SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Caucaso. Popoli e conflitti di una frontiera europea

Aldo Ferrari

Roma, Edizioni Lavoro, pp. 142, euro 12,00 2005

Un sintetico e utile strumento di consultazione, che fa il punto sul percorso storico e sulla collocazione geopolitica della complessa area caucasica, è ora a disposizione del lettore italiano grazie al lavoro di Aldo Ferrari, studioso del mondo russo e armeno, già autore di un ricco e documentato studio sul mito dell'Eurasia nella cultura russa (La foresta e la steppa, Milano 2003). Il libro si articola in 11 capitoli, che, partendo dalla descrizione geografica ed etnografica, ripercorrono le vicende dei popoli del Caucaso dall'antichità ai giorni nostri. ?Frontiera impervia, ma non certo invalicabile, attraversata infinite volte da invasori che costringevano gli sconfitti a rifugiarsi nelle zone più alte e inaccessibili? (p. 9), il Caucaso è stato oggetto delle contrastanti mire e influenze degli imperi romano-bizantino e persiano, territorio di conquista delle orde mongole, e, nell'età moderna, terreno di contesa tra imperi ottomano e zarista, fino a quando, nel corso della prima metà del XIX secolo, l'intera regione è stata sottoposta al dominio russo, vacillato durante la rivoluzione e la guerra civile ma riconsolidatosi in nuove forme con il regime sovietico. In seguito alla dissoluzione dell'URSS i territori settentrionali della Ciscaucasia sono rimasti all'interno della Federazione russa, mentre nelle regioni transcaucasiche sono nati i nuovi Stati indipendenti di Georgia, Armenia e Azerbaigian. Ferrari illustra efficacemente i problemi dell'area ? guerra russo-cecena, conflitti interetnici, competizione tra Russia e Stati Uniti, gestione delle risorse petrolifere ? ricostruendo l'intrecciarsi di retaggio del passato, peso della memoria storica, nuovo contesto geopolitico, e sottolineando come il Caucaso abbia acquisito nell'epoca postsovietica una rinnovata centralità in campo internazionale. Nel certificare il processo di ?transizione egemonica? in corso, l'autore mette però in guardia da facili ottimismi a proposito del suo immediato tradursi in miglioramenti della situazione politica, economica e sociale, e invita l'Unione europea a procedere speditamente lungo la strada inaugurata nel 2004 dall'inserimento di Georgia, Armenia e Azerbaigian nella Politica di prossimità: la ?frontiera europea? evocata nel titolo del libro non rimanda solo alle convenzioni geografiche, ma suggerisce anche una prospettiva di ampliamento dell'Unione. Qualche rilievo critico può essere avanzato a proposito di alcuni punti specifici della trattazione: la sottovalutazione dell'influenza esercitata dal modello bismarckiano di ?impero nazionale? nello spiegare la svolta russificatrice e nazionalizzatrice inaugurata da Alessandro III; una certa imprecisione nel delineare il contesto politico e costituzionale del 1905-06, la ?primavera dei popoli? dell'Impero russo; una troppo sbrigativa rappresentazione delle politiche di indigenizzazione e di affirmative action, importanti per valutare la storia delle nazionalità in epoca sovietica. Ma si tratta di annotazioni a margine che non modificano il giudizio complessivo, più che positivo, sul lavoro.


Giovanna Cigliano