SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Resoconto

di “Storie in corso – 3. Workshop nazionale dottorandi”, Siena 6-7 marzo 2008

Dal 6 al 7 marzo 2008 si è svolta a Siena la terza edizione del Seminario nazionale dottorandi in storia contemporanea promosso dalla Sissco, dalla Scuola di Dottorato in Scienze giuridiche, storiche e sociali e dalla Scuola di dottorato in Antropologia, Storia e Teoria della cultura dell’Università di Siena, e con il sostegno dell’Istituto Italiano di Scienze Umane.
L’iniziativa ha confermato la sua validità, offrendo ai dodici selezionati la possibilità di presentare la propria ricerca a un pubblico attento e in un contesto seminariale. Il confronto aperto è ciò che ha caratterizzato anche questa edizione del workshop, intento che è stato alla base della promozione e organizzazione del seminario da parte dei diversi comitati scientifici che si sono succeduti in questi tre anni prima a Napoli ed ora a Siena. Proprio per favorire la discussione, rispetto alla prima edizione, la commissione ha stabilito di diminuire il numero dei partecipanti e ha elaborato un nuovo modo di presentazione dei lavori. Il singolo paper, disponibile un mese prima sul sito della Sissco, è esposto da un dottorando – diverso dall’autore del paper stesso –, e discusso poi da uno studioso senior esperto della materia. Dopo le domande scaturite dalla discussione collettiva, l’autore del paper interviene per replicare alle questioni sollevate. Tuttavia, al di là di qualunque formula che strutturi la discussione, ciò che la sostanzia sono sempre le ricerche e le persone, si tratti dei dottorandi o dei discussant.
La prima constatazione, quindi, è che anche quest’anno il livello dei lavori presentati sia stato molto alto. A fronte di frequenti denunce circa la provincialità e le limitatezze della storiografia italiana, le ricerche presentate da questi giovanissimi hanno coperto un ampio ventaglio metodologico e geografico. Come è possibile vedere dal programma che dettagliatamente riferisce dei singoli contributi (presente sul sito della Società), si è discusso di storia nazionale, europea, extraeuropea; di storia sociale, degli immaginari collettivi, di genere, di storia politica.
Attraversando in modo cursorio le discussioni di queste due giornate gli organizzatori sono stati colpiti dal fatto che vi sia stata spesso una dicotomia nelle ricerche tra la dimensione teorico-metodologica e quella fattuale: alcune ricerche riuscivano a problematizzare molto bene i metodi di ricerca, a scapito a volte di una attenzione più precipua ai fatti. Laddove, invece, la ricostruzione dei fatti prevaleva, mancava spesso un’attenzione al raffinamento delle categorie interpretative di riferimento, un aspetto che non può che rimanere centrale per lo storico.
Vi è stata la proposta di utilizzo di nuove fonti, come quelle audiovisive di produzione familiare, che è risultata estremamente stimolante e meritoria benché assai difficoltosa; nel corso della discussione è stata sollevata infatti qualche perplessità circa l’adeguatezza del mezzo agli scopi: nuovi strumenti richiedono ulteriori riflessioni critiche, come si è tentato di fare in quest’occasione.
La “democrazia” è stata una di quelle grandi categorie dell’analisi storico-politica che è stata presentata da molte ricerche come chiave di analisi centrale, associandola a diverse problematiche, legate ad esempio alla religione, specialmente all’islam (nella Bosnia interbellica, nell’Iran contemporaneo), o ad un altro concetto complesso quale quello di “transizione” (ad esempio nella Spagna post-franchista). Il dialogo con le scienze sociali si è rivelato in questi casi di studio proficuo solo nella misura in cui è riuscito a radicare gli spunti dati dall’analisi delle fonti sul terreno della ricerca più propriamente storica, legata quindi all’individuazione di precise domande storiografiche.
Si è notato che le ricerche condotte all’estero ed in particolare quelle comparative (ad esempio tra comunità di operai emigrate nella periferia milanese e in Belgio) rendono per i giovani dottorandi più elaborato lo svolgimento del lavoro, senza che ciò, per fortuna, disincentivi minimamente gli/le autori/trici delle ricerche in questione.
Il “genere” sembra esser divenuto non solo la categoria centrale di un filone storiografico ad esso esplicitamente dedicato, ma anche uno strumento di indagine acquisito dai più, che lo utilizzano nelle proprie ricerche grazie alle molteplici declinazioni dei singoli case studies (il “soccorso nero”, come la donna musulmana bosniaca, per indicare solo alcuni esempi).
Accanto a temi d’indagine che vantano una lunga tradizione e che vengono ora riproposti in maniera aggiornata e spesso innovativa (le agitazioni rurali e la storia della religiosità popolare; la storia dell’editoria e quella delle esplorazioni), emergono attenzioni più recenti, come quella per la scrittura popolare analizzata al fine di esplorare la cultura di guerra (dei militari trentino-asburgici), il problema della “famiglia” (in Italia negli anni Cinquanta-Sessanta), il tema della memoria collettiva (dei e sui militari italiani internati in Germania).
Se le ricerche hanno fornito la base per la discussione, è soprattutto grazie ai “discussant senior”, studiosi affermati nello specifico campo di indagine affrontato dalla ricerca presentata, che si è potuto entrare nelle pieghe del singolo tema. Si è così spesso attivata una proficua dialettica tra i commenti dal “pubblico” – che spesso si riferivano a questioni più di metodo – e quelli del/la discussant. All’autore/autrice del paper, ossia al/la dottorando/a la cui ricerca era discussa, è stata data la parola solo dopo oltre una mezz’ora di commento corale, offrendo, si spera, una buona dose di spunti di riflessione. Ad ogni ricerca è stata così dedicata complessivamente un’ora, certo sempre troppo poco perché il/la dottorando/a potesse esprimersi su ogni singolo commento, ma con l’augurio che, se davvero i commenti erano utili, abbia modo di avvalersene in futuro, in primis nella stesura della tesi.
Se si è detto della forte caratterizzazione seminariale fin nell’impianto descritto nel bando, l’impressione finale degli organizzatori è che spesso i partecipanti più giovani non fossero abituati a questo genere di confronto. Si è notata una certa resistenza iniziale ad intervenire nel dibattito, la quale nel corso già della prima giornata però è andata scomparendo. I problemi principali rilevati sono stati legati a due aspetti: in primo luogo alcuni dottorandi avevano concordato la relazione introduttiva con il/la collega, facendo sì che non si potesse vedere lo scarto tra l’intenzione dell’autore e la ricezione del testo da parte del suo collega, un elemento importante per i primi spunti per la discussione successiva. Il secondo problema è stato legato al fatto che pochi avevano letto i paper dei/lle colleghi/e, un fattore non positivo per poter avviare una proficua discussione di tipo seminariale.
Pur rimanendo soddisfatti, quindi, dell’ottima riuscita complessiva dell’incontro, rimangono degli aspetti che gli organizzatori si ripropongono di migliorare per le future edizioni. Il successo dell’incontro è stato confermato sia dai dottorandi chiamati a partecipare, sia dal pubblico che ha assistito numeroso, sia, infine, dai discussant senior che hanno rimarcato l’utilità e la necessità di un workshop che permette anche a loro stessi di confrontarsi con ricerche in corso di indubbio interesse.

La Commissione scientifico-organizzatrice:
Giulia Albanese, Margherita Angelini, Vanni D’Alessio, Tommaso Detti, Simone Neri Serneri, Federico Paolini, Stefano Petrungaro, Simona Troilo