinki ma anche della spinta in direzione di un’espansione possibile al di fuori dell’Europa che i sovietici ne hanno ricavato. La nuova configurazione della politica internazionale degli Stati Uniti, ripensata in modo da segnare una netta presa di distanza dagli errori compiuti nel Sud-est asiatico e l’accento sui diritti umani posto dalla CSCE hanno infatti mutato la dimensione del confronto tra le due superpotenze, estendendola a ambiti in cui il sistema sovietico difficilmente avrebbe potuto competere se non a rischio della sua stessa stabilità. Da queste considerazioni prende corpo l’ipotesi della continuità tra la politica estera di Carter e quella di Reagan, un’ipotesi che il presente progetto intende verificare andando oltre le differenze facilmente riscontrabili nelle enunciazioni dottrinarie e cogliendone piuttosto le contiguità più nascoste. Non si può infatti non rilevare la complementarietà che viene a determinarsi tra la sfida proposta da Carter con la sua dottrina dei diritti umani e quella per il primato tecnologico lanciata da Reagan: entrambe puntano a colpire il sistema sovietico nei suoi punti deboli. All’interno di questo quadro si colloca la ri…

Innovazione rispetto allo stato dell’arte nel campo

L’obiettivo di fondo della ricerca è quello di scandagliare il mutamento del sistema internazionale dalla fase dominata (ma non esaurita) dall’apparente ordine bipolare verso l’apparente Nuovo Ordine Internazionale. Capire le due facce della medaglia: l’andamento autonomo e i punti di intersezione con l’evolvere del sistema internazionale è il fulcro delle fasi analitiche, in vista della percezione dell’ambiguità che la fine della “guerra fredda” lasciò come legato ereditario agli attori, grandi e piccoli, del successivo (nuovo) ordine internazionale non è un compito agevole. In questa sede l’interesse dominante riguarda l’evolvere del sistema internazionale,nei diversi momenti di passaggio che portarono dalle speranze suscitate dagli accordi di Helsinki a un apparente riaccendersi della guerra fredda, all’affiorare delle diverse caratteristiche interne ai sistemi contrapposti, all’evolvere dei processi decisionali strategici, sino al dispiegarsi della fase finale della crisi sovietica, agli eventi del 1989 in Europa e alle loro ripercussioni fuori dell’Europa, con l’emergere, durante la crisi mediorientale del 1990-91 e la “guerra del golfo” del primato americano ma, al tempo stesso,con l’affiorare delle ambiguità che caratterizzavano tale condizione di “esitante” monopolio del potere mondiale. L’approccio storico, che ispira tutta la ricerca deve guardare in profondità taluni aspetti particolari. Deve poi affrontare queste tematiche con la coscienza dei limiti imposti sia dalla natura delle fonti, sia dal fatto che esse non sono sempre le fonti caratteristiche di storia politica, anche se internazionale.
Gli accordi di Helsinki furono il punto d’arrivo di un processo laborioso e faticoso. Ciascuna delle superpotenze attribuiva loro un senso nella propria strategia internazionale. Al tempo stesso i paesi europei, fra i quali la Comunità Europea, iniziavano a operare come soggetti tendenti alla coesione ma, pur essendo i destinatari degli accordi, non li consideravano in maniera univoca. La diversità di queste interpretazioni costituisce già un tema da chiarire sul piano storico.
Gli attori principali: le superpotenze. L’Unione Sovietica perseguiva da alcuni lustri l’obiettivo di un accordo che, affermando la stabilità dell’assetto europeo formatosi nel secondo dopoguerra e durante la fase più acuta della guerra fredda, non solo rappresentasse la sanzione di un ordine costituito ma, parallelamente, fornisse la garanzia che, mentre il governo di Mosca doveva orientare i suoi interessi all’esterno dell’Europa o verso temi diversi da quelli della politica internazionale europea, le tensioni interne all’Europa e, in particolare la questione tedesca, non si trasformassero in motivi di distrazione rispetto a questi obiettivi. Rispetto alle conoscenze esistenti in questo campo la ricerca si propone di contribuire a una ricostruzione basata su fonti nuove e su approcci multidisciplinari.

