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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fedeli servitori. Le onorate carriere dei Giorgini nella Toscana dell'Ottocento

Alessandro Breccia

Pisa, ETS, 216 pp., euro 19,00 2006

Questa opera prima è una bella ricerca di prima mano. Spazia dalla fine del Settecento all'Unità e oltre, dipanando un filo che coincide con l'ascesa e il consolidamento dei Giorgini, notabili della provinciale Montignoso nella Repubblica aristocratica di Lucca all'inizio della storia, e affermati esponenti della consorteria moderata toscana al chiudersi della parabola ricostruita nel volume. A passarsi il testimone sono tre figure. La prima è Niccolao, uomo di punta della Repubblica democratica di fine Settecento ? durante la quale si segnala per la sua adesione ai principi della rivoluzione ?, poi prefetto nel Principato di Elisa Baciocchi e infine gonfaloniere di Lucca durante la Restaurazione, impegnato in prima fila a fiancheggiare il tentativo dei regnanti di emanciparsi dall'influenza dell'aristocrazia cittadina nostalgica della Repubblica oligarchica. Mentre Niccolao propone in patria, negli anni della Baciocchi, un nuovo modo di interpretare la funzione pubblica, il figlio Gaetano studia a Parigi, presso l'École polytechnique, da ingegnere di ponti e strade e quando, dopo la caduta di Napoleone, torna in patria, il vecchio Stato cittadino gli sta stretto. Nel 1821 passa al servizio del granduca di Toscana e sarà figura chiave nel processo di modernizzazione statale ? e di parallela erosione della vecchia dimensione municipalistico-locale ? promosso dagli Asburgo: prima alla guida dell'amministrazione di acque e strade, poi come provveditore all'Università di Pisa, presso la quale viene inviato dal sovrano con il compito di attuare una radicale riforma, tesa a smantellarne l'assetto corporativo. Se la dovrà vedere con un corpo docente misoneista, ma anche, naturalmente, con la montante opposizione liberale. Ma Gaetano è anche figura apprezzata dal notabilato progressista toscano, dal mondo dei Georgofili, e anche grazie a lui sarà possibile per qualche tempo una sinergia tra élite progressiste e amministrazione statale, suggellata da comuni obiettivi di modernizzazione della società. La svolta del '48-49 segna il declino del ruolo pubblico del provveditore, simbolo di una breve concordia di intenti tra governo e notabilato liberale che le vicende del biennio hanno dissipato. Ma il libro propone, a questo punto, un «terzo» Giorgini; quel Giovan Battista, figlio di Gaetano, che sposa una figlia di Alessandro Manzoni e che durante gli anni '50, professore all'Università di Siena, matura le competenze che ne faranno soprattutto dopo l'unificazione un esponente caratteristico del mondo dei consorti liberal-moderati toscani. Dunque, da Lucca, alla Toscana, all'Italia: i Giorgini offrono una vicenda esemplare della trasformazione ottocentesca dei ceti dirigenti della penisola.Avvalendosi di una scrittura limpida e elegante, l'autore è in grado di dialogare criticamente con la ricca messe di studi dedicata alla storia della Toscana ottocentesca negli ultimi lustri (tra gli altri, Coppini, Kroll, Mannori, Chiavistelli), proponendo approfondimenti che consentono di arricchirne il quadro di notevoli nuances.


Marco Meriggi