SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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v La battaglia di Varsavia

Adam Zamoyski

Milano, Corbaccio, 188 pp., Euro 16,00 (ed. or. London, 2008) 2009

Tra la primavera del 1919 e l'autunno del 1920, gli eserciti russi e polacchi combatterono una guerra di posizione, su un fronte lungo circa mille chilometri, per la conquista delle regioni ucraine, bielorusse e lituane che li separavano. A una prima offensiva, in cui le forze polacche inflissero duri colpi all'Armata rossa, ne subentrò una seconda durante la quale la cavalleria russa giunse alle porte di Varsavia, senza tuttavia conquistarla. Grazie all'abilità del comandante polacco, J?zef Pi?sudski, e a un pizzico di fortuna, i polacchi riportarono una straordinaria vittoria, costringendo così la Russia alla firma di un trattato di pace che portò alla spartizione dell'Ucraina, della Bielorussia e della Lituania.Secondo Zamoyski, la sconfitta dell'Armata russa evitò la trasformazione della Polonia e degli Stati baltici in repubbliche sovietiche, a cui sarebbero seguite certamente la Cecoslovacchia, l'Ungheria, la Romania e probabilmente la Germania. A giudicare dalla descrizione che l'a. fa sia dell'Armata rossa, le cui caratteristiche principali erano «la velocità e la ferocia», sia dei suoi soldati, un'«orda di contadini vestiti di stracci che uccidevano e violentavano chiunque si trovavano davanti», che dei suoi comandanti: Tuha?evskij, nobile di nascita, «nichilista e antisemita», Budjonnyi, un «semianalfabeta coraggioso», Gaj, un «feroce asiatico», c'è da dubitare che i russi sarebbero stati in grado di controllare una così vasta area dell'Europa.Più importanti sono le conseguenze della battaglia di Varsavia a cui Zamoyski accenna nel capitolo finale, in particolare la fiducia nella capacità dei grandi numeri e nell'importanza della cavalleria. Tuttavia, mentre la Polonia continuò a basare la sua strategia difensiva sull'esperienza del 1920 e a pensare ai futuri piani di guerra in funzione di una difesa contro la Russia, Stalin, con la sua consueta crudeltà e cinismo si liberò dei comandanti che avevano causato la sconfitta nella guerra con la Polonia e strinse un patto con la Germania di Hitler. Nel settembre 1939, i tedeschi disintegrarono le difese polacche, deboli e male organizzate, consentendo alle formazioni sovietiche di entrare in Polonia senza incontrare resistenza.Se è indubbio il successo editoriale (soprattutto in Polonia) del libro, si ha l'impressione che le esigenze di una narrazione avvincente abbiano portato l'a. a tralasciare aspetti importanti della storia di quei due anni di guerra, in primo luogo la reazione delle popolazioni ucraine, lituane e bielorusse all'arrivo dell'Armata rossa e degli eserciti polacchi nelle loro regioni.


Carla Tonini