SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La filosofia del pressappoco. Weininger, sesso, carattere e la cultura del Novecento

Alberto Cavaglion

Napoli, L'ancora del Mediterraneo, pp. 196, euro 16,52 2001

Nell'ottobre 1903 muore suicida a Vienna il ventitreenne Otto Weininger, giovane intellettuale ebreo da poco convertito al protestantesimo. La sua tesi di laurea, pubblicata con il titolo di Sesso e Carattere, conosce subito una rapida fortuna in tutta Europa, vero e proprio ?libro-scandalo con cui s'alza il sipario dell'industria culturale del Novecento? (p. 8). Un libro sospeso ambiguamente tra indagine naturalistica e riflessione filosofica, in cui il dualismo maschio-femmina viene elevato a spiegazione ultima della realtà. Un libro, soprattutto, in cui agli enunciati sfacciatamente misogini fa seguito un capitolo dedicato agli ebrei, tipici rappresentanti, secondo Weininger, di una cultura al ?femminile?, prigioniera del materialismo e della lascivia ed irrimediabilmente orfana, perciò, di quegli attributi ?maschili? ? la volontà, la moralità, la capacità di trascendenza ? che caratterizzerebbero il pensiero cristiano. Lo stereotipo anti-femminile e quello anti-ebraico si trovano, insomma, esplicitamente e impudicamente combinati in una miscela esplosiva che fa di Sesso e Carattere un passaggio obbligato, non soltanto, oggi, per gli studiosi dell'antisemitismo mitteleuropeo, ma soprattutto, allora, per numerosi giovani intellettuali italiani affascinati dalla questione ?sessuale? come da quella ?ebraica?. Proprio su costoro concentra la sua attenzione il libro di Cavaglion, che traccia un quadro inedito delle frequentazioni ?weiningeriane? di tanta parte della cultura italiana primo-novecentesca. Si va dai numi tutelari del positivismo all'idealismo ribelle delle avanguardie fiorentine; dal maschilismo guerriero di un Papini al contraddittorio femminismo di una Aleramo; dall'antisemitismo di un Evola al problematico ebraismo di un Giacomo De Benedetti; dalla Ferrara dei fratelli De Chirico alla Trieste di Svevo e Saba. Interrogandosi sul più ampio significato storico dell'accurata Rezeptionsgeschichte proposta al lettore, Cavaglion ? che rielabora un saggio giovanile dopo un profondo scavo documentario ? mette a fuoco un problema centrale: perché tanta fortuna arrise in Italia proprio a Weininger e non ad altri? Perché, più in particolare, si preferì a lungo uno scadente ?surrogato? (p. 15) a Sigmund Freud, autore di ben più lucide e longeve riflessioni in tema di sesso e carattere? Ed è qui che l'autore si accontenta, forse un po' troppo frettolosamente, della diagnosi di ?pressappochismo culturale?, come tale iscritto ? con rare eccezioni ? nel patrimonio genetico della nazione. Un pressappochismo tanto pretenzioso quanto provinciale, pronto a inseguire tutte le mode e dar fiato a tutte le trombe (persino a quella, tragica, dell'antisemitismo) e assai ben disposto, perciò, a sublimarsi nel ?pressappochismo politico? del fascismo e del suo leader (p. 82). Fascismo la cui mancanza di specifica consistenza culturale sarebbe, viceversa, dimostrata dagli accenti inconfondibilmente ?weiningeriani? di certa sua retorica virilista e razzista: una prova un po' esile, per la verità, a sostegno di un verdetto tanto perentorio.


Claudia Mantovani