SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Olof Palme. Vita e assassinio di un socialista europeo

Aldo Garzia

Roma, Editori Riuniti, 223 pp., Euro 15,00 2007

Aldo Garzia è un giornalista che ha partecipato fin dagli inizi all'esperienza de «il Manifesto» e per alcuni anni è stato inviato a Cuba. Recentemente ha cominciato ad indagare la vicenda del socialismo europeo e ha pubblicato un libro-intervista su José Luis Zapatero. In Italia sono pochi gli studi storici sulle socialdemocrazie europee nel periodo della guerra fredda, mentre ha prevalso a lungo l'attenzione verso le vicende del «socialismo reale». Libri come quello di Garzia sono animati dal desiderio di capire se sia mai esistita la più volte evocata «terza via» europea fra capitalismo e comunismo. In modo inusuale per un testo storico, più comprensibilmente per un saggio dal tono giornalistico, il libro prende le mosse dalla fine, cioè da un'avvincente rievocazione dell'omicidio di Palme nel 1986, il primo delitto politico della storia svedese, per il quale non è mai stato individuato il colpevole anche se molte sono le ipotesi e le congetture, alcune delle quali coinvolgono centrali internazionali. È un modo per descrivere in forma vagamente agiografica lo stile di vita di un capo di governo che andava al cinema senza scorta e in metropolitana, ma che, pur dietro il rispetto formale per lo statista, si era attirato una profonda diffidenza per la sua politica estera sospetta di filocomunismo e per la sua ostilità alla piena libertà imprenditoriale privata proprio nel momento in cui questa veniva ideologicamente rilanciata negli anni '80 di Reagan. La parte centrale del volume tratta dell'apprendistato politico di Palme come braccio destro di Tage Erlander, primo ministro svedese dal 1946 al 1969. Il 1968 esplode anche dietro l'apparente stabilità svedese, e Palme si ritrova leader del partito impegnato ad espandere i servizi sociali. Dopo la sconfitta elettorale del 1976, nel 1982 Palme torna al governo con il Piano Meidner attraverso il quale i fondi dei lavoratori avrebbero dovuto progressivamente acquisire il controllo delle imprese. Al centro dell'analisi di Garzia c'è il rapporto fra Palme e il capitalismo, «una pecora che va tosata periodicamente, ma non ammazzata». In fondo, la sua sconfitta, così come quella del piano Meidner, sembra adombrare l'a., è anche quella dei progetti europei di fuoriuscita dal capitalismo in senso socialista. Altra parte del volume è dedicata alla politica internazionale di Palme. Garzia descrive la sua precoce opposizione alla guerra nel Viet Nam, il viaggio a Cuba nel 1975, l'impegno per il disarmo all'interno dell'Internazionale socialista, l'appoggio al Nicaragua. Alcune pagine sono dedicate al dialogo inconcluso con Enrico Berlinguer. Si tratta di vicende rilevanti, purtroppo qui solo abbozzate, quindi non sempre comprensibili. Alla bibliografia manca tutta una serie di riferimenti a volumi importanti editi sull'Internazionale socialista e ad archivi che avrebbero permesso di chiarire alcuni passaggi delicati. Il volume può utilmente essere preso come una prima introduzione alla questione della socialdemocrazia svedese, l'esperimento più avanzato di socialismo in Europa occidentale che ha cercato di coniugare modernizzazione e Stato sociale.


Giuliano Garavini