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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'ideologia fondamentalista fra identità e differenza. Dal Maghreb all'Africa a sud del Sahara. Un profilo storico

Adriana Piga, Ines Pizzardi (a cura di)

Milano, Edizioni LED, pp. 210, euro 16,00 2004

Il volume a cura di Adriana Piga e Ines Pizzardi nasce dai lavori del seminario Fondamentalismo e dinamiche dello sviluppo in Algeria, Tunisia, Sudan nilotico e Nigeria settentrionale svoltosi nel quadro delle iniziative di studio del Corso di laurea in Scienze sociali per lo sviluppo, la cooperazione e le relazioni fra i popoli della Facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università di Roma ?La Sapienza?. Il lavoro affronta temi delicati e complessi lanciando una sfida irta di insidie proprio perché indaga argomenti quali il rapporto fra Islam e modernità, fra Stato-nazione e democrazia, il ruolo dei movimenti sociopolitici ?fondamentalisti?, tutti temi, paradossalmente, investiti da una gran quantità di analisi. Il libro si interessa dell'Africa islamica (che non è solo l'Africa arabofona) e offre utili piste di ricerca e di studio. I saggi ? tutti centrati, tranne quello di K. Scannavini, su studi di caso ? indagano in maniera convincente i fenomeni religiosi e sociali raggruppati sotto le etichette di ?islamismo? e ?fondamentalismo?. L'obiettivo principale del volume è quello di mettere in crisi quell'immagine stereotipata di un ?sistema religioso, l'Islam incapace di rinnovarsi e soprattutto non in grado di dialogare e di confrontarsi con una società fondamentalmente laica e secolare quale la società occidentale? (p. 9). Attraverso gli studi di caso, le curatrici cercano di identificare alcuni punti in comune nelle crisi del mondo islamico del XX secolo, germinate dal fallimento dell'istituzione dello Stato laico moderno (p. 13), dall'Egitto di Nasser all'Algeria, fino alla complessa situazione nigeriana dove la religione si fonde con altre storiche asimmetrie. La delusione rispetto alle aspettative del ?progetto di emancipazione? che lo Stato postcoloniale avrebbe dovuto realizzare in termini di sviluppo, soprattutto per i ceti più vulnerabili, acuisce le tensioni (p. 23). Come ricorda Scannavini, l'islamismo radicale non è ?il logico risultato di un'arcaica tradizione religiosa, piuttosto il prodotto della stessa modernità, da cui il presupposto imprescindibile alla base dello studio del rapporto fra Islam e modernità dovrebbe essere rappresentato dall'idea che non si può ipotizzare un unico tipo di Islam e neppure un unico tipo di modernità? (p. 47). Il tentativo senz'altro riuscito del libro è di mettere a confronto situazioni politiche e culturali diverse in cui si riscontrano fenomeni di fondamentalismo e di analizzarle in rapporto al dibattito recente sull'Islam contemporaneo. Sicuramente questo lavoro offre al lettore, anche non specialista, l'opportunità di avvicinarsi all'argomento scevro dai pregiudizi di cui oggi molta pubblicistica è piena, rappresentando quindi un utile strumento di studio e di riflessione.


Mario Zamponi