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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Prostituzione e sanità ad Arezzo. Il sifilicomio degli ?Spedali Riuniti?. 1863-1888

Alberto Forzoni

Montepulciano (Si), Le Balze, pp. 210, euro 10,00 2003

Nato da una tesi di laurea discussa più di cinque anni fa ? giunta seconda alla decima edizione del Premio intitolato a Franca Pieroni Bortolotti ? il sobrio studio di Forzoni si interessa ai modi in cui a livello locale furono recepiti gli assunti del Regolamento Cavour e arricchisce di un nuovo contributo la storia della prostituzione e delle istituzioni preposte al suo controllo. Il tema è vitale, e non a caso sta conoscendo una stagione fortunata. In questo senso il volume sconta gli inevitabili ritardi della sua pubblicazione, ed apparendo oggi può essere valutato solo accanto ad altri che forse avrebbe avuto il merito di anticipare. Nel secondo Ottocento la paura della sifilide sconvolse l'Europa, ma non sembra aver contagiato Arezzo. Le prostitute in città da sempre erano poche ? nei primi tre decenni dopo l'Unità non se ne contavano più di una quindicina ? e non avevano mai impensierito nessuno. Il ?panico morale? che accompagnò il diffondersi della sifilide, e che formalmente giustificò nel 1860 l'imposizione dei decreti cavouriani, fu ben poco sentito. Forse anche per questo il Regolamento fu applicato con lentezza e con poco rigore dalla classe dirigente locale ? scarsamente interessata al dibattito nazionale ? e con qualche riluttanza. Solo nel 1863 furono istituiti un ufficio sanitario e un sifilicomio, e la storia di quest'ultimo ? diligentemente ricostruita nei diversi capitoli del libro su di un'estesa documentazione d'archivio ? presenta alcuni tratti originali. La sua nascita non dipese affatto da richieste ?di ordine, igiene e moralità provenienti dalla società o dall'élite cittadina?, insiste anzitutto Forzoni, ma fu dovuta ad ?un'iniziativa governativa? volta ad ?equiparare la situazione aretina a quella delle altre città del Regno? (p. 13). E ancora, il fatto che si trattasse di una semplice stanza annessa all'Ospedale e non di una struttura autonoma rese il regime che vi fu applicato molto più morbido rispetto a quello previsto nei sifilicomi delle città più grandi, in cui le ricoverate venivano in genere trattate più come prigioniere che come malate, e alle 274 donne che vi furono ospitate molto meno infamante rientrare nel mondo ? a tanto ammonta il numero di donne trovate infette, bollate come prostitute e costrette al ricovero forzato dal 1863 al 1888. A loro, e agli altri ammalati che con significativa promiscuità furono assistiti in quegli anni al sifilicomio degli ?Spedali Riuniti? (gettatelli, nutrici, militari e civili) sono dedicate diverse pagine del libro, corredate da alcuni quadri statistici. Nel 1888 il Regolamento Cavour fu abrogato, criticato da più parti per le gravissime limitazioni delle libertà civili che imponeva, e il sifilicomio aretino fu chiuso. Ma anche di questo dibattito, ricostruito con attenzione, Forzoni trova ben poca eco ad Arezzo. Un buono studio di storia locale, dunque ? che invita ad esplorare le modalità d'applicazione del Regolamento Cavour nelle piccole e medie città d'Italia alla luce della complessa dialettica dei rapporti tra centro e periferia ? ma non solo, come ricorda Mary Gibson nella Prefazione che fa al volume sottolineandone il continuo e attento collegamento con temi e sguardi nazionali.


Simona Trombetta