SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Celti e Germani. La nazione e i suoi antenati

Vittorio H. Beonio Brocchieri

Milano, Encyclomedia EM Publishers, 319 pp., € 22,50 2013

Assai indistinti, malamente o per nulla identificabili sul piano storico, i celti hanno però colonizzato i territori dell’immaginario e del favoloso, dal romanzo arturiano fino al fumetto e al fantasy. Così esordisce Beonio Brocchieri accingendosi a ricostruire le traiettorie complicate e ben poco lineari dei discorsi mito-simbolici costruiti intorno alle popolazioni celtiche, nella loro variabile contrapposizione con quelle germaniche. È un percorso di storia intellettuale che segue le opere di autori diversi: storici, filosofi, giuristi, letterati, più tardi antropologi, uniti dal tentativo, costantemente rivisitato e rimodulato, di identificare nel passato gli antenati più credibili e più utili alle congiunture del presente. Lo sguardo si concentra su due casi nazionali precisi, quello francese e quello britannico, e ne individua affinità e soprattutto differenze rispetto alla natura e alle intrinseche fragilità dei rispettivi miti delle origini. L’idea è quella di seguire, riprendendo il discorso foucaultiano sulla «lotta delle razze» elaborato in Bisogna difendere la società, il processo di costruzione delle genealogie nazionali optando per il lungo periodo, e rintracciando già nel ’500, nei miti di fondazione e di legittimazione dei due Regni, i primi fili di traiettorie che si snodano poi più fittamente tra ’700 e ’800, nel momento in cui nei due paesi si sviluppa l’esigenza di mythomoteur comunitari e nazionali e non semplicemente dinastici. Ci troviamo così immersi in narrazioni storiche dalle forti valenze politiche, che via via abbandonano le genealogie classiche e noachidi per concentrarsi sul momento delle invasioni germaniche. Qui sviluppano in modo molto diverso il discorso della «guerra tra le razze» che per molti versi li accomuna. In Francia si fa strada una precoce politicizzazione del conflitto tra aristocrazia germanica (i Franchi) e borghesia celtica (i Galli), che a partire dalla Rivoluzione si traduce nella decisa nazionalizzazione dei Galli come unici veri antenati dei francesi. In Gran Bretagna al contrario il celtismo viene gradualmente espulso dalla storia nazionale in favore di una genealogia anglosassone che presenta più sostenibili continuità sia sul piano linguistico che su quello istituzionale e antropologico (in fili molteplici che vanno dal nesso germanesimo-libertà a una serie di più prosaiche qualità della modernità borghese). Le eredità celtiche si localizzano invece in periferie virtualmente pericolose e poco integrate come la Scozia, l’Irlanda e il Galles, che si profilano impreparate all’autogoverno per ragioni etniche prima ancora che storiche e culturali. È uno spaccato molto interessante sui percorsi accidentati delle narrazioni nazionali di cui – pur non addentrandosi nel sociale – il volume sottolinea il peso cruciale nell’elaborazione delle identità collettive, facendo infine chiarezza sulla natura discorsiva di quell’entità misteriosa che sono ancora oggi i celti.


Carlotta Sorba