SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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1917. L’anno della rivoluzione

Angelo d’Orsi

Roma-Bari, Laterza, 269 pp., € 18,00 2016

La rivoluzione è la possente protagonista di questo libro. Anzi, sarebbe meglio dire le rivoluzioni: quelle politiche, epocali – dove in un anno viene compiuto un balzo in avanti di un secolo – come la Rivoluzione russa; e quelle sociali avvenute in vari paesi europei, tra cui sicuramente l’Italia. C’è per l’aria un senso di rivoluzione e l’a. ce lo restituisce con immediatezza e rigore storiografico. Nel libro disegna un grande affresco nel quale vivono contemporaneamente – come effettivamente avviene nella storia – i soldati nelle trincee, le donne che protestano, i pastorelli di Fatima e i bolscevichi che assaltano il Palazzo d’Inverno. Con una originale trattazione cronologica che ne ricostruisce gli avvenimenti principali mese per mese, l’a. ci riporta al 1917 con una notevole forza evocativa. Da gennaio a dicembre si consuma l’anno più difficile tra vecchio e nuovo, tra ’800 e ’900. In febbraio, mentre Lenin si prepara, riprende la Rivoluzione in Messico, che comincia la sua quarta e ultima fase. Viene approvata la Costituzione che, prima nel mondo, riconosce i diritti dei lavoratori e soprattutto il diritto di sciopero. In marzo la vittoriosa Rivoluzione russa travolge tutto perché, a differenza del 1905, coinvolge anche l’esercito. Lenin era ancora in Svizzera, dove scrive le Lettere da lontano: afferma subito che bisogna passare alla seconda fase rivoluzionaria, quella bolscevica della dittatura del proletariato. In aprile torna in Russia e sulla «Pravda» escono le sue Tesi sui compiti del proletariato rivoluzionario. È anche il mese dell’entrata in guerra degli Stati Uniti. La svolta cruciale: la Russia si avvia a uscire mentre gli Usa entrano nel conflitto. Maggio è terribile fra scioperi, morte, insubordinazioni, rivolte. A lenire tanta sofferenza interviene il soprannaturale: la Madonna appare a Fatima e promette la pace se tutti si convertiranno. All’inizio dell’estate Luigi Cadorna lancia la più devastante battaglia di una drammatica guerra: la battaglia del Monte Ortigara si svolge tra il 10 e il 29 giugno e conta più di ventimila vittime tra dispersi, feriti e morti. La guerra degli italiani continua tra diserzioni e rivolte che si susseguono nell’esercito. Il Tribunale militare fucila tutti alla schiena senza neanche il processo. Agosto è il mese della «Inutile strage» denunciata da Benedetto XV. Ma anche di rivolte e di scontri soprattutto a Torino, che tuttavia non diventano rivoluzione soprattutto perché, secondo l’analisi di Gramsci, l’esercito non insorge e i socialisti non si coinvolgono. Novembre è quello della rivoluzione teorizzata da Lenin in Stato e rivoluzione. Non solo la Rivoluzione bolscevica ma anche quella delle donne e degli uomini, dirompente e violenta. La guerra aveva scatenato il protagonismo delle masse: con un fucile in mano i contadini erano diventati soldati. Le donne avevano conquistato un lavoro e quindi un ruolo indispensabile. Le classi dirigenti, in Italia soprattutto, chiamarono tutti al sacrificio estremo ma senza dare nulla in cambio. La tragedia si consumò in «un osceno macello» aprendo le porte della «modernità», ma, come scrive l’a., senza dare risposte.


Cecilia Dau Novelli