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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia dell'editoria italiana. Un profilo introduttivo

Alberto Cadioli, Giuliano Vigini

Milano, Editrice Bibliografica, pp. 164, euro 10,00 2004

Docente, il primo, di Letteratura contemporanea, studioso, il secondo, di storia dell'editoria ed egli stesso editore, Cadioli e Vigini sono tra i maggiori esperti di storia della produzione libraria italiana nel XX secolo. Quest'agile sintesi redatta a quattro mani, che ha certo il merito di tracciare un primo profilo complessivo dell'editoria italiana dall'Unità a oggi, risente pesantemente dei limiti angusti imposti dalla scelta di comprimere la materia all'interno di un prodotto che per formato e numero di pagine è realmente un tascabile. Suddivisa in tre parti, offre nella prima un quadro dell'editoria italiana dell'Ottocento, con un breve schizzo su tipografi e librai negli Stati preunitari, e un discorso più disteso sulle condizioni ? mercato librario, politiche scolastiche, diversificazione dei potenziali lettori ? che dopo l'Unità permettono la creazione di un sistema editoriale nazionale. Seconda e terza parte, sul primo e il secondo Novecento, si articolano in nove paragrafi dedicati ciascuno a un decennio, tranne il primo che copre i primi vent'anni del secolo. La scelta di adattare il discorso a una griglia così rigida ed esterna alla materia dice già molto su quanto una storia dell'editoria italiana del Novecento sia ancora a una fase di abbozzo. Schema rigido e spazio limitato, d'altra parte, mal si prestano a contenere l'ingente mole di nomi, dati e notizie di cui una vicenda ricca e sfaccettata com'è quella dell'editoria impone di tener conto. Il risultato, soprattutto per il secondo Novecento, è che, fra i tanti marchi editoriali ricordati solo per un nome, una data e, tutt'al più, il taglio innovativo di una collana o di una scelta aziendale, il lettore finisce per smarrire il metro di valutazione di novità e rilevanze. Questo panorama compresso e appiattito è osservato, inoltre, dall'angolo visuale dei due autori, che è a un tempo letterario e milanese. Così capita ? ma non è che un esempio ? che, illustrando le novità degli anni '50, venga dedicato alle pur meritevoli edizioni Scheiwiller più spazio di quanto ne ottenga il Mulino. Quando lo spazio è angusto, il suo uso va calibrato. Sarebbe stato forse meglio rinunciare ai pur brevi cenni di inquadramento storico ? sull'economia postunitaria (pp. 23-24) o sul fascismo (pp. 56-57) ? per accennare, ad esempio, alle imprese editoriali nel campo delle scienze storiche e sociali, dalle grandi ?Biblioteche? del secondo Ottocento, alle fortunate ?Questioni di storia? della Marzorati (assente dall'indice dei nomi), fino alla più recente divulgazione affidata sia alle grandi opere sia alla saggistica tascabile. O rinunciare a disseminare le cifre ISTAT della produzione, assoluta e per settori, nei capitoli sul Novecento, per riunirle in una tabella ? magari con una puntuale indicazione della fonte ? che le avrebbe rese forse più leggibili; o forse avrebbe messo in evidenza quanto siano poco significative sia per la genericità della classificazione, sia per le distorsioni determinate su produzione e mercato dei libri, soprattutto dagli anni Settanta, da elementi esterni che vanno dal proliferare dei premi letterari alle tante forme di finanziamento pubblico e privato. Ma di questi aspetti nel testo non è parola.


Alfio Signorelli