SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giovanni Gentile e la RSI. Morte ?necessaria? di un filosofo

Alessandro Campi

Presentazione di A. James Gregor, Milano, Asefi, pp. 152, euro 8,78 2001

Senz'altro dalla metà degli anni novanta si è assistito a un rinnovato interesse nei riguardi di Giovanni Gentile, della sua figura e del suo ruolo intellettuale nell'Italia del Novecento (si pensi al libro di Gabriele Turi, al convegno di Roma del maggio 1994 raccolto in volume dai tipi di Marsilio, alla importante voce scritta per il Dizionario biografico degli italiani da Gennaro Sasso). Diversi sono i nodi connessi alla sua biografia ancora oggetto di discussione. Per ricordarne alcuni: i caratteri del suo nazionalismo (se persino Gentile possa definirsi un nazionalista), i motivi della sua adesione al fascismo e se questa si leghi in qualche modo alla sua concezione filosofica, se alcune delle sue imprese maggiori (specialmente l'Enciclopedia italiana) possano chiamarsi opere di regime. Le domande poi ?inevitabili? sono state poste a proposito della sua scesa in campo a favore della Rsi e sulle ragioni che portarono alla decisione di ucciderlo. Luciano Canfora nel 1985 in La sentenza riconfermò la versione dell'azione del gruppo gappista che il 15 aprile 1944 freddò Gentile sulle colline di Firenze, ma introdusse nuovi elementi cogliendo la convergenza di interessi fra quanti ? pur di opposte sponde politiche ? erano contrari alla linea di riconciliazione nazionale pubblicamente lanciata dal filosofo nel dicembre 1943. Campi, con questo libretto in sedicesimo che si legge tutto d'un fiato, scende per così dire nell'arena, per dare la sua interpretazione sia sull'adesione di Gentile al fascismo, sia sulla sua scelta della Rsi e infine, ciò che motiva il sottotitolo, sulle ragioni della sua morte. Convincenti i giudizi riguardanti la visione organicistica della cultura di Giovanni Gentile e la ?normalità? (non l'eccezionalità o lo scandalo) della sua scelta del fascismo. Convincente il richiamo a considerare la Rsi non come un blocco monolitico per la compresenza in essa di varie anime distinte e anche dissimili (significativi gli attacchi a Gentile da parte del ?Fascio? di Milano e i tentativi del filosofo di arginare la violenza squadristica). Convincente la spiegazione della sua scelta della Rsi e della sua accettazione della nomina a presidente dell'Accademia d'Italia soprattutto legata all'incontro con Mussolini (già Sasso aveva posto l'accento sul ?mussolinismo? come collante della complessiva traiettoria di Gentile dagli inizi degli anni venti all'epilogo di Salò) e alla ripresa del tema dell'impegno politico degli intellettuali. Affascinante la congettura sulla morte ?necessaria? di Gentile al fine di chiudere con il passato vuoi (da parte della dirigenza comunista) per sgombrare il campo filosofico nella prospettiva di una egemonia culturale marxista, vuoi (da parte inglese: si è infatti adombrata anche la presenza di servizi segreti inglesi) per imporre una concezione europeo-continentale, anziché giusnaturalistica (quale si sarebbe imposta a Norimberga), della giustizia. Verso il nemico, o il perdono o la vendetta (e quindi l'uccisione senza processo). Peccato tuttavia che si resti sul piano delle congetture e delle suggestioni, non potendo disporre di alcuna documentazione nel merito.


Dianella Gagliani