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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia del Concilio Vaticano II, diretta da Giuseppe Alberigo, vol. V, Concilio di transizione: settembre-dicembre 1965

Alberto Melloni (ed. italiana a cura di)

Bologna, il Mulino, pp. 791, euro 49,06 2001

Si conclude con questo volume la monumentale storia del Concilio Vaticano II promossa dall'Istituto per le Scienze Religiose di Bologna: un lavoro epocale che si è basato su una massa veramente imponente di fonti, per la gran parte inedite (se ne può avere ora un repertorio preciso in Il Concilio Inedito. Fonti del Vaticano II, a cura di Massimo Faggioli e Giovanni Turbanti, Bologna, il Mulino, 2001). La rilevanza dell'evento ricostruito non ha bisogno di essere sottolineata né agli studiosi di storia religiosa, né agli studiosi di storia politica: questi ultimi sanno delle ripercussioni che l'?aggiornamento? della chiesa ha avuto anche sul mondo politico (e che del resto furono subito percepite dalle istituzioni, come ha dimostrato il bello studio di Alberto Melloni, L'Altra Roma. Politica e S. Sede durante il Concilio Vaticano II (1959-1965), Bologna, il Mulino, 2000). Quest'ultimo volume della storia del Vaticano II si misura con tre temi rilevanti per la generalità degli storici (per gli specialisti ogni pagina è preziosa). Il primo riguarda le dinamiche fra le componenti progressiste e quelle conservatrici di una grande assemblea ed il ruolo che in questa fase giocò il pontificato romano. Con una specie di nemesi storica fu proprio grazie alla posizione di assoluta preminenza guadagnata dal pontefice con Pio XII che Giovanni XXIII prima e Paolo VI poi sconfissero il potere della curia conservatrice (pacelliana), che avrebbe altrimenti avuto buone possibilità di allineare dietro di sé un episcopato che nella gran massa non era particolarmente progressista. Il secondo punto riguarda la svolta storica a metà degli anni sessanta. La questione della pace mondiale è di nuovo sul tappeto (viaggio del papa all'Onu e precipitare della guerra nel Vietnam, atomica cinese e corsa allo spazio), vacilla la fiducia nel destino di sviluppo automatico insito nella storia postbellica. Sono difficoltà con cui la chiesa cattolica si misurerà duramente: sul piano dottrinale (e qui va ricordato che siamo nella sessione che elabora la costituzione sulla chiesa e il mondo moderno, per la quale disponiamo ora dell'ottimo lavoro di Giovanni Turbanti, Un concilio per il mondo moderno, Bologna, il Mulino, 2000), ma anche sul piano della organizzazione interna. Giuseppe Alberigo, in pagine appassionate, ci mostra come sorgano e si consolidino gli schieramenti che, nella battaglia postconciliare, faranno del Vaticano II un concilio di transizione, ?celebrato tra il tramonto della stagione ideologica e l'inizio di quella postmoderna? (p. 631). Il terzo punto riguarda il dibattito sulla natura della rivelazione cristiana e sulla sua posizione rispetto alle altre religioni (ed allo stesso ateismo), un tema che a metà degli anni sessanta veniva letto in maniera piuttosto peculiare dai vari schieramenti interni al Concilio e che oggi, in una fase di aspri integralismi religiosi, ha riguadagnato una centralità innegabile. Come si vede si tratta di questioni che vanno ben al di là degli interessi della storia della chiesa e che coinvolgono appieno il dibattito attuale sul significato e la portata dell'età contemporanea.


Paolo Pombeni