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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Chiesa cattolica e mondo cinese. Tra colonialismo ed evangelizzazione (1840-1911)

Agostino Giovagnoli, Elisa Giunipero (a cura di)

Roma, Urbaniana University Press, pp. 319, euro 20,00 2005

Il volume è il frutto di un convegno sulla presenza cattolica in Cina tra il 1840 e il 1911. Un tema poco studiato, qui presentato attraverso le prime ricerche nelle fonti romane (Archivio segreto vaticano e di Propaganda Fide) e degli ordini religiosi coinvolti in quell'esperienza. Il primo dato interessante riguarda la periodizzazione scelta, quella che va dalla prima guerra dell'oppio, che aprì le porte all'ingresso del colonialismo europeo in Cina, per arrivare, attraverso le sommosse dei Taiping, il conflitto sino-giapponese e la rivolta dei Boxer (costata la vita a più di 30.000 cattolici e seguita da un'?esemplare? rappresaglia colonialista), fino al crollo dell'impero Qing. Il percorso seguito è diviso in due sezioni distinte, seppure interrelate tra loro, nell'ottica della dialettica colonialismo-missionarietà, che si giocò su un terreno sia politico-diplomatico che socio-culturale. La prima parte, Roma e la Cina, è incentrata sulle relazioni istituite tra S. Sede, Impero cinese e potenze coloniali. Se nel testo introduttivo di Andrea Riccardi si propone una riflessione sulla missionarietà alle prese con la complessa identificazione di una ideale ?cinesità? (compresa la dimensione del ?pericolo giallo?), nei saggi di Giovagnoli, sul pontificato di Leone XIII, e di La Bella, su quello di Pio X, emergono interessanti riflessioni sulla diplomazia vaticana e sulla frammentaria relazione degli ordini religiosi con gli Stati ?protettori? di appartenenza. Sotto traccia si intuiscono altri temi interessanti, quali la paura di un'avanzata giapponese, i riflessi delle dispute franco-tedesche e i tentativi di ingresso nella partita cinese da parte del governo italiano. La sezione si chiude con la ricerca della Giunipero sul ruolo di Propaganda Fide, sul suo tentativo di riaffermare il primato della ?romanità?, anche emancipandosi dai protettori coloniali. La seconda parte del volume, Religiosi europei in Cina, tratta le variegate esperienze degli ordini missionari approdati in quella stagione o che vi erano presenti da tempo (i domenicani fin dal 1632). Qui emerge un problema di fondo, giacché gran parte degli autori appartengono proprio alle congregazioni protagoniste di quelle vicende, anche se non mancano prove di spirito critico: dal saggio di Loftus sui vincenziani fino alle riflessioni sull'impatto dell'?umiliazione culturale? e sulle sue tragiche ripercussioni. Dai saggi emergono dati che evidenziano la frammentarietà dell'evangelizzazione cristiana: ne scaturisce una panoramica delle incomprensioni che si generarono, del prevalere della logica della missione di civiltà sulla vecchia tecnica dell'inculturazione. Interessante mi è parsa anche la finestra aperta sulla prospettiva cinese della presenza gesuita nel paese (da Matteo Ricci in poi) e del suo ruolo di filtro della modernizzazione, così come l'analisi sulla missionarietà protestante, utile a ribadire la complessità culturale di quella stagione evangelizzatrice e la diversità degli approcci al confronto con la contemporaneità.


Massimo De Giuseppe