Criteri di verificabilità

1) In primo luogo dovranno essere valutate la qualità e l’originalità delle fonti reperite in riferimento agli obiettivi del progeto e al contributo che esse possono dare alla comunità scientifica.

2) In secondo luogo dovranno essere prese in considerazione le fasi intermedie della ricerca: i seminari, le conferenze, i workshop, le missioni, i convegni organizzati.

3) Dovrà essere verificata anche la corrispondenza del lavoro compiuto dalle singole unità e dal gruppo nel nuo insieme in relazione al progresso delle conoscenze esistenti in amvito internazionale e in relazione al tema oggetto delle ricerca.

4) Infine il criterio di verificabilità principale dovrà riguardare i convegni nazionali einternazionali conclusivi che verranno organizzati; il numero delle pubblicazioni prodotte, l’allestimento di siti web ai quali sia affidata la diffusione dei risultati della ricerca; la creazione di Cd-rom contenenti materiali di documentazione o saggi intehgrativi rispetto a ciò che è stato pubblicato.

Unità di Ricerca

1]  Unità di       Università degli Studi di FIRENZE

     Responsabile Ennio DI NOLFO

     Rd+Ra      135500 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   107000 Euro

 

     Compito

     

Nell’ambito del progetto generale, l’Unità di Firenze intende concentrare la sua attenzione su una serie di temi necessariamente coordinati con il progetto generale e, di conseguenza, tali da seguire filoni di ricerca in parte differenziati. Infatti la localizzazione presso la sede di Firenze non impedisce che singoli ricercatori interagiscano con ciò che viene studiato presso altre unità operative che collaborano al progetto generale.
In modo specifico, il coordinatore intende studiare le radici ideologiche e le motivazioni di fondo che ispirarono la politica estera di Carter (1977-1980) e quella della prima presidenza Reagan (1981-1985). Questa ipotesi nasce dal presupposto che in tale periodo siano da situare le radici della scelta, operata in diverso modo dai due presidenti americani, tesa a mettere in luce le contraddizioni interna alla politica internazionale sovietica, sino a provocare, da parte sovietica,la percezione della necessità di una svolta, espressa della designazione di Gorbacev nel 1985 come nuovo segretario generale del PCUS. Questa azione si sviluppò su piani e in regioni diverse. La prof. Bruna Bagnato affronterà il tema dal punto di vista della politica estera europea, nella prospettiva di ricostruire la nascita di una stretta collaborazione tra Italia e Francia in ambito globale, durante la presidenza Mitterrand. La prof. Ilaria Poggiolini intende porre alla base del suo lavoro un interrogativo, e cioe’ se da Helsinki alla fine della guerra fredda, i paesi europei abbiamo perseguito indipendentemente, o nel quadro istituzionale europeo,un progetto di ulteriore disimpegno strategico, e/o di riqualificazione diplomatica, sulla base di obiettivi e convinzioni talvolta compatibili, ma sempre non coincidenti con quelli statunitensi. Le contraddizioni interne al Patto di Varsavia verranno, studiate dalla dott. Sandra Cavallucci (che ha una perfetta conoscenza della lingua polacca), per quanto riguarda la Polonia dal dott. Manfredi Filipazzi (che ha un’eccellente conoscenza della lingua russa), per quanto riguarda il sistema sovietico, dalla dott. Federica Caciagli e dalla dott. Hedi Giusti per quanto riguarda la questione tedesca. Le difficoltà sovietiche nei confronti dell’assetto interno e delle relazioni con la Cina saranno studiate da Svetlana Savranskaya. La politica sovietica in Africa, con particolare riguardo per i casi dell’Angola e del Mozambico verranno studiati dalla dott. Maria Stella Rognoni; la dott. Maria Grazia Enardu e il dott. Alberto Tonini studieranno l’affermarsi della supremazia degli Stati Uniti nella regione mediorientale.Il dott. Vincenzo M. Fardella studierà l’evoluzione dei rapporto fra Cina popolare e Stati Uniti; il dott. Carlo Mainardi studierà l’evolvere della politica estera italiana negli anni Settanta e Ottanta.

