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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La scuola in camicia nera. La fascistizzazione della scuola italiana nella storia del Liceo classico di Cesena, prefazione di Maurizio Ridolfi

Alberto Gagliardo

Cesena, Il Ponte Vecchio, pp. 126, euro 11,00 2005

Il libro di Alberto Gagliardo, insegnante in un liceo scientifico e autore di ricerche storiche di carattere locale sulla questione delle leggi razziali fasciste, ci offre uno spaccato sulle vicende del più importante liceo di Cesena, il Liceo ginnasio ?Vincenzo Monti?, nel periodo del regime fascista. Sorto nell'autunno del 1860, il liceo acquisì subito un rilievo particolare assurgendo a ?principale istituto culturale cittadino?, come rileva Ridolfi nella Prefazione (p. 9). Gagliardo utilizza principalmente l'archivio della scuola, di cui pur sottolinea le gravi lacune e lo stato di disordine in cui è conservato, insieme ad altri archivi locali e alla stampa dell'epoca, per ricostruire ?il clima della vita scolastica? negli anni del fascismo in un liceo di provincia, al fine di valutare ?i meccanismi di persuasione dello Stato totalitario fascista e la sua capacità di penetrazione nel ceto intellettuale medio? (p. 18). Ciò su cui la documentazione analizzata getta luce è soprattutto la solerte applicazione da parte dei dirigenti scolastici locali delle disposizioni ministeriali che miravano alla progressiva fascistizzazione della scuola per renderla strumento del progetto totalitario fascista. Primi attori della narrazione sono infatti i due presidi del liceo, Amergio Bottari prima, Attilio Busato poi, le cui comunicazioni a docenti e allievi, in ossequio alle direttive giunte dell'alto, costituiscono il corpo documentario principale (il che, va detto, dà al libro un andamento un po' schematico: norma o disposizione da applicare/sua applicazione, che forse poteva essere evitato con una maggiore tematizzazione della documentazione). Se nei primi anni dalla presa del potere le disposizioni concernevano prevalentemente la penetrazione della liturgia fascista nella scuola (diffusione dei ritratti del duce, coinvolgimento dell'istituto nei culti patriottici e nelle celebrazioni del regime), la fascistizzazione e la militarizzazione della scuola raggiunse le punte massime nella fase dell'accelerazione totalitaria della seconda metà degli anni Trenta, quando nel verbale di una riunione collegiale del gennaio 1936 si potevano leggere brani di questo tenore: ?Raccomanda il Sig. Preside che tutto l'insegnamento sia permeato profondamente di spirito fascista. Tutti gli insegnanti, anche quelli di matematica e scienze, devono concorrere a questa completa fascistizzazione della Scuola. L'educazione dev'essere essenzialmente politica e fascista? (p. 59), che mettono in risalto l'ampia permeabilità, anzi convinta adesione del liceo ai voleri del regime, almeno al livello del suo massimo dirigente, anche se rimane in ombra, come sottolineato dall'autore per mancanza di documentazione a riguardo, un aspetto importante quale quello dei reali effetti di simili indicazioni sull'attività scolastica quotidiana, come si svolgeva a opera di docenti e allievi nelle aule del liceo.


Benedetta Garzarelli