SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Cina e Vaticano. Dallo scontro al dialogo

Alceste Santini

Roma, Editori riuniti, pp. 206, euro 14,00 2003

Alceste Santini ha accumulato una ricca esperienza come vaticanista dell'«Unità», che lo ha portato nel tempo a conoscere in modo sempre più ravvicinato figure e dinamiche di quel mondo vaticano e cattolico, a lungo considerato dal comunismo internazionale come una propaggine del blocco capitalista. Nel tempo, le sue cronache sono diventate sempre più attente ed informate, fino a tracciare in qualche caso profili e bilanci utili anche sul piano storico. È il caso del suo libro sul cardinal Agostino Casaroli, apprezzato dallo stesso cardinale, che si sentì compreso, soprattutto per quanto riguarda la prospettiva che più segnò la sua attività diplomatica: l'Ostpolitik. Questo retroterra spiega anche perché Santini abbia dedicato specifica attenzione al tema Cina e Vaticano, curiosamente trascurato dagli storici mentre costituisce un oggetto ricorrente di attenzione in sede giornalistica. Su questo ritardo pesano su questo terreno comprensibili impedimenti: è il caso non tanto della carenza di fonti quanto della loro difficile reperibilità, insieme alla necessità di padroneggiare molte lingue (dal cinese al latino) per affrontare molti nodi importanti. Gli storici sono probabilmente stati tenuti lontani da questa problematica anche dal fatto che si tratta di una storia complessa e difficilmente decifrabile, in cui intrecciano molteplici piani ? dalla cultura alla politica, e di cui, soprattutto, si ignora ancora il finale. Riusciranno un giorno il Vaticano e la Cina a parlarsi e a stabilire relazioni dirette? Il sottotitolo del volume di Santini indica una speranza: Dallo scontro al dialogo. Ma si tratta, appunto, di una speranza, perché l'auspicata normalizzazione non si è ancora compiuta. Nell'attesa, è utile ripercorrere le vicende del passato, perché su questo scenario molte cose sembrano non cambiare mai o cambiare solo lentamente. È impressionante come in Cina si discuta oggi con tanta passione di questioni lontane nel tempo, come l'approccio missionario di Matteo Ricci o la canonizzazione dei martiri cinesi morti durante la rivolta dei Boxers. Giustamente Santini sottolinea l'importanza di novità come la diffusione di internet o i contraccolpi sul sistema mondiale dell'11 settembre 2001, da cui sono scaturite conseguenze importanti anche per la Cina. Ma questi cambiamenti non sono ancora sufficienti per superare una profonda estraneità, legata assai più a problemi culturali che a difficoltà politiche. Ci si chiede perciò se il passaggio dallo scontro al dialogo costituisca solo una speranza o anche una prospettiva. Il volume di Santini, di taglio volutamente giornalistico, tratta sia notizie di eventi recenti sia notizie di carattere storico (forse si poteva citare in modo più chiaro la bibliografia da cui sono attinte), senza però proporre un'interpretazione di questo mancato incontro, su cui pesano scelte compiute, in tempi e modi differenti, da entrambe le parti. Sarebbe invece importante affrontare in modo chiaro i problemi del passato, soprattutto da parte di chi ? come Santini ? crede possibile o già in atto il passaggio dallo scontro al dialogo.


Agostino Giovagnoli