2]  Unità di       Università degli Studi ROMA TRE

     Responsabile Leopoldo NUTI

     Rd+Ra      20000 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   45000 Euro

 

     Compito

     

Il progetto di ricerca mira ad analizzare uno dei temi centrali del dibattito storiografico relativo alla fase finale della guerra fredda e alla sua conclusione, vale a dire la querelle relativa allo schieramento in Europa dei missili Pershing II e Cruise dal 1979 al 1983.
Il progetto combina la tradizionale metodologia della ricerca storica con il ricorso ad alcuni metodi meno ortodossi, resi inevitabili dalla necessità di integrare la documentazione d’archivio con altre fonti quali le interviste e le memorie dei protagonisti. Tra le fonti d’archivio, il progetto mira a fare ampio uso di quelle americane, rese accessibili grazie al Freedom of Information Act e alla collaborazione di alcuni membri del gruppo (il Prof. Nuti, la Dr.ssa Gala) con il principale centro di ricerca americano che si occupa di far declassificare la documentazione relativa ai periodi più recenti, il National Security Archive di Washington D.C. A questo proposito, si è ritenuto opportuno inserire nel gruppo uno dei principali ricercatori del National Security Archive, il Dr. William Burr, con cui sia il Prof. Nuti sia la dr.ssa Gala hanno una lunga consuetudine di collaborazione. In particolare, il Prof. Nuti intende occuparsi della vicenda dal punto di vista delle amministrazioni Carter e Reagan, mentre la Dr.ssa Gala, che si è occupata a lungo di problemi relativi al disarmo e al controllo degli armamenti, intende esplorare il negoziato di Ginevra tra Stati Uniti e Unione Sovietica che tra il 1981 e il 1983 cercò di prevenire lo schieramento dei missili. La conoscenza della storia e della lingua tedesca da parte di due esponenti del gruppo (il Dr. Focardi e la Dr.ssa Fasanaro) permetteranno inoltre di svolgere la ricerca anche sulle fonti tedesche, in particolare sulle carte personali del cancelliere Schmidt nell’archivio della Friedrich Ebert Stiftung a Bonn (già oggetto di studio da parte del Dr. Focardi) e sulle carte dell’ex-partito comunista della Germania orientale, la SED, conservate presso l’Archivio della SAPMO di Berlino dove in passato ha già lavorato per le ricerche della sua tesi di laurea la Dr.ssa Fasanaro.
Il Prof. Frédéric Bozo non solo è uno dei massimi studiosi del rapporto tra la Francia e l’Alleanza atlantica, ma ha ottenuto una speciale deroga per poter consultare le carte di Francois Mitterrand, di norma ancora chiuse alla consultazione, al fine di scrivere un volume sulla politica estera francese durante la sua presidenza. Il suo inserimento nel gruppo consente perciò di avere un canale privilegiato di accesso a una fonte di estrema importanza per definire la posizione francese all’interno della vicenda degli euromissili. Il Prof. Moro e il Dr. Ceci, infine, si occuperanno dell’aspetto relativo ai movimenti pacifisti e al loro impatto sulle scelte politiche dei governi occidentali, utilizzando la documentazione disponibile presso i principali protagonisti di quelle iniziative politiche, come ad esempio l’archivio di Edoardo Amaldi, uno dei principali fisici nucleari italiani e dei più importanti esponenti del movimento Pugwash contrario alla proliferazione nucleare, conservato presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “La Sapienza”. Tutti gli esponenti del gruppo, infine, intendono fare pieno uso delle fonti divenute accessibili in tempi recenti presso due importanti archivi di partiti italiani, vale a dire l’Istituto Sturzo, dove sono divenute disponibili le carte della Direzione della Democrazia Cristiana, e la Fondazione Istituto Gramsci, dove sono state messe a disposizione degli studiosi varie collezioni relative agli anni novanta, come il fondo Berlinguer.
I risultati della ricerca saranno divulgati attraverso le pubblicazioni dei singoli membri del gruppo, l’organizzazione di un convegno internazionale e la pubblicazione del volume degli atti, preferibilmente in lingua inglese.

