SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Breve storia della Russia. Dalle origini a Putin

Paul Bushkovitch

Torino, Einaudi, XVI- 558 pp., € 30,00 (ed. or. New York, 2012, trad. di Luigi Giacone) 2013

Si tratta di un lavoro eccellente, opera di uno storico modernista che, in questa occasione, è riuscito a farsi scrupoloso medievista e contemporaneista. Oltre che delle sue ricerche personali, egli si è valso non solo della bibliografia classica ma anche del considerevole arricchimento degli studi russi e non russi sulla storia nazionale, seguito alla «rivoluzione archivistica» del quarto di secolo post-sovietico. L’esposizione della vicenda dell’antica Rus’ (X-XIII secolo) risulterà sicuramente d’aiuto anche agli specialisti del periodo, per la precisazione di fondamentali caratteristiche politiche di questa arcaica formazione statale. Nei secoli XVI-XVIII l’a. si muove come a casa propria. Finalmente, l’azione dello zar Ivan IV («il Terribile») diviene intelligibile anche a chi, per ragioni linguistiche, non può consultare alcune penetranti analisi in proposito del periodo sovietico. Per l’epoca tardo-moderna e contemporanea (secoli XIX-XX) i suoi sforzi di intendere la politica statale e le dinamiche della società russe sembrano, a chi scrive, coronate da un pieno successo, dovuto anche alla sua capacità di concettualizzazione dei fenomeni che ha ricostruito: come, ad esempio, il gap tra mutamento economico sociale e opinione politica delle élite intellettuali e professionali russe dal 1881 (attentato – riuscito, sfortunatamente – alla persona dello zar Alessandro II) alla «Rivoluzione» del 1905. La questione del multietnismo dell’Impero, e poi dell’Urss, è affrontata assai bene. L’hic Rhodus, hic salta storiografico della Rivoluzione bolscevica del 1917 è dall’a. brillantemente superato. Forse, il nodo dell’industrializzazione stalinista avrebbe richiesto una maggiore problematizzazione, con una contrapposizione più completa dei crimini, e delle realizzazioni economiche della politica di Stalin. Ma, evidentemente, non si può chiedere a tutti di apprezzare la musica di Mahler… Il lettore potrebbe, forse, restare deluso anche dalla trattazione fatta dall’a. dell’insuccesso del tentativo riformatore di M. Gorbachev e del collasso dell’Urss, un po’ elusiva delle questioni che questi fenomeni ancora – inevitabilmente, a mio parere – pongono. Ma qui si manifesta, credo, la saggezza dello storico modernista: si tratta di eventi troppo recenti per poterne discettare con piena cognizione di causa. C’è un dettaglio di un qualche interesse. Fu il martello del comunismo sovietico, B. Yeltsyn, a cercare di distruggere (inutilmente dopo la fine dell’Urss i poveri resti furono comunque ritrovati) le tracce del massacro della famiglia imperiale dei Romanov in una casa di Ekaterinburg, all’epoca in cui costui era segretario del Partito della regione di Sverdlovsk/ Ekaterinburg. C’è un errore, del tutto marginale: p. 418, figura 19, funerali di M. Gorkii, 1936. L’uomo a sinistra, vestito in bianco, non è G. Dimitrov, bensì A. Zhdanov. La prosa è elegantemente


Francesco Benvenuti