SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Napoléon et les italiens. République italienne et Royaume d'Italie

Alain Pillepich

Paris, Nouveau Monde-Fondation Napoléon, pp. 226, euro 23,00 2003

Già autore di una thèse d'état su Milan capitale napoléonienne, Pillepich ripercorre in questo volume la questione dei rapporti tra Napoleone e la società italiana tentando di ?tenir une balance égale? tra le ragioni del conquistatore e quelle dei conquistati. Dopo aver delineato la situazione politica, sociale, economica della penisola alla vigilia del 1789 ? sottolineando l'?esprit de localité?, l'inerzia dei patriziati e la debolezza delle borghesie ? l'autore si sofferma sulla figura di Bonaparte, sul percorso biografico e politico che trasformò il figlio del notabilato corso nel soldato della Rivoluzione francese. I successivi rapporti tra Napoleone e gli italiani sono interpretati alla luce delle stesse contraddizioni che agitavano il futuro imperatore che ? a lungo interiormente ?sospeso' tra la nazionalità d'origine e quella di adozione ? si votò interamente alla causa della Grande Nation senza smarrire del tutto una certa affezione verso la ?prima patria'. Una serie di entusiasmi e forzature, illusioni ed errori, originarono i tanti fallimenti della politica napoleonica in Italia. Il ?tradimento? di Campoformio, le ripercussioni delle campagne e occupazioni militari, le razzie dell'Armée, il peso della coscrizione, i limiti della politica economica e soprattutto ? secondo Pillepich (p. 131) ? la miopia della politica religiosa, causarono il risentimento degli italiani. I quali, peraltro, non disponevano delle élites indispensabili a mediare il processo di modernizzazione intrapreso dal conquistatore. Il VI capitolo è dedicato alle pesanteurs e faiblesses della società del Regno, sulle quali il nuovo regime non agì in modo risolutivo. La mancata nazionalizzazione del ceto contadino, i limiti dell'ascesa di nuove borghesie economiche, l'imperfetta promozione della borghesia colta, determinarono sia il deludente bilancio demografico e produttivo sia la strana situazione per cui quella del Regno d'Italia ?non era più una società di ordini ma non era ancora una società di classi? (p. 122): ciò che a livello politico preludeva (p. 110) all'incomunicabilità tra il ?partito del passato? (vecchie e nuove élites della terra) e il ?partito dell'avvenire? (impiegati e funzionari, soldati e ufficiali, professori e professionisti). In questo complesso panorama anche i rapporti internazionali giocarono un ruolo importante. Fino al 1804 l'Italia conservò, almeno idealmente, una posizione di riguardo nella considerazione di Napoleone. Dal 1804 al 1809 i rapporti tra Bonaparte e gli italiani incorsero nelle traversie di una modernizzazione sempre tormentata, spesso drammatica. Dopo il 1809 la penisola si vide relegata alla funzione di ?strumento? nelle mani dell'imperatore; Milano diventò una ?provincia' dell'Impero; l'?italianità? di Napoleone indietreggiò definitivamente di fronte alle ragioni della ?patria d'adozione'. Da qui al 1814, in una situazione compromessa e in una temperie ormai ?preromantica?, il tramonto di un Regno e l'approfondirsi dell'inquietudine, incomprensione, ostilità nei confronti di un Bonaparte profondamente ?straniero?, odiosamente ?conquistatore?, nemico di un sentimento nazionale maturato anche contro di lui e contro la ?sua' Francia rivoluzionaria.


Maria Pia Casalena