SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Isole in movimento. Cuba e i Caraibi dal 1989,

Alejandra Bronfman

Torino, Edt, 145 pp., euro 19,00 (ed. or. Halifax, N.S., 2007) 2008

Raccontare l’arcipelago caraibico non è un compito facile, soprattutto se lo si vuole fare in un numero di pagine contenuto. Una delle maggiori difficoltà legate alla descrizione di quest’area è nella sua straordinaria diversità. La regione è stata infatti colonizzata da cinque potenze euro pee, si è sviluppata grazie all’afflusso di immigrati di origine africana, euro pea e asiatica che vi hanno incontrato, per breve tempo, i popoli amerindi prima che questi ultimi fossero quasi completamente decimati dalle malattie e dall’eccessivo sfruttamento dei colonizzatori. È stata infine decolonizzata, a sprazzi e in modo incompleto, nel corso del XIX e XX secolo e ha conosciuto vari sistemi politici. La sua popolazione è straordinariamente eterogenea. L’arcipelago ospita attualmente individui di origini diverse che professano il cristianesimo, l’islamismo, l’ebraismo, il buddismo e numerose varianti di sistemi religiosi di derivazione africana. Le lingue ufficiali sono l’inglese, lo spagnolo, il francese e svariate lingue creole. Schiavitù ed immigrazione hanno dato origine a complesse categorie e identità razziali. Non a caso una delle metafore più usate per descrivere i Caraibi è quella della frammentazione. Eppure le isole che ne fanno parte condividono una storia di colonialismo e dipendenza, ma anche di contatti con regioni lontane. Condividono modi intraprendenti e creativi per destreggiarsi e fronteggiare difficoltà e problemi di sopravvivenza.In questo agile volume, pubblicato per la prima volta in Canada nel 2007 e tradotto dall’inglese da Corrado Ferri, l’a., piuttosto che presentare uno studio esauriente degli ultimi vent’anni di storia caraibica, racconta alcune vicende particolarmente rivelatrici di un aspetto comune a tutte le isole dell’arcipelago e che lega il passato ai recenti cambiamenti: quello della circolazione di uomini, merci, capitali e informazioni. Lo fa sottolineando, in forma ricorrente, due idee essenziali. La prima è che i Caraibi non sono un luogo immobile e senza tempo; hanno sempre dato un contributo al cambiamento e non subiscono passivamente l’azione di forze esterne ma plasmano attivamente la loro storia. La seconda idea è che malgrado le ovvie differenze di organizzazione politica e i tentativi, fallimentari, d’integrazione economica, le isole caraibiche hanno fondato le proprie strategie di sopravvivenza sui legami instaurati dentro e fuori la regione; che non sono semplicemente investite dalla globalizzazione ma contribuiscono a crearla. Dopo una breve introduzione storica, Bronfman organizza il lavoro in quattro capitoli dedicati rispettivamente alla circolazione delle persone, dei capitali, degli stupefacenti e dell’informazione. Dedica infine la conclusione alla riflessione sul rapporto tra storia e memoria. Se la scelta di un tema unificante comporta il rischio di trascurare le peculiarità di ogni singolo luogo, l’intenzione dell’a., che è quella di salvare le specificità senza perdere di vista il quadro generale evidenziandone le tensioni relazionali, è realizzata con rigore e immediatezza linguistica. La lettura, anche per la scarsità di pubblicazioni esistenti sui Caraibi in Italia, è interessante e coinvolgente.


Maria Rosaria Stabili