3]  Unità di       Università degli Studi di URBINO “Carlo BO”

     Responsabile Massimiliano GUDERZO

     Rd+Ra      62300 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   40000 Euro

 

     Compito

     

I. Compiti dell’Unità. L’Unità svolge quattro compiti principali: a) sviluppo di un progetto autonomo di ricerca, centrato sull’intersezione delle tematiche storico-internazionalistiche tipiche della grande distensione con gli aspetti peculiari del quadro geopolitico latinoamericano nel periodo 1975-91; b) progettazione e realizzazione di una banca-dati a disposizione di tutte le Unità di ricerca, tramite l’acquisizione di materiale documentario di eccezionale rilevanza scientifica su microfiche, microfilm, o disponibile per via informatica e telematica con il sistema username-password; c) circolazione all’interno del programma nazionale del materiale raccolto nella banca-dati; d) organizzazione e promozione dell’immagine esterna del progetto per mezzo dell’allestimento di un sito Internet adeguato all’ampio respiro del programma.
II. Temi di indagine della ricerca. L’Unità si propone di spostare la frontiera della conoscenza scientifica sul soggetto individuato, adottando i presupposti metodologici tipici della storia delle relazioni internazionali nelle fasi di acquisizione delle fonti e della loro sistemazione logica e cronologico-tematica. In sede di innovazione interpretativa del materiale raccolto, l’Unità cercherà di adottare i più sperimentati criteri dell’accostamento multidisciplinare alle tematiche internazionali, combinando gli strumenti offerti dalle scienze storiche, giuridiche, economiche e politiche.
III. Attività previste. L’Unità prevede la realizzazione progressiva di dodici segmenti di lavoro:
1) Archiviazione trasversale delle fonti primarie e secondarie già a disposizione.
2) Acquisizione del nuovo materiale inventariabile indispensabile per la realizzazione progressiva del progetto e delle attrezzature previste (bibliografia, microfilm, micorfiche, ecc.).
3) Archiviazione trasversale del nuovo materiale acquisito e predisposizione di una collana di Cd-Rom.
4) Allestimento di una pagina Internet destinata a presentare al meglio in rete l’immagine complessiva del progetto in corso.
5) Realizzazione di un forum telematico.
6) Missioni di ricerca presso gli archivi nazionali e stranieri di maggior rilievo ai fini del progetto.
7) Creazione e organizzazione di un archivio di storia orale.
8) Elaborazione concettuale e interpretativa di uno o più volumi e di alcuni saggi destinati a pubblicazione su riviste scientifiche nazionali ed estere.
9) Organizzazione di giornate di studio.
10) Pubblicazione cartacea e informatica degli atti delle giornate di studio.
11) Per tutta la durata del progetto, organizzazione di incontri periodici dedicati in via esclusiva alla valutazione in itinere delle attività svolte.
12) Nell’ultimo mese di attuazione del progetto, organizzazione di una riunione di valutazione ex post delle attività svolte.

