NAZIONE, INTERDIPENDENZA,
INTEGRAZIONE:
LE RELAZIONI INTERNAZIONALI DELL'ITALIA (1917-1989)
Le relazioni internazionali dell'Italia nel corso del Novecento
possono essere sintetizzate con una varietà di paradigmi analitici
e concettuali: affermazione nazionale, politica di potenza, costruzione di
molteplici interdipendenze, integrazione sovranazionale. Ma se ciascuna di
queste formule può aver valore esplicativo per una fase od una tematica
specifica della politica estera italiana (o, com'è più spesso
accaduto, per un momento specifico della vita politica interna del paese),
manca a tutt'oggi una sistematizzazione dell'evoluzione di questi paradigmi
sul lungo periodo, della loro compresenza in diversi momenti, della loro rilevanza
specifica in fasi e teatri diversi, dei rapporti che li connettono l'uno all'altro
o li rendono reciprocamente esclusivi. La ricerca mira in primo luogo a superare
gli ambiti temporali e tematici separati in cui questi concetti sono stati
di volta in volta applicati, mettendo a confronto le periodizzazioni consuete
per individuare i fattori di continuità e consentire quindi di evidenziare
sia le persistenze che i mutamenti nella cultura italiana delle relazioni
internazionali
Nel 1917 - con l'ingresso in guerra degli Stati Uniti e la rivoluzione d'ottobre
in Russia - si apriva una nuova fase nelle relazioni internazionali che avrebbe
mantenuto intatti alcuni importanti caratteri sino alla caduta del muro di
Berlino. L'Italia, che era entrata in guerra nel 1915 ed era apparsa sino
a quel momento come, sarebbe uscita dal conflitto come uno dei "quattro
grandi", a dispetto della "vittoria mutilata" e delle delusioni
subite alla conferenza di Parigi. Roma confermava il suo ruolo di potenza
con forti interessi nel Mediterraneo e in Africa e come uno degli elementi
su cui si fondava il sistema di Versailles nella sua dimensione prevalentemente
europea. Questa posizione, almeno in apparenza, non mutò sostanzialmente
neppure nel periodo fascista. Solo con la metà degli anni '30 le ambizioni
a un ruolo più ampio da conseguire attraverso il ricorso alla forza
prevalsero, e l'Italia di Mussolini imboccò la strada che l'avrebbe
condotta in guerra a fianco della Germania: era, questa, la fase conclusiva
di un'evoluzione che dal patriottismo risorgimentale si era spinta al nazionalismo
più esasperato? O la politica imperialista del fascismo rappresentava
una "rottura" rispetto al ruolo che la nazione aveva svolto nel
contesto internazionale ? Quale era stata l'influenza effettiva esercitata
dall'Italia dal punto di vista non solo politico-diplomatico, ma anche economico
e culturale negli ambiti della sua azione? Quale era stata inoltre la percezione
che i maggiori partner avevano avuto del ruolo italiano?
Con la sconfitta e con il trattato di pace del 1947 l'Italia parve veder ridotto
il proprio rango internazionale a quello di una potenza minore. In realtà
le classi dirigenti italiane mirarono subito a riconquistare per il paese
la funzione di media potenze regionale in grado di esercitare la propria influenza
nelle sue due tradizionali sfere di precipuo interesse: l'Europa e il Mediterraneo.
Le leadership politiche compresero però che il contesto internazionale
era radicalmente mutato e che il mondo si stava avviando verso un equilibrio
bipolare, e che che l'Italia si sarebbe inserita all'interno di un sistema
occidentale guidato dagli Stati Uniti. Ciò nonostante, poiché
all'interno di tale sistema sarebbero convissuti altri sottosistemi, da quello
europeo occidentale a un più vago e più 'aperto' sistema mediterraneo,
Roma si convinse che esistessero i margini di manovra per imporre il ruolo
della nazione e per conseguire alcuni obiettivi nazionali, spesso rispondenti
a precisi interessi di natura politico-diplomatica o economica. L'interdipendenza,
in particolare nel contesto occidentale e soprattutto nei confronti degli
Stati Uniti, e l'integrazione nell'ambito europeo occidentale, furono i due
strumenti grazie ai quali l'Italia cercò di elaborare e condurre un'efficace
politica estera. Fu possibile per l'Italia dare contenuto concreto a questa
strategia? Come si inserì la politica estera italiana in fenomeni più
ampi quali la guerra fredda, la costruzione europea, la decolonizzazione?
L'evolvere delle vicende interne, ed in particolare il suo assetto politico,
modificò in maniera sostanziale la politica estera e la visione che
le altre potenze ebbero dell'Italia?
La ricerca vuole rispondere a questi interrogativi e comprendere nelle sue
diverse accezioni il ruolo svolto dall'Italia sullo scenario internazionale
tra il 1917 e 1989.