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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Togliatti negli anni del Comintern (1926-1943). Documenti inediti dagli archivi russi

Aldo Agosti (a cura di)

Carocci, Roma 2000

I venticinque documenti qui presentati integrano quelli a suo tempo raccolti da Ernesto Ragionieri nell'edizione delle Opere di Togliatti (Roma, 1972-79). L'Introduzione e le notizie fornite dai collaboratori russi dell'opera consentono di rendersi conto delle questioni politiche concernenti il movimento comunista internazionale tra le due guerre chiamate in causa. In particolare, viene documentato il persistente attaccamento di Togliatti, dal 1927 al 1935, all'idea (avanzata dal Congresso di Lione del Pcd'I e poi contrastata all'interno dell'Internazionale) dell'opportunità di indicare "tappe" intermedie del passaggio da regimi autoritari e fascisti alla fase più avanzata di lotta per la rivoluzione socialista. Oppure la sua proposta della parola d'ordine della "difesa della pace" quando nel 1927 il partito sovietico era assillato dall'idea di un "pericolo di guerra" contro l'Urss e inclinava all'assunzione della parola ddella "difesa dell'Urss", di senso isolazionista. In questo confronto, Togliatti si trovò, non a caso, "a destra", dalla parte di Bucharin. Emerge come un caratteristico tratto dello stile di pensiero di Togliatti, (il suo argomentare in termini di analisi e di linee di condotta politiche concrete, necessariamente diverse da paese a paese) potesse essere da lui impiegato anche come mero artificio retorico per fini politici di natura diversa: come un modo per cercare di aggirare l'eventuale opposizione alle sue proposte. Nel tentativo di far approvare la "difesa della pace" all'VIII Plenum del Comitato esecutivo dell'Ic (maggio 1927), egli suggerì che la sua gestione politica poteva essere lasciata ai partiti comunisti di ciascun paese (p. 59). Analogamente, nell'aprile del 1936, nelle sue conclusioni al Presidium del Comitato, propose di fare lo stesso con la parola d'ordine del fronte popolare (p. 193), arretrando, in tal modo, verso un suggerimento da lui stesso dato nell'agosto del 1934, quando il suo obiettivo era stato evitare all'Internazionale di dover dichiarare ufficialmente, in faccia ai socialdemocratici, che fosse sul tappeto "l'idea del mutamento generale della nostra tattica" (pp. 110-11). La pubblicazione di questi documenti, una parte dei quali già utilizzata in precedenti lavori del curatore e di S. Pons (di quest'ultimo, Stalin e la guerra inevitabile, 1936-1941, Torino, Einaudi, 1995) non mutano il profilo di Togliatti che Agosti ha già autorevolmente disegnato, se non una sottolineatura dell'elasticità tattica di cui egli si valse nei suoi rapporti ai vertici del Comintern. Anche i duri interventi anti-trockisti degli anni '30, qui raccolti, non aggiungono tratti nuovi a quanto questo studioso aveva messo in luce. Ma egli attesta, con questo libro, che il suo lavoro di ricerca attorno alla biografia politica di Togliatti continua; e che nuovi, congrui rinvenimenti possono ancora essere fatti negli archivi dell'ex Urss. Inoltre, è indubbio il contributo che questi testi danno all'allargamento delle fonti edite per la storia del Comintern.


Francesco Benvenuti