4]  Unità di       Università degli Studi di MILANO

     Responsabile Maria Paola OLLA BRUNDU

     Rd+Ra      80100 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   80000 Euro

 

     Compito

     

L’unità, attraverso l’esame di una serie di casi studio, affronterà, nel quadro del confronto bipolare e delle nuove minacce rappresentate dall’integralismo islamico e dal terrorismo, il nodo critico del rapporto tra le dottrine statunitensi della diffusione della democrazia e della difesa dei diritti umani e la realtà della politica attuata dalle amministrazioni Carter e Reagan nei confronti dei regimi autoritari.
L’Unità di Ricerca dovrà organizzarsi in gruppi di lavoro che studieranno i nodi critici indicati nel progetto in relazione alle seguenti aree: Asia Centrale e Estremo Oriente, America Latina e Mediterraneo. Obiettivo di ciascun gruppo di lavoro sarà la ricognizione della letteratura scientifica e delle fonti disponibili e acquisibili in archivi, biblioteche, emeroteche e centri di ricerca. Portata a compimento la ricognizione bibliografica e delle fonti primarie e secondarie disponibili, l’Unità di Ricerca procederà a disporre su supporto elettronico una bibliografia completa dell’intero progetto di ricerca. Successivamente l’Unità procederà allo svolgimento della ricerca sulle fonti primarie mediante una serie di missioni presso gli archivi individuati e procederà inoltre alla predisposizione di interviste strutturate per la raccolta di storia orale. Le sintesi delle ricerche condotte da ciascun gruppo saranno sottoposte al vaglio dell’intera Unità attraverso workshops quadrimensili e di tutti i partecipanti al programma nazionale attraverso gli incontri previsti. I primi risultati parziali saranno presentati e discussi anche nel sito web che l’Unità dovrà realizzare, oltre che in seminari e convegni scientifici promossi dalla stessa Unità. I risultati conclusivi saranno pubblicati in forma di saggi e articoli su riviste nazionali e internazionali.
In sintesi, i compiti dell’Unità consistono in:
- raccolta di bibliografia e di documenti in formato cartaceo e elettronico, di audiovisivi, microfilm e michrofiche;
- realizzazione di un programma informatico per l’elaborazione multimediale della bibliografia e della documentazione censita;
- realizzazione del sito web dell’Unità;
- missioni di ricerca in archivi, biblioteche, istituzioni scientifiche statunitensi, europei, cinesi e russi e in quelli dei paesi individuati come casi di studio;
- missioni per la raccolta, attraverso interviste strutturate, di testimonianze orali;
- organizzazione di workshops per la discussione dei risultati parziali raggiunti dall’Unità;
- pubblicazione in rete o su riviste scientifiche dei risultati parziali raggiunti dall’Unità;
- organizzazione di un convegno conclusivo;
- eventuale pubblicazione degli atti del convegno.
Fermo restando che l’obiettivo finale dell’unità di ricerca resta immutato, sarà compito dell’Unità ripensare l’estensione dei campi di indagine in funzione della minore disponibilità di fondi accordati rispetto a quanto richiesto dalla stessa.

5]  Unità di       Università degli Studi di PERUGIA

     Responsabile Fulvio D’AMOJA

     Rd+Ra      24100 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   11000 Euro

 

     Compito

     

I. L’Unità Locale di Perugia contribuirà allo sforzo di ricerca collettivo privilegiando due aree e due fili conduttori:
1) l’area medio-orientale e dell’Asia centrale, partendo dagli accordi israelo-egiziani del 1978-79 e dal loro impatto sull’intero scacchiere e sull’insieme della distensione bipolare come percezione di una sicurezza e di una stabilizzazione fortemente problematicizzate da Israele, Iran, Afghanistan e le reazioni a catena che le tre questioni provocarono sugli assetti sino ad allora esistenti;
2) l’area dell’Europa orientale. Quest’ultima rappresenta senza dubbio un impegno collettivo dell’intero programma nazionale. L’Unità di Perugia intende sottoporre a verifica l’ipotesi se ed in quale misura si possa parlare all’indomani di Helsinki e di Vienna di un lento ma graduale spostamento di una dimensione europea occidentale verso quella che al momento del traguardo finale dei primi anni ’90 si presenterà come una dimensione almeno in nuce già pan-europea. Il che comporta considerare allo stesso tempo i gradi possibili di consapevolezza o di semplice automatismo nelle risposte che il processo di allargamento in fieri e di trasformazione in atto comportò. In tale prospettiva tale secondo settore comporterà sconfinamenti nella questione tedesca e nella sua analisi quanto meno complessiva, lavorando in ciò in collegamento con le altre Unità di Ricerca inserite nel programma nazionale.
II. Sotto il profilo metodologico l’Unità di Perugia cercherà di adottare una visione “olistica” dell’intero periodo applicando per lo specifico una “metodologia a rete” e restando fedeli al principio delle challenges and responses adottato dall’Unità come particolare chiave di lettura per il periodo. Nello specifico delle fonti e fermo restando l’ausilio delle fonti edite, l’Unità di Perugia si avvale in partenza dello spoglio problematico di declassified documents a disposizione della Unità e procederà quindi in entrambi i settori a ricerche mirate con missioni in archivi in precedenza opportunamente selezionati.
III. Attività specifiche.
Acquisiti i materiali inventariabili previsti, l’Unità utilizzerà una parte dei fondi ottenuti per l’inclusione nel gruppo di personale a contratto e concentrerà il proprio contributo allo svolgimento della ricerca:
a) nell’effettuazione di alcune missioni: Foreign Affairs Archives (Londra), Quay d’Orsay e archivio di Vincennes (Francia), National Archives and Presidential Libraries (USA), ricerche in Germania e alle sedi NATO di Bruxelles o delegate;
b) nella pubblicazione di saggi e volumi prodotti anche da altre Unità del gruppo nazionale, contribuendo così allo sforzo collettivo del consorzio.

6]  Unità di       Università degli Studi di PAVIA

     Responsabile Marco MUGNAINI

     Rd+Ra      5800 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   4200 Euro

 

     Compito

     

Nel quadro del progetto nazionale, questa Unità si propone di approfondire lo studio di un tema specifico: il ruolo della religione nella transizione dalle relazioni internazionali del periodo bipolare a quelle del nuovo ordine internazionale. In questo contesto, particolare attenzione verrà dedicata alla politica della Santa Sede. La posizione internazionale del Vaticano si era infatti intrecciata con le dinamiche della guerra fredda; queste dinamiche si esano poi evolute nel periodo della coesistenza competitiva. A questa situazione corrispose una azione della Santa Sede che si manifestò con iniziative particolari tramite la diplomazia di Paolo VI. Il culmine di quella fase storica fu rappresentato dalla partecipazione della Santa Sede al processo della CSCE. Partendo dal quadro appena delineato, questa Unità si propone di analizzare le novità che emersero durante e dopo la Conferenza di Helsinki (dove tra l’altro vennero sottoscritti i principi di libertà religiosa) per giungere poi sino alla svolta 1989-1991. In questo contesto, si approfondirà lo studio della politica della Santa Sede in quello stesso arco cronologico, esaminando anche le continuità e i cambiamenti tra il pontificato di Paolo VI e quello di Karol Wojtyla (il cui avvio ha quasi coinciso con l’inizio della seconda guerra fredda, ed è poi proseguito anche dopo la svolta 1989-1991). Nel quadro del dibattito tra crisi della distensione e esiti della guerra fredda verrà inquadrato lo studio di aspetti rilevanti dell’iniziativa vaticana: dalla Ostpolitik alla Ostmission, al significato della “geopolitica dei viaggi pontifici”. Questi temi verranno studiati anche per i loro rapporti con le politiche di altri protagonisti delle relazioni internazionali dell’epoca, o nel contesto di precise problematiche di area: dall’attenzione vaticana verso l’integrazione europea alla questione dei diritti umani, al rinnovato interesse diplomatico verso il conflitto in Terra Santa. Verrà inoltre esaminato il significato di altri fatti specifici, in particolare: dall’emergere della questione polacca dal 1979 allo stabilimento di pieni rapporti diplomatici Vaticano-Stati Uniti nel 1984, dalla diffusione dei fondamentalismi politico-religiosi dopo il 1978-1979 alle nuove elaborazioni della Santa Sede sul rapporto guerra-pace dopo il 1989. Il primo obiettivo è quello di ricostruire con maggiore spessore storico il ruolo della politica internazionale della Santa Sede nel contesto storico esaminato. Ma si cercherà anche di individuare possibili elementi di novità dal punto di vista dei criteri interpretativi generali sulla guerra fredda e la distensione, in particolare sulle dinamiche nei rapporti fra religione e relazioni internazionali che si sono manifestate nella crisi del sistema bipolare e nella transizione al nuovo ordine internazionale: un arco temporale che alcuni autori hanno voluto sintetizzare con la formula “la revanche de Dieu”. Dal punto di vista operativo, si procederà: nell’approfondimento e completamento dello studio bibliografico, e nella individuazione di nuove possibili fonti e documenti su questi temi (in particolare nuova documentazione declassificata di parte americana, ma con possibilità di scandagliare anche altre fonti; in alcune missioni di ricerca, tese anche a individuare possibili testimonianze; nella estensione e miglioramento della collaborazione scientifica con altri studiosi maturata in precedenti ricerche; alla partecipazione a convegni di studio, e alla organizzazione di incontri anche a carattere seminariale. Inoltre, si prevede di confrontare questi studi con quelli delle altre Unità. Infine, si procederà alla pubblicazione dei risultati più significativi conseguiti nella ricerca, in accordo con il responsabile nazionale del progetto.

7]  Unità di       Università degli Studi di LECCE

     Responsabile Antonio DONNO

     Rd+Ra      20400 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   11000 Euro

 

     Compito

     

L’unità di ricerca di Lecce si è proposta di analizzare la fase storica riguardante la politica mediorientale degli Stati Uniti nella cosiddetta “era Gorbaciov”. Il dato geo-strategico di fondo che sarà al centro dell’analisi è la fine di quello che si potrebbe definire il “bipolarismo mediorientale” dei decenni del secondo dopoguerra. Il crollo dell’Unione Sovietica, infatti,ha prodotto un vuoto di potere nel Medio Oriente che nello stesso tempo ha messo in crisi i paesi arabi già “clienti” di Mosca ma li ha affrancati da un controllo che, affiancato a quello americano in altre situazioni della regione, aveva “garantito”, al di là delle crisi regionali che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra, una precaria stabilità dell’area.
Il ritiro dell’Unione Sovietica, dunque, aveva prodotto un aumento esponenziale delle responsabilità americane nell’area. Attraverso gli strumenti dell’analisi politologica e geo-politica che sono gli unici ad essere disponibili attualmente agli storici, l’unità di ricerca analizzerà l’elaborazione teorica che portò i policy makers americani a privilegiare un approccio multilaterale alla crisi mediorientale dopo il ritiro sovietico, attraverso i vari tavoli di trattative che portarono agli accordi di Oslo ed alla stagione di speranze per una soluzione del contenzioso israelo-palestinese. Nell’analisi americana, infatti, come del resto in molte fasi dei decenni precedenti, il problema israelo-palestinese era considerato la chiave di volta per la soluzione della più complessiva crisi mediorientale. Lo studio punterà a verificare l’attuabilità di tale approccio, alla luce delle problematiche regionali che, ponendosi in un quadro interpretativo diverso da quello israelo-palestinese, rendevano la soluzione della crisi mediorientale assai ardua. Così, la scomparsa di Mosca dallo scenario mediorientale ed il crollo di quell’assai imperfetto ma utile “bipolarismo regionale” che nel passato aveva impedito il verificarsi di una conflagrazione generale della regione, ha posto Washington nella difficile condizione di dover surrogare l’assenza sovietica con una politica a tutto campo in grando di ristabilire il precario equilibrio. I fatti hanno dimostrato -ed è questo un altro compito della ricerca dell’unità di Lecce- che Washington ha accarezzato il progetto di un equilibrio più avanzato, mirato a democratizzare l’area e così anche a portare a soluzione il conflitto israelo-palestinese. Il progetto, come è noto, è ancora in corso ma è possibile delinearne gli antefatti teorici, le linee interpretative e gli sbocchi previsti.
Occorrerà anche studiare gli sviluppi che, nel periodo indicato, hanno assunto le politiche di Israele e dell’Autorità Palestinese, sia nel contesto degli accordi di Oslo che fuori da quel contesto, e rapportarle alle finalità previste dalla politica mediorientale degli Stati Uniti. Inoltre, il fenomeno terroristico, da considerarsi ormai come un soggetto delle relazioni internazionali, dovrà rappresentare un fattore cruciale nello studio di cui si sta parlando.
In definitiva, il crollo della presenza sovietica ai tempi di Gorbaciov pose gli Stati Uniti nella condizione privilegiata di essere la potenza egemone nel Medio Oriente, ma nello stesso tempo costrinse Washington ad una radicale revisione della sua politica mediorientale. Essa ha avuto varie fasi, dalla prima guerra del Golfo all’attuale intervento in Iraq, rispondenti a strategie diverse che sembrano aver portato alla sintesi attuale. Ma questo sarà uno degli aspetti della ricerca proposta.

8]  Unità di       Università degli Studi di PADOVA

     Responsabile Danilo ARDIA

     Rd+Ra      1800 Euro (dichiarata all’atto della domanda)

     Finanziamento   1800 Euro

 

     Compito

     

Il periodo che una larga parte della letteratura scientifica ha chiamato “il periodo della tripolarità” è particolarmente significativo per lo studio delle vicende (e la fine) della guerra fredda in Asia. Se è vero che gli elementi essenziali della guerra fredda fra Mosca e Washington, i due poli del sistema internazionale, e l’equilibrio strategico fra le due superpotenze e i loro alleati continuano a sussistere, è anche vero che apparve in quel periodo un nuovo fattore di complicazione delle relazioni bipolari, ora apertamente riconosciuto, la Cina, che costitui un cambiamento significativo con ben individuabili ripercussioni non solo sullo scacchiere globale, ma anche in Asia. Tuttavia fino al termine del confronto bipolare l’equilibrio strategico al centro del sistema internazionale continuò a configurare i conflitti regionali e sub-regionali. Solo con la fine della guerra fredda la Cina, liberata dalla minaccia militare sovietica riemerge con il suo ruolo pieno di grande potenza della regione. La ricerca si propone di sviluppare due prospettive che si riferiscono a due ben definite aree del continente asiatico: l’Asia dl Sud-Est e l’Asia meridionale. Sarà in queste due aree che l’azione delle grandi potenze del “triangolo strategico”, Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina, verrà studiata e analizzata nelle sue iniziative e nel suo impatto sulla struttura dei rapporti regionali e di alleanza.
Il Sudest Asiatico verrà studiato sotto il profilo della trasformazione dei due security complex che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la struttura della regione: il security complex Indocinese, con il ruolo predominante del confronto fra Vietnam e Tailandia e il security complex Malese, nel quale appare predominante la posizione dell’Indonesia. Un’attenzione particolare verrà dedicata al Vietnam come caso emblematico della trsformazione del riallineamento di potenza nella regione.
Quanto all-Asia Meridionale lo studio sarà centrato sul ruolo del Pakistan, come baricentro geostrategico lungo le linee che dal Medio oriente e dall’Asia centrale portano alle due nuove grandi potenze asiatiche, l’India e la Cina.
Che cosa può giusitificare lo studio congiunto delle due aree nel periodo preso in esame? Non tanto la affermazione della loro appartenenza allo stesso continente, quanto la disamina della nuova prospettiva che essi costituiscano i “luoghi” della ricerca di un nuovo equilibrio in Asia fra i vecchi e i nuovi protagonisti, i nuovi essendo l’India e la Cina.
La via di divulgazione dei risultati sarà scelta in accordo con il responsabile centrale della ricerca.