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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'onore della nazione. Identità sessuali e violenza nel nazionalismo europeo dal XVIII secolo alla Grande guerra

Alberto Mario Banti

Torino, Einaudi, pp. XII-389, euro 27,00 2005

Alberto Banti è studioso lontano anni luce dalla storiografia descrittiva. Teso, ogni volta, a sperimentare chiavi analitiche promettenti e a costruire in modo nitido interpretazioni forti. Ma radicato nei campi classici della tradizione italiana, prima le borghesie, poi il Risorgimento. Un innovatore giudizioso, insomma. Lo era, una ventina d'anni fa, quando riusciva a miscelare la storia sociale con categorie e procedure attinte dalla sociologia e dalla teoria economica. Lo è, a maggior ragione, da quando ha preso a studiare la nazione ottocentesca, addentrandosi nell'analisi di quella sterminata catena di testi letterari, musicali, iconografici, attorno alla quale, per l'appunto, si condensa il discorso patriottico del XIX secolo. Partito nel 2000 con un'indagine sulla cultura del Risorgimento, che, a quarant'anni di distanza, riapriva il tema chabodiano della nazione come storia e come volontà e gli contrapponeva, senza mezzi termini, un quadro vivacissimo della nazione come comunità di discendenza, Banti allarga ora il discorso all'Europa, in un trend lungo che dal Settecento giunge all'immaginario della Grande guerra. E, al tempo stesso, seleziona il modello, concentrandosi sul ruolo che, nel nazionalismo europeo, ricoprono il sesso e il genere. Sapiente scrittore, disposto a ripercorrere per il lettore la macchina narrativa di decine di testi, capace di alternare le gesta dei suoi personaggi storici mitologici sacri con una concettualizzazione raffinata, acuta, certe volte insistita, l'autore squaderna, sia pure a volo d'uccello, due secoli di cultura europea. Senza perdersi nel racconto evocativo. Al contrario, come suo solito, Banti è molto bravo a tener dritta quella barra che, attraverso le innumerevoli tessere decrittate delle fonti, lo conduce infine all'approdo ermeneutico. E l'interpretazione sottolinea come il formarsi di un discorso nazionalista europeo sia caratterizzato da tratti singolarmente comuni, in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in Italia, e riproponga continuamente e ossessivamente i miti e le suggestioni di amore e morte, sadismo e masochismo, distruttività e autodistruttività. Una congerie di immagini grondanti virilismo aggressivo e infatti ? avverte l'autore ? prodotte invariabilmente da maschi. Il magma bantiano colpisce per i continui ?addensamenti discorsivi? attorno a pochi topoi e pochi valori, onore e disonore, castità e adulterio, amore e violenza, comunità familiare e comunità di patria. E per ciò stesso, tuttavia, poiché vanifica la rassicurante pluralità e individualità dei contesti storici, finisce per consegnare un messaggio, o almeno una sensazione, inquietante. Inquieta ?il devastante potere di seduzione? di questa cupa idea di patria, il suo dilagare nel continente europeo quasi senza distinzione di luogo. Nelle pagine di Banti, d'altronde, in coerenza con un rigoroso taglio di storia culturale, la grande assente è la politica, e forse è per questo che L'onore della patria comunica al lettore un certo pessimismo. Quasi che quella nazione sia poco meno che destino, fatalità di disgrazie.


Paolo Macry