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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'impero della libertà e l'isola strategica. Gli Stati Uniti e Cuba tra Otto e Novecento

Alessandra Lorini

Napoli, Liguori, 352 pp., euro 23,50 2008

Nella discussione storiografica dell'ultimo decennio si è spesso discusso del difficile equilibrio tra la vocazione specialistica della ricerca e la sua rilevanza pubblica, tra la frammentazione delle sottodiscipline e la sua ricomposizione sintetica in uno sguardo di insieme. Questo lavoro di Alessandra Lorini sui rapporti tra Cuba e Stati Uniti fino agli anni '20 ha il pregio di mostrare come questo equilibrio sia raggiungibile.L'impero della libertà e l'isola strategica indaga la lunga durata e la molteplicità dei rapporti tra i due paesi. Con una rilettura della recente storiografia internazionale molto attenta a valorizzare la dimensione culturale, razziale e di genere nei rapporti internazionali e soprattutto transnazionali, il libro introduce il pubblico italiano a una vicenda cruciale nella storia dei rapporti inter-americani, senza la quale è impensabile comprendere le relazioni cubano-americane nel secondo dopoguerra. Cuba e Stati Uniti appaiono legate da una special relationship le cui origini risalgono almeno alla metà dell'800 quando, con l'espansione statunitense verso Ovest e verso Sud, interessi commerciali e appetiti espansionistici iniziarono a rivolgersi verso l'isola caraibica. Nei decenni successivi Cuba divenne un capitolo importante nella costruzione dell'«impero della libertà» per la prossimità geografica, le sue potenzialità economiche e la sua rilevanza come «isola strategica», possedimento coloniale spagnolo posto al centro di quello che stava per diventare il back yard della grande Repubblica del Nord. Ma la guerra del 1898, sottolinea Lorini, aveva radici profonde.Tuttavia in questa vicenda gli Stati Uniti non sono solo artefici di un disegno imperialista, e Cuba e i cubani non sono solo vittime di questo disegno, né ricevitori passivi dell'americanizzazione che cambiò in profondità la società e la cultura cubana dall'inizio del '900. Lorini sottolinea come la definizione di «guerra ispano-americana» oscuri il ruolo fondamentale dei cubani durante la guerra del 1898 e nei decenni precedenti, segnati da rivolte per l'indipendenza e da una significativa elaborazione culturale e politica. L'esperienza di Josè Martì, esule per molti anni a New York come tanti altri indipendentisti cubani, esemplifica la complessità del ruolo degli Stati Uniti nella storia cubana: esempio di repubblica moderna e laica e di sviluppo economico con una forte capacità di attrazione, ma anche di individualismo materialistico e di disuguaglianze sociali e razziali assai lontane dall'ideale martiano di una nazione inclusiva, equa, finalmente libera dal dominio esclusivo dell'elite cubana bianca e dallo spettro della rivoluzione nera di Haiti.Come per Martì, per molti uomini e donne cubane il rapporto asimmetrico con gli Stati Uniti è stato spesso ambivalente, segnato da un intreccio d'imitazione e opposizione, ammirazione e alterità. L'a. ricostruisce con efficacia questa complessità, sottraendola alle semplificazioni e rigidità imposte dalle categorie e dagli eventi della guerra fredda.


Marco Mariano