SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’Italia murata. Bunker, linee fortificate e sistemi difensivi dagli anni Trenta al secondo dopoguerra

Marco Boglione

Torino, Blu Edizioni, 359 pp., € 18,00 2012

Con L’Italia murata Marco Boglione prova a mettere in comunicazione un tema che rientra negli studi sulle fortificazioni permanenti, spesso fini a sé stessi, con la storia dell’ambiente, dell’architettura militare e soprattutto della politica militare ed estera italiana. Se superiamo il momento descrittivo dell’analisi degli argomenti, dobbiamo riconoscere che l’a. riesce a suscitare una serie di interrogativi validi sul piano storiografico una volta trasformati in ipotesi di ricerca. Le fortificazioni e i sistemi difensivi studiati sono in primo luogo quelli della Maginot italiana che divenne una delle componenti della preparazione alla guerra da parte del regime fascista a partire dal 1931. Del Vallo alpino del Littorio apprendiamo le principali vicende, dalla progettazione delle opere alle procedure per l’assegnazione dei lavori e all’esecuzione. Lavori non interrotti dalla dichiarazione di guerra ma, sia pure con rallentamenti o integrazioni, portati avanti sino al 1943. È lasciato al lettore il giudizio complessivo sullo scollamento palese esistente tra la situazione strategica mutata e l’avanzamento quasi per inerzia del programma. In un caso però l’a. mette in evidenza come l’alleggerimento del sistema rivolto verso la Francia fosse dovuto all’impegno straordinario sviluppato alla frontiera con il Reich dopo il patto d’acciaio e sino all’autunno del 1942, suscitando una crescente irritazione nell’alleato. Proprio allora al Vallo alpino fu data visibilità. Fu utilizzato per mobilitare l’opinione pubblica a favore della guerra. Nel settembre fu organizzata lungo il suo tracciato, per ben 2.430 km, una staffetta dei ragazzi della Gioventù italiana del Littorio su un percorso in quota che andava da Mentone a Sussak. Si trattò di una impresa sportiva ragguardevole a fini non militari ma di propaganda poiché collegava, mi sembra, la giustificazione delle esigenze di difesa del paese (da un nemico al momento inesistente) con il futuro, affidato a giovani capaci, nel tentativo di far dimenticare i gravi problemi del momento. A quella del Vallo segue nel libro l’analisi piuttosto dettagliata della costruzione e dell’impiego delle linee fortificate che furono costruite in Italia dopo l’8 settembre dai tedeschi anche se credo riguardino più la fortificazione campale che quella permanente, dati i compiti temporanei loro affidati. Sorprendono invece favorevolmente le pagine finali, dedicate alla inattesa rinascita di una parte del Vallo. Le opere situate tra il Brennero e il confine jugoslavo, sulle linee di invasione presumibilmente seguite dalle forze del patto di Varsavia, vissero così dal 1952 una seconda giovinezza e una maturità insidiata dall’obsolescenza tecnica e politica (furono infatti progressivamente smantellate tra la metà degli anni ’80 e il 1990). Con un vantaggio per lo Stato repubblicano. Non considerando le spese di adeguamento dei bunker alla guerra Nbc (nucleare, biologica, chimica), il loro riuso riuscì certamente ad ammortizzare la spesa inutilmente sostenuta anni prima dal regime.


Fortunato Minniti