SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La difficile unione. La Bessarabia e la Grande Romania 1918-1940

Alberto Basciani

Roma, Aracne, pp. X-339, euro 17,00 2005

Lavoro da onesto apprendista, questo libro di Alberto Basciani. Ma la buona documentazione tratta dagli archivi di Bucarest, di Chi?in?u e di Roma e una certa vena narrativa che di tanto in tanto affiora sono, purtroppo, guastate dall'estrema trascuratezza formale che domina quasi ogni pagina di un'opera la quale (con un'attenta revisione che l'autore ha inesplicabilmente ritenuto di risparmiarsi) avrebbe potuto collocarsi dignitosamente nella produzione storiografica internazionale su questa regione dell'Europa orientale. La Bessarabia, strappata dalla Russia zarista all'Impero ottomano e al suo tributario Principato di Moldavia nel 1812 (ma la sua parte meridionale fu assegnata alla Moldavia nel 1856 dal Congresso di Parigi, per ritornare poi sotto la dominazione zarista dopo la guerra russo-turca del 1877-78), fu infine annessa alla Romania nella primavera 1918 e, trasformata in una specie di ?colonia interna?, ne seguì le sorti fino alla fine del giugno 1940, quando il governo di Bucarest fu costretto a cederla all'Unione Sovietica. L'arretratezza economico-sociale della regione sotto la ?dominazione romena?, la spietata fiscalità cui ?cei de la Bucuresti? (?quelli di Bucarest?) sottoponevano i poveri contadini locali e ? last, but not least ? la rapacità del clero ortodosso sono ampiamente documentate da Basciani, il quale evidenzia anche il sospetto permanente che le autorità romene (militari e civili) nutrivano per le minoranze allogene, in particolare per la numerosa comunità ebraica. Ma un quadro più problematico delle condizioni in cui versavano le popolazioni di questa fertile e sfortunata regione, del seguito ? non solo elettorale ? che vi avevano i partiti e i movimenti dell'estrema destra nazionalista e antisemita, nonché del contesto nel quale tutto ciò si inseriva, egli avrebbe certamente potuto delineare se non avesse trascurato di attingere anche al classico (ma tuttora fondamentale) libro di Henry L. Roberts, Rumania: political problems of an agrarian state (1951); e, in ogni caso, la ricostruzione della disordinata ritirata dell'esercito romeno e della disperata fuga di funzionari e civili da queste terre, in conseguenza dell'ultimatum sovietico del 26 giugno 1940, avrebbe non poco guadagnato dalla lettura dello studio Legenda si adevar (1994) di Mihai Pelin, un giornalista di straordinario talento che, di quell'epoca tragica, conosce intus et in cute gli archivi ? inclusi alcuni dei più ?riservati?. Infine, non riusciamo a comprendere come Basciani sia potuto incorrere anche in grossolani errori, che sembrano rivelare una conoscenza sommaria della storia generale romena ed europea. Ad esempio, fa risalire l'assassinio di Corneliu Z. Codreanu e di altri tredici esponenti della Guardia di ferro al marzo 1938, cioè a ben otto mesi prima del cosiddetto ?tentativo di fuga? che ne mascherò la barbara esecuzione (pp. 284-85). Non può non lasciare perplessi, poi, l'affermazione che, retrocedendo alla Russia la Bessarabia meridionale, le grandi potenze riunite a Berlino nel 1878 ?restituirono al figlio Alessandro II ciò che avevano tolto al padre Nicola I? (p. 3): giacché, quando si riunì il Congresso di Parigi, il padre del futuro ?zar liberatore? era già morto da un anno.


Lauro